Marco Lucchetti.
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101 storie su Mussolini che non ti hanno mai raccontato.
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2012. Newton Compton editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Cosa si puo dire di Benito Mussolini che non sia gia stato detto?
 possibile raccontare la sua parabola politica, dagli esordi come socialista e anarchico alla sua trasformazione in accanito interventista, dalla costituzione dei Fasci di combattimento alla tragica evoluzione in dittatore e allepilogo in piazzale Loreto?
Marco Lucchetti  esperto di storia militare  analizza, attraverso 101 episodi pi o meno noti della vita del duce, non soltanto la sua vicenda personale, ma anche le radicali trasformazioni subite dallItalia durante il Ventennio. Attraverso le contraddizioni e le scelte delluomo e del politico Mussolini, si potranno cos ripercorrere le scelte, i compromessi, gli errori di cui il fascismo si fece portatore. E, al tempo stesso, scoprire quali legami Mussolini seppe stringere con gli altri leader stranieri  da Churchill a Franco al fatale sodalizio con Hitler  e quale era la sua strategia per restituire un ruolo di primo piano allItalia. Ma nel libro troveranno spazio anche gli aspetti pi intimi e segreti della sua esistenza: gli amori, i vizi, le debolezze, le ambizioni e i sogni delluomo di Predappio. E ancora, i suoi complessi rapporti familiari, lambiguit di alcuni suoi stretti collaboratori, la distanza dagli amici di un tempo.
Perch, per capire lItalia di oggi e i valori da cui nacque la nostra democrazia, non possiamo prescindere dalla conoscenza di chi, per ventanni, la tenne sotto il giogo della dittatura.
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Tutti i segreti, i vizi, le scelte, gli errori e le contraddizioni di Benito Mussolini
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Introduzione.
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Questo libro non pretende di essere esaustivo, o di sostituirsi  nellanalisi del personaggio  al lavoro di eminenti storici che alla ricostruzione della parabola politica di Mussolini hanno dedicato migliaia di pagine. Il nostro obiettivo , pi semplicemente, quello di raccontare, attraverso 101 storie, episodi, aneddoti, diversi aspetti che hanno caratterizzato la vita di Benito Mussolini, dagli esordi tra le file del socialismo pi estremo fino a piazzale Loreto. E, insieme alla sua storia personale, narrare quella dellItalia negli anni della Grande Guerra e soprattutto durante il Ventennio.
Tramite le contraddizioni e le scelte delluomo e del politico Mussolini potremo cos guardare a ritroso gli elementi che connotarono la societ italiana dellepoca, tragicamente e indissolubilmente legata alle sue decisioni. Dalla marcia su Roma alla discesa in guerra, fino alla tragica lotta di liberazione, ripercorreremo in 101 capitoli le idee, i compromessi, gli errori di cui il fascismo si fece portatore. 
Ma, al tempo stesso, spiegheremo quali legami Mussolini seppe stringere con gli altri leader stranieri  da Churchill a Franco e al fatale sodalizio con Hitler  e il suo piano per restituire un ruolo di primo piano allItalia.
Ci addentreremo poi negli aspetti pi intimi e segreti della sua esistenza: gli amori, i vizi, le debolezze, le ambizioni e i sogni delluomo di Predappio. E ancora, analizzeremo i suoi complessi rapporti familiari, lambiguit di alcuni suoi stretti collaboratori, la distanza dagli amici di un tempo. 
Questo libro vuole dunque fornire un ulteriore spunto per riflettere sul nostro recente passato. Perch, per capire lItalia di oggi e i valori da cui nacque la nostra democrazia, non possiamo prescindere dalla conoscenza di chi per ventanni la tenne sotto il giogo della dittatura.

LA FAMIGLIA MUSSOLINI

1. SOTTO IL SEGNO DEL LEONE
Il 29 luglio 1883, alle 2:45 di una calda domenica destate, nacque Benito Mussolini, sotto il segno zodiacale del Leone e nel giorno della festa del patrono della parrocchia delle Caminate. Vide la luce nel casolare di Varano dei Costa, sito in localit Dovia, frazione di Predappio, da Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni. Il bambino, sano e robusto, fu chiamato dal padre, uomo di idee socialiste, Benito Amilcare Andrea. Il primo nome, in particolare, gli fu dato in onore delleroe rivoluzionario Benito Jurez, che poi divenne presidente del Messico; Amilcare, invece, per ricordare il famoso internazionalista e patriota Cipriani, e Andrea per Costa, lanarchico e cofondatore del Partito dei lavoratori italiani. Pi avanti sar lo stesso Mussolini, nellautobiografia La mia vita1, a menzionare alcuni suoi progenitori illustri: un nobile antenato del XIII secolo, tale Giovanni, a capo del comune di Bologna nel 1270 (tanto che su alcuni registri araldici sarebbe riportato lo stemma di famiglia, sei figure nere in campo giallo) e un violinista vissuto a Londra nel XVII secolo, da cui avrebbe ereditato la passione per lo strumento. In realt, il padre Alessandro era nato l11 novembre 1854 nel podere Collina, a Montemaggiore di Predappio, da unumile famiglia contadina. Allet di diciannove anni entr in politica come militante socialista. Partecip attivamente alla vita amministrativa del suo Comune, fu eletto per due volte assessore e svolse anche le funzioni di sindaco per tre mesi, guadagnandosi un po di notoriet per lintemperanza verso i suoi oppositori e per la violenza con la quale si accaniva sugli avversari, minacciandoli o devastandone le propriet. Sebbene la polizia gli avesse intimato di smettere, continu imperterrito fino a quando, sospettato di attivit rivoluzionarie, non venne arrestato nel 1878. Il carcere fu tramutato in arresti domiciliari, revocati solo alla vigilia del suo matrimonio, il 25 gennaio 1882.
Alessandro, di professione fabbro ferraio, spos Rosa Maltoni, maestra, nonostante lopposizione del padre di lei, perch la ragazza era cattolica praticante, mentre il novello marito, assiduo bestemmiatore, era ateo e odiava la Santa Romana Chiesa. Eppure questa differenza di vedute non incise troppo nella relazione e non imped ad Alessandro di educare il figlio secondo le sue teorie progressiste. 
Benito lavorava, fin da piccolo, come apprendista fabbro, anche se la priorit, per volere materno, era lo studio. Gli affari del padre non andavano molto bene, perch questi dedicava poco tempo al lavoro, impegnato comera nellattivit politica. E di conseguenza la famiglia si manteneva principalmente grazie allo stipendio della signora Rosa, a maggior ragione dopo la nascita di Arnaldo e Edvige. Benito adorava la madre, donna affettuosa e tranquilla, ma allo stesso tempo forte e determinata. Oltre allinsegnamento, si occupava delleducazione dei figli, soprattutto del maggiore, che, per non farla soffrire, le teneva nascosti tanti avvenimenti tumultuosi della sua giovane vita. Era molto religiosa, eppure non criticava le idee eversive del marito, affermando spesso che Marx e Bakunin altro non erano che gli esecutori delle idee che si potevano trovare nel Vangelo2. Quando mor improvvisamente, nel febbraio del 1905, Benito ne rimase sconvolto e, una volta divenuto dittatore, la volle trasformare nel modello ideale della donna italiana.
Con lintensificarsi dellimpegno politico del padre, Benito pot conoscere molti anarchici e socialisti, compresi alcuni ricercati, che la sera erano soliti frequentare casa Mussolini. Anche Alessandro fu nuovamente arrestato in occasione delle elezioni del luglio 1902, quando distrusse le urne elettorali: un gesto che gli valse lappellativo di Musolino, come il famoso brigante calabrese, da parte del giornale clericale Il lavoro di oggi.
Da notare una curiosa coincidenza: dopo la morte di Rosa, luomo ebbe una relazione con unex fiamma, Anna Lombardi-Guidi. Si trattava della madre di Rachele, la futura moglie di Benito. Alessandro si spense il 19 novembre 1910, devastato dallalcol e da una vita disordinata. Al suo funerale parteciparono pi di mille compagni di partito. Lasci ai tre figli il podere di Vallona, dalla cui vendita furono ricavate novemila lire. Ma Benito eredit dal padre anche una profezia: Tu sarai il Crispi di domani3.
1Lautobiografia La mia vita (Rizzoli, Milano 1983) fu dettata da Benito al fratello Arnaldo, che ne fu in realt il vero autore, e venne pubblicata in lingua inglese alla fine degli anni Venti del secolo scorso.
2Cfr. Mussolini E., Mio fratello Benito, La Fenice, Firenze 1957.
3In Chessa P., Dux. Benito Mussolini: una biografia per immagini, Mondadori, Milano 2008.

2. BENITO E GLI ALTRI FRATELLI MUSSOLINI
La scossa  stata cos improvvisa e grave che ci vorr molto tempo prima che i miei nervi abbiano potuto riprendere lequilibrio. Ho pianto e piango, scrisse Mussolini alla sorella Edvige il 31 dicembre 1931, dieci giorni dopo la morte di Arnaldo. 
Questi era stato per lui molto pi che un fratello: un amico, un confidente, un preziosissimo consigliere. Ma ci non imped che fra i due spesso scoppiassero dei violenti litigi. Ovviamente era quasi sempre Benito ad alzare la voce, e Arnaldo, calmo e paziente, non se ne preoccupava, anzi diceva: Se tutti lo conoscessero come me, non si agiterebbero: strilla ma non morde, come ricordava il suo cameriere personale Quinto Navarra nel libro Memorie del cameriere di Mussolini (Longanesi, Milano 1946).
Ma chi era veramente Arnaldo? Di due anni pi giovane dellingombrante fratello maggiore, era nato l11 gennaio 1885, anchegli a Dovia di Predappio. Nonostante lindole completamente diversa da quella di Benito, il fratello minore gli rimase sempre accanto, riuscendo spesso a mitigarne le intemperanze con la sua riflessivit. Dopo essersi diplomato, Arnaldo si dedic allinsegnamento, prima a San Vito al Tagliamento e poi nel paese natale di Predappio. Anchegli fu attivo in politica, diventando segretario della locale sezione socialista in tutti e due i comuni dove aveva insegnato. Uomo affabile, amante della buona cucina e appassionato di teatro, pur essendo sensibile al fascino femminile fu sempre innamoratissimo della moglie, Augusta Bondanini, che spos nel 1909. Dal matrimonio nacquero Alessandro, Vito e Rosina, la nipote preferita di Benito. Come la madre Rosa e la moglie Augusta, era un cattolico praticante, anche in questo molto differente dal fratello maggiore. 
Combatt durante la prima guerra mondiale con il grado di sottotenente e, una volta congedato nel 1919, si trasfer con la famiglia a Milano, dove si dedic alla carriera giornalistica. Sebbene la sua scrittura non superasse mai una normale mediocrit4, Benito lo fece nominare al suo posto direttore de Il Popolo dItalia. 
Proprio in virt di questo ruolo, Arnaldo continuer a correggere gli articoli del fratello per tutta la vita, facendosi carico dellonere di sistemare tutte le bozze dei suoi discorsi e di redigere nel 1928 la gi citata autobiografia del duce, un grande successo nei Paesi anglosassoni. Appassionatosi al giornalismo, Arnaldo si lanci in numerose iniziative editoriali, fondando testate come Il Balilla, La domenica dellagricoltore, Historia, Rivista Illustrata e Illustrazione Fascista. E unaltra sua grande passione, quella per la natura, lo spinse anche a dedicarsi allo studio dellagricoltura, della rinascita boschiva e delle bonifiche. Mantenne comunque fino alla morte lincarico di direttore de Il Popolo dItalia.
Da buon cattolico, fu sempre accanto al fratello nella risoluzione dei contrasti tra il regime e la Chiesa e, cosa pi importante, lo aiut durante la preparazione e la stesura dei famosi Patti Lateranensi.
A dimostrazione del suo buon animo, bisogna ricordare che fu lunico Mussolini a mantenere i rapporti con Benito Albino, figlio naturale del fratello maggiore, che lo aveva avuto da Ida Dalser. 
Arnaldo si spense a Milano il 21 dicembre 1931, neanche un anno dopo la tragica fine del figlio, Alessandro Italico, morto di leucemia. Alla scomparsa del fratello, Benito sent di avere perduto lunica persona di cui poteva fidarsi, lo scudiero che gli aveva protetto le spalle, come spieg nella biografia a lui dedicata Vita di Arnaldo (La Fenice, Firenze 1961).
Rimase cos senza lappoggio del suo pi fidato consigliere e collaboratore, lunico che sapesse moderare le irruenze dei suoi comportamenti e porre un limite al suo egocentrismo: da quel momento, Mussolini sar costretto a occuparsi di tutto in prima persona.
Per onorarne il ricordo, oltre alla stesura immediata della sua biografia, il 20 gennaio 1938 accompagn allaltare, facendole anche da testimone, la nipote prediletta Rosina.
Diverso fu il suo rapporto con la sorella Edvige. I due erano molto affezionati e tennero sempre unassidua corrispondenza: il fratello si sfogava con lei raccontandole gli aspetti meno piacevoli della sua attivit politica e le confidava le reali opinioni che aveva delle persone che lo circondavano o che frequentava, tra cui Hitler. A quanto raccontava Edvige nella sua autobiografia Mio fratello Benito, lei avrebbe cercato di convincerlo a mantenere posizioni pi moderate sulle leggi razziali e avrebbe addirittura aiutato molte famiglie ebree.
Nonostante laffetto che il duce provava per la sorella, evitava accuratamente di far pubblicare le foto che la ritraevano, perch la stazza di Edvige la rendeva poco fotogenica 5. Ma gli stavano molto a cuore le sorti della famiglia della donna: quando Benito divenne presidente del Consiglio, lei e il marito Michele Mancini si trasferirono a Roma. Edvige fu anche la custode dei presunti diari che Mussolini scrisse tra il 1935 e il 1939, e nel 1957 li pubblic in Mio fratello Benito. Nel libro, basato sui suoi ricordi, sui colloqui con il fratello e sulla corrispondenza tra i due, racconterebbe un duce pi malinconico e riflessivo, contrario alla guerra e allantisemitismo: aspetti inediti e completamente diversi da quanto riportato dalle storiografie ufficiali. La donna mor a Predappio nel 1957 allet di sessantanove anni.
4Citato in De Felice R., Mussolini il fascista. II. Lorganizzazione dello Stato fascista (1925-1929), Einaudi, Torino 1995.
5Vedi Franzinelli M.  Marino E.V., Il duce proibito, Mondadori, Milano 2003.

3. IL MONELLO
Nonostante la povert della famiglia Mussolini, gli anni dellinfanzia furono spensierati per Benito, passati pi a giocare e a vagabondare per i campi che a studiare sui libri di scuola. La casa in cui viveva con i suoi familiari era composta da sole due stanze ed era situata proprio sopra lofficina del padre: gli ambienti erano spogli, arredati con poco mobilio, qualche libro e un camino, davanti al quale la famiglia passava gran parte del tempo. In casa si parlava il dialetto, anche se i genitori si sforzavano di rivolgersi ai figli in italiano: il piccolo Benito non profer parola fino allet di tre anni. Poi per recuper il tempo perduto e si mise in luce come uno dei bambini pi chiassosi del paese: impar lalfabeto in un attimo o, come dir lui ne La mia vita, in uno slancio di entusiasmo.
Inizi a frequentare la scuola di Predappio, a tre chilometri di distanza da casa, con il maestro Mariani, amico del padre. Ma ci non imped al piccolo Benito di essere un monello irrequieto, manesco, e un audacissimo ladro nei campi. E che, oltre tutto, portava parecchi compagni sulla cattiva strada. 
Finiti i primi due anni di elementari, i suoi genitori dovettero scegliere se fargli continuare gli studi o iniziarlo al lavoro di fabbro nellofficina paterna. Andare a scuola aveva un costo che i genitori non potevano sostenere, ma stare alla fucina non era n nei piani del bambino, n di sua madre. Lunica alternativa possibile rimase frequentare gratuitamente un convitto di preti: una cosa, tra laltro, ben gradita a Rosa. Il padre dovette fare buon viso a cattivo gioco. Ma il primo giorno di scuola, accompagnando il figlio al collegio dei salesiani a Faenza, da buon mangiapreti lo mise in guardia dai religiosi e dai loro metodi di insegnamento. Con sua grande soddisfazione, luomo si sent rispondere: Non ti preoccupare pap, so che Dio non esiste 6.
La convivenza al collegio non fu facile. Benito trovava insopportabile che il refettorio fosse diviso in zone a seconda del censo dei ragazzi. Cos, tra una sospensione e laltra, dopo soli due anni Mussolini fin per essere espulso perch aveva ferito un compagno a una mano con un temperino. Costretto a rientrare a casa, si prepar come privatista e, grazie allaiuto della madre, super lesame di licenza elementare. 
Il profitto del giovane Benito e il suo interesse per molte materie, soprattutto storia e italiano, convinsero i genitori a iscriverlo, il primo ottobre 1895, alla Regia Scuola Normale di Forlimpopoli. In un ambiente completamente diverso da quello dei salesiani, Mussolini si trov subito a suo agio, adattandosi bene anche alla vita del convitto, annesso alla scuola presso cui risiedeva, e il cui rettore era il fratello di Giosu Carducci, Valfredo. Anche qui il ragazzo si mise continuamente in evidenza, e non certo per lo studio: le sue intemperanze e gli atti di indisciplina non si placarono, anzi sfociarono, nel gennaio del 1898, nellennesimo accoltellamento di un compagno. Benito fu ovviamente espulso e dovette proseguire gli studi come esterno, continuando per a fare parte della banda del collegio, in cui suonava la tromba, e partecipando a spettacoli teatrali nei quali aveva sempre la parte del protagonista, come  raccontato nel libro Pro e contro Mussolini a cura di Pietro Bianchi (Mondadori, Milano 1972).
Lultimo anno di corso fu sicuramente il pi intenso: riammesso al convitto, maturato nel fisico, non molto alto ma forte, ben preparato, esercitava un certo ascendente sui compagni per la sua indiscussa capacit oratoria e per la furia con cui predicava le sue convinzioni politiche. Degno figlio del suo tempo, negli ultimi giorni di scuola capeggi una rivolta contro la cucina scadente del convitto e pronunci il discorso ufficiale di commemorazione per la morte di Giuseppe Verdi, il 10 febbraio 1901, nel Teatro Comunale di Forlimpopoli. Pi che una commemorazione, fu una requisitoria contro il governo, che lasciava gi intuire il suo futuro modo di parlare in pubblico. Malgrado ci, nessun compagno o insegnante seppe intravedere in lui il futuro capo che sarebbe diventato, n prevedere la sua ascesa politica. Era stimato da molti professori per la vivacit dingegno e la rapidit con la quale afferrava subito la sostanza delle questioni, a scapito per del loro approfondimento.
L8 luglio 1901 ottenne il diploma magistrale con la votazione di 132/150. Cos, ormai diciottenne, era finalmente pronto ad affrontare il mondo del lavoro.
6Cfr. Collier R., Duce! Duce!, Mursia, Milano 1971.

4. CHI NON LAVORA NON FA L'AMORE
Ottenuto il diploma di maestro elementare, Mussolini rientr a Predappio, di nuovo circondato dagli affetti familiari, ma con la consapevolezza che il suo futuro sarebbe stato lontano dal paese natio, da quel mondo ristretto e limitato. Trascorse alcuni mesi a casa, senza lavoro, passando il tempo a inviare domande di insegnamento per concorso o per incarico ai comuni di Predappio, Legnano, Ancona, Tolentino e Castelnuovo Scrivia. Non riusc a ottenere nessuna cattedra e nemmeno il posto di sostituto aiutante del segretario comunale del paese: dovette cos accontentarsi di una supplenza di pochi mesi, da febbraio a giugno 1902, presso la scuola elementare di Pieve Saliceto, frazione di Gualtieri. 
Nel complesso, il posto non gli dispiaceva, anche se la vita era monotona: aveva uno stipendio di 56 lire al mese, di cui 40 andavano via per la pensione, il vitto e lalloggio, e quello che rimaneva era appena sufficiente per losteria e i balli. Passava il pomeriggio a leggere i quotidiani socialisti e la sera, dopo cena, andava allosteria per giocare a tresette o fare baldoria insieme a un gruppo di accoliti, con cui si divertiva a disturbare gli abitanti del luogo durante le feste campestri: in tasca, insieme al temperino, teneva sempre un pugno di ferro. 
Come se questo non bastasse, non solo si rovin completamente la reputazione quando venne alla luce la sua relazione con una giovane donna sposata, ma si deteriorarono definitivamente i rapporti con il partito, con il quale non riusciva pi ad andare daccordo perch era ritenuto troppo estremista. Era infatti accusato di preferire la frequentazione degli operai a quella dei capi e della classe dirigente riformista. Quando poi non gli fu rinnovato lincarico di supplenza, Mussolini decise di emigrare in Svizzera: era il 9 luglio 1902. Qui rimase per due anni, e rientr in Italia per svolgere il servizio militare, fino al 4 settembre del 1906. Subito dopo il congedo fece ritorno a Predappio, per trasferirsi gi il 15 novembre a Tolmezzo, in Friuli, dove aveva ottenuto una supplenza per tutto lanno scolastico. 
Lesperienza non fu esaltante: le 73 lire mensili non erano sufficienti per vivere, soprattutto se la quotidianit era condita da contrastate avventure amorose, tra cui spiccava quella con Luigia, la bella padrona della pensione dove abitava. Le ragazze del posto lo chiamavano tiranno non solo perch nellapproccio con laltro sesso era sbrigativo, frettoloso e brutale, ma anche perch era un incallito bestemmiatore. Il suo anticlericalismo e il linguaggio sboccato gli attirarono le antipatie di tutti e, alla fine, fu denunciato alla giunta scolastica di Tolmezzo, ma venne assolto con la seguente motivazione: Risulta bens vero che il signor maestro Mussolini Benito eccede nel verbo, per loggetto del discorso  sempre il Buddha  ovverossia  Maometto 7.
Forti contraddizioni caratterizzavano il suo comportamento dentro e fuori le mura scolastiche: aggressivo e violento in quasi ogni aspetto del suo modo di vivere, non riusciva per a essere severo in classe, dove non era neanche in grado di mantenere lordine fra gli alunni durante le lezioni. 
Fu un brutto momento per Mussolini, che fu addirittura sul punto di suicidarsi il giorno in cui si accorse di avere i sintomi della lue e temette di essere malato di sifilide. Ma un suo compagno di baldoria, Dante Marpillero, gli tolse di mano la pistola, la scaric e lo port di corsa allospedale.
Tornato a Dovia, durante lestate del 1907 Mussolini si prepar allesame di abilitazione allinsegnamento del francese e del tedesco alluniversit di Bologna, ottenendola solo nella prima materia. 
Nel febbraio del 1908 gli venne assegnato un posto al Collegio Civico Calvi di Oneglia come docente di francese, ma presto vi insegn anche italiano, storia e geografia. E fu in Liguria che cominci la collaborazione con un settimanale socialista locale, La lima, di cui assunse presto la direzione, mettendosi in luce per i suoi articoli antigovernativi e anticlericali che firmava con lo pseudonimo di Vero eretico. Gli attacchi lanciati contro il governo Giolitti e la Chiesa, accusati di difendere solo gli interessi dei capitalisti a danno del proletariato, gli diedero una certa notoriet, facendogli comprendere limportanza di un giornale eversivo come strumento politico e di lotta sociale. Fu per questa nuova passione che rinunci a emigrare negli Stati Uniti e, tornato a Predappio alla fine dellanno scolastico, guid lo sciopero dei braccianti agricoli contro agrari e mezzadri. Il 18 luglio 1908 venne arrestato a Dovia per minacce contro uno dei capi degli agrari, quindi processato e condannato a tre mesi di carcere, anche se in appello la pena venne ridotta a quindici giorni. A settembre fu incarcerato per altri dieci giorni per avere tenuto un comizio non autorizzato a Meldola, in provincia di Forl. Ma il dado era tratto: il registro da insegnante era ormai stato sostituito dalla penna del corsivista politico.
7 Sarfatti M., Dux, Mondadori, Milano 1938.

5. LA FIRST LADY
Ecco cosa scrisse Benito Mussolini nellultima lettera alla moglie Rachele: Ti chiedo perdono di tutto il male che involontariamente ti ho fatto. Ma tu sai che sei stata per me lunica donna che ho veramente amato 8. Ma questo sentimento cos profondo pu apparire uneccezione, se si legge quanto lo stesso Mussolini scrisse a Claretta alla vigilia di Natale del 1937: 
Pensa che non dormo con mia moglie dal 18 o 20. Siamo due estranei. Quando la prendo non gode nulla, sta l e appena finito si alza, prende i miei straccetti e mi fa capire che posso andare nella mia stanza. Mai che dica rimani a dormire qui. Che la prendo accade una volta al mese, anche meno. A casa sono sempre solo. Se arrivo tardi ha gi mangiato. Altrimenti 10 minuti di pranzo, io di qua e lei di l. La mattina quando vado via dorme.9
Quali sentimenti nutriva davvero il duce per la moglie? E comera il loro rapporto? 
Rachele era nata a Salto, frazione di Predappio, l11 aprile 1890, da Agostino e Anna Lombardi, una poverissima famiglia di analfabeti. Ultima di cinque figli, fu lunica a frequentare la scuola, iscrivendosi alle elementari di Dovia, dove ebbe come maestra Rosa Maltoni. La Chellina (il soprannome della ragazzina, anche se alcuni dicono Chiletta) e Benito si erano conosciuti in classe, un giorno in cui lui aveva sostituito la madre come supplente. Rachele fu subito ammaliata dai bellissimi occhi magnetici di quel ragazzo bruno. Era sempre felice quandera lui a tenere lezione, persino se la prendeva a bacchettate sulle mani perch non riusciva a restare composta nel banco di scuola.
Quando nel 1899 il padre di Rachele mor, la ragazzina si dovette trasferire a Forl con la madre e i fratelli e, non potendo pi proseguire la scuola, fu costretta ad andare a servizio presso alcune famiglie benestanti del luogo.
Nel 1905 la mamma, Anna Lombardi, inizi a lavorare come cuoca nella piccola trattoria che Mussolini padre, trasferitosi a Forl, aveva rilevato. Come abbiamo gi accennato, Anna era stata una vecchia fiamma di Alessandro, e cos i due, rimasti vedovi, ripresero da dove avevano lasciato. Rachele occupava le sue giornate lavorando al servizio ai tavoli, e la domenica andava a messa. Un giorno, alluscita della funzione, si trov davanti il giovane Benito: aveva una barbetta nera e indossava un vestito logoro, ma lei riconobbe solo i suoi occhi infuocati e ne fu rapita. Lui, che la ricordava solo come una bambina irrequieta, fu colpito dalla prestanza fisica della ragazza, dalle sue lunghe trecce bionde e dai suoi occhi verdi. Fu amore a prima vista. 
La relazione inizi tra i tavoli dellosteria, dove Benito, in attesa di un impiego pi gratificante, la aiutava a servire la clientela, allontanandola, gelosissimo, dalla sala ogni qual volta un cliente le mostrava troppo interesse. Nel febbraio del 1909 lui si trasfer a Trento, pregandola di aspettarlo, di non guardare nessun altro uomo e promettendole che al suo ritorno lavrebbe sposata. Nei mesi in cui rimase sola, Rachele venne corteggiata da vari giovanotti, in particolare da un geometra di Ravenna, considerato un ottimo partito sia dalla madre Anna che da Alessandro. Tornato dal Trentino, Benito and a convivere con la ragazza contro il volere dei rispettivi genitori. Girava voce, infatti, che Rachele fosse la loro figlia naturale, e che quindi lei e Benito fossero in realt fratellastri. 
Una sera, dopo lennesima lite, lui trascin Rachele davanti al padre, e lo minacci che lavrebbe uccisa per poi suicidarsi, se non fossero stati lasciati liberi di portare avanti la loro relazione. Fu cos che, senza alcuna cerimonia civile o religiosa, i due andarono a vivere in un piccolo appartamento in via Merenda 1, sempre a Forl, cercando di tirare avanti con le 125 lire mensili che il Partito socialista passava a Mussolini per la sua attivit politica. Da allora Rachele, nonostante i disagi, le privazioni, le umiliazioni e i tradimenti, diventer la compagna fedele di Benito e gli rester sempre accanto, non solo come ottima madre dei suoi figli, ma anche come consigliera attenta e intelligente. 
Nel settembre del 1910 nacque la loro prima figlia, Edda, la preferita del padre. Dal momento che i due non erano sposati, la bambina fu registrata allanagrafe come figlia di Benito Mussolini e di madre ignota, forse perch Rachele era minorenne e il fatto allepoca costituiva reato. Fu in seguito alla nascita di Edda che cominciarono a circolare i primi pettegolezzi sulle innumerevoli relazioni di Mussolini: si sospettava che la piccola fosse in realt di una delle sue amanti, in particolare dellebrea russa Angelica Balabanoff, che proprio nei giorni del parto si trovava in Romagna per stare insieme a Benito. Rachele mand gi le prime umiliazioni e tir avanti per la sua strada, trasferendosi a Milano, dove da poco Mussolini era stato nominato direttore dellAvanti!. Proprio in citt la donna venne a sapere di alcune amanti di Benito, tra le quali Margherita Sarfatti e la trentina Ida Dalser. Questultima, in particolare, aveva avuto un figlio da Mussolini e sosteneva a gran voce di esserne lunica vera moglie. Dopo un furioso litigio tra le due, la Chellina si far sposare con rito civile il 17 dicembre 1915 nellospedale di Treviglio, accanto al letto dove giaceva Benito, affetto da paratifo contratto al fronte. 
Una volta ufficializzata la sua posizione, Rachele partor nel 1916 Vittorio e nel 1918 Bruno. Il suo ruolo divenne quello di moglie e di madre, ma la donna si vanter sempre del fatto che suo marito non aveva mai passato una notte fuori casa e che non fosse mai venuto meno ai suoi doveri coniugali. E la coppia avr altri due figli, Romano e Anna Maria. Rachele continu a vivere a Milano con la prole, trasferendosi a villa Torlonia, a Roma, solo alla fine del 1929, dopo avere celebrato anche il matrimonio con rito religioso quattro anni prima. 
Donna Rachele, cos era ormai chiamata da quando il marito era diventato presidente del Consiglio, aveva un temperamento forte e autoritario e si vantava di essere lunica a comandare allinterno delle mura domestiche. Pass gran parte del tempo lontana da Mussolini, dedicandosi alla propria vita e alla famiglia. Modesta e soddisfatta tra le mura domestiche, non amava la parte di primadonna del regime, preferendo il circolo chiuso delle sue poche amicizie: conserv infatti una mentalit provinciale, vedendo luniverso attraverso Forl, come ha scritto Arrigo Petacco in Luomo della Provvidenza (Mondadori, Milano 2004).
Il duce trascorreva pochi minuti al giorno con lei, perch aveva in antipatia la vita domestica, anche se nei suoi discorsi pubblici proclamava la santit della famiglia. Non amava stare a tavola con la moglie e i figli, e le poche volte che lo faceva rimaneva in silenzio leggendo i giornali. Quello che Rachele pensava sulla politica e sugli accadimenti che contraddistinsero il Ventennio fascista ci sono giunti solo attraverso le sue memorie, il gi citato La mia vita con Benito e Benito il mio uomo (Rizzoli, Milano 1958). Tra le righe traspare una grande avversione per la Petacci, per il genero Ciano, considerato come traditore di suo marito, per Hitler e per gli italiani, che accusava di non avere meritato tutto quello che Mussolini aveva fatto per loro.
Finita la guerra, la donna fu mandata al confino a Ischia con i due figli pi piccoli, e nel 1957 si trasfer a Villa Carpena, in provincia di Forl, dove si spense il 30 ottobre 1979. 
8Mussolini R., La mia vita con Benito, Mondadori, Milano 1948. 
9Petacci C., Mussolini segreto. Diari 1932-1938, Rizzoli, Milano 2009.

6. RAMPOLLI E BASTARDI
Mussolini ebbe da Rachele cinque figli, che am teneramente, sebbene, un po per i suoi impegni, un po per il suo carattere, non dedic loro mai troppo tempo. Fu un padre severo ma allo stesso tempo accondiscendente, pretendendo disciplina e obbedienza, elargendo regali e giochi, assecondando i loro interessi o le loro passioni. La sua preferita fu sicuramente la primogenita Edda, che per fu anche quella che gli diede pi filo da torcere. 
Il 27 settembre 1916 nacque a Milano il primo figlio maschio della coppia, che fu chiamato Vittorio. Benito condivideva con lui una grande passione per la settima arte e gli regalava cineprese dultimo modello, con le quali il ragazzo riprendeva scene familiari e girava insieme agli amici e il fratello Bruno alcuni filmati amatoriali; il migliore, intitolato Lo sceriffo Tremendone, fu da lui diretto, sceneggiato e interpretato, usando come studios i giardini di villa Torlonia. 
Nel 1934, forse pi per far piacere al padre che per passione personale, Vittorio ottenne il brevetto di volo presso laeroporto di Centocelle a Roma e partecip alla guerra dEtiopia come ufficiale pilota insieme al fratello Bruno, a bordo dei bombardieri Caproni Ca. 101 della 14 squadriglia, soprannominata Testa di Leone per il suo motto Quia sum leo. Tornato dal campo di battaglia, decise di dedicarsi allo sviluppo dellindustria cinematografica e, nel 1937, intraprese a tale scopo un viaggio negli Stati Uniti; ma a Hollywood, dove era andato per consolidare i rapporti con il mondo dello spettacolo americano, con sua grande sorpresa fu accolto con ostilit a causa della mutata situazione politica: lItalia, infatti, era gi troppo vicina alla Germania di Hitler. Rientrato a Roma, si dedic allattivit di produttore cinematografico con lo pseudonimo di Tito Silvio Mursino, e nel 1942 firm la sceneggiatura dei film I cavalieri del Deserto e I tre Aquilotti e diresse la rivista Cinema.
Alla morte del fratello Bruno, Vittorio divenne anche presidente della Federazione Pugilistica Italiana. Nel 1943, dopo la caduta del padre, tent di ricostituire un governo fascista, per poi rifugiarsi in Argentina al termine del secondo conflitto mondiale. Tornato in Italia nel 1967, si stabil a Villa Carpena, dove visse con la seconda moglie fino alla morte, avvenuta il 13 giugno 1997. 
Bruno, il terzogenito dei Mussolini, nacque a Milano il 22 aprile 1918. La sua grande passione per il volo gli consent di diventare il pi giovane pilota italiano, ottenendo il brevetto il 28 maggio 1935, allet di diciassette anni. Fu ufficiale della Regia aeronautica e nel 1936 partecip alla guerra dEtiopia come pilota di bombardiere, tra le fila della 14 squadriglia, ottenendo la medaglia dargento al valor militare. Nel 1937, a bordo di un Savoia Marchetti sm 79, arriv terzo nella gara aerea Istres-Damasco-Parigi, e lanno dopo prese parte alla trasvolata Italia-Brasile. Partecip come volontario alla guerra di Spagna, in cui ottenne una seconda medaglia dargento al valor militare. Allo scoppio delle ostilit, nel 1940, fu assegnato al 47 stormo bombardieri e nel giugno del 1941 fu trasferito al 46, al comando della 274 squadriglia da bombardamento. A bordo di un quadrimotore Piaggio p .108, cadde il 7 agosto di quello stesso anno, morendo insieme al proprio equipaggio: unico sopravvissuto fu il copilota, cui Bruno fece schermo con il proprio corpo. Gli fu tributata la medaglia doro alla memoria, ma ci non fu di consolazione per Mussolini, distrutto dal dolore.
Romano, il quarto figlio, nacque a Forl il 26 settembre 1927. Inizi fin da piccolo, come autodidatta, a studiare pianoforte, per accompagnare il padre mentre questi suonava il violino. Si appassion subito al jazz, nonostante la censura del regime verso tutto ci che era straniero, in questo aiutato dal padre che chiudeva un occhio, facendogli arrivare gli spartiti vietati ad altri. Troppo giovane per essere coinvolto direttamente nelle fasi finali del Fascismo, al termine della guerra Romano fu confinato a Ischia con la madre e la sorella. In seguito, inizi a suonare con Lino Patruno e Carlo Loffredo, cui fu unito da una lunga collaborazione musicale. Nel 1958 incise il primo disco con la sua band, e nel 1963, dopo che il suo lp fu eletto miglior disco dellanno, and a suonare allestero a fianco di jazzisti del calibro di Chet Baker e Dizzy Gillespie. Compositore di colonne sonore, si dedic anche alla musica sperimentale e alla pittura, ottenendo un discreto successo anche in questo campo. Non si occup mai di politica, n parl della sua famiglia. Soltanto nel 2004 decise di rompere il silenzio con la pubblicazione del libro Il Duce, mio padre (Rizzoli, Milano 2004).  morto a Roma il 3 febbraio 2006. 
Lultimogenita, Anna Maria, nacque a Villa Carpena il 3 settembre 1929, e allet di sette anni fu colpita da una forma di poliomelite virale. Nel secondo dopoguerra, dopo il periodo passato a Ischia insieme alla madre e al fratello Romano, inizi a collaborare sotto pseudonimo con la RAI come conduttrice radiofonica, occupandosi soprattutto di musica e di arte, ma fu allontanata quando si scoprirono le sue vere origini. Nel 1960 si spos con il presentatore Giuseppe Negri, dal quale ebbe Silvia e Edda. Si spense il 25 aprile del 1968.
I figli di Mussolini gli diedero a loro volta anche numerosi nipoti: Fabrizio (Ciccino), Raimonda (Dindina) e Marzio (Mowgli) da Edda; Adria e Guido, da Vittorio; Marina, da Bruno. Benito non conobbe mai le figlie di Romano Alessandra ed Elisabetta, nate dallunione con Maria Scicolone (sorella dellattrice Sophia Loren), n Rachele, frutto di seconde nozze. Cos come non conobbe Silvia e Edda, nate da Anna Maria. 
Lungo  anche lelenco degli eredi che il duce ebbe al di fuori del matrimonio. Il primo figlio, nato nel 1907 in Carnia da unoperaia, Gigia Paietta Nigris, si chiamava Candido; dalla bellissima militante socialista Fernanda Facchinelli ebbe, nel 1909, un maschietto che mor allet di due anni. Frutto di illazioni mai confermate sono le attribuzioni della paternit di Pino Romualdi e Asveno Gravelli, vicini a Mussolini quasi come figli, sempre accanto al presunto padre durante gli anni della Repubblica sociale. Lebrea russo-polacca Fernanda Obstroski, con la quale ebbe un flirt in Romagna, gli diede un altro maschio, mentre nel 1915 da Ida Dasler nacque il gi ricordato Benito Albino. 
Pi numerosa e meno certa la prole che il duce ebbe da Alice De Fonseca Pallottelli, detta la Giovanna DArco del Fascismo: sembrerebbe suo solo Virgilio, ma Mussolini considerava figli propri anche i due fratelli del ragazzo, Adua e Duilio. Glauco venne alla luce nel 1920 da Bianca Ceccato, giovane segretaria de Il Popolo dItalia. Da Angela Curti Cucciati, milanese, ebbe Elena, che lo assistette negli ultimi giorni della sua vita, ma che Mussolini non considerava sua. Dalla relazione con la pianista francese Magda Brard nacque Vanna, nel 1932. Un altro maschio lavrebbe avuto nel 1929 da Romilda Ruspi. In tempi pi recenti, persino Bruno Vespa  stato indicato come figlio illegittimo di Mussolini: unipotesi mai suffragata da prove e smentita dallo stesso giornalista.

7. UN MATRIMONIO POCO CONSUMATO
Edda fu educata come un ragazzo, non si sa se a causa dei disagi e delle privazioni dei primi anni di vita oppure come conseguenza dellatteggiamento energico e rude del padre. Fatto sta che si comportava pi come un maschio che come una femmina, cosa di cui si vantava persino lei. Il suo carattere indomito e irrequieto laccompagn per tutta la vita; non nascose idee e comportamenti decisamente moderni per lepoca: fu una delle prime donne a indossare i pantaloni, a portare succinti bikini che fecero scandalo, a mostrarsi sempre con la sigaretta in mano e a diventare schiava del tavolo da gioco e dellalcol.
Nel corso degli anni la diceria che Edda fosse figlia di Mussolini e della Balabanoff fu rafforzata dalla poca somiglianza sia fisica che caratteriale tra Edda e i suoi fratelli, ma donna Rachele contrast queste maldicenze con il racconto dei dolori del parto e della fatica sostenuta per metterla al mondo. 
Edda comunque crebbe come un animale selvatico e per il suo atteggiamento fu soprannominata Sandokan. Come racconter Vittorio Mussolini in Due donne nella tempesta (Mondadori, Milano 1961), il padre arriver a dire: Sono riuscito a piegare lItalia, ma non riuscir mai a piegare Edda. Il duce scelse per lei il collegio reale di Poggio Imperiale, che la ragazza lasci perch lo riteneva peggio della galera. Lui ne rimase profondamente contrariato ma cedette alla sua volont e la ritir dallistituto. 
Padre e figlia avevano in comune la passione per i cavalli e il violino, in cui Edda lo superava di gran lunga, anche se lui non lo ammise mai. Il loro fu un rapporto contrastato: durante gli anni della giovinezza, pur litigando spesso, i due si adoravano, poi cominciarono i dissapori, fino alla rottura definitiva dopo la morte di Ciano. Finch la ragazza visse con i genitori, la causa principale dei litigi furono le numerose avventure amorose di Benito e le conseguenti discussioni che sorgevano con la moglie. Linsofferenza di Edda nei confronti di tali diverbi era tale che chiese addirittura di farsi rispedire in collegio. Mussolini comprese il disagio della ragazza e pens di farla distrarre con i viaggi: Tripolitania, India e Grecia. La giovane frequentava molti coetanei, ma non ebbe nessun vero fidanzato. 
Il padre, in realt, avrebbe voluto che si sposasse gi a quindici anni, ma Edda di matrimonio non voleva saperne. Avrebbe voluto un figlio ma senza un uomo e, soprattutto, senza un marito, dir lei in unintervista riportata nel documentario Edda Mussolini racconta10 . Arriv poi al fidanzamento con il conte Galeazzo Ciano, da poco tornato dal Brasile e conosciuto a una festa danzante in casa di unamica. Il consenso da parte delle rispettive famiglie fu immediato e Mussolini, parlando di lei al futuro genero, disse:  buona e leale, ma prepotente e vivace, molto intelligente, non sa cucinare n stirare11.
Gian Galeazzo Ciano, conte di Cortellazzo e Buccari, nacque a Livorno il 18 marzo 1903: era figlio di Costanzo, ammiraglio ed eroe pluridecorato della prima guerra mondiale, nonch convinto fascista e ministro del Regno. Dopo la maturit classica e la laurea in Giurisprudenza, il giovane Galeazzo fu avviato alla carriera diplomatica presso lambasciata italiana di Rio de Janeiro.
Si spos con Edda il 24 aprile 1930, con una cerimonia sfarzosissima e regali di nozze che arrivarono persino dal re e dal pontefice; ma secondo quanto raccont poi la donna, i problemi cominciarono fin dalla prima notte di nozze, a Capri, quando si rifiut di consumare con il marito perch poco attirata dal sesso. Il suo scarso interesse per largomento caratterizz la loro unione, in cui i due vissero come fratelli, limitando i rapporti intimi al concepimento dei figli. Tornati dalla Cina, dove Galeazzo era stato viceconsole italiano a Shanghai, la coppia fu sul punto di separarsi, ma Mussolini fece pressioni sulla figlia affinch non creasse scandali. Scampato il pericolo, il duce nomin Ciano capo del suo ufficio stampa e sottosegretario alla cultura. Prima di entrare in politica, il genero aveva combattuto in Etiopia, dimostrandosi nel complesso un buon soldato: si era distinto per alcuni atti di eroismo e aveva ottenuto due medaglie dargento al valor militare. Finita la campagna africana, Mussolini lo nomin ministro degli Esteri e questi, dopo essere entrato in confidenza con lerede al trono Umberto di Savoia, fece da tramite tra il regime e la casa reale. Ma, come gi quello tra padre e figlia, anche il rapporto tra suocero e genero fu di amore-odio. Oltre ai dissensi su questioni politiche, i due non nutrirono mai un grande affetto reciproco, forse perch provenivano da mondi molto diversi: Ciano era un rampollo dellalta borghesia che si fregiava del titolo di conte, Mussolini un proletario con un passato da socialista. Anche in politica estera, il suocero propendeva per lalleanza con la Germania mentre il genero, allinizio della stessa opinione, era diventato nel tempo un antinazista. Ci nonostante, Ciano contribu alla nascita dellAsse Roma-Berlino, ma allo scoppio del secondo conflitto mondiale riusc a convincere il suocero a rimandare lintervento armato di quasi un anno, nonostante la pressione di Edda, che simpatizzava per i tedeschi e insisteva per combattere subito. 
Mussolini lo costrinse poi a consegnare le dichiarazioni di guerra alla Francia e allInghilterra, fino a quando, nel 1943, lo allontan dal ministero degli Esteri e lo nomin ambasciatore in Vaticano. Tuttavia Ciano rimase al fianco del suocero quasi fino alla fine; probabilmente, essendo uno dei potenziali delfini del dittatore, sperava comunque di succedergli. Ma con il passare del tempo cominci a nutrire una sempre pi profonda disistima nei riguardi del duce e svilupp una crescente critica verso le sue decisioni. Tutti sentimenti che teneva ben nascosti e che trasparivano solo dal suo diario, palesati solo in occasione dellordine del giorno Grandi. Infatti il 25 luglio 1943, durante lultimo Gran Consiglio del Fascismo, Ciano appoggi lordine del giorno con cui Mussolini fu sfiduciato, e quel voto segn la sua fine. Processato a Verona insieme agli altri traditori del 25 luglio, fu condannato a morte e fucilato l11 gennaio del 1944. Mussolini sub pressioni da Hitler e ascolt il consiglio di Rachele affinch la sentenza venisse eseguita, ignorando le suppliche di Edda che gli chiedeva, invece, di salvare la vita al marito. Lintransigenza del padre port alla rottura dei loro rapporti, perch la figlia non lo perdon mai, n gli rivolse pi la parola. 
Dopo lesecuzione, Edda si rifugi in Svizzera insieme ai propri figli. Port con s, allinsaputa di tutti, i diari scritti dal marito tra il 1939 e il 1943. Fu rinchiusa prima in un convento e poi in un manicomio, e la famiglia la abbandon (fatta eccezione per la cognata Gina, vedova del fratello Bruno). Dopo la fucilazione del padre, fu estradata in Italia e condannata a due anni di confino a Lipari, dove si racconta abbia avuto una storia damore con un ex partigiano comunista12. Ottenuta lamnistia dallallora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, rientr a Roma, dove si spense l8 aprile 1995:  sepolta a Livorno accanto al marito Galeazzo. 
10Edda Mussolini racconta, a cura di Tiberi L., Istituto LUCE, Roma 1989.
11Citato in Mussolini V., Due donne nella tempesta, Mondadori, Milano 1961.
12Cfr. sempre Edda Mussolini racconta, cit.

8. LA MUSSOLINA
Il 26 agosto 1942 moriva misteriosamente nel manicomio di Mombello, vicino a Milano, un giovane di ventisette anni chiamato Benito Albino Bernardi. La notizia fu subito riferita a Mussolini. Nella cartella clinica furono trovate solo una fotografia, che lo ritraeva in uniforme da marinaio, e numerose lettere, mai spedite, in cui chiedeva disperatamente la propria liberazione e la possibilit di rivedere la madre, anchessa ricoverata in un ospedale psichiatrico e morta nel 1937. Il nome della donna era Ida Dalser ed era ben noto alla polizia segreta fascista: ma perch era stata internata in manicomio? Perch era pazza o per farla tacere? 
Ida Irene Dalser, nata a Sopramonte, in provincia di Trento, nel 1880, era figlia del sindaco: bella, colta e diplomata in medicina estetica a Parigi, apr un salone di igiene e bellezza a Milano dal nome francese di Mademoiselle Ida. Frequentava la buona societ meneghina e, dopo una burrascosa avventura amorosa finita in tribunale, nel 1914 si era legata sentimentalmente al giovane Mussolini, allora direttore dellAvanti!. La Dalser affianc il futuro duce nel lavoro e nellattivit politica proprio quando questi lasci il quotidiano socialista e fond Il Popolo dItalia, tanto da vendere tutti i suoi beni per aiutarlo. 
La donna rimase incinta e, per ripagarla del sostegno ricevuto, Benito le promise di sposarla, ma proprio in quel periodo il loro focoso rapporto cominci ad andare in crisi, sia perch lui era troppo impegnato nel lavoro e non sopportava pi la presenza ossessiva dellamante, sia perch continuava a essere legato a Rachele Guidi, dalla quale aveva gi avuto unerede. Come se non bastasse, la Chellina, temendo di essere abbandonata, era piombata a Milano con la piccola Edda: le scenate di gelosia di Ida divennero insopportabili, sfociando anche in violente risse. Mussolini part per il fronte senza mantenere la sua promessa di matrimonio e la Dalser, come cittadina austriaca, divenne una profuga di guerra: era senza un soldo e l11 novembre 1915 partor un figlio al quale diede il nome di Benito Albino. Per Rachele la misura era colma e minacci di suicidarsi, ottenendo cos da Mussolini di essere sposata con rito civile, come abbiamo gi accennato; ma per le autorit militari e per il comune di Milano Ida risultava la moglie legittima, come del resto affermava anche lei, in base al matrimonio religioso celebrato nellautunno del 1914. 
Sposata o meno, Ida ottenne comunque il riconoscimento del figlio davanti a un notaio di Milano, l11 gennaio 1916, e Mussolini si impegn a provvedere al suo sostentamento tramite un fondo. Dopo il riconoscimento, per, cerc di sottrarre il bambino alla madre, ma questa riusc non solo a farselo affidare dal tribunale, ma anche a ottennere un assegno di 200 lire mensili. Tra i due genitori era ormai scontro aperto: lui era sempre in ritardo con i pagamenti, lei continuava a presentarsi come la moglie di Mussolini, facendogli scenate in pubblico, mettendolo continuamente in imbarazzo e rivendicando i suoi diritti con qualsiasi autorit, anche quella religiosa. Con la fine della guerra, il futuro duce riusc a farla allontanare grazie agli aiuti politici dei quali ora godeva, rimandandola a Trento ma facendola tenere sotto stretto controllo. Con la compiacenza delle autorit di polizia e di alcuni medici tent di farla internare prima nel manicomio di Pergine e poi in quello di San Clemente, a Venezia, nonostante le proteste della sorella di lei e del cognato. Ida riusc a fuggire un paio di volte, ma fu sempre ritrovata: non rivide pi il figlio e mor in un ospedale psichiatrico nel 1937. Fino allultimo urler dalla finestra della stanza dovera rinchiusa di essere la vera moglie di Mussolini, e perci verr soprannominata dagli abitanti del luogo la Mussolina.
Benito Albino Dalser Mussolini crebbe con la madre e poi con la famiglia di lei, e non ebbe mai un rapporto diretto con il famoso padre. Solo lo zio Arnaldo si prese cura di lui, andandolo a trovare spesso in collegio, scrivendogli e gestendo il patrimonio di 100.000 lire in buoni del Tesoro che era stato intestato al minore. 
Nel 1926, dopo il primo ricovero della madre, il ragazzo fu messo in un collegio di Barnabiti a Moncalieri, in provincia di Torino, per essere poi trasferito in un istituto agrario a San Michele dAdige dopo la morte dello zio Arnaldo nel 1931. A distanza di due anni venne adottato da Giulio Bernardi, funzionario fascista di Trento, che ne divenne anche il tutore, cambiandogli il nome in Benito Albino Bernardi. 
Ragazzo di robusta costituzione, incline agli scherzi, Benito Albino ricalcava da vicino il comportamento del padre naturale, cui sembrava assomigliare pi degli altri figli che gli aveva dato Rachele. Impossibilitato a svolgere una vita normale a causa dei controlli e degli impedimenti della polizia segreta, il giovane si arruol in Marina come radiotelegrafista e fu inviato in Cina a bordo dellesploratore Quarto. Sulla nave creava non poco scandalo il fatto che lui si riferisse continuamente al duce come a suo padre, tanto che, quando nel 1935 fu richiamato in Italia con la falsa notizia della morte della madre, Benito Albino venne internato nellistituto psichiatrico di Mombello di Limbiate. Qui rimase fino alla fine dei suoi giorni, e il documento che ne provava la legittima discendenza da Mussolini non fu mai ritrovato.

9. LISTA DI NOZZE
Da buon ateo e rivoluzionario qual era allinizio, in giovent Mussolini si era sempre dimostrato contrario allistituto del matrimonio, religioso o civile che fosse. Eppure, da un certo momento della sua vita, partecip anche come invitato a molte cerimonie nuziali. 
Dei suoi cinque figli, riusc ad accompagnare allaltare solo i tre maggiori, perch gli ultimi due si sposarono nel secondo dopoguerra. Uno dei matrimoni pi sfarzosi dellepoca fascista fu sicuramente quello tra la sua primogenita Edda e il conte Galeazzo Ciano, celebrato a Roma nella chiesa di San Giuseppe, la cappella di famiglia dei Mussolini, il 24 aprile 1930. Un cronista del Corriere della Sera presente alla cerimonia la descrisse cos: Si sarebbe detto che tutti i giardini di Roma si fossero spogliati per mandare le loro rose, le loro azalee, i loro gigli, i loro lill alla figlia del Duce. Mussolini organizz uno sposalizio con pi di cinquecento invitati (e 1500 agenti di polizia), facendolo precedere il pomeriggio prima da un sontuoso rinfresco nei giardini di villa Torlonia, dove tutta la famiglia del duce si era appena trasferita. Le foto lo ritraggono in un elegante tight, completo di cilindro nero e guanti bianchi. Al momento dei saluti, come dir lei stessa in unintervista contenuta nel gi citato documentario Edda Mussolini racconta, Mussolini mise in mano alla figlia mille lire per le spesucce impreviste.
Il 6 febbraio 1937 Mussolini accompagn allaltare Orsola Nuvoli, in procinto di sposarsi con il suo secondogenito Vittorio: la donna indossava un semplice abito bianco con velo e lungo strascico, mentre il futuro suocero sfoggiava lalta uniforme da caporale della Milizia, con tanto di fez nero, medaglie e pugnale. Era ormai il tempo delle divise e anche lo sposo Vittorio fu costretto a indossare quella da ufficiale dellaeronautica. Chi invece fu contento di convolare a nozze con luniforme da pilota fu il terzo figlio Bruno, che impalm Gina Ruperti il 29 ottobre 1938 sotto gli occhi del sorridente padre, sempre in uniforme di caporale della MVSN. Anche questi due matrimoni furono celebrati nella chiesa di San Giuseppe.
Ma, oltre ai suoi eredi diretti, i nipoti del duce potevano forse sposarsi senza gli imperiali auspici dello zio, capo del Governo e Duce del fascismo13? La sorella Edvige aveva tre figlie, che si accasarono rispettivamente con un diplomatico, un inventore e un conte: Mussolini presenzi a ognuno di questi matrimoni, intervenendo anche ai ricevimenti organizzati dai Mancini nel loro appartamento di via Castelfidardo. Quale occasione migliore per parenti vicini e lontani per parlare, anche solo qualche minuto, con luomo pi potente dItalia?
Sempre nella chiesa di San Giuseppe Mussolini partecip alle nozze del nipote Vito, figlio del fratello Arnaldo, mentre il 20 gennaio 1938 a San Pietro fece da testimone alle nozze della nipote prediletta Rosa.
Altro matrimonio quasi familiare cui prese parte fu quello tra Myriam Petacci, sorella di Claretta, e il marchese Boggiano, tenutosi a Roma nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e seguito da un sontuoso rinfresco presso il Grand Hotel. Ma le nozze pi imponenti cui intervenne furono, senza dubbio, quelle che si tennero sempre nella Capitale nel 1933: 2600 coppie di giovani venuti da tutta Italia si sposarono in una cerimonia collettiva da lui presieduta.
13Petacco A., Larchivio segreto di Mussolini, Mondadori, Milano 1997.

10. PARENTI SERPENTI
Una volta non avevamo nemmeno un parente Oggi ne abbiamo circa settanta!, cos commentava donna Rachele dopo uno dei tanti matrimoni a cui intervenne il marito. In realt si sbagliava, perch i parenti erano molti di pi, anzi, erano diventati molti di pi.
Voglio sapere quanti sono e quanti soldi mi hanno pompato!, intim Mussolini al proprio segretario verso la fine del 1942, quando, nel pieno di una guerra che si stava mettendo piuttosto male, avrebbe dovuto rivolgere la propria attenzione a ben altro. Non  chiaro se fosse la solita, maniacale voglia del duce di fare ordine fra le sue cose, o la disperazione per le decennali richieste economiche di una parentela che aumentava di anno in anno, ma  certo che il Servizio speciale riservato ebbe lincarico di raccogliere e schedare tutte le informazioni che riguardavano i suoi congiunti veri e presunti, compresi i suoi fratelli e nipoti diretti. 
Le schede raccolte (scritte utilizzando una macchina realizzata con caratteri di stampa pi grandi del normale, per permettere a Mussolini di leggere senza usare gli occhiali) erano 334: 105 di Rachele, 229 di Benito. Si trattava di nipoti, cognati, cugini di ogni grado e parenti acquisiti attraverso complicatissimi intrecci. Eccone alcuni esempi: Renato Filippetti, di Cisterna, marito di Artusi Maria che  nipote di Artusi Luigi, fratello di Artusi Corrado marito di Guidi Augusta, sorella di S.E. Donna Rachele, oppure Giovanna Campanini, moglie di Guglielmo Caprincoli che  fratello di Pietra moglie di Alcide il quale era fratello di Alessandro, padre di Benito Mussolini. Le schede contenevano una rapida biografia del congiunto, le generalit, il grado di parentela, loccupazione, il reddito accertato e informazioni di polizia, oltre a tutta la corrispondenza che il soggetto in questione aveva intrattenuto con il duce. 
Tranne pochi, erano quasi tutte persone di bassa estrazione sociale: analfabeti, per lo pi braccianti o fittavoli, imprenditori di poco successo e tanti, tanti disoccupati. Tutti avevano una cosa in comune: un gran bisogno di soldi per ripianare debiti o risollevare le proprie attivit commerciali. Mussolini riceveva in continuazione le loro lettere, con richieste precise: posti di lavoro o somme di denaro. Il duce e donna Rachele leggevano attentamente le missive (molte venivano inviate a lei) e cercavano di accogliere con una certa parsimonia le richieste che ritenevano meno esose. Mussolini vi apponeva una sigla, composta da un numero, che equivaleva allimporto da elargire, seguito dalla sua iniziale. 100. M . significava diamogli cento lire. La lettera passava alla segreteria personale del duce che provvedeva a evadere la pratica. Ma nessuno si dava mai per vinto, nemmeno se la sua domanda veniva rifiutata.
Di questi lontani parenti, diciassette avevano il privilegio di chiamarsi Mussolini ed erano i pi esigenti, perch usavano come ricatto la minaccia di infangare il loro prestigioso cognome. I peggiori erano Tullio, Venusta e Cleonice, tre cugini di un fratello di Alessandro, il padre di Benito. Sempre alla ricerca di soldi, erano assolutamente incapaci di portare avanti qualsiasi tipo di attivit commerciale, tanto che Mussolini, allennesima lettera, scrisse una nota per la sua segreteria: Impedire alla Venusta di occuparsi di affari!.
Ma varie richieste arrivavano anche dai pochi parenti di estrazione nobile, come il conte Giovanni Pozzo Teodorani Fabbri, marito di Rosina Mussolini, figlia di Arnaldo, non tanto bisognoso di denaro, ma di posti di lavoro o incarichi adeguati al proprio livello sociale. Cos anche i parenti dei Teodorani diventarono familiari di Mussolini e naturalmente finirono per domandargli aiuto. Un tale Antonio Agnoletti, figlio naturale della sorella di Augusta, seconda moglie del conte Pio Teodorani, scriveva in continuazione allo zio Benito: prima per ottenere soldi, poi un impiego, poi di nuovo denaro, fino a quando non venne richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale. Scriver unultima lettera a Mussolini dicendosi fiero di indossare luniforme e di essere pronto a morire per la patria. Il duce stavolta fu ben lieto di poterlo accontentare e cos annot in calce al messaggio: Mandatelo a combattere. Subito!14.
Tra i tanti postulanti, infine, si distinse Giovanni Gimelli, marito di una sorella di Rachele, che fece ununica richiesta: cambiare una banconota da mille lire scaduta con una legalmente in corso. Dopodich continu a vivere del proprio lavoro di bracciante e si rifiut di iscriversi al Partito fascista.
14Tutto questepisodio  narrato in cit.

IL MUSSOLINI POLITICO

11. BASTA LA PAROLA?
A Reggio Emilia destri e sinistri si accorgeranno che i forlivesi questa volta contano pure nei calcoli congressuali e contano pi in quanto hanno a duce [corsivo mio, n.d.a.], amato e stimato, un uomo del carattere e dell incorrompibilit di Benito Mussolini 15. Era il 1912 quando venne cos definito per la prima volta, in occasione della sua uscita dal carcere in vista del congresso del partito. Furono i socialisti romagnoli, di cui era diventato il leader, a chiamarlo in tal modo sulla rivista La soffitta.
Ma cosa pensavano realmente di lui i socialisti, allora suoi compagni di partito? La rivoluzionaria russa Anna Kuliscioff diceva: Non  per niente un marxista e neppure un vero socialista. Non ha la mentalit del socialista scientifico. Non  neanche un vero politico.  un poetino sentimentale che ha letto Nietzsche16.; mentre Ivanoe Bonomi sosteneva:  un rivoluzionario nel quale lo spirito barricadiero  pi forte della disciplina marxista17. Eppure, quando Filippo Turati guid una delegazione socialista in visita a Mosca, fu liquidato da Lenin con queste parole: Vi siete lasciati sfuggire lunico uomo capace di fare la rivoluzione in Italia: Mussolini18.Come vedremo tra poco, si tratt solo delle prime avvisaglie di una frattura che diventer sempre pi profonda e pi tragica per le sorti del Paese.
15AA.VV., Mussolini, Mondadori, Milano 1972.
16Cit.
17Kirkpatrick I., Storia di Mussolini, Longanesi, Milano 1970.
18AA.VV., Mussolini, cit.

12. LA DURA VITA DELL'EMIGRANTE
Piuttosto che rimanere a pitoccare dalla famiglia, decisi di andare in Isvizzera dove un amico mi aveva trovato un posto, scrisse Mussolini allamico Sante Bedeschi il 6 giugno 1902. Si trattava di un posto di magazziniere, ma il salario era meglio del poco che prendeva come insegnante. In realt, lofferta dellamico era solo una scusa per partire e per far stare tranquilli i genitori. La sera del 9 luglio pass il confine con in tasca solo 45 lire, dategli dalla madre per le spese di viaggio; raggiunta Orbe, si ferm a lavorare per una decina di giorni come manovale in un cantiere e poi si trasfer a Losanna. Sorpreso dalla polizia a dormire in una cassa sotto il Grand Pont, fu arrestato per vagabondaggio: oltre ai vestiti, addosso aveva soltanto una medaglietta raffigurante Karl Marx. Solo dopo qualche giorno, e grazie allaiuto di alcuni emigrati italiani, riusc a trovare un nuovo lavoro. In questa fase della sua vita fece il muratore, loperaio, il garzone di un vinaio e il salumiere, ma appena aveva un attimo di libert si dedicava alla politica. Divenuto segretario dellassociazione dei muratori e dei manovali di Losanna, partecip attivamente alla vita del sindacato socialista, scrivendo alcuni articoli, che gli consentirono anche di arrotondare la magra paga.
Nel giugno del 1903 venne arrestato a Berna ed espulso dal Cantone:tornato a Losanna, trov ospitalit nellambiente degli esuli politici, dove divenne intimo di Angelica Balabanoff, nota agitatrice russa, che lo introdusse alla lettura di Nietzsche, Schopenhauer, Blanqui e Sorel. Lanno dopo fu arrestato a Ginevra per avere falsificato il passaporto, ma i suoi amici lo salvarono dallespulsione, che avrebbe significato larresto in Italia per renitenza alla leva. Rimasto nel Canton Ticino, si iscrisse ai corsi universitari per stranieri,assistendo alle lezioni del celebre sociologo ed economista Vilfredo Pareto, fino a che, nel 1904, non rientr in Romagna.
Ancora una volta insoddisfatto del proprio lavoro, il 6 febbraio 1909 Mussolini si decise a emigrare di nuovo, questa volta a Trento,che al tempo faceva parte dellImpero austro-ungarico. Dopo un breve e faticoso periodo di adattamento, divenne uno dei personaggi pi noti della regione: tenne comizi e varie conferenze, polemizzando violentemente con i cattolici, e in particolar modo con il Trentino di Alcide De Gasperi. Questi scontri gli valsero denunce e difficolt a non finire con le autorit giudiziarie, tanto che il 10 settembre venne arrestato con laccusa di ordire un attentato dinamitardo contro la sede della polizia e contro gli uffici del Trentino per sollevare dei tumulti. Il processo a porte chiuse che ne segu non riusc a dimostrare tali imputazioni, ci nonostante Mussolini fu espulso il 26 settembre 1909 e dovette ripassare la frontiera. Ottenne per che fosse indetto dagli operai e muratori di Trento uno sciopero generale per protestare contro la sua ingiustacacciata.

13. IL PACIFISTA
La fuga in Svizzera nel 1902, motivata con la ricerca di un lavoro migliore, serv a Mussolini anche per evitare il servizio militare. Nellaprile del 1904, grazie allaiuto di alcuni amici, riusc a non farsi estradare in Italia, dove lo attendeva un mandato di cattura perch renitente alla leva. Fu proprio in quegli anni che Mussolini si avvi su posizioni sempre pi radicali, mostrandosi decisamente contrario al socialismo moderato e riformista di Filippo Turati e di Camillo Prampolini. Nei suoi scritti pubblicati in Svizzera predicava la necessit di una rivoluzione contro padroni, preti e militari. E in questottica, la diserzione era un mezzo infallibile per annientare linfame militarismo, come afferm sullAvanti! il 4 agosto 1914.
Alla fine del 1904, in concomitanza con la nascita dellerede al trono Umberto, venne concessa unampia amnistia e il giovane Mussolini ne approfitt per fare ritorno a casa. Nonostante la sua militanza come pacifista, nel 1905 fu arruolato nel 10 reggimento bersaglieri e inviato a Verona, dove si comport comunque da soldato disciplinato per tutto il periodo della ferma. Ma, una volta ricevuto il congedo nel settembre del 1906, si immerse di nuovo nella vita civile e nellattivit politica, continuando a opporsi a qualsiasi intervento armato, sempre in prima linea durante le manifestazionicon indosso il suo paltoncino proletario dal bavero alzato19.
In particolare nellottobre del 1911 si un allondata di protesta che esplose in tutto il Paese contro la spedizione militare italiana in Libia: come capo della sezione forlivese del partito socialista guid le manifestazioni romagnole e partecip a comizi contro la guerra al fianco di Pietro Nenni. I due furono arrestati il 14 ottobre e immediatamente incarcerati nella Rocca di Ravadino. Il giornale Lotta di classe riport la seguente notizia: Al momento dellarresto nelle tasche di Nenni rinvennero, si dice, una rivoltella; in quelle di Mussolini soltanto molta gloriosa miseria. Prima della sentenza che lo condannava a un anno di reclusione per le proteste,questultimo si rivolse con aria di sfida ai giudici dicendo: Se mi assolverete, mi farete un piacere; se mi condannerete, mi farete un onore20.
Uscito di prigione nellaprile del 1912 (la pena fu dimezzata in appello), si concentr sul congresso del Partito socialista che si sarebbe tenuto a Reggio Emilia nel luglio di quellanno. Le vicende della guerra di Libia, che si rivel completamente diversa dalla facile passeggiata da tutti prospettata, ebbero vaste ripercussioni economiche e sociali sul Paese, aumentando i consensi nei confronti di coloro che, come Mussolini, volevano arrivare in breve tempo alla fine delle ostilit. La sua linea dura trionf al congresso con la vittoria dei massimalisti di Costantino Lazzari, la sconfitta dei moderati di Turati e lallontanamento dei riformisti di Bissolati e Bonomi. Benito Mussolini fu nominato direttore dellAvanti!, organo ufficiale del Partito socialista, grazie al quale continu a perseguire la politica pacifista propria dei socialisti pi rivoluzionari. Agli inizi di agosto del 1914, subito dopo lo scoppio delle ostilit che daranno il via alla Grande Guerra, sulla prima pagina del giornale scrisse: Abbasso la guerra. E sul numero del 22 settembre 1914: Il Partito socialista riafferma altamente lesistenza di una antitesi profonda e insanabile fra guerra e socialismo. Nessuna concessione quindi alla guerra. Ma opposizione recisa e implacabile!.
19Mussolini R., op. cit.
20Citato in De Felice R., Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Einaudi, Torino 1995.

14. E L'INTERVENTISTA
Non era passato neanche un mese dalla sua ultima dichiarazione a favore del pacifismo quando, il 18 ottobre del 1914, sulla prima pagina dellAvanti! apparvero le seguenti parole: Le formule si adattano agli avvenimenti: la realt si muove e con ritmo accelerato. Vogliamo essere, come uomini e come socialisti, gli spettatori inerti di questo dramma grandioso? O non vogliamo esserne, in qualche modo e in qualche senso, i protagonisti?. Con questo articolo, Mussolini si schierava palesemente su posizioni opposte a quelle che aveva tenacemente appoggiato fino a pochi giorni prima: parlava ora di una neutralit non assoluta, ma attiva e operante, e della necessit di una svolta radicale. Questo cambio di idee era in parte dovuto alla volont di allineamento con i partiti socialisti europei, che si erano dichiarati favorevoli al conflitto (Gaetano Salvemini pubblic una lettera sull Avanti! in cui lodava Mussolini per aver salvaguardato lo spirito dellinternazionalismo); in parte, per, era anche frutto della campagna interventista che nazionalisti,militari e industriali stavano portando avanti in tutto il Paese, e che riscuoteva crescenti consensi presso ogni parte politica. Deciso a seguire il nuovo orientamento, Mussolini si convert rapidamente allinterventismo, sostenendo dalle pagine del giornale che una guerra vittoriosa avrebbe accelerato la rivoluzione socialista. 
Non contento, il 20 ottobre 1914 lasci tra mille polemiche la direzione dellAvanti per fondare un nuovo quotidiano, Il Popolo dItalia, che defin socialista e interventista. Il primo numero, pubblicato il 15 novembre dello stesso anno, riportava in prima pagina il motto di Blanqui (Chi ha del ferro ha del pane) e una frase di Napoleone (La rivoluzione  unidea che ho trovato sulle baionette). Larticolo di fondo, intitolato Audacia!, si concludeva con una parola paurosa e fascinatrice: Guerra. Espulso dal partito per le sue posizioni, allinizio del 1915 cre i Fasci dazione rivoluzionaria insieme ai sindacalisti rivoluzionari di Corridoni, considerata allepoca la pi estremistica tra le formazioni interventiste di sinistra. 
La conversione di Mussolini fu considerata dai suoi seguaci un vero e proprio tradimento: Anna Balabanoff lo chiam Giuda e Caino e traditore di una classe21; lamico, nonch futuro fondatore del Partito comunista, Nicola Bombacci, rimase perplesso, limitandosi a rivolgergli accuse generiche dalle pagine del Domani.
Il suo voltafaccia port a un duro scontro allinterno del partito, e fin per dilaniarlo: oltre a essere espulso, Mussolini fu accusato di corruzione, perch avrebbe fondato il nuovo giornale con i soldi del governo francese, favorevole allingresso in guerra dellItalia. Anche se molto probabile, il finanziamento francese non fu mai provato. Lo storico Renzo De Felice, ad esempio, ha sostenuto che Il Popolo dItalia fosse nato grazie al contributo di Filippo Naldi,direttore del Resto del Carlino, personaggio molto vicino al ministro degli Esteri italiano. E alle prime spese del giornale parteciparono sicuramente alcune industrie interessate alla realizzazione di forniture militari, come lAnsaldo, la FIAT la Edison. 
Dismessi i panni del pacifista, la battagliera penna di Mussolini fu messa a disposizione dellintervento militare. Divenne uno dei pi strenui propagandisti della causa alleata, a fianco della quale voleva si schierasse lItalia: un gesto che gli frutt senzaltro la gratitudine di inglesi e francesi (addirittura sembra che degli agenti segreti russi si incontrarono con lui per fargli organizzare un casus belli alla frontiera tra Italia e Austria, in cambio di un milione di franchi22).
La sua volont di vedere il Paese in guerra divenne incrollabile, soprattutto quando la questione dellirredentismo si trasform anche per lui in una priorit, al punto di arrivare a dire al riguardo: A una condizione potr tacere, se mi prendo una pallottola in fronte!23).
21Balabanoff A., Ricordi di una socialista, Donatello De Luigi, Roma 1946.
22Cfr. Gazzetta del Popolo, 21 giugno 1959.
23Cfr. Alazard J., LItalie et le conflit europen, Librairie Alcan, Parigi 1916.

15. ARMIAMOCI E PARTITE
Allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo il suo repentino passaggio alla causa interventista, per corroborare quanto ormai andava predicando, il 24 maggio 1915 Mussolini fece domanda per essere riarruolato, ma fu rifiutato perch era oramai imminente la chiamata alle armi della sua classe, quella del 1883. Nel frattempo,per, la maggior parte degli interventisti, tra cui Corridoni e i suoi sindacalisti, erano gi partiti per il fronte come volontari. Riuscirono ad arruolarsi persino il sessantenne socialista Bissolati e il fondatore del futurismo, Marinetti. Con Mussolini ancora a casa, la stampa neutrale e radicale si accan contro di lui, attaccandolo in ogni occasione e facendolo oggetto di una feroce satira, arrivando ad attribuirgli la famosa frase: Armiamoci e partite. Il futuro duce, disperato, scrisse una lettera al repubblicano Barzilai il 26 luglio 1915 in cui diceva: Migliaia e migliaia di interventisti hanno fatto il loro dovere arruolandosi come volontari, ma tutti guardano a Mussolini e lassenza di Mussolini dal fronte danneggia la reputazione morale degli interventisti. Sar costretto ad arruolarmi in Francia?.
Finalmente il 31 agosto di quello stesso anno la sua classe fu richiamata e Benito venne inviato, come soldato semplice dell11 reggimento bersaglieri, sul fronte dellalto Isonzo. Tornato in prima linea nel febbraio del 1916, dopo una breve convalescenza, venne nominato caporale con la seguente motivazione: Per lattivit sua esemplare, lalto spirito bersaglieresco e serenit danimo, primo sempre in ogni impresa di lavoro e di ardimento, zelante e scrupoloso nelladempimento dei suoi doveri24.
A luglio, sempre del 1916, fu promosso caporal maggiore e nel febbraio del 1917 sergente di squadra.
Al fronte Mussolini studi le personalit e gli atteggiamenti dei suoi commilitoni, il loro modo di affrontare le privazioni e i disagi della guerra, arrivando a definire il suo reparto il reggimento italiano per eccellenza perch vi erano rappresentate tutte le regioni. Quando il comando dell11 bersaglieri gli chiese di tenere il diario storico dellunit, per, rifiut la proposta: gli pareva un compito non attivo e poco coraggioso. Tenne comunque un diario di guerra,che verr pubblicato a puntate su Il Popolo dItalia.
Il futuro duce partecip a tutte le operazioni militari del suo reparto,ma lunica ricordata con dovizia di particolari  raccontata nella sua biografia scritta da Margherita Sarfatti, Dux: una notte lanci una granata contro un gruppo di soldati austriaci che stava fumando sullorlo della propria trincea, provocando la morte di cinque uomini e ferendone molti altri. Al capitano che lo aveva rimproverato di troppa crudelt, Mussolini avrebbe risposto: Allora andiamo tutti a spasso in Galleria, che  meglio!. Congedato il 23 febbraio del 1917, riprese il suo posto al giornale.
Nonostante il fatto che, come abbiamo visto, Mussolini fosse stato richiamato al fronte, dopo la guerra prefer farsi passare per volontario. Verr addirittura nominato presidente onorario dellassociazione dei volontari di guerra e menzionato insieme a Corridoni nellEnciclopedia italiana (detta Treccani dal nome del suo finanziatore, un industriale tessile) come esempio di volontarismo rivoluzionario.
24Dalla cartella personale di B. Mussolini presso lArchivio del ministero della Guerra, riportato in: Chessa P., op. cit.

16. HO VISTO LA TRAGEDIA
Come abbiamo gi accennato nel quinto capitolo, a pochi mesi dalla sua partenza per la guerra Mussolini contrasse al fronte una forma di febbre paratifoide che costrinse le autorit mediche a rimandarlo a Milano per la convalescenza. Dal letto dospedale, per, approfitt per provare a sistemare la sua ingarbugliata situazione familiare, sposando Rachele con rito civile il 16 dicembre e riconoscendo il figlio Benito Albino, avuto da Ida Dalser, l11 gennaio del 1916. Il suo ricovero, accompagnato dai continui litigi delle due donne che, in sua presenza, venivano alle mani dichiarandosi ognuna la moglie legittima, dur un paio di mesi. Una volta guarito, fu rispedito in prima linea nel febbraio del 1916.
Divenuto da poco sergente, durante unesercitazione sul Carso il 23 febbraio 1917, fu ferito gravemente dallo scoppio di un mortaio lanciagranate che provoc la morte di cinque commilitoni. La sua cartella clinica del 24 febbraio riportava: Mussolini presenta ferite multiple: alla regione frontale; al 3 superiore della faccia anteriore del braccio destro; alla regione dorsale della mano sinistra; agli arti inferiori. Questi ultimi sono i maggiormente colpiti per la penetrazione di numerose piccole schegge. Ho visto la tragedia25, ripeteva in continuazione mentre la barella lo portava via, verso una lunghissima convalescenza: quando la notizia si diffuse, a guadagnarne fu la sua immagine, mitizzata e rilanciata dal punto di vista politico. 
Il giornale di Mussolini, Il Popolo dItalia, costru intorno al suo direttore la leggenda del condottiero ferito da ben quarantatr schegge (conficcate nella carne come le frecce di san Sebastiano, scriver la Sarfatti nella sua biografia). Lo stesso Mussolini, che rischi comunque di perdere la gamba, tir i fili di questa rappresentazione,a partire dalle fotografie che lo ritraevano bendato in barella e appoggiato alle stampelle in un corridoio dospedale. Il coup de thtre finale fu lincontro con re Vittorio Emanuele il 7 marzo: trovandoselo davanti mentre visitava i feriti al fronte, il sovrano lo salut chiedendogli come stava. La stampa enfatizz lepisodio profetizzando i futuri successi politici del bersagliere ex socialista.
Ad aprile Mussolini fu trasferito in un ospedale di Milano, e in giugno venne dimesso e poi congedato perch ritenuto non idoneo al servizio. Ripreso il suo posto a Il Popolo dItalia, continu ad appoggiare la guerra dalle prime pagine del giornale, soprattutto dopo la disfatta di Caporetto. 
Il Paese comp uno sforzo straordinario a sostegno del proprio esercito, e lAustria arriv a chiedere larmistizio il 4 novembre del 1918. Ma la guerra cost allItalia pi di seicentomila vite e apr al periodo pi nero della nostra storia.
25Cit.

17. GANGSTER STORY
Posso fare il muratore: sono bravissimo. Oppure posso girare il mondo con il mio violino: magnifico mestiere, il rapsodo errante!26, consider uno sconsolato Mussolini quando si profil sempre pi certa la sua cocente sconfitta alle elezioni politiche del novembre1919, con la vittoria dei socialisti e del Partito popolare di don Sturzo. Nonostante le premesse e la presenza in lista di nomi prestigiosi come Arturo Toscanini e Filippo Tommaso Marinetti, i fascisti non conquistarono alcun seggio e Mussolini a Milano raccolse solo 5000 voti contro i 180.000 di Turati: cera di che demoralizzarsi,anche perch il movimento, alla fine dellanno, contava solo 31 gruppi attivi per un totale di 870 iscritti. 
Eppure, dopo lannuncio sulle pagine de Il Popolo dItalia della riunione del 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, Mussolini aveva riscosso un discreto consenso. Il giorno della riunione, gli intervenuti lo ascoltarono esporre il cosiddetto Programma di San Sepolcro, che sanciva la nascita dei Fasci di combattimento,nuclei iniziali del futuro Partito nazionale fascista (PNF). Personalit come Italo Balbo, Emilio De Bono, Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi, Manlio Morgagni, Filippo Tommaso Marinetti, Francesco Angiolini applaudirono entusiasti Mussolini che annunciava: Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente27. Accanto a loro cerano nazionalisti, ex arditi, futuristi, massoni, sindacalisti rivoluzionari, anarchici, repubblicani e pure qualche socialista. Ma la loro provenienza poco importava: lo scopo principale dei Fasci di combattimento era quello di fermare le attivit di stampo bolscevico e di creare una terza via, capace di opporsi agli altri due grandi pericoli, quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra.
I primi aderenti ai fasci furono chiamati appunto sansepolcristie si fregiarono di una fascia giallorossa (i colori della Capitale) per distinguersi dagli squadristi semplici, che invece portavano solo una striscia rossa al polso della camicia nera. Anche la scelta di Mussolini del simbolo, il fascio littorio, era un chiaro riferimento alla Citt Eterna, a simboleggiare lunione ideale fra la Roma antica e quella nuova che avrebbe dovuto risorgere sui sette colli. Il 24 marzo Mussolini pubblic su Il Popolo dItalia il Programma di San Sepolcro, seguito, il 9 giugno, dal Manifesto dei Fasci italiani di combattimento, in cui proclamava il superamento dei partiti politici e avanzava alcune proposte di riforma politica e sociale (che in realt furono messe in atto, e solo in parte, durante la Repubblica di Sal). Mussolini stabil a Milano la prima sede dei Fasci di combattimento, nei locali dellassociazione lombarda degli industriali messi a disposizione dal suo presidente, il massone Cesare Goldmann.
Che fossero molti o pochi ad avere risposto alla chiamata di piazza San Sepolcro, in seguito tantissimi rivendicarono di avere presenziato a quella prima adunata, alla ricerca del riconoscimento ufficiale che spettava a chi aveva aderito fin dalla prima ora al Partito fascista: anche questa  una tendenza tristemente italiana.
26Sarfatti M., op. cit.
27Collier R., op. cit.

18. MAMANO O NON MAMANO?
Nel maggio del 1920, nel pieno della crisi che port alla caduta di Nitti e alla formazione dellennesimo governo Giolitti, il congresso del Partito fascista decret la completa svolta a destra del movimento e, di conseguenza, gi allora molti fasci persero i loro membri iniziali, quasi tutti di origine socialista, anarchica e repubblicana. Al posto di questi uomini di sinistra cominciarono ad affluire elementi nuovi, come studenti, borghesi ed ex combattenti, che trovavano nella confusa ideologia del fascismo lo strumento pi adatto per realizzare le proprie aspirazioni. Ma chi erano gli squadristi e qual era il loro compito? I componenti delle squadre dazione erano interpreti ed esecutori della violenza fascista, coloro che nel movimento rappresentavano lazione, che si battevano contro i rossi. Erano le guardie armate delleversione fascista, e saranno loro i veri protagonisti fino alla marcia su Roma. Ricordava Mussolini nel suo Diario di guerra, uscito a puntate su Il Popolo dItalia a partire dal 1917: Cerano in complesso alcune centinaia di uomini, divisi in squadre comandate da ufficiali e naturalmente tutti obbedivano a me. Io ero una specie di capo di questo piccolo esercito.
Lordine di costituire le squadre nei vari fasci locali fu da lui impartito nel novembre del 1921: ogni squadra faceva capo a un fascista della prima ora, che assunse il titolo di ras, come i capi trib abissini, con poteri assoluti non solo allinterno del gruppo, ma anche della citt e del territorio. Fu sempre Mussolini a Bologna a enunciare il manifesto dello squadrismo (poi riportato anche ne La mia vita): 
E per quanto si possa deplorare la violenza,  evidente che noi, per imporre le nostre idee ai cervelli, dobbiamo a suon di randellate toccare i crani refrattari. [] Noi siamo violenti tutte le volte che  necessario esserlo. Ma vi dico subito che bisogna conservare alla violenza necessaria del Fascismo una linea, uno stile nettamente aristocratico o, se meglio vi piace, chirurgico.
Nonostante queste parole e gli indubbi vantaggi che ricevette dalloperato degli squadristi, durante gli anni che precedettero la sua ascesa al potere Mussolini si trov spesso in contrasto con loro, talvolta non riuscendo a controllarli. Le squadre fasciste entrarono cos in azione contro i socialisti, soprattutto in Emilia e in Toscana, tollerate dalle autorit di Pubblica sicurezza e dallesercito. Allo stesso tempo, per, Mussolini non poteva non tenere in considerazione le aspettative dei ras, che ormai erano diventati personaggi pi influenti degli stessi organi dello Stato, e che consideravano il duce troppo legalitario, perch vicino in quel 1921 alle posizioni democratiche di Giolitti.
Quando Mussolini parl per la prima volta alla Camera, il 21 giugno dello stesso anno, era seduto in alto, nellultimo scranno di destra, separato dagli altri deputati, come un avvoltoio accovacciato su una rupe, come ricorda Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni (Mondadori, Milano 2002): Vi dichiaro subito che il mio sar un discorso di destra. Sar un discorso reazionario, perch sono antiparlamentare, antidemocratico, antisocialista. Ed essendo antisocialista, risolutamente sono antigiolittiano. Lo stato deve essere ridotto alla forma pi semplice. Parole dure che servirono a imbonire le frange pi estreme del suo movimento, ma subito smentite dalladesione di Mussolini al patto di pacificazione con i socialisti e dalla sua dichiarazione:  tutto un crescendo di efferatezze; in questo sangue affoga, deve affogare lestremismo italiano, miscuglio ripugnante di ingenui, di ciarlatani e di delinquenti. [] Difender con tutte le mie forze questo trattato di pace, il quale, a mio avviso, assurge allimportanza di un avvenimento storico, anche per la sua particolarit senza precedenti28.
Il 2 agosto 1921 i ras padani, con alla testa i deputati Grandi, Farinacci e Balbo, si ribellarono al duce, non essendo disposti a smobilitare le bande, perch senza pi la possibilit di dare bastonate,somministrare olio di ricino, lanciare bombe e compiere azioni punitive, il fascismo ufficiale  belle liquidato, come riport Il Corriere dItalia. Mussolini reag dimettendosi dal comitato esecutivo dei Fasci, ma presto si rese conto di non potere fare a meno dellappoggio dei ras. Allo stesso tempo gli squadristi compresero che senza Mussolini erano fuori dal gioco politico. Al congresso del Partito fascista, tenutosi a Roma nel novembre del 1921, un abbraccio tra lui e Grandi sanc la ritrovata unit e il fascismo da movimento si organizz in partito, con oltre 1300 Fasci e 218.000 iscritti.
28Alfieri D.  Freddi L., Mostra della rivoluzione fascista, Istituto Arti Grafiche, Bergamo 1933.

19. IL DUCE E IL VATE
Sono gli ultimi caduti della grande guerra e, come gli altri, non invano! Il tricolore italiano li saluta, terra italiana li copre. Le loro fosse sono una testimonianza che cancella ogni divisione. I morti del Carnaro, regolari e irregolari, attestano che Fiume e lItalia sono la stessa cosa, la stessa carne,la stessa anima e che linchiostro opaco delle diplomazie non riuscir mai a disgiungere ci che fu sigillato per sempre dal sangue. Gloria alla legione dei Ronchi, al suo Duce (Gabriele DAnnunzio), ai suoi vivi che tornano e ai suoi Morti che non tornano pi. 
Cos il 5 gennaio 1921 Mussolini onorava, dalle pagine de Il Popolo dItalia, i caduti della legione di Ronchi, con uno degli articoli pi fervidi che abbia mai scritto.
Limpresa di Fiume era finita. Lesercito italiano si era lanciato allattacco della citt e aveva sparso il sangue italiano dei legionari di DAnnunzio. Il poeta se ne and dopo sedici mesi in cui aveva tenuto viva lanima italiana della citt istriana, impedendo che venissero applicati i termini del trattato di Rapallo, secondo i quali Fiume doveva essere libera. Ma il tempo dellazione non era finito e su questo punto Mussolini e DAnnunzio si intendevano alla perfezione.
I due tenevano una fitta corrispondenza fin dal 1919, da quando il poeta-soldato aveva visto nel rampante giornalista chi poteva appoggiarlo nel suo intento: non accettare le clausole del trattato di Versailles, che concedevano meno di quanto lItalia sentiva di aver guadagnato sul campo di battaglia. Al grido di vittoria mutilata, DAnnunzio guid i suoi uomini a Fiume e proclam la Repubblicadel Carnaro. Dal canto suo, Mussolini us Il Popolo dItalia per appoggiarlo incondizionatamente, avviando una sottoscrizione pubblica per finanziare limpresa del Vate, raccogliendo quasi tre milioni di lire. Una parte cospicua di questo denaro non fu per consegnata a DAnnunzio ma  a quanto riportava De Felice in Mussolini il fascista. I. (Einaudi, Torino 1995)  usata per finanziare le elezioni politiche del 1921 e supportare le squadre dazione. Di fronte alle accuse di appropriazione indebita rivolte a Mussolini, DAnnunzio gli invi una lettera nella quale approvava lutilizzo che era stato fatto dei soldi, giustificandolo cos di fronte allopinione pubblica.
Eppure la loro collaborazione non si limit a questo: i due continuarono a tenersi in contatto per organizzare un piano di rivolta armata guidata dallo stesso DAnnunzio. Scopo: dichiarare decadutala monarchia e assumere il potere con un triumvirato, impresa da compiere non prima della primavera del 1921. Poi per non se ne fece niente e ben presto, come vedremo meglio, si arriv alla marcia su Roma e al conseguente incarico di governo. A DAnnunzio, che si era gi iscritto al partito nel fascio di combattimento di Fiume, non rest che inviare al neopresidente un telegramma di congratulazioni. Da quel momento il Vate sar a fianco di Mussolini, ma la sua importanza per il regime, cos rilevante dal punto di vista simbolico, diventer sempre pi ininfluente dal punto di vista politico. Nel 1924, con Fiume finalmente italiana, DAnnunzio venne insignito del titolo nobiliare di principe di Montenevoso, e si ritir a vita privata nella villa del Cargnacco, a Gardone Riviera, sul lago di Garda.
Il 24 maggio 1925, decennale dellentrata in guerra dellItalia, Mussolini si rec finalmente in visita dal poeta, annunciandosi cos: Arriver domattina. Attendimi semplicemente e non disturbarti a venirmi incontro. Il Vate gli rispose immediatamente: Ti aspetto. Ti mando la mia macchina rossa che ti porter al Vittoriale29. Lincontro serv per sancire la funzione di DAnnunzio nel nuovo corso dellItalia fascista: il duce avrebbe avuto il suo Vate e il Vate sarebbe stato finanziato nei suoi vizi e omaggiato e sostenuto dal regime, non solo con la conferma del titolo nobiliare, ma anche con la nomina a presidente dellAccademia dItalia dopo la morte di Guglielmo Marconi, e la pubblicazione di tutte le sue opere da parte di un istituto nazionale.
Ma Mussolini stimava davvero DAnnunzio? Probabilmente no: scrittore famoso, soldato eroico pluridecorato, negli anni che seguirono la fine della prima guerra mondiale fu sicuramente il puntodi riferimento delle forze conservatrici italiane, che videro in lui, prima che nel futuro duce, luomo forte su cui puntare. La sua popolarit raggiunse lapice tra fascisti, nazionalisti e conservatori durante le giornate di Fiume, dove nacque tra laltro lidea della marcia su Roma. Fu lui a creare gli slogan e le insegne che il fascismo far proprie, come lEia, Eia, Alal e il saluto romano; sempre lui a far sentire il suo sdegno in occasione del delitto Matteotti, e a manifestare la sua avversione nei riguardi di Hitler, anche se in toni sempre pacati e solo attraverso missive indirizzate privatamente a Mussolini.
Ma il poeta, dal canto suo, non si riprese mai dallinsuccesso dellimpresa fiumana: prefer ritirarsi completamente dalla vita politicadel Paese e rinchiudersi tra i suoi ricordi nel Vittoriale. Mussolini si liber cos di un personaggio carismatico e ingombrante, al quale non fece mancare i solenni funerali di Stato, quando spir il primo marzo 1938.
29Chessa P., op. cit.

20. O ROMA O MORTE
Io ho comandato da Milano. [] In quella sera di ottobre, per ingannare tutto il mondo, io ero in teatro. Ricordo ancora che si rappresentava Il cigno di Molnar30: la sera di cui parlava qui Mussolini al giornalista Ludwig era quella del 27 ottobre 1922, data stabilita dal quartier generale fascista per linsurrezione armata.
In quel giorno, a Napoli, si era concluso il congresso del Partito fascista e migliaia di camicie nere, provenienti da tutta Italia, si erano radunate in piazza del Plebiscito, pronte a marciare su Roma. Mussolini le aveva incontrate nella citt partenopea il 24 ottobre, indossando anche lui la camicia nera, abbellita da una fascia giallorossa dordinanza. Poi era ripartito per Milano, in attesa degli eventi. Fino allultimo momento continu a negoziare con Giolitti la formazione di un governo di coalizione, anche se la sua intenzione era quella di tergiversare mentre le camicie nere si avvicinavano alla periferia della Capitale, obbligando lesecutivo a fare intervenire lesercito e, nel caso fosse stato versato del sangue,ad assumersi la responsabilit della guerra civile. 
Il governo guidato da Facta avrebbe avuto la forza di assumersi questa responsabilit? Si trattava di giocare dazzardo e Mussolini lo fece, tirando il dado e attraversando il Rubicone. 
Il 27 ottobre le squadre fasciste si misero in movimento in tutta lItalia settentrionale e centrale. Durante la notte cominciarono ad arrivare notizie delloccupazione di stazioni ferroviarie, uffici telefonici e postali, prefetture e caserme. Intanto a Milano Mussolini si era barricato nella sede del giornale e, come spiega ancora Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni, da l dirigeva le operazioni: Originale ubicazione di combattimento. Anche con la strategia moderna, seicento chilometri di distanza dal grosso che si batte sono effettivamente molti. Ma, in compenso, Milano ha il vantaggio di essere a pochi chilometri dalla frontiera svizzera.
Il 28 mattina Facta and dal re per ottenere lintervento dellesercito e sancire lo stato dassedio. Vittorio Emanuele non firm il decreto e il primo ministro diede le dimissioni. Su Roma cadeva da ore una pioggia incessante, che imped alle squadre dazione di occupare i luoghi previsti per il concentramento delle camicie nere. La paura che lesercito potesse intervenire aveva scoraggiato molti fascisti, che stavano prendendo in considerazione lidea di ritirarsi di buon ordine. Quando si sparse la voce che il re non aveva firmato lo stato dassedio e aveva affidato a Mussolini lincarico di formare il nuovo governo, un sospiro di sollievo attravers le fila degli squadristi, ma per tutto il giorno nessuno si mosse. 
Il pomeriggio del 29 ottobre Mussolini ricevette una telefonata urgente dal Quirinale. Il generale Cittadini, primo aiutante di campo di Sua Maest, gli chiese di recarsi a Roma perch Vittorio Emanuele voleva incaricarlo di formare un ministero. Ringraziai il generale Cittadini per la sua cortesia, ma gli chiesi di farmi la stessa comunicazione per telegramma. Si sa che il telefono pu giocare a volte brutti scherzi, ricord Mussolini nella sua autobiografia La mia vita e, poche ore dopo, venne accontentato.
La prima cosa che fece fu lasciare la direzione del giornale, ufficializzando le dimissioni con una dichiarazione pubblicata il primo novembre: Da oggi la direzione del Popolo dItalia  affidata ad Arnaldo Mussolini. Ringrazio e saluto con cuore fraterno,redattori, collaboratori, corrispondenti, impiegati, operai, tutti insomma coloro che hanno lavorato assiduamente e fedelmente con me per la vita di questo giornale e le fortune della Patria. Mussolini, Roma, 30 ottobre 1922.
Andarsene da Milano fu doloroso, ma non era tempo di sentimentalismi.La notizia della sua partenza fece il giro dItalia: in ogni stazione in cui si fermava il treno, fascisti e semplici cittadini, nonostante la pioggia battente, accorsero a salutarlo per manifestargli il proprio favore.
Sceso a Santa Marinella, a settanta chilometri da Roma, pass in rassegna le camicie nere e organizz le formalit per lingresso nella Capitale. Ero allora vittorioso e a Roma! Stroncai allistante tutte le dimostrazioni in mio onore non necessarie. Diedi ordine che non si tenesse un solo corteo senza permesso del comando generale fascista. Era necessario dare a tutti, fin dal primo momento, un duro e rigido senso di disciplina in linea con il regime che avevo concepito. 
Le camicie nere avrebbero dovuto portare Mussolini a Roma per dargli il potere, ma fu invece Mussolini, una volta ottenuto lincarico di formare il governo, a portare a Roma le camicie nere.
30Ludwig E., Colloqui con Mussolini, Mondadori, Milano 1932.

21. VOLEVA ESSERE NAPOLEONE, DIVENTER NERONE
Sai cosa dicono di me: Prima voleva essere Napoleone, ora vuole essere Cesare e non gli basta. Andando di seguito diventer Nerone, si lamenter Mussolini con Claretta Petacci il 20 novembre1937.
Imperatore e re non lo fu mai, e non appicc fisicamente fuoco a Roma, anche se la lasci sotto lattacco dagli aerei alleati, ma sicuramente occup quasi tutte le possibili cariche istituzionali. Come abbiamo visto, la sua ascesa verso il potere era iniziata da molto lontano, soprattutto se pensiamo a quali posizioni arriv a occupare dopo la marcia su Roma, quando il 29 ottobre 1922 ricevette dal re lincarico di formare il nuovo governo. Ottenuta la fiducia e diventato presidente del Consiglio, ebbe pieni poteri in ambito economico e amministrativo, al fine di ristabilire lordine.  necessario e urgente far rientrare nella legalit, conservandone lo spirito e lardimento, le squadre dazione e costituire i primi nuclei scelti che si chiameranno Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, sotto la mia diretta dipendenza31, fu lidea esposta dal duce durante la riunione di partito del 15 dicembre 1922, tenutasi in una delle sale del Grand Hotel di Roma. 
Una volta conclusa la vittoriosa marcia su Roma e rispedite a casa con difficolt le camicie nere che vi avevano preso parte, Mussolini aveva compreso che, per normalizzare la situazione, bisognava liberarsi del pericolo che le squadre dazione fasciste ancora rappresentavano. Ormai il potere era stato conquistato e la violenza e la capacit di incutere terrore non servivano pi, anzi erano diventate dannose per chi, in qualit di neopresidente del Consiglio, doveva ora dimostrare di essere in grado di controllare il Paese. Come riuscirci dando contemporaneamente ai propri sostenitori della prima ora limpressione di premiarli per quanto avevano fatto?
La soluzione fu di inquadrarli in un corpo militare, una specie di esercito privato che avesse anche compiti di polizia, ma rispondesse prima a Mussolini e poi alla nazione. Con il regolamento di disciplina del 12 gennaio 1923, il Gran Consiglio del Fascismo sciolse le squadre dazione e ne ordin il passaggio a Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN).
Il governo di Mussolini  divenuto a partire dallinizio del 1925 una dittatura a tutti gli effetti  rimarr in carica dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, per un totale di venti anni, otto mesi e venticinque giorni. In questo periodo, il duce ricopr anche le cariche ad interim di ministro dellAeronautica (due volte), degli Affari Esteri (tre), dellAfrica Italiana, delle Colonie (due), delle Corporazioni (due), della Guerra (due), dellInterno (due), dei Lavori Pubblici e della Marina (due). Detenne alcuni di questi dicasteri anche per dieci anni consecutivi, come quelli dellAeronautica e della Marina,entrambi dal 1933 al 1943. Il record furono i diciassette anni in cui fu titolare del ministero dellInterno, dal 1926 al 1943.
Il massimo lo raggiunse il 12 settembre 1929, quando, oltre alla carica di primo ministro, detenne contemporaneamente quella di ministro di: Aeronautica, Affari Esteri, Colonie, Corporazioni, Guerra, Interno, Lavori Pubblici e Marina. Nel frattempo, con la legge n. 2300 del 24 dicembre 1925, la dizione Presidente del Consiglio era stata mutata in Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, nominato e revocato solo dal re, cui rispondeva esclusivamente.
Quando il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo vot lordine del giorno presentato da Dino Grandi, esautorando Mussolini dai suoi incarichi di governo, il re lo fece arrestare e nomin nuovo presidente del Consiglio il maresciallo Pietro Badoglio. 
E poi, come vedremo meglio nel corso del libro, quando Mussolini fond la Repubblica di Sal (il Manifesto di Verona parlava di Duce della Repubblica, ma la figura di un presidente fu sempre vacante), in realt ricopr la carica di capo del Governo e quella di ministro degli Esteri, le ultime prima di trovare la morte.
31De Felice R., Mussolini il fascista. I. La conquista del potere (1921-1925), Torino 1995.

22. I DUE MARESCIALLI
A chi gli chiedeva perch non si recasse mai dal re in uniforme, Mussolini rispondeva: Sono andato da lui la prima volta in borghese. Continuer a vedermi vestito cos!32.
Tutto cominci la mattina del 30 ottobre 1922, quando si present al re in camicia nera, rigido e impacciato, con il braccio destro alzato nel saluto romano, declamando la storica frase: Porto a Vostra Maest lItalia di Vittorio Veneto riconsacrata dalla nuova vittoria. Alcuni sostengono invece che, molto meno prosaicamente,abbia detto: Perdoni la mia mise, ma vengo dalla battaglia33. 
Quali che siano state le sue parole, il re ne trasse comunque unimpressione positiva, ritenendolo un uomo serio, con la voglia di fare bene34, e gli concesse lincarico di formare il nuovo governo di coalizione. La stessa sera, questa volta indossando redingotee cappello a cilindro, ritorn dal sovrano con la lista dei ministri. Nasceva quel giorno una sorta di diarchia, che avrebbe contraddistinto lItalia per i seguenti ventanni, sfociando in un palese conflitto nel periodo precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Mussolini, pur non amando inizialmente la monarchia, prov sempre una forma di rispetto nei confronti di Vittorio Emanuele, che per non gli imped mai di prendere decisioni con le quali il sovrano spesso non si trovava daccordo. Allo stesso tempo il re, di formazione liberale, pur non approvando molte delle decisioni del duce, le accettava passivamente e firmava ogni legge e decreto che gli venivano sottoposti: i due casi pi eclatanti furono la promulgazione delle leggi razziali e lentrata in guerra a fianco della Germania, cui non solo tutta la famiglia reale, ma anche la maggior parte dei generali non erano favorevoli. 
Il re fu contrario anche allintroduzione del saluto romano, alle nuove onorificenze fasciste, alle cerimonie e alle manifestazioni che rafforzavano il potere del duce a scapito proprio, ma la sua disapprovazione si limit a qualche blanda protesta verbale che non fu mai resa pubblica. Venutone comunque a conoscenza, Mussolini ne risultava infastidito, paventando spesso lidea di abolire listituto monarchico o di sostituire ai Savoia il ramo cadetto degli Aosta, allinterno del quale godeva di una certa simpatia, soprattutto da parte del duca Amedeo e del fratello Aimone. Ma la monarchia era un elemento moderatore rispetto alle frange pi estreme del fascismo,e fu anche per questo che decise di salvaguardarla.
Il momento pi critico del rapporto tra i due si raggiunse nel 1938, prima con la visita ufficiale di Hitler in Italia e poi con lautonomina di Mussolini a primo maresciallo dellImpero. Il re era di tradizioni familiari profondamente antitedesche, mentre Hitler era assolutamente antimonarchico: i due si detestavano cordialmente e il Fhrer, in quella occasione, sugger al suo pari italiano di abolire il regno. Quando poi Mussolini promulg la legge che creava due primi marescialli dellImpero e che quindi lo parificava al re, Vittorio Emanuele diede in escandescenze, ritenendo la situazione insostenibile, al punto di meditare labdicazione nei confronti del figlio Umberto.
Mussolini non ebbe buoni rapporti neppure con il principe ereditario, che non gli perdonava la sorveglianza cui era sottoposto da parte dellONB, la polizia segreta fascista, responsabile di mettere in giro anche delle voci sulla sua presunta omosessualit, le sue infedelt coniugali e lincapacit di avere un erede. Il fatto che la moglie di Umberto, Maria Jos del Belgio, fosse una convinta antifascista e antinazista non fece che peggiorare i loro rapporti. 
Solo un mese prima del famigerato 25 luglio 1943, il re aveva confidato al suo aiutante di campo, il generale Puntoni, dopo un incontro con il dittatore: Eppure quelluomo ha una gran testa. E, sempre a Puntoni, ancora il 22 luglio diceva: Ho tentato di far capire al Duce che ormai soltanto la sua persona si frappone a una definizione netta della nostra situazione militare. Non ha capito o non ha voluto capire.  come se avessi parlato al vento35.
Nonostante la loro ostilit, tuttavia, Vittorio Emanuele fin per accettare il titolo di imperatore che Mussolini gli offr dopo la conquista dellEtiopia, cos come il duce, dopo avere rifiutato nel 1923 il titolo di duca, fu felice di ricevere lanno seguente il collare dellAnnunziata, la massima onorificenza di casa Savoia, che lo innalzava al titolo di cugino del re.
32Navarra Q., Memorie del cameriere di Mussolini, Longanesi, Milano 1946.
33Monelli P., Mussolini piccolo borghese, Garzanti, Milano 1950.
34DAroma N., Ventanni insieme, Cappelli, Bologna 1957.
35Cit.

23. LONOREVOLE DEVE MORIRE
Il 6 aprile 1924, in un clima di violenze e tensione, si svolsero le elezioni con una nuova legge maggioritaria, e Mussolini presiedeva un listone di forze governative che vinse a mani basse anche grazie al nuovo sistema. La seduta inaugurale del nuovo governo ebbe luogo il 24 maggio 1924 e il dibattito intorno al discorso dinsediamento si protrasse per alcuni giorni, senza particolari incidenti. Il 30 maggio, per, prese la parola il deputato Giacomo Matteotti, segretario del Partito socialista, che pronunci una dura condanna delle violenze squadriste e denunci le modalit di svolgimento delle elezioni perch falsificate. I fascisti, dentro e fuori laula, reagirono violentemente e lo stesso Mussolini and su tutte le furie. La richiesta di annullare le elezioni mandava in fumo il suo tentativo di costituire un governo di larghe intese. Matteotti, inoltre, mostrava di essere a conoscenza di particolari compromettenti che avrebbero potuto danneggiare la classe dirigente fascista. 
Il 10 giugno, alle quattro del pomeriggio, appena uscito dalla sua residenza romana, il segretario socialista fu aggredito da cinque uomini e trascinato a forza in unauto che si allontan a tutta velocit. Il rapimento suscit sgomento negli ambienti politici antifascisti e nellopinione pubblica democratica. Lo stesso Mussolini il 12 giugno alla Camera ne condann la scomparsa promettendo giustizia, senza per convincere gli oppositori, che abbandonarono laula, dando lavvio alla cosiddetta secessione dellAventino.
Le indagini portarono allarresto di Dumini e dei suoi complici,appartenenti a una sorta di polizia interna al partito, chiamata Ceka fascista. Quando in agosto fu trovato il cadavere di Matteotti,semisepolto a pochi chilometri da Roma, le polemiche si riacutizzarono, mettendo fortemente in crisi la sopravvivenza del governo Mussolini, cui il re pens di togliere la fiducia. Ma lassenza dellopposizione, lindecisione di Vittorio Emanuele e la mancanza di proteste per le strade fecero il gioco dei fascisti. Il 3 gennaio 1925 il duce, con un discorso alla Camera, si assunse da solo la responsabilit politica, morale e storica di quanto avvenuto: se il Fascismo  stata una associazione a delinquere, io sono il capo di una associazione a delinquere.
Ancora oggi non si sa con certezza chi fu il mandante del delitto. Gi allepoca ci furono coloro che indicarono Mussolini come il responsabile, ma furono avanzate anche ipotesi diverse che escludevan4oil suo ordine diretto. Il giornalista Carlo Silvestri, accusatore fin dalla prima ora di Mussolini dalle pagine del Corriere della Sera, rivide le sue convinzioni nel secondo dopoguerra. Anche la vedova di Matteotti, Velia Ruffo, non sospett direttamente di Mussolini. Nelle settimane che seguirono il delitto, la principale preoccupazione del duce era quella delle conseguenze che la notizi aavrebbe potuto avere allestero, dove per la sua reputazione non ne ebbe troppo a risentire. La stessa stampa inglese ritenne che il delitto Matteotti fosse frutto di qualche gruppo fascista che aveva agito autonomamente e senza alcun ordine venuto dallalto36. 
Fatto sta che, anche se lo ritenne la pi grande tragedia della mia vita (lo disse nella sua autobiografia), in realt il delitto Matteotti segn un punto di svolta in senso autoritario, come confermer anche lintroduzione di quelle leggi fascistissime che portarono definitivamente alla dittatura.
Un altro famoso delitto politico di cui il duce venne ritenuto il mandante fu quello dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, fondatori del socialismo liberale. Spediti al confino verso la fine degli anni Venti, i due si stabilirono a Parigi, dove continuarono la loro attivit politica antifascista. Nel 1929, insieme a Lussu, Nitti e Salvemini, fondarono il movimento Giustizia e Libert. Contrari al bolscevismo e allo stalinismo e in aperta polemica con Togliatti, aderirono alla concentrazione antifascista, unione di tutte le forze antifasciste non comuniste. Furono assassinati il 9 giugno 1937 a Bagnoles-delOrne, da un gruppo locale di estrema destra. 
36Vedi Berselli A., Lopinione pubblica inglese e lavvento del fascismo, Franco Angeli, Milano 1971.

24. I-TALIANI!
Mussolini fu un grande oratore. Ne aveva tutte le qualit: la voce, inconfondibile, era grave con qualche tono metallico, il gesto secco e imperioso, lo sguardo magnetico. A queste si aggiungevano la capacit di improvvisare, secondo gli umori della folla che lo ascoltava, e la prontezza nel replicare alle domande o ai commenti che venivano dal pubblico. Nei frangenti pi drammatici sapeva trovare la battuta efficace e lapidaria, prediligendo le frasi a effetto e sfruttando il sentimento popolare.
Coniava slogan facili da tenere a mente e a volte cos azzeccati da entrare a far parte del patrimonio collettivo. La sua retorica non aveva bisogno di logica, asservita piuttosto a unenfasi ben utilizzata.
Mussolini era perfettamente consapevole di quanto la parola fosse importante in politica. Al giornalista americano Ludwig confid:La potenza della parola ha un valore inestimabile per chi governa. Occorre solo variarla continuamente. Alla massa bisogna parlare imperioso, ragionevole avanti a una assemblea, in modo familiare a un piccolo gruppo.  lerrore di molti uomini politici di avere sempre il medesimo tono. Naturalmente parlo al Senato diversamente che sulla piazza.
Dopo la svolta dittatoriale non parl quasi pi al Senato, rivolgendosi piuttosto alla folla che gremiva le piazze. Dal suo primo discorso tenuto dal balcone di palazzo Chigi, ogni finestra di ogni municipio dItalia divent un potenziale pulpito da cui arringare le masse, prima fra tutte quella di palazzo Venezia, a Roma.
I suoi discorsi seguivano sempre un determinato clich, per poi cadere nellimprovvisazione del momento. Si affacciava al balcone in maniera solenne, da un certo momento in poi sempre in uniforme,con o senza cappello. Si disponeva fronte alla folla, appoggiato con entrambe le mani al parapetto. Poi pronunciava la prima frase sollevandosi, cos da far convergere lattenzione su di lui: una volta ottenutala, rimaneva in silenzio per alcuni secondi e poi iniziava il suo discorso, con lo sguardo deciso, le labbra in avanti, accompagnandole frasi con movimenti decisi del braccio destro, che abbassava e alzava quando iniziava a esprimere un nuovo concetto. Con la gestualit accompagnava il ritmo della frase: batteva il braccio sul parapetto, lo alzava con la mano aperta, lo usava per calmare la folla; utilizzava anche lindice della destra per indicare o, scuotendolo,per negare; insomma, faceva un grande uso delle mani e dei pugni, poggiandole spesso sui fianchi o tenendo le braccia conserte. Le frasi erano continuamente spezzettate da pause, talvolta anche molto lunghe, che servivano, oltre che a dividere i concetti, a creare un senso di attesa e ad aumentare leffetto scenico della performance. Quando veniva interrotto, da un applauso pi lungo o da un commento a voce alta, ripeteva lultima parola, riprendendo con pi enfasi a parlare, infervorandosi e accompagnandosi con una mimica sempre pi accentuata. Al termine del discorso, dopo lultima frase a effetto, lasciava la folla libera di esprimere il suo assenso, di solito con un lungo e scrosciante applauso, interrotto dal suo saluto di commiato con il braccio destro alzato.
I discorsi di Mussolini davanti al pubblico non erano molto lunghi:raramente superavano i dieci minuti, con pause che potevano arrivare a riempire anche il cinquanta per cento della loro durata. Le parole erano sempre ben scandite, in modo che tutti potessero comprenderle, e non si esprimeva mai in dialetto, bens in un italiano privo di inflessioni regionali. Alcuni suoi comizi erano pronunciati a braccio, ma la maggior parte venivano letti da un testo nascosto sul parapetto del balcone in modo che non fosse visibile. Quando gli capit di tenere alcuni discorsi in Germania, di fronte alle oceaniche folle naziste, volle farlo comunque nel suo tedesco improvvisato, ottenendo scroscianti applausi a dispetto della sua scarsa chiarezza. 

25. NON SOLO NERO
Fu il simbolo per eccellenza del regime: la camicia nera, che il duce defin luniforme da combattimento dei fascisti37 perch riportava immediatamente alla memoria la marcia su Roma e la sua presa del potere. Agli albori del movimento i simboli servivano a un immediato riconoscimento e a creare quel mito fondatore attorno al quale si aggregarono i primi seguaci del fascismo: le squadre di azione, nelle spedizioni punitive, contrapponevano il loro nero al rosso dei socialisti e dei comunisti. Non si sa con precisione chi abbia scelto il colore e soprattutto la camicia come uniforme. Non furono gli arditi, perch non faceva parte della loro divisa, n i fiumanidi DAnnunzio, perch non ne avevano una. Probabilmente, nella scelta dellindumento entrarono in qualche modo le origini di Mussolini: la camicia nera era molto diffusa nelle campagne e nelle fabbriche emiliane e romagnole. I contadini e gli operai, infatti, la prediligevano perch si vedeva meno lo sporco. E quello dei Fasci in fin dei conti era nato come un movimento populista: Mussolini era cresciuto in mezzo a gente che indossava una camicia nera al lavoro, e quindi rappresentava per lui un immediato riferimento al proletariato. Non ci fu fascista che nei primi anni non labbia indossatacome tratto distintivo e la marcia su Roma ne rappresent lapoteosi: lo stesso Mussolini, che in seguito la metter di rado e solo sotto la giacca, appare nelle foto di quei giorni in maniche di camicia, pantaloni di foggia civile e scarpe di vernice con ghette bianche poco credibili. 
Arrivato al potere, per, non ebbe pi bisogno di ostentare la propria uniforme, che da simbolo si trasform in un semplice accessorio. Era in atto un processo di normalizzazione e i fascisti, divenuti borghesi, indossavano ora marsine, cappotti e cappelli a cilindro. Gli squadristi, confluiti nella MVSN, rimasero i soli, insiemeai balilla, a continuare a portarla (sebbene, per volere del duce, sotto luniforme grigioverde dellesercito). Da questo momento divenne solo un distintivo da sfoggiare nelle occasioni pubbliche: La camicia nera costituisce luniforme del fascista e deve essere indossata solo quando  prescritta, citava larticolo tre dello Statutodel Partito del 1932. Degli uomini della prima ora solo Achille Starace continuer a portarla fino alla fine, e tenter di imporne luso, nelle ricorrenze e nelle occasioni pubbliche, promulgando circolari che saranno per lo pi disattese.
Altra passione di Mussolini era il fez, che aveva indossato la primavolta quandera bersagliere durante la Grande Guerra. Ma se quello classico era rosso, quello portato da lui sulluniforme di Caporale dOnore della MVSN, dai fascisti della prima ora e dai balilla era completamente nero.
Una vera e propria fissazione era poi quella che nutriva per lantica Roma e per tutti i suoi simboli, primo fra tutti il fascio littorio. Durante il regime, limmagine del fascio fece la sua comparsa un po ovunque: su gagliardetti e labari, sui palazzi pubblici e al collo delle uniformi della MVSN. Laquila, simbolo delle legioni ai tempi della massima espansione dellimpero romano, fu riutilizzataanchessa in edifici, bandiere, cappelli militari e insegne. Tra la fine del 1943 e laprile del 1945 venne inserita pure nello stemma tricolore della Repubblica sociale. Il saluto romano, gi usato dai legionari fiumani, torn in voga, ma lidea di farne il saluto ufficiale fu di Starace, non di Mussolini, che lo approv soprattutto perch lo riteneva pi igienico della stretta di mano. 
E proprio in quegli anni il poeta Trilussa scriveva: 
Quella de d la mano a chissesia
Nun  certo unusanza troppo bella:
te po succede chhai da strigne quella 
dun ladro, dun ruffiano o duna spia. 
Deppi la mano, asciutta o sudarella, 
quanno ha toccato qualche porcheria
conti er bacillo duna malatia
che tentra in bocca e va ne le budella. 
Invece, a salut romanamente, 
ce se guadagna un tanto co liggene
eppoi nun c pericolo de gnente. 
Perch la mossa te vi a di in sostanza: 
semo amiconi se volemo bene
Ma restamo a una debbita distanza.38
E ancora: Dicono che il passo delloca  prussiano. Niente affatto. Loca  un animale romano, ha salvato il Campidoglio39, spieg Mussolini a Ciano mentre si esercitava nel salone di villa Torlonia con lui, Edda e il piccolo Vittorio per imparare a marciare alla maniera dei nazisti, dopo averli visti in azione nella sua ultima visitain Germania. Aveva osservato le ssdi Hitler sfilare impeccabili alzando le gambe tese fino allaltezza del cinturone, e si era subito innamorato del passo delloca, decidendo di introdurlo anche nellesercito italiano e nella milizia. Era la seconda met degli anni Trenta e da quel momento, nonostante il re fosse contrario, i soldat iitaliani lo adottarono, anche se il duce non fu mai soddisfatto della maniera in cui lo eseguivano. 
37Bertoldi S., Camicia Nera, Rizzoli, Milano 1994.
38Trilussa, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2004.
39Ciano G., Diario 1939-43, Rizzoli, Milano 1980.

26. LA BATTAGLIA DEL GRANO
Il 20 giugno 1925 Benito Mussolini proclam la battaglia del grano, finalizzata a perseguire lautosufficienza produttiva del frumento per non dipendere pi dalle importazione estere. Il compito del nuovo Comitato permanente del grano e dei consorzi agrari, che fece istituire lanno seguente, era quello di provvedere allaumento medio per ettaro del cereale, di selezionare i semi, sceglierei concimi, modernizzare le tecniche agricole, meccanizzare lagricoltura e proteggere il lavoro italiano dalla concorrenza estera. Mussolini decise di partecipare personalmente alla battaglia e scese in prima linea in mezzo a contadini e mezzadri, pronto a dimostrare le sue capacit da coltivatore diretto. Era seguito da un nugolo di fotografi, incaricati di riprenderlo in mezzo ai campi e ai braccianti entusiasti, e circondato da poliziotti in borghese. Con abiti chiari, in maniche corte o, ancora meglio, a torso nudo, e un cappello bianco a larghe tese, o ancora a capo scoperto che brillava di sano sudore, arringava i contadini dallalto di una battitrice Orsi, partecipava alla trebbiatura, legava fasci di spighe di grano, immergeva soddisfatto le mani tra le sementi, saggiandone la consistenza. E poi parlava con la gente, sorrideva alle donne, carezzava i bambini, sempre con locchio rivolto alle macchine fotografiche e alle cineprese. Il giorno dopo, naturalmente dopo un accurato controllo del duce stesso, cinegiornali e rotocalchi erano pieni delle sue bucoliche immagini. Con tutto il materiale fotografico raccolto fece poi realizzare dal LUCE (acronimo per LUnione Cinematografica Educativa) un film dal titolo La battaglia del grano, che ebbe un discreto successo. 
Grazie alla riforma agricola, che oltre alla battaglia del grano prevedeva anche la sbracciantizzazione del lavoro, la bonifica integrale e lespropriazione dei latifondi, nel 1931 lItalia riusc a eliminare il deficit della propria bilancia commerciale e a produrre grano sufficiente al proprio fabbisogno, con 16,1 quintali per ettaro contro gli 8,9 della produzione statunitense. Merito fu anche della ditta Landini, che si afferm sul mercato italiano ed estero e divenne leader nel settore delle macchine agricole. Nel 1935 lazienda produsse un piccolo trattore che, su suggerimento di Mussolini, fu chiamato velite, come il fante leggero romano durante le guerre puniche.
Ma non si ferm qui: nel 1926 fece promulgare la Carta del Lavoro, con cui le cooperative vennero inquadrate nellordinamento corporativo e riunite nella Confederazione Nazionale Fascista degli Agricoltori. Uno degli scopi principali del programma era quello di combattere lusura bancaria e offrire un credito agrario senza interessi per lacquisto di sementi, concimi, macchinari, bestiame e tutto il necessario per la produzione agricola. La Carta del Lavoro non regolament solo lattivit degli agricoltori, ma si occup anche di tutte le altre categorie di salariati.
Sotto la sua dittatura, inoltre, i sindacati gi esistenti  i primi risalivano al 1870  furono sciolti e sostituiti dalle corporazioni. Questo perch, dopo la fine della prima guerra mondiale, Mussolini si accorse che, fino a quel momento, i governi liberali avevano considerato come affari privati, estranei alla loro attivit, il lavoro e i rapporti tra dipendenti e datori. Lunico compito dello Stato era quello di garantire le libert individuali, assistendo indifferente a scioperi e serrate, come se il conflitto di classe non creasse danni a tutta la nazione. 
Mussolini considerava invece i lavoratori come parti organiche e solidali dello Stato, il cui dovere era quello di intervenire con la propria autorit non solo per mantenere lordine, ma anche larmonia e la giustizia fra i diversi ceti, con leliminazione delle lotte di classe e del danno che esse recavano allo sviluppo economico. Infatti era solito dire: 
Questo non gi per gli interessi egoistici e materiali dei singoli, ma per quello supremo complessivo della nazione, che  non solo economico, ma anche morale e politico. A tale scopo si sono inquadrati e organizzati tutti i cittadini, secondo laffinit dei loro interessi e professioni, in sindacati, ossia in associazioni giuridicamente riconosciute: i sindacati fascisti sono dunque organi dello Stato.
Nellapplicazione delle sue riforme economiche, Mussolini si trov in contrasto con monarchia, potere ecclesiastico e massoneria, e dovette affrontare la debolezza politica e associativa che ancora dimostrava il sindacalismo fascista. Eppure riconobbe nello Stato corporativo la realizzazione del concetto lindividuo non esiste se non in quanto nello Stato e subordinato alla necessit dello Stato, perch il corporativismo  la pietra angolare dello Stato fascista, anzi lo Stato fascista o  corporativo o non  fascista. Spettava quindi a esso occuparsi, tramite le corporazioni, dei salari dei lavoratori,scardinando il liberismo economico basato sulla domanda e sullofferta, e guidando leconomia secondo i superiori interessi dello Stato: questo senza cadere nella burocratizzazione livellatrice propria del bolscevismo, ma utilizzando la tassazione come mezzo di pianificazione.
Lesperimento dello stato corporativo, per, naufrag tragicamente durante la seconda guerra mondiale.

27. INFORTUNI SUL LAVORO
Il 31 ottobre 1926, durante una sfilata a Bologna, un proiettile for la fascia dellOrdine di San Maurizio che Mussolini portava sopra la divisa. Il sedicente attentatore, Anteo Zamboni, fu linciato dai fascisti che si trovavano sul posto. Dopo la fine della guerra, il padre del ragazzo rivendic al figlio la gloria dellazione, ma oggi si pensa che la congiura fosse opera di un gruppo di dissidenti fascisti, o ancora che fosse una messa in scena per giustificare un ulteriore giro di vite sulla libert del Paese. Infatti il 5 novembre, con un provvedimento governativo, Mussolini fece sciogliere tutti i partiti politici, tranne naturalmente quello fascista. Le pubblicazioni contrarie al regime furono proibite, fu istituita la pena di morte per i delitti contro il re e contro il duce e creato un tribunale speciale per la difesa dello Stato.
Nel corso della sua vita, Mussolini sopravvisse a quattro attentati, durante i quali dimostr sempre un notevole sangue freddo e unimmediata spinta a sfruttare la situazione in senso politico. Il 7 aprile 1926, dopo quello della matura signorina irlandese Violet Gibson, disse: Tutto quello che accade intorno a me mi lascia indifferente. Io non per nulla ho prescelto a motto della mia vita, vivi pericolosamente, e a voi vi dico: se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.
Il primo attentato sventato avvenne il 4 novembre 1925, quando il deputato socialista Tito Zaniboni avrebbe dovuto sparargli mentre Mussolini si accingeva a tenere il discorso celebrativo della vittoria dal balcone di palazzo Chigi, ma fu tradito da un altro congiurato. I presunti assalitori, tra cui il generale Capello, furono arrestati e Mussolini ne approfitt per scatenare una feroce campagna stampa contro gli oppositori del regime e contro i grandi giornali di informazione che fino a quel momento erano stati schierati con i democratici. Colse loccasione per emanare norme restrittive della libert individuale e la stessa opposizione, tornata alla Camera dopo la parentesi dellAventino, fu messa fuori legge.
Il secondo attentato avvenne a Roma il 7 aprile 1926, mentre Mussolini, tra la folla osannante, andava a piedi in Campidoglio per un congresso nazionale di chirurghi. Mentre il colpo di pistola partiva, il duce stava girando la testa verso un gruppo di giovani che intonava Giovinezza, e il proiettile gli sfior il naso ferendolo leggermente. Si accorse del fatto solo quando cominci a sanguinare e i chirurghi intorno a lui, nel tentativo di soccorrerlo, quasi lo soffocarono. Mussolini volle subito mostrarsi alla gente che affollava il piazzale, urlando con quanto fiato aveva in gola: Non  nulla, non  nulla!. Fu poi portato via e nel pomeriggio presenzi a tutte le cerimonie previste dal protocollo ostentando un vistoso cerotto sul naso che avrebbe portato per alcuni giorni come una medaglia al merito. Lattentatrice, salvata dal linciaggio e subito arrestata, era Violet Gibson, che aveva cercato di ucciderlo per potere andare in paradiso40, ma il duce volle mostrarsi magnanimo e la rimand a casa.
L11 settembre di quello stesso anno lanarchico Gino Lucetti lanci una bomba contro la macchina di Mussolini, ma lautista si accorse dellordigno che rimbalzava sul cofano e, accelerando, riusc ad allontanarsi prima dellesplosione. Il duce, giratosi a guardarela deflagrazione, esclam: Non cera da preoccuparsi; anche se lordigno fosse entrato nella vettura, avrei fatto in tempo a rilanciarlo fuori, da vecchio bersagliere!41.
Esiste anche lipotesi di un quinto presunto attentato, suffragata per da ununica fonte: il corrispondente di guerra Luigi Romersa. Il giornalista raccont di essere stato sullo stesso treno che portava il duce a Rastenburg per un incontro con Hitler. Durante il viaggio il treno fece una sosta, a causa di uninterruzione della linea ferroviaria, e salirono a bordo due alti ufficiali tedeschi con lordine del Fhrer di lasciare il treno e proseguire in automobile per anticipare il loro appuntamento. Mussolini rifiut con la seguente motivazione: Io quando ho un programma sono solito rispettarlo fino alla fine, io non cambio il programma esistente42. 
Era il 20 luglio 1944, qualche ora dopo Hitler sarebbe stato vittima del famoso attentato nel suo bunker alla tana del lupo. 
Del resto, nel 1912 lo stesso Mussolini aveva cos commentato con Bissolati lattentato subto da Vittorio Emanuele III da parte dellanarchico DAlba: Che cosa  un attentato a un re, se non un infortunio sul lavoro?43.
40Navarra Q., op. cit.
41 Cit.
42 Intervista a Luigi Romersa nel documentario di Vania del Borgo In missione per Mussolini, Istituto LUCE, Roma 2006.
43AA.VV., Mussolini, cit.

28. SILENZIO, IL NEMICO CI ASCOLTA
Una forma di censura  sempre esistita anche nei paesi democratici, figurarsi quindi sotto una dittatura. Anche Mussolini la us per limitare la libert di espressione, attraverso il controllo della stampa, della radiodiffusione e della parola, e per reprimere la libert di associazione, di assemblea e di religione. Con listituzione dellOrganismo di Vigilanza per la Repressione dellAntifascismo, lOVRA, combatt ogni contenuto ideologico contrario al fascismo o che fosse disfattista nei confronti dellimmagine nazionale, oltre che qualsiasi attivit che potesse incoraggiare questioni considerate inopportune. Ogni italiano, inoltre, era schedato a seconda delle sue idee, delle abitudini e delle amicizie.
Fin dai tempi del governo Giolitti esisteva il Servizio speciale riservato (SSR), cui erano affidate le intercettazioni telefoniche. Mussolini lo perfezion e lo potenzi, estendendo il controllo delle telefonate e della corrispondenza anche allambito delle comunicazioni private. Fece mettere sotto sorveglianza lintera rete telefonica italiana e ogni conversazione veniva stenografata e archiviata. Anche lui era regolarmente intercettato, ma per suo volere, probabilmente per conservare memoria delle sue telefonate. Ma, a differenza degli altri italiani, poteva leggerne la trascrizione perch ne riceveva copia ogni giorno, sempre sotto forma di veline (dal tipo di carta sulle quali venivano scritte, in modo da poterne fare numerose copie con la macchina da scrivere). Gli stenografi erano talmente zelanti che, una mattina, rileggendo lintima conversazione avuta la sera prima con Claretta, Mussolini, tra lirritato e il divertito, scrisse di traverso sulla velina Troppa grazia, SantAntonio, rispedendola al mittente. Da quel momento gli uomini della Pubblica sicurezza (ps) continuarono a trascriverne fedelmente le telefonate, evitando per di mandargliene copia. Mussolini trovava ogni mattina sulla propria scrivania le intercettazioni pi scottanti che la polizia riteneva dovesse leggere, riguardanti soprattutto la famiglia reale, la magistratura e le forze armate. A partire dalle 9:30 del mattino, riceveva quotidianamente, nellordine, il generale comandante dei Reali Carabinieri, il Servizio speciale riservato, lOVRA e il capo della ps per essere relazionato sulle informazioni e le denunce delle spie e prendere provvedimenti anche di carattere censorio. Insomma, voleva che tutto fosse controllato e voleva controllare tutto ci che era stato controllato, dalle cose pi futili a quelle di importanza nazionale. Ma la sorveglianza non era limitata solo alle telefonate e alla corrispondenza: anche chiacchierare in pubblico era pericoloso, perch non si poteva mai sapere chi fosse in ascolto, dal momento che tra la folla si aggiravano numerosi delatori e poliziotti in borghese.
Il Min.Cul.Pop. (Ministero della Cultura Popolare) esercitava la censura sui libri, i giornali, la radio, il cinema, il teatro e qualsiasi altra forma di comunicazione e arte. Le opere straniere inizialmente venivano lette senza troppi divieti, ma durante il periodo dellautarchia non potevano essere usate nei testi le parole provenienti da altre lingue. Libri riguardanti la cultura ebraica, la massoneria e lideologia comunista furono fatti sparire dagli scaffali e con le leggi fascistissime del 1926 furono chiusi LUnit, LAvanti, LOra e Il Mondo. I giornalisti furono obbligati a scrivere solo le veline che arrivavano dal ministero.
Gli italiani si abituarono controvoglia a essere controllati e per questo escogitarono ogni tipo di espediente per aggirare la censura,e spesso la satira (vedi sotto) fu un sistema per diffondere informazioni e per tentare di alleggerire il peso di questa continua sorveglianza, soprattutto nelle grandi citt.

29. SEI UNOO ZERO
Mussolini prepara la guerra di Etiopia: Dobbiamo andare in Africa Orientale. Un generale lo avverte: Ma non si pu, ci sono i monsoni. Li combatteremo. Ma i monsoni sono venti. Fossero anche cento, li vinceremo!.
Nonostante la censura esercitata, le barzellette erano di gran moda durante il Ventennio e, con una certa cautela, circolavano anche tra chi ne era loggetto. Gli stessi gerarchi, quando si trattava di ridicolizzare i propri colleghi o il duce, erano pronti alla battuta, ma sempre pronunciata sottovoce e unicamente in presenza di amici fidati. Dissacrare nel privato quello che doveva essere esaltato in pubblico si rivelava irresistibile non solo per la gente comune, ma anche per i fascisti, che usavano a loro volta questa valvola di sfogo, soprattutto contro i loro esponenti pi invisi. 
Su Mussolini circolavano numerose barzellette e aneddoti, e negli ambienti universitari giravano gi sotto il fascismo canzoni goliardiche e dissacranti, come questa che raccontava il concepimento del dittatore: 
Se Rosa, presa da improvvisa luce, 
la sera in cui fu concepito il Duce, 
avesse dato al fabbro predappiano
invece della fica il deretano, 
lavrebbe presa in culo quella sera 
Rosa soltanto e non lItalia intera.
Una delle pi famose, ma anche delle pi amare, raccontava di Mussolini che, durante un discorso in pubblico, proclamava: Abbiamo tanto di quel grano che non sappiamo cosa farcene!, e una voce dal fondo gli rispondeva: Provate a metterne un po nel pane!. 
Il Duce difficilmente rideva quando qualcuno aveva il coraggio di raccontargli una barzelletta, soprattutto se di contenuto antifascista. Lui stesso non ne raccontava mai. Solo un giorno, dopo aver letto un giornaletto pubblicato a Parigi in cui lo si ridicolizzava, esclam con poca autoironia: Non sanno quello che vogliono! Se io fossi antifascista gli farei vedere io come si fa!44. Anche se non avvezzo alle battute di spirito, ogni tanto qualche frase spiritosa gli usciva di bocca, come quando aveva saputo che il senatore Scialoja diceva di lui: Il Duce  un pazzo con rari momenti di lucidit. Convocatolo, lo apostrof: Dite pure, senatore, oggi sono in uno di quei rari momenti di lucidit. Pare che trovasse molto divertente la storiella in cui lui, durante una visita ufficiale a Vittorio Emanuele III, diceva: Maest, ho fatto installare al Quirinale una linea telefonica diretta per comunicare direttamente fra di noi. Il numero  sei-uno-zero45. 
Ma il bersaglio pi colpito dalle barzellette fu Achille Starace, a lungo segretario del Partito nazionale fascista, passato alla storia, e nella considerazione dei suoi contemporanei, come persona poco intelligente. Lo stesso Mussolini non riusciva a trattenersi dal prenderlo in giro. Quando Starace, dopo la conquista dellEtiopia, ritocc la formula di rito, passando da Saluto al Duce a Salutate nel Duce il fondatore dellImpero - a cui si doveva rispondere A noi - Mussolini comment ironicamente: Invece di A noi, viene voglia di rispondere Amen!. Scoppi invece in una sonora risata quando venne a conoscenza della storiella secondo la quale Starace si era scritto la formula su di una mano perch troppo lunga da ricordare. 
Quando poi gli venne proposto, sempre da Starace, di concludere ogni lettera con la frase Viva il Duce, rifiut commentando: 
Pensate che belleffetto potrebbero avere lettere come queste: Caro Signore, da domani siete licenziato. Viva il Duce. Oppure: Cara signora, vi comunichiamo che vostro figlio  deceduto. Viva il Duce!46.
Nonostante la censura, in quegli anni furono dati alle stampe numerosi giornali satirici, come MarcAurelio, Becco Giallo, Fuorisacco, Bertoldo. Anche le poesie di Carlo Alberto Salustri,pi noto come Trilussa, si aggiunsero alla satira che prolific durante il Ventennio: la corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti erano tra i bersagli preferiti del poeta, raccontati attraverso un linguaggio pi vicino allumorismo della cronaca quotidiana che alla satira storica e politica. 
Lattore comico romano Ettore Petrolini, uno dei pi grandi della sua epoca, divenne famoso anche per il personaggio di Nerone, che interpretava a teatro facendo palesemente il verso al duce. E quando Mussolini gli confer una medaglia per la sua carriera, lo ringrazi con la battuta: Me ne fregio!47.
44Navarra Q., op. cit.
45Navarra Q., op. cit.
46Petacco A., Larchivio segreto di Mussolini, cit.
47Vedi documentario di Giuliano Montaldo, Le stagioni dellaquila, Istituto LUCE, Roma 1997.

30. IL PREFETTO DI FERRO
Vostra Eccellenza ha carta bianca. Lautorit dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno non costituir un problema, noi faremo nuove leggi48. Questo era il contenuto del telegramma che il duce fece pervenire allinizio del giugno 1924 al prefetto Mori mentre questi stava per salire sul treno che lo avrebbe portato a Palermo.
Allepoca della sua ascesa al potere, Mussolini di mafia sapeva ben poco, ma gli bastarono pochi incontri in prefettura durante un suo viaggio in Sicilia per comprendere che lonorata societ controllava la vita politica ed economica dellisola, e alla luce del sole. Quando il prefetto di Palermo lo consigli di rassegnarsi allo status quo, dato che in Sicilia il vero fascismo non  attecchito e non attecchir proprio perch lopera di repressione del socialismo, che nella penisola viene svolta dagli squadristi, qui viene fatta dalla mafia, Mussolini and su tutte le furie nel sentire che la mafia era ritenuta invincibile oltre che indispensabile49.
Non gli piacque poi il comportamento gattopardesco dei notabili siciliani, fossero essi fascisti o meno, uniti fra loro non dal colore politico o dallamor di patria, ma dalla casta di provenienza. Al suo segretario Chiavolini sussurr allorecchio: Qui sono tutti una combriccola. Come mi muovo sento odore di mafia. E ad Agrigento, di fronte a una folla silenziosa, dichiar il 9 maggio 1924: 
LItalia fascista debeller la mafia. Io non sar il nuovo ministro della malavita. [] Voi avete dei bisogni di ordine materiale, di strade, di acque, di bonifiche; mi si  detto che bisogna garantire la propriet e lincolumit dei cittadini che lavorano. Ebbene vi dichiaro che prender tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti. Non deve essere pi tollerato che poche centinaia di malviventi soverchino, immiseriscano, danneggino una popolazione magnifica come la vostra.50
Detto questo part per Roma con una settimana di anticipo, per infliggere alla mafia un colpo mortale.
Convocati a palazzo Chigi i vertici della polizia, Mussolini si attiv per trovare un uomo nuovo, coraggioso, capace, inflessibile ed esperto di cose siciliane senza essere un siciliano: la scelta cadde su Cesare Mori, ultimo prefetto di Bologna prima dellavvento al potere dei fascisti. Funzionario integerrimo, con una carriera in polizia corredata di promozioni per meriti speciali, due delle quali ottenute in Sicilia, si era opposto agli squadristi di Balbo durante il biennio rosso e per questo, due giorni dopo la marcia su Roma, era stato messo a riposo. Quello che gli era stato attribuito come difetto  non capiva niente di politica, diceva di lui Arturo Bocchini per Mussolini era un pregio: Io non voglio un politicante, ma un soldato; spero che sia altrettanto duro con i mafiosi come lo  stato con i miei squadristi bolognesi.
Pochi giorni pi tardi, Mori partiva per la Sicilia con in tasca il famoso telegramma, inviatogli dal duce, che gli dava carta bianca. Dopo una parentesi a Trapani, divenne prefetto di Palermo con poteri straordinari su tutta lisola: furono applicate leggi speciali,sequestrate le armi, riaperti i processi e condannati i mafiosi a pene durissime, senza contare le condanne sommarie comminate per far vedere che si stava usando il pugno duro. Mussolini gli fu sempre accanto, propagandando i successi di Mori, ormai ribattezzatoPrefetto di Ferro, come proprie vittorie personali, tanto che il 27 maggio 1927 volle celebrarle a Montecitorio con un lungo discorso: 
Vengo alla mafia ecco ora il bollettino del prefetto Mori al quale mando un saluto cordiale.  il bollettino complessivo per tutta la Sicilia. Nel 1923, 696 abigeati; nel 1926, 126. Le rapine: da 1216 sono scese a 298. Le estorsioni: da 238 a 121. I ricatti: da 16 a 2. Gli omicidi: da 675 a 299. I danneggiamenti: da 1327 a 815. Gli incendi dolosi: da 739 a 469. Qualcuno mi domander: quando finir la lotta contro la mafia? Finir non solo quando non ci saranno pi mafiosi, ma soltanto quando il ricordo della mafia sar scomparso definitivamente dalla memoria dei siciliani.
Quando ancora non aveva portato a termine il suo incarico, il prefetto fu richiamato dalla Sicilia e nominato senatore del regno. Cosa Nostra aveva subto un duro colpo (molti esponenti erano stati arrestati o mandati al confino e altri si erano rifugiati negli Stati Uniti, rafforzando i rapporti con la mafia americana), ma non era certo morta.
48Petacco A., Luomo della Provvidenza, Mondadori, Milano 2004.
49Cit.
50Cit.

31. NOTTI IN BIANCO
Lorganizzazione del Gran Consiglio, un corpo esclusivamente politico,era uno dei miei maggiori obiettivi dopo la salita al potere. Mi trovai di fronte alla necessit di creare unorganizzazione politica tipicamente fascista, che sarebbe stata al di fuori e al di sopra dei diversi vecchi meccanismi politici che dominavano e mal governavano la nostra vita nazionale. Ogni giorno avevo bisogno di risposte chiare alle domande che sorgevano: un punto di riferimento. Come capo del governo non potevo dimenticare che ero anche il capo di quel partito che per tre anni aveva combattuto per le strade e le piazze dItalia non solo per conquistare il potere, ma soprattutto per il supremo compito e la suprema necessit di infondere un nuovo spirito alla Nazione. 
Cos Mussolini ne La mia vita descrisse lorgano supremo del Partito nazionale fascista da lui istituito il 15 dicembre del 1922. Il 9 dicembre 1928 il Gran Consiglio del Fascismo venne riconosciuto come organo costituzionale supremo dello Stato, con il compito di coordinare tutte le attivit del regime. Era retto dallo stesso Mussolini, che aveva assunto il titolo di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato e aveva il potere di convocarlo e di stabilirne lordine del giorno. Facevano parte del Gran Consiglio il segretario del PFN, che ne era anche segretario, i quadrumviri della marcia su Roma, il presidente del Senato, quello della Camera,i due vicesegretari del PFN, i ministri Segretari di Stato, il comandante della MVSN, il presidente dellAccademia dItalia, quello del Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato e quelli delle confederazioni nazionali fasciste e dei sindacati. Per volont del duce, potevano essere nominati anche altri membri, che duravano in carica tre anni.
Compito del Gran Consiglio era anche quello di aggiornare le liste elettorali dei deputati, di dirimere tutte le questioni di carattere costituzionale, di presentare al re i nominativi dei ministri e del capo del Governo in caso di vacanza dellufficio e  motivo di grande scandalo negli ambienti monarchici  di arrogarsi il diritto di intervenire nella successione al trono. 
Mussolini ricord sempre nella sua autobiografia: 
Il Gran Consiglio ha sempre funzionato perfettamente. Io lo presiedo e, lasciatemi aggiungere, come particolare, che tutte le mozioni e i rapportiufficiali che sono apparsi sui giornali in forma concisa sono stati scritti di mio pugno. Sono il prodotto di lunghe meditazioni in cui la vita italiana e la posizione dellItalia nel mondo sono state esaminate e analizzate scrupolosamente dallanimo, dallo spirito e dalla fede fascista.
Le sedute si tenevano nellufficio di Mussolini, e cio a Palazzo Chigi, fino al 16 dicembre 1929, e poi nella sua nuova residenza politica, a palazzo Venezia nella ex sala del Pappagallo, chiamata da quel momento sala del Gran Consiglio. Lui voleva che le sedute si svolgessero sempre di notte e che i partecipanti indossassero tutti indistintamente luniforme militare, duce compreso. Le riunioni terminavano quasi sempre verso le cinque o le sei del mattino, con i partecipanti distrutti dalla stanchezza, nonostante i litri di caff caldo che venivano distribuiti. 
In queste occasioni Mussolini amava fare sfoggio del proprio potere e godeva intimamente delle sofferenze che infliggeva ai suoi gerarchi. Siccome non fumava, a nessuno era permesso farlo: cos, ogni tanto, concedeva loro dieci minuti di pausa per aspirare la tanto desiderata sigaretta e per rifocillarsi allapposito buffet allestito in una sala attigua. 
Il duce sedeva impettito su di una poltrona posta al centro del tavolo a forma di ferro di cavallo, intorno al quale si accomodavano tutti i membri, e da cui, come un direttore dorchestra, dirigeva la riunione. Non mostrava mai cenni di stanchezza e al posto del caff beveva continuamente limonate e aranciate ghiacciate. Usciva dalle sedute al sorgere dellalba andando a villa Torlonia per una parca colazione, preferibilmente a base di frutta, e per la sua consueta galoppata mattutina. 
Mussolini presiedette tutte le riunioni fino allultima, quella del 24 luglio 1943, quando fu sfiduciato dal Consiglio: quella notte gli astanti erano sicuramente svegli.
A fornire il servizio di sicurezza interno durante le assemblee del Gran Consiglio erano i Moschettieri del duce, un reparto scelto reclutato tra gli uomini della MVSN e voluto dallo stesso Mussolini come guardia personale, per non essere da meno del re che aveva i suoi corazzieri. I requisiti per essere arruolati erano inderogabili e la selezione rigidissima: bisognava essere stati ufficiali di complemento e avere una professione o un impiego fisso, dal momento che il servizio nei Moschettieri era volontario e non retribuito. Selezionati in base alla loro fedelt e discrezione, avrebbero forse dovuto intervenire a difesa del proprio capo nel fatidico 25 luglio, ma i dodici moschettieri che montavano il turno di guardia quel giorno, vestiti di nero e armati di pugnale, furono di sicuro pi discreti che fedeli. 

32. I GERARCHI? TUTTI FESSI
Non si deve necessariamente governare con quelli con cui si  conquistato il potere51, disse Hitler a Mussolini durante la sua prima visita in Italia, il 3 maggio 1928. Nel suo caso non fu un semplice modo di dire, perch fece eliminare fisicamente numerosi suoi seguaci della prima ora. E se anche il duce non arriv a questi estremi (sebbene la vicenda di Ciano non fu da meno), certo non permise mai a nessuno di fargli ombra. Solo lui poteva stare al centro della scena, e di conseguenza si circond di collaboratori che, non essendo quasi mai allaltezza della situazione, non potevano togliergli la popolarit di cui godeva tra gli italiani. 
La sfiducia e la bassa opinione che Mussolini aveva dei propri gerarchi aument con il passare degli anni, e le confidenze cui si lasciava andare con Claretta Petacci ne sono una conferma. Li considerava dei semplici collaboratori, definendoli spesso dei fessi e stilando graduatorie su chi fosse il meno incapace. 
Tra i suoi fedelissimi cera Achille Starace  una fedelt suggellatadallesposizione del suo cadavere a piazzale Loreto, accanto a quello del suo amato capo  che era oggetto di disprezzo da parte del duce, come abbiamo visto nel capitolo 29. Forse anche per questo alcuni gerarchi rimasero sorpresi che lo avesse nominato segretario del Partito; tra questi Leandro Arpinati, allora sottosegretario agli Interni, che chiese a Mussolini: Ma lo sai che Starace  un cretino?. E il Duce gli rispose: S, ma  un cretino obbediente. E lui sapeva di poter usare questo cretino obbediente quando cerano da svolgere alcuni lavori sporchi o organizzare azioni punitive nei confronti di altri gerarchi, ordinandogli di stappare qualche bottiglia per controllare se il vino squadrista era ancora buono52. 
E, in questo clima di rivalit e delazione, pareva che loccupazione principale dei gerarchi fosse quella di cercare di primeggiare gli uni sugli altri. Ecco uno sfogo di Mussolini con la giovane amante: 
Ho avuto una mattinata tempestosa (9 marzo 1939). No, non notizie spiacevoli: gli uomini, le piccole lotte.  tremendo come ognuno dia una spinta allaltro per farsi avanti. Si danno il pugnale sulla schiena con sorriso amichevole, si accaniscono nella lotta uno contro laltro. Io sar un pessimo amante, un cattivo carattere, infedele, ma come uomo sono netto e diritto. Ineccepibile, lontano da tutte queste miserie e doppiezze. La mia vita  cristallina, mi fa male vedere come si colpiscono fra di loro, hanno tutti i loro desideri, i loro egoismi, le ambizioni pi o meno giustificate.53
Altra cosa poco tollerata dal duce era che i suoi luogotenenti si arricchissero molto e improvvisamente, in maniera lecita o meno. Dopo lennesima denuncia nei confronti di Farinacci per il suo sproporzionato patrimonio, Mussolini ribatt alle sue giustificazioni con queste dure parole: Non contesto che tu fossi un pezzente nel 22, ma nego che tu sia rimasto un pezzente. I veri pezzenti non vivono come te. Lapologia del falso pezzentismo mi  odiosa quanto lesibizionismo pescecanesco54. E dopo la morte del fratello Arnaldo, si sent sempre pi solo al comando della nazione. Si occupava di tutto, supervisionava tutto e prendeva sempre lui lultima decisione, non fidandosi pi di nessuno. Grazie allOVRA, mantenne un ferreo controllo sulle vite dei suoi collaboratori, di cui conosceva nei dettagli le avventure sentimentali, comprese quelle del genero Ciano, anche se diceva: Ma a me i gerarchi e i ministri dallombelico in gi non interessano. Mi interessano solo dallombelico in su: cuore, mente, coraggio, purch non facciano scandalo o cose indecenti55.
Ma i suoi collaboratori erano veramente tutti dei fessi? Certamente no, anzi, ne ebbe alcuni che avrebbero potuto aiutarlo nelle decisioni importanti ma, spinto dalla sua gelosia e dal timore che potessero oscurarlo, fin per allontanarli, affidando loro incarichi prestigiosi allestero. Italo Balbo fu il primo: giovane, bello, dinamico e coraggioso, rappresentava alla perfezione limmagine del fascista. Divenuto un eroe osannato dagli americani dopo la trasvolata oceanica, fu premiato con lincarico di governatore della Libia, lontana a sufficienza da Roma. Mor abbattuto dal fuoco amico nei cieli di Tobruk, allo scoppio della seconda guerra mondiale. La sua tragica scomparsa diede adito alle maldicenze che vedevano in Mussolini il mandante dellincidente pur di liberarsi dello scomodo rivale. Non ci sono prove a conferma di tali voci, anche se negli ultimi anni della propria vita il duce dir di lui alla Petacci: Un bellalpino, un grande aviatore, un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi. 
Un esilio dorato tocc anche a Dino Grandi, ministro degli Esteri e poi inviato a Londra come ambasciatore fino al 1939, per non parlare di Galeazzo Ciano Il meno fesso che il duce si tenne accanto, nonostante le sue posizioni critiche nei riguardi del regime, fu Giuseppe Bottai, ministro dellEducazione e considerato lintellettuale del gruppo; ma anche lui venne condannato a morte, in contumacia, a Verona, nel gennaio del 1944.
Nel 1936, allapice del suo successo dopo la proclamazione dellImpero, Mussolini si chiuder in se stesso: Non aveva amici, non frequentava nessuno al di fuori dai rapporti dufficio, diffidava di tutto e si sentiva circondato da collaboratori fragili e insicuri56, al punto che il 25 luglio 1943 furono proprio loro a votare lordine del giorno firmato da Grandi
51Documentario Hitler e Mussolini, Istituto LUCE, Roma 1998.
52Petacco A., Larchivio segreto di Mussolini, cit.
53Petacci C., Verso il disastro. Mussolini in guerra. Diari 1939-1940, Rizzoli, Milano 2011.
54Ead., Mussolini segreto. Diari 1932-1938, cit.
55Citato nel documentario di Enzo Antonio Crocchino e Marina Basile Mussolini soldi, sesso, segreti, RAI, Roma 2011.
56Navarra Q., op. cit. 

33. QUELLI DELLA PRESIDENZIALE
Appoggiare la lama del rasoio alla gola del duce per fargli la barba era sicuramente un incarico delicato, che richiedeva coraggio e poteva essere assegnato solo a una persona di fiducia: non poteva quindi essere affidato a un barbiere qualsiasi. La fortuna volle che fra gli agenti della scorta personale di Mussolini ci fosse un ex barbiere,tal Sciarretta, che da quel momento lo ras sempre, persino al fronte durante la seconda guerra mondiale. La Presidenziale  questo era il nome dato ai poliziotti che si occupavano della sicurezza personale del duce  gli aveva risolto anche il problema della barba quotidiana. Di questi agenti Mussolini conosceva a memoria nomi e cognomi, pur non essendo gli unici a proteggerlo: quasi ogni persona che gli stava accanto, infatti, negli avvenimenti pubblici, a detta del suo cameriere personale, erano poliziotti in borghese. I contadini, i muratori, gli atleti, i bagnanti, i minatori e le maestranze siderurgiche con cui si faceva fotografare sottobraccio durante gli incontri ufficiali, si diceva che fossero agenti, sempre agenti, nientaltro che agenti.
Addirittura girava la barzelletta che anche le donne con cui danzava durante le saghe popolari fossero poliziotti travestiti. Il suo cameriere, Navarra, sosteneva di essere lunico ad avvicinarlo per servirlo che non apparteneva alla questura, e una volta proprio Mussolini gli chiese: Quando verr a sapere che anche voi siete un maresciallo?57. 
Durante gli spostamenti in macchina, il duce era sempre scortato da quattro motociclisti presidenziali: da villa Torlonia a palazzo Venezia erano schierate teorie di agenti in borghese che, pur facendo di tutto per non farsi riconoscere, non perdevano mai docchio la loro zona di spettanza. Sempre cupi e sospettosi, vivevano nellincubo di cosa sarebbe potuto accadere nel caso di un attentato al loro capo. Anche nel parco di villa Torlonia, decine di agenti si aggiravano come fantasmi, con la consegna di farsi vedere poco; ci nonostante erano facilmente identificabili, soprattutto di notte, perch tenevano sempre una sigaretta accesa.
Strano destino, quello di Mussolini: dopo una giovinezza passata fra arresti per risse, manifestazioni non autorizzate, propaganda politica e possesso darmi, come ministro degli Interni del suo primo governo divenne addirittura capo della polizia!
Il 31 dicembre 1922, per sottoporre a un controllo pi immediato tutte le strutture dello Stato, sciolse il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza, deputato al mantenimento dellordine pubblico, e il Corpo degli Agenti Investigativi, specializzato in compiti di polizia giudiziaria, facendoli confluire nellArma dei Carabinieri, e istitu la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Ma siccome questultima era troppo politicizzata e non riusciva a controllare i carabinieri, rimasti fedeli al re, nellaprile del 1925 Mussolini costitu il corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza, che riprendeva le antiche tradizioni della Polizia di Stato, anche se in continuo conflitto di competenza sia con lArma che con la MVSN. 
Allora come oggi, in Italia operavano pi corpi di polizia, praticamente tutti con gli stessi compiti, ma con tre grandi distinguo: la Milizia era fedele a Mussolini, i carabinieri al re e la polizia al governo.
Nel 1930 il duce istitu lOVRA, una sorta di polizia segreta e politica il cui compito era la vigilanza e la repressione di organizzazioni sovversive e di giornali contrari al regime e il controllo di stranieri che si trovavano in Italia. Nel 1931 il nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che regolamentava tutti gli aspetti della vita quotidiana del cittadino, previde listituzione del Tribunale Speciale per i reati politici e la reintroduzione della pena di morte. 
Con la conquista delle colonie venne creato il Corpo di Polizia Coloniale, poi rinominato Polizia dellAfrica Italiana (PAI), costituito sia da personale italiano che locale.
Un giornalista francese fece notare a Mussolini che Roma era pienadi poliziotti in borghese facilmente riconoscibili perch hanno tutti la stessa faccia e lo stesso vestito. Provocato da questaffermazione, Mussolini diede incarico al prefetto di risolvere il problema e questi trov come unica soluzione quella di obbligare gli agenti a indossare i pi svariati indumenti e tenute da lavoro. Dopo un po, per, si dimentic della cosa, e i poliziotti poterono tornare a essere segreti, seppur riconoscibilissimi.
57Cit.

34. CHE DIO MI FULMINI
Do tempo cinque minuti a Dio per fulminarmi. Se non mi punisc ein questo tempo vuol dire che non esiste58. Da giovane, Mussolini era un assiduo bestemmiatore e si vant sempre di essere ateo, come suo padre Alessandro. La scommessa con Dio la fece a Losanna durante una discussione con il pastore evangelico Alfredo Tagliatatela, e non venne fulminato. Ma gi un paio di anni prima del suo matrimonio religioso con donna Rachele, celebrato il 28 dicembre 1928 a Milano, aveva fatto battezzare i propri figli. Furono decisioni certamente politiche, che rispondevano al desiderio esplicito del papa: regolarizzata la sua posizione, i rapporti con la Santa Sede divennero pi facili.
I suoi contatti diretti con il Vaticano e il boicottaggio delle organizzazioni cattoliche di base provocarono la crisi del Partito popolare di don Sturzo.
L11 febbraio 1929 fu una data storica per i rapporti tra lItalia e la Chiesa cattolica. A cinquantanove anni dallingresso dei bersaglieri a Porta Pia e la proclamazione dellUrbe a capitale del regno dItalia, durante i quali il papa era rimasto chiuso nei palazzi vaticani in volontaria prigionia, si era finalmente conclusa la questione romana. Nel palazzo del Laterano si incontrarono Mussolini e il cardinale Gasparri, rappresentante di Pio XI, per siglare laccordo con cui il Vaticano veniva riconosciuto come uno Stato sovrano, neutrale e inviolabile, e questi, a sua volta, riconosceva il regno dItalia con Roma capitale. I Patti Lateranensi comprendevano un trattato politico, una convenzione finanziaria e un concordato ecclesiastico. Il primo sanciva e regolava i rapporti politici fra i due firmatari; con la seconda lo Stato italiano si impegnava a versare alla Santa Sede settecentocinquanta milioni di lire in contanti e un miliardo in consolidato a definitiva sistemazione dei rapporti finanziari. Con il concordato ecclesiastico veniva invece riconosciuto il libero esercizio del potere spirituale, leffetto civile del matrimonio canonico, linsegnamento religioso anche nelle scuole medie e particolari privilegi agli ecclesiastici.
Laccordo fu applaudito dai cattolici, che costituivano la maggioranza nel Paese. Pio XI, papa Ratti, illustrando il Concordato ad alcuni professori e studenti dellUniversit Cattolica, parl di Mussolini come delluomo della Provvidenza, mentre Civilt Cristiana del febbraio 1929 ricordava la saggezza del sovrano e del primo ministro di una nazione profondamente cattolica [] tornata cristiana nella sua legislazione, nella sua educazione, nella sua vita domestica e civile, privata e pubblica.
Non mancarono per le proteste: i cattolici dissidenti fuoriusciti paragonarono i fascisti ai mercanti profanatori del tempio, invocandone la loro cacciata, mentre professori e studenti laici di numerose universit inviarono messaggi a Benedetto Croce, esortandolo a denunciare il Concordato al momento della sua ratifica in Senato. Il filosofo accolse linvito, ma il suo discorso fu ignorato dalla stampa nazionale e, al momento decisivo, solo lui e altri cinque senatori espressero voto contrario.
Come ebbe a scrivere lo storico Renzo De Felice, per Mussolini i Patti Lateranensi furono un grande successo, in quanto la Santa Sede, con la conciliazione, avall autorevolmente il regime fascista e contribu a consolidarlo. Per la Chiesa, anche se dovette accettare la riduzione dellautonomia delle associazioni giovanili che facevano parte dellAzione Cattolica, si tratt di una vittoria non solo morale, che la proponeva come una nuova forza esterna capace di influenzare la politica italiana.
Ormai erano ben lontani i tempi dei dibattiti teologici, quando Mussolini definiva Cristo un piccolo e meschino evangelizzatore di provincia, specializzato in tranquilli travagli ascetici, [] veramente poca cosa in confronto alla colossale predicazione del Buddha, come ricordava la Sarfatti in Dux.
58AA.VV., Mussolini, cit.

MUSSOLINI E LA CULTURA, LA SOCIET, LO SPORT

35. TRA UN ARTICOLO E UN FEUILLETON 
Durante gli anni in cui visse a Trento, Mussolini si dedic a varie attivit culturali, non solo quella strettamente giornalistica. Infatti, oltre alle ben note collaborazioni con diverse testate (Lavvenire del lavoratore, settimanale della Camera del Lavoro con cui si fece subito conoscere nel chiuso ambiente trentino, o il Popolo, quotidiano socialista diretto da Cesare Battisti), si dedic ad alcune traduzioni dal tedesco (Schiller e Heine) e alla letteratura. Sul settimanale Vita Trentina, ad esempio, pubblic un frammento dei suoi Studi critici di letteratura tedesca intitolato Figure di donne nel Wilhelm Tell di Schiller e la traduzione di Le memorie di unoperaia. Sempre in questo periodo riusc a trovare il tempo per raccogliere un nutrito materiale di archivio adatto alla stesura di tre successive opere letterarie. 
Quando fu costretto a far ritorno in Italia e a sbarcare il lunario per mantenere Rachele, si decise a rispolverare gli appunti raccolti in Trentino e a realizzare il sogno, da sempre cullato, di diventare uno scrittore. Si mise cos a lavorare a un romanzo, che sarebbe stato poi pubblicato a puntate sul Popolo. Dedicandocisi giorno e notte, ne complet la stesura in poche settimane: cos vide la luce Claudia Particella, lamante del Cardinale. Era unopera dalle tinte forti, con le classiche trovate che tanto piacevano ai lettori del feuilleton. La storia, ispirata a una vicenda realmente accaduta in Trentino nel XVII secolo, raccontava la contrastata relazione tra il cardinale Carlo Emanuele Madruzzo e la giovane e bella Claudia. Accanto ai due protagonisti, figuravano anche Rachele  la bionda e soave damigella di Claudia, costretta a concedere controvoglia, i suoi favori al cardinale per salvare la propria padrona  e un certo don Benizio, rivoluzionario in cui si riconoscevano i tratti dellautore. Il romanzo dappendice comparve in cinquantacinque puntate sul Popolo e incontr un successo strepitoso, facendo aumentare le vendite del giornale di Battisti, che scrisse a Mussolini: Lappendice  letta con molta avidit, i compensi finanziari sono pochi, ma rischi di avere un monumento in piazza Duomo. [] Storicamente esatto,  condotto con trama sapiente.  pieno di interesse e suscita talvolta commozione: , in una parola, il vero romanzo di appendice, cos vigoroso e palpitante da toccare il cuore del popolo. Cos, di fronte alle continue richieste di soldi da parte del neoscrittore, leditore non solo gli anticip alcune somme di denaro, ma arriv a offrirgli 25 lire a puntata contro le 15 concordate allinizio.
Il successo, anche economico, del feuilleton convinse Mussolini di avere trovato la sua vera vocazione, al punto che valut seriamente di abbandonare la vita politica per fare lo scrittore a tempo pieno. Non a caso, dopo questo primo esperimento, si mise a riordinare il suo archivio, dando alle stampe nel 1911  sempre a puntate, ma stavolta sulla Voce di Giuseppe Prezzolini  un saggio dal titolo Il Trentino visto da un socialista, per immergersi subito dopo nella stesura del successivo feuilleton: La tragedia di Mayerling. Ambientato in Austria, il secondo romanzo narrava la storia damore del principe ereditario Rodolfo, figlio di Francesco Giuseppe, con Maria Vetsera, nonch le vicende familiari degli Asburgo: come nel precedente, ci si soffermava su particolari scabrosi e drammatici, con una dettagliata documentazione dei fatti. Nonostante il tono poco romantico, anche questopera era particolarmente adatta a un pubblico femminile, soprattutto nella parte finale, dove venivano raccontati lomicidio-suicidio dei due amanti e le diaboliche e sottili arti viziose della bella Maria.
Eppure Mussolini decise di non pubblicarlo, perch la vita politica lo aveva, di nuovo, assorbito completamente. Una volta salito al potere, proib addirittura ai biografi di accennare ai suoi trascorsi di scrittore, permettendo solo a una casa editrice americana di pubblicare in inglese Claudia Particella, lamante del Cardinale, a condizione che lopera non fosse distribuita in Italia. Il manoscritto La tragedia di Mayerling scomparve cos insieme ai documenti contenenti i titoli di altri tre romanzi di un ciclo sulla storia della Casa dAustria (Il fucilato di Queretaro,LImperatrice Elisabetta e Franz Joseph intimo). Vennero ritrovati successivamente dal colonnello dellaeronautica Marini, a cui era stato dato lincarico di ordinare gli archivi del duce. Mussolini, dopo aver riletto il manoscritto, lo regal al militare, dicendogli: Tenetelo per mio ricordo, io ho altre tragedie cui pensare.59
59Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

36. SCIENZIATI, FILOSOFI E NAVIGATORI
Fin dalla presa del potere, Mussolini comprese che le attivit culturali, governate con equilibrio, potevano tornare utili al fascismo, aiutandolo a diffondere la propria ideologia. A tal scopo, nel 1926 istitu lAccademia dItalia, il cui compito principale era la stesura dellEnciclopedia Italiana. Giovanni Gentile e i suoi collaboratori, responsabili della compilazione, riuscirono a realizzare unopera che vide anche la collaborazione di intellettuali antifascisti come Ugo La Malfa e Gaetano de Sanctis. Ma la voce fascismo, ad esempio, fu scritta dallo stesso Mussolini con laiuto di Gentile. In quel periodo, per, la cultura italiana annoverava un grandissimo intellettuale: Benedetto Croce. Liberale conservatore, avverso al socialismo, era antifascista e intorno a lui si radunarono tutti gli avversari di Mussolini che decisero di non lasciare lItalia. Gentile, invece, fautore del nazionalismo, ader al fascismo diventandone il massimo esponente culturale (fu anche ministro della Pubblica Istruzione, facendosi fautore della riforma scolastica) e amico personale di Mussolini. 
Quando leditore Laterza protest per la chiusura della rivista La Critica diretta da Benedetto Croce, il duce gli rispose con queste parole riferite alla morte di Socrate: Dite a Laterza che Mussolini ha ordinato che Critica continui le sue pubblicazioni, affinch il vecchio filosofo non beva la cicuta!. Durante tutto il Ventennio, tuttavia, gli intellettuali italiani dovettero prendere posizione a favore o contro il regime, gi a partire da quellatto fondativo  dal punto di vista culturale  che fu il Manifesto de gli intellettuali fascisti del 1925 (tra i firmatari, oltre ovviamente a Gentile, cerano Curzio Malaparte, Filippo Tommaso Marinetti, Ardengo Soffici, Luigi Pirandello, Ugo Spirito), cui segu lo stesso anno il Manifesto degli intellettuali antifascisti (propugnato da Croce e che annoverava, tra gli altri sottoscrittori, Giovanni Amendola, Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Emilio Cecchi, Gaetano Mosca, Matilde Serao). Eppure, a detta di Arrigo Petacco in Luomo della Provvidenza, Mussolini lasci fare: non furono mai gli intellettuali, i loro problemi, i loro turbamenti, le loro baruffe e le loro proclamazioni di fedelt o di dissenso a preoccuparlo e a fargli temere per la solidit del suo potere.
Anche il grado di compromissione degli scienziati italiani con il fascismo fu elevato, perch molti di loro ricevettero vantaggi economici per le loro ricerche. Mussolini impieg gli economisti nella realizzazione del corporativismo e dellautarchia, gli ingegneri e i chimici nella realizzazione di nuovi tipi di armi, i fisici negli studi sullatomo e nello sviluppo delle telecomunicazioni. Gli uomini di scienze non furono solo al servizio dellindustria bellica, ma collaborarono alla crescita tecnologica dellItalia, che negli anni del Ventennio spesso si mise in linea con il livello di Francia, Gran Bretagna e Germania. E la comunit scientifica italiana contribu a giustificare le leggi razziali promulgate da Mussolini, con un atteggiamento attivamente antisemita, perch troppi uomini di cultura videro nellantisemitismo di Stato una maniera per mettersi in mostra, fare carriera, fare denaro, per sfogare i loro rancori e le loro invidie contro questo o quel collega, come spiegava De Felice in Autobiografia del Fascismo (Einaudi, 2001). Il mondo italiano della ricerca si lasci coinvolgere in modo assai rilevante nella politica della razza firmando, su suggerimento del duce, il Manifesto degli scienziati razzisti.
Guglielmo Marconi, con lo sviluppo di un sistema di telecomunicazioni senza fili attraverso le onde radio e la sua commercializzazione su vasta scala, divenne uno degli italiani pi famosi al mondo, e Mussolini non esit a strumentalizzarne la figura come esempio di patriottismo e di genio italico. Anche se lo scienziato non fu mai particolarmente attivo dal punto di vista politico, Marconi rivendicava di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere lutilit di riunire in fascio i raggi elettrici, cos come Mussolini ha riconosciuto per primo la necessit di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza dItalia. E il duce, ricordandolo in Parlamento pochi mesi dopo la sua morte, afferm: Nessuna meraviglia che Marconi abbracciasse, fin dalla vigilia, la dottrina delle Camicie Nere, orgogliose di averlo nei propri ranghi60.
Un altro scienziato di fama internazionale fu Enrico Fermi, che ricevette, nel 1938, il Nobel per la Fisica grazie alla scoperta dei neutroni lenti: recatosi a Stoccolma, al momento di ritirare il premio fece scalpore tra i sostenitori del regime perch invece di indossare luniforme fascista o quella di accademico dItalia, portava il frac e invece di fare il saluto fascista strinse la mano al sovrano svedese. Dalla Svezia, anzich tornare in Italia, si rec, con la moglie ebrea e i figli, negli Stati Uniti, accettando di lavorare al Progetto Manhattan per la realizzazione della prima bomba atomica. 
Nel settore tecnologico-industriale, uno dei vanti di Mussolini fu il transatlantico Rex, il pi grande mai costruito in Italia, inaugurato da re Vittorio e dalla regina Elena il primo agosto del 1931. Nellestate del 1933 conquist il Nastro Azzurro, il premio per la traversata atlantica pi rapida: impieg 4 giorni, 13 ore e 58 minuti per andare da Gibilterra al faro di Ambrose, vicino a New York, alla velocit media di 28,92 nodi. Proprio in ricordo di questo record, negli anni Sessanta la Peroni chiam la sua birra Nastro Azzurro.
60Chessa P., op. cit.

37. LA PUBBICIT  L'ANIMA DEL COMMERCIO
La propaganda present Benito Mussolini non solo come il Duce del Fascismo, ma come luomo nuovo, emulo dei Cesari, lEroe Popolare, Padre del Popolo italiano, Il Capo spirituale dellEuropa, Il moralista, Guerriero, Educatore, Gran Nocchiero, Dinamo Umana, Genio, Architetto dItalia, Fondatore di citt e imperi, Colonna del Mondo, eroe dellUniverso, Grande profeta, Messo di Dio sulla terra, Uomo della Provvidenza, e in tanti altri modi. 
Mussolini, quindi, fece grande uso della propaganda non solo per promuovere le proprie idee, ma anche e soprattutto se stesso. Le fotografie che a migliaia venivano riprodotte su giornali, manifesti, libri, quadretti esposti negli uffici e negli esercizi pubblici accanto al ritratto del re, fecero assurgere Mussolini a incarnazione del regime, elevandolo a una sorta di dimensione mitica, simile pi a una fede che a un credo politico. Il culto mussoliniano fu favorito dal suo carisma, e il successo delluomo politico, forte di un ampio seguito popolare, venne decretato dallabile utilizzo delle leve governative, dalla piaggeria, dalla sottomissione e dalladulazione di tutti coloro che lo circondavano. E il fascismo si immedesim cos nel suo capo carismatico, acclamandolo come sommo artefice di tutte le fortune nazionali.
Lo strumento principale di diffusione della sua immagine divenne la fotografia: fu appositamente creata una segreteria particolare, che provvedeva a inviare un ritratto autografato del duce a chiunque lo richiedesse. Lufficio stampa della presidenza del Consiglio dei ministri, trasformatosi prima nel sottosegretariato e poi nel ministero della Stampa e Propaganda, aveva il compito di occuparsi dellimmagine del dittatore. Ci nonostante, Mussolini voleva sempre esaminare personalmente tutte le fotografie che lo ritraevano. Ogni mattina gli autori portavano al suo cameriere personale le stampe, che venivano sottoposte al suo attento controllo prima di essere pubblicate. Il duce scartava quelle che riteneva non gli dessero il giusto lustro o lo facessero apparire ridicolo, strappandole di persona, e arrivava perfino a visionare  fotogramma per fotogramma  tutti i filmati dellistituto LUCE.
La macchina propagandistica escogit forme efficaci per diffondere il culto della sua persona: scritte e disegni murali, la diffusione di milioni di cartoline con la sua effigie. LItalia fu riempita di busti e statue di Mussolini, alcune delle quali equestri, realizzati in bronzo o scolpiti nel marmo. Nel 1938 nacque addirittura lidea del Colosso Littorio: si trattava di realizzare in cima a Monte Mario, a Roma, unenorme statua raffigurante un Ercole coperto solo da una pelle di leone, con le fattezze del duce. La statua avrebbe dovuto avere le gambe aperte, per permettere il passaggio di un largo viale, tenere una clava con la mano sinistra e fare il saluto romano con il braccio destro. Il Colosso doveva essere alto pi di ottanta metri, con due terrazze panoramiche inserite nelle narici. Realizzato in bronzo, avrebbe superato in altezza la cupola di San Pietro. Fortunatamente, nonostante il lavoro fosse stato messo in cantiere, non fu mai realizzato. Unopera ciclopica che si pu vedere ancora oggi percorrendo lautostrada che collega Roma con lAbruzzo,  la scritta DUX che, realizzata in bianco, campeggia sul fianco di Monte Giano. 
Durante il Ventennio, lagenzia giornalistica Stefani, la pi antica in Italia, divenne sotto la direzione di Manlio Morgagni la voce del Duce, svolgendo la funzione di informazione e propaganda con perfetta efficienza. La raccolta e la diffusione delle notizie avveniva attraverso una rete di corrispondenti (nel 1939, ve ne erano 261 in Italia e 65 allestero), selezionati per servire la nazione e il regime, curare limmagine dellItalia allestero, sostenere la politica interna e promuovere le azioni imperiali, nonch fornire a Mussolini informazioni di prima mano che non potevano essere pubblicate. Morgagni applicava tutte le direttive che gli arrivavano dal dittatore in persona, ma allo stesso tempo diffondeva le notizie in modo che fossero il pi vicino possibile alla realt, per proteggere la credibilit dellagenzia da lui diretta. L8 settembre 1943, saputo dellarresto di Mussolini, si tolse la vita.

38. SE LO DICE LUI
Qualsiasi uomo politico di primo piano, soprattutto se grande oratore, conia nella sua vita frasi e aforismi che diventano famosi ed entrano nelluso comune. Mussolini ne ebbe per tutti, per ogni occasione e su ogni argomento. Lelenco di seguito  solo un piccolo estratto dei numerosi detti e motti attribuiti al duce, e ogni commento risulta superfluo.
Noi ci sentiamo fratelli in spirito con coloro che lavorano; La giustizia senza la forza sarebbe una parola priva di significato, ma la forza senza la giustizia non pu e non deve essere la nostra formula di governo; Il libro ha qualche volta il valore di una ambasciata; Il giornalismo  una scuola di vita; I giornalisti debbono essere moralmente e tecnicamente preparati; La giovinezza  un dono divino, che per la maturit consapevole degli anziani deve salvaguardare dalle insensate dissipazioni e dalle malcerte precocit; Non  gerarca colui che non sa scendere in mezzo al popolo per raccoglierne i sentimenti e interpretarne i bisogni; Governare gli italiani non  difficile.  inutile; Se c un Paese dove la democrazia  stata realizzata, questo Paese  lItalia fascista; Il credo del fascista  leroismo, quello del borghese legoismo; La libert non  un diritto:  un dovere. Non  una elargizione:  una conquista. Non  una uguaglianza:  un privilegio; Primo pilastro fondamentale dellazione fascista  litalianit. Noi siamo orgogliosi di essere italiani; Il lavoro  la cosa pi alta, pi nobile, pi religiosa della vita; Bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di raggiungerle; Che cosa significa pi alta giustizia sociale? Significa il lavoro garantito, il salario equo, la casa decorosa; significa la possibilit di evolversi e di migliorarsi incessantemente. Significa che gli operai, i lavoratori, devono entrare sempre pi intimamente a conoscere il processo produttivo e a partecipare alla sua necessaria disciplina; Con un proletariato riottoso, malarico, pellagroso non vi pu essere un elevamento delleconomia nazionale; Limpiegato  un soldato,  un milite che mette tutte le sue energie al servizio dello Stato e della Nazione; Adoriamo il lavoro che d la bellezza e larmonia alla vita; Io rispetto i calli alle mani: sono un titolo di nobilt; Un popolo per giungere alla potenza ha bisogno della disciplina; Voi sapete che io non adoro la nuova divinit: la massa.  una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perch sono molti debbono avere ragione? Niente affatto. Si verifica spesso lopposto, cio che il numero  contrario alla ragione; Noi siamo i portatori di un nuovo tipo di civilt; Camminare, costruire e, se necessario, combattere e vincere!; Roma doma; Pi che guardare al passato siamo sempre intenti verso il futuro; Le madri devono educare i loro figli al lavoro della terra e combattere tutte le tendenze ad abbandonarla per cedere alle illusioni della citt; I tedeschi debbono farsi guidare da me: in politica  fuori discussione che io sono pi intelligente di Hitler; LAmerica  un Paese di negri e di ebrei, elemento disgregatore della civilt; Non siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un avvenire; Gli inglesi sono dei tedeschi che hanno viaggiato; Se gli Italiani provassero un mese di governo di Stalin farebbero un vitalizio con Mussolini; Il pugno  un mezzo di espressione squisitamente fascista; Temo pi uno iettatore che un antifascista; Le donne prima di sposarle bisogna provarle; Meglio vivere un giorno da leoni che centanni da pecora; Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi; Molti nemici, molto onore; Le radici profonde non gelano mai; Siam fatti cos, siam quello che siamo; Boia chi molla; Noi tireremo dritto; Vincere e vinceremo; Chi si ferma  perduto; Meglio morire in piedi, che vivere una vita in ginocchio; Libro e moschetto, fascista perfetto; Me ne frego; Perch la luna  pallida? Perch sta alzata tutta la notte!; Si stava meglio quando si stava peggio; Quella che chiamano dittatura  basata su molto entusiasmo popolare; LItalia agli italiani; Lindividuo non esiste, se non in quanto  nello Stato e subordinato alle necessit dello Stato; Per me, per noi eretici, il carcere  una virgola; Non sono un malfattore ma un agitatore di idee; Non sono un collezionista di deserti; Non vi  assedio che possa piegarci, n coalizione, per quanto numerosa, che possa illudersi di distoglierci dalle nostre mete; Ho bisogno di alcune migliaia di morti.

39. ALLA RICERCE DEL TEMPIO
Mussolini, sensibile a tutte le forme di arte che potessero mettere in risalto la superiorit degli italiani rispetto agli altri europei, fu sempre favorevole allorganizzazione di mostre e di eventi culturali, assicurando sempre a questo genere di iniziative il sostegno economico del regime. Al suo fianco, pronto a consigliarlo e aiutarlo nella scelta, vi fu il deputato e pittore Cipriano Efisio Oppo, lartefice principale della veste artistica del fascismo.
Nel 1927 il duce diede vita al pi importante progetto culturale del Ventennio fascista: la Quadriennale, una fondazione che aveva lo scopo di promuovere larte figurativa italiana, con mostre che si dovevano svolgere a Roma ogni quattro anni nella sede del Palazzo delle Esposizioni. La Quadriennale si and ad affiancare cos alla Biennale di Venezia, fondata nel 1895, e poi estesa, nel 1932, alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.
Mussolini, che aveva usato a ogni pi sospinto simboli che si rifacevano allImpero romano, fu sempre ben incline a finanziare gli archeologi italiani e le loro missioni di scavo, non solo sul territorio nazionale ma anche allestero. La conquista della Libia permise la scoperta, lungo la costa della Tripolitania e della Cirenaica, dei resti di numerose citt romane, tra cui spiccavano Sabratha e la stupefacente Leptis Magna, colonia tra le pi importanti nel II secolo d.C. e citt natale dellimperatore Settimio Severo. Qui furono portate alla luce statue ancora intatte, un bellissimo teatro prospiciente il mare, e i ruderi di unintera citt, la cui bellezza era pari a quella di Pompei e faceva impallidire quella di Palmira. Altre missioni archeologiche operarono con successo nelle isole greche, mentre in Italia ebbe una notevole risonanza il ritrovamento delle navi romane nel lago di Nemi. 
Ma fu soprattutto a Roma che Mussolini volle importanti interventi di recupero, come il restauro del tempio della Fortuna Virile al Foro Boario nel 1925 e la sistemazione di tutta larea archeologica intorno allAltare della Patria. Altri importanti scavi furono effettuati nella zona di Ostia Antica, riportando alla luce le rovine dellantico porto di Roma. La ricostruzione dellAra Pacis e il suo collocamento in un padiglione nei pressi del Mausoleo di Augusto avvennero nel 1938, in occasione dei festeggiamenti per il bimillenario augusteo: il duce si rec al monumento insieme a Hitler, in quei giorni in visita ufficiale in Italia. Daltronde, anche se non aderirono mai al Partito fascista, persino archeologi come Giacomo Boni, Antonio Munoz, Guglielmo Gatti, Luigi Pernier, Rodolfo Lanciani e Alessandro della Seta videro di buon occhio i suoi 
tentativi di fare rivivere le vestigia del passato italico. Oltre a unampia opera di restauro, Mussolini contribu anche alla trasformazione architettonica della citt, ad esempio con la realizzazione di via dei Fori Imperiali o della via del Mare. 
Ho dedicato particolare attenzione alla capitale. Roma  una citt universale, cara al cuore degli italiani e di tutto il mondo. Era grande al tempo dellImpero e ha conservato una luce di grandezza.  stata un centro di importanza storica e il centro di diffusione del Cristianesimo. Roma  prima di tutto una citt con unaura di destino e di storia.  la capitale della nuova Italia.  il seggio della Cristianit. Ha insegnato e insegner la legge e le arti al mondo intero. Non posso rifiutare le risorse necessarie a rendere questa magnifica capitale una citt esteticamente bella, politicamente ordinata e disciplinata da un governatore. Con il suo porto naturale di Ostia, con le sue nuove strade diventer una delle citt pi ordinate e pulite dEuropa. Isolando i monumenti dellantica Roma, la relazione tra gli antichi romani e gli italiani  resa ancora pi bella e suggestiva.61
Cos si vantava, dimenticando per di avere demolito, per la costruzione delle sue strade, antichi quartieri, come la meravigliosa spina di Borgo, davanti a San Pietro, al posto della quale da allora sorge la meno caratteristica, ma sicuramente pi monumentale, via della Conciliazione.
Pi in generale, larchitettura fu la principale e migliore forma di propaganda del regime, che le confer notevole prestigio e la adegu alle esigenze di ricostruzione e modernizzazione del Paese. I gusti architettonici del duce si identificarono completamente con il razionalismo, movimento che nacque dalla necessit di una concreta aderenza alla realt sociale ed economica conseguente alla rivoluzione industriale. Lesigenza principale era quella di unarchitettura universalmente comprensibile, lontana dal passato, con leliminazione di fregi a vantaggio invece di linee, angoli e volumi netti. 
In Italia il razionalismo trov il suo terreno fertile nellavvento al potere di Mussolini e ne divenne lo stile privilegiato: larchitettura fascista fu infatti favorita dal gran numero di opere pubbliche che furono realizzate dal regime. Questo nuovo stile, anche se rifiutava la tradizione, recuperava per nella sua variante italiana alcuni elementi classici, differenziandosi cos da quello che si andava affermando negli altri Paesi. Lo scopo del movimento era anche quello di contrapporre al fine individualistico dellarchitettura borghese quello collettivo, con la progettazione delle aree urbane e la costruzione di nuove citt come Littoria (lattuale Latina), Pomezia, Sabaudia e Aprilia. Con laumentare del potere di Mussolini, anche questo stile architettonico sub alcuni cambiamenti: dal rigore tecnicista basato soprattutto sulluso geometrico di volumi e di forme si pass a un aspetto che privilegiava leffetto di stupore e grandezza, cadendo cos nel monumentalismo e nella scenografia, che colpiva con il suo utilizzo di proporzioni enormi e con il marmo che andava a sostituire lintonaco. Le nuove opere, con laggiunta di lunghe e ampie finestre, retoriche scritte in rilievo, colonne in stile romano o greco, si distaccavano dal razionalismo precedente, dando allarchitettura uno scopo prevalentemente propagandistico.
Tra le grandi opere dellepoca fascista spicca la sede dellUniversit degli Studi di Roma La Sapienza, una vera e propria citt-studi, voluta fortemente da Mussolini, progettata da unquipe di architetti e realizzata negli anni Trenta in puro stile razionalista. Anche lEUR fu voluto dal duce e fu pianificato per celebrare il ventennale del Fascismo: avrebbe dovuto ospitare lesposizione universale del 1942 (da qui il nome E42). Per la sua realizzazione furono chiamati a partecipare i migliori architetti italiani, che presentarono il progetto definitivo nel 1939, ma i lavori procedettero a rilento e furono interrotti proprio nel 1942 per via della guerra. 
61Mussolini B., op. cit.

40. QUANTO SEI BELLA ROMA
Quando ottenne dal re lincarico di formare il nuovo governo, per Mussolini giunse il momento di abbandonare Milano e trasferirsi a Roma. Lasciati Rachele e i figli nel capoluogo lombardo, il duce prese inizialmente alloggio in un piccolo appartamento in via Rasella, accompagnato dalla fedele e bruttissima cameriera personale, Cesira Carrocci. 
La Capitale lo conquist subito, come ricordava nella sua autobiografia: 
Ero a Roma non solo con il dovere di comporre un nuovo ministero; avevo anche fermamente deciso di rinnovare e ricostruire dalle fondamenta la vita del popolo italiano. Roma accentu il mio senso di dedizione. La citt eterna, caput mundi, aveva due corti e due diplomazie. Nel corso dei secoli aveva visto eserciti imperiali sconfitti sotto le sue mura. Era stata testimone e aveva osservato la decadenza dei forti e il sorgere di ondate universali di civilt e di pensiero. Roma, lagognato traguardo di principi e condottieri, la citt universale, erede dellantico Impero e del potere della Cristianit! Roma mi diede il benvenuto come condottiero delle legioni nazionali, come rappresentante non di un partito o di un gruppo, ma di una grande fede e di un intero popolo.
Nonostante limportante incarico che svolgeva e lo scarso tempo a disposizione, nei primi anni di governo Mussolini cerc ogni pretesto per potere passeggiare da solo per le vie della citt, poterne assaporare i magnifici scorci, mescolarsi alla gente comune. Era unoccasione per immergersi nella storia di quei monumenti cos antichi, ma anche per fuggire alla stretta sorveglianza della sua scorta, che non sopportava di avere sempre intorno: improvvisamente ordinava allautista di fermare la macchina, scendeva impedendo a chiunque di seguirlo (o almeno credeva lui) e andava a piedi al lavoro. Almeno fino al giorno in cui, uscito da palazzo Chigi, si incammin per lallora corso Umberto, lattravers, costeggi il palazzo della Rinascente fino allaltezza dellalbergo Dragoni: fu a quel punto che qualcuno lo riconobbe. Un istante dopo venne circondato dalla folla che, per acclamarlo, quasi lo soffoc. Fortuna volle che lauto con la scorta lo avesse seguito a breve distanza. Mussolini la vide e si mise in salvo salendo immediatamente a bordo e allontanandosi a tutta velocit. Non aveva percorso pi di cento metri a piedi, e con suo grande rammarico quella fu lultima volta in cui usc da solo per strada.
Le cose cambiarono quando Mussolini si trasfer a villa Torlonia. Ledificio, circondato da uno splendido parco, non era vicino a palazzo Chigi. Pazienza se gli toccava andare al lavoro in auto e rinunciare alle passeggiate, e se non cera pi il pretesto della casa piccola per tenere lontana da Roma la famiglia. I giardini di villa Torlonia, dove Mussolini quotidianamente andava a cavallo e giocava a tennis, divennero cos la sua Roma privata, e i bagni di folla furono limitati alle occasioni ufficiali.
Trasferiti i suoi uffici a palazzo Venezia, Mussolini fin da subito consider la piazza antistante come una parte integrante delledificio, quasi una sorta di cortile privato. Dalle finestre che davano sulla piazza controllava tutto quanto accadeva e nulla gli sfuggiva, dal traffico al comportamento di vigili e poliziotti. Furono proprio i continui controlli che le forze dellordine facevano ai passanti che si fermavano a guardare il famoso balcone ad allontanare la gente dalla piazza, che si riempiva solo in occasione di cerimonie allAltare della Patria o di discorsi pubblici del duce, nonch a mandare in rovina il famoso caff Faraglia che l si trovava. Vedendo il bar sempre vuoto e sentendosi responsabile della faccenda, Mussolini invi un sussidio ai camerieri per permettere loro di vivere. Una volta si fece portare lelenco telefonico di Roma, che tenne per diversi giorni sulla sua scrivania, perch sosteneva che per conoscere gli abitanti di una citt bisogna leggere lelenco dei telefoni come un romanzo.62
62Entrambi gli episodi sono raccontati in Navarra Q., op. cit.

41. MUSICA, MAESTRO!
Mussolini fu un discreto suonatore di violino. Era solito farsi accompagnare nelle sue esibizioni prima dalla figlia Edda, con il suo stesso strumento, e poi al piano dal figlio Romano, che come abbiamo detto divenne nel secondo dopoguerra un musicista professionista. Il duce si dilettava a eseguire pezzi al mattino mentre attendeva lautomobile che doveva portarlo a palazzo Venezia, dove teneva comunque un leggio nel suo appartamento privato e si esercitava anche nel pomeriggio. Suon sempre con violini che gli furono regalati, tra cui uno a cinque corde costruito appositamente per lui.
A palazzo Venezia fece portare un grammofono, con il quale ascoltava dischi di musica classica, preferibilmente nelle prime ore del pomeriggio, dopo avere pranzato. Possedeva inoltre un pianoforte a coda di marca Weber, che faceva utilizzare ai musicisti e compositori famosi che invitava per diletto; apprezzava molto gli spettacoli privati che alcuni concertisti stranieri tenevano solo per lui. Ma amava pure ascoltare la radio, sebbene non cantasse mai.
Mussolini fu quindi un grande appassionato di musica, un interesse che, oltre che per piacere personale, coltivava per rafforzare ulteriormente la macchina del consenso. Ritenendosi uno statista geniale, tent di assumere il controllo di ogni aspetto della vita sociale e culturale italiana, e cos fece anche in ambito musicale: fu sempre abbonato alla stagione dellopera, si fece promotore di festival musicali, patrocinatore di enti lirici, protettore di concertisti, programmatore artistico e ministeriale (fece introdurre linsegnamento della musica nelle scuole), nonch riformatore del Conservatorio. 
Manifest una grande passione per Beethoven e Mascagni (da lui chiamato Mascagnone), non disdegnando per n Wagner, n i compositori che si erano affermati tra la fine del XIX e linizio del XX secolo: Puccini (che scrisse un Inno a Roma, mai amato dal suo autore ma che divenne la canzone pi nota dopo la Marcia Reale e Giovinezza), Giordano e Leoncavallo (che gradivano molto gli onori che il duce tributava loro). La piaggeria e il servilismo spinsero molti celebri musicisti, direttori di orchestra e cantanti a chiedergli protezione e benevolenza: scambi di favori che regolarono i rapporti tra intellettuali e potere durante il regime. 
Pietro Mascagni, che non riusc pi a ripetere il successo che aveva avuto con la Cavalleria Rusticana, non perse mai loccasione per chiedere sostegno, soprattutto economico, al duce, ottenendo finanziamenti con i fondi segreti del Min.Cul.Pop. e divenendo membro, insieme a Umberto Giordano, dellAccademia dItalia. In cambio, per, compose lInno del Lavoro. 
Lunico che non accett le imposizioni di Mussolini fu il grande direttore dorchestra Arturo Toscanini: nazionalista, antimonarchico e anticlericale, ader alle posizioni interventiste allo scoppio della Grande Guerra e simpatizz con il fascismo nei primi anni della sua costituzione, candidandosi nelle liste del partito. Ma nel 1931, a Bologna, dopo essersi rifiutato di eseguire la Marcia Reale e Giovinezza prima dellinizio del suo concerto, fu assalito da un iscritto al pnf che lo schiaffeggi: dopo questa disavventura, Toscanini lasci lItalia per gli Stati Uniti, facendo ritorno nella penisola solo dopo la fine della seconda guerra mondiale. 
Mussolini raccont lepisodio a Claretta Petacci: Quella di Toscanini  stata una cosa che non ho mai potuto spiegare. []  stato con noi diversi anni e ci ha seguito, poi a un tratto cosa sia successo, non so. Ritengo che sia perch lui era antimonarchico e anticlericale: visto che ci siamo riappacificati con la monarchia e con la Chiesa. E d uninterpretazione non convenzionale dellincidente di Bologna: Non credo che labbia voluto fare per antifascismo; dice che quando ha in mente il programma e la musica che deve dirigere, non pu distrarsi, perch questo lo distoglie da ci che deve fare. 
Forse anche per questo nello stesso anno ordin che, alle esecuzioni dei solisti, fossero preferite quelle delle orchestre sinfoniche: davano unidea della disciplina collettiva di massa e potevano servire a trasformare gli italiani in un popolo rude e militaresco. E sempre per suo volere, si diede lavvio alla realizzazione in tutta Italia di teatri dellopera, con la priorit per quello di Roma, che avrebbe dovuto fare concorrenza alla Scala di Milano. Furono anche organizzati importanti festival di grande successo  come il Festival Internazionale di Musica di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino  svariate manifestazioni dedicate alla musica contemporanea italiana e concorsi patrocinati dalle organizzazioni culturali fasciste.
Mussolini non amava le canzonette, eppure in quegli anni ce ne furono molte che diventarono famosissime. In tanti cantavano Mille lire al mese, Ti saluto, vado in Abissinia, La Sagra di Giarabub, Adua, Vincere Inno a Roma, Inno dei giovani fascisti, Battaglione M, Il ritorno del legionario e Allarmi: camicie nere, iscritti al partito, soldati e gente comune. Ma nessuno di questi pezzi ottenne lenorme successo di Giovinezza e di Faccetta nera. La prima divenne il vero e proprio inno del fascismo, anche se la sua composizione era precedente alla fondazione del pnf . Le parole furono scritte da due studenti di Torino che, in procinto di partire per il fronte nel 1917, rimpiangevano la giovinezza, cantando: Giovinezza, giovinezza / primavera di bellezza! / Della vita nellasprezza / il tuo canto squilla e va. Intitolata inizialmente Commiato, la canzone divenne linno degli arditi tra le trincee e, ribattezzata Giovinezza, fu intonata dai fascisti per le strade di Roma nellottobre del 1922. Ma prima le parole furono riscritte dal romanziere piemontese Salvator Gotta, anche se il ritornello rimase inalterato. Fu lunica canzone cantata da Mussolini, per solamente nelle occasioni ufficiali.
Faccetta nera divenne invece linno che accompagn la conquista dellEtiopia e in quegli anni fu davvero intonata da chiunque. 
Mussolini, infine, era anche molto divertito dal ballo, soprattutto dal valzer e dalla polka e, alle feste popolari cui partecipava, le donne facevano la fila per danzare con lui, suscitando la feroce gelosia di donna Rachele, che le apostrofava con parole irripetibili.

42. LA RADIO IN OGNI CASA
La radiofonia in Italia nacque nellagosto del 1924 con listituzione dell uri , una societ privata cui veniva data la concessione in regime di monopolio per trasmettere notizie di interesse pubblico, per regio decreto e con il placet di Mussolini. La prima stazione trasmittente fu realizzata a Roma dalla Marconi, societ fondata dallinventore italiano. Dopo un discorso di inaugurazione letto dallo stesso Mussolini, il 6 ottobre 1924 alle ore 21:00 la voce di Ines Viviani diffuse nelletere il primo annuncio della neonata radio: 
URI. 1RO : stazione di Roma. Lunghezza donda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari eseguir Haydn, dal quartetto Opera 7, 1 e 2 tempo.
Per effetto del decreto regio del 17 novembre del 1927, lURI fu resa successivamente pubblica con la denominazione di Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR), con sede a Roma e direzione generale a Torino: il controllo azionario passava quasi completamente nelle mani dello Stato, con un piccolo pacchetto di propriet privata. AllEIAR fu concessa la radiotelegrafia, come editore e gestore radiofonico, in regime di monopolio per venticinque anni.
La trasmissione dellEnte Radio Rurale (ERR) Lora dellagricoltore, in cui si davano suggerimenti sul lavoro nelle campagne e si trasmettevano brani musicali, fu un grandissimo successo, tanto che si arriv ad affermare, con grande soddisfazione di Mussolini, che il miracolo marconiano fa leggere anche chi non legge63. Sebbene la Chiesa, almeno allinizio, considerasse il nuovo mezzo di comunicazione uno strumento del diavolo, nel 1931 si arriv allinaugurazione anche di Radio Vaticana. 
Le trasmissioni comiche e le commedie non ottennero grosso successo, mentre le radiocronache sportive furono da subito ascoltatissime, soprattutto quelle riguardanti il calcio, il ciclismo, la boxe e i motori. I radiogiornali venivano trasmessi cinque volte al giorno, ma furono incrementati durante gli anni di guerra, dando pi spazio alle cronache dal fronte, a scapito della programmazione regolare. Moltissime furono le trasmissioni dedicate ai bambini (Il giornale radiofonico del fanciullo, Gaio radio giornalino) e alle celebrazioni del calendario fascista.
La radio era rimasta a lungo, tuttavia, un bene di lusso in Italia a causa degli alti costi di licenza, il difficile processo di elettrificazione delle aree poco sviluppate e lostilit dei produttori a realizzare apparecchi a prezzi economici. Per questo agli inizi degli anni Trenta Mussolini, compresa la potenzialit pedagogica e propagandistica del mezzo, lanci le campagne Il villaggio deve avere la radio e La radio in ogni casa. Lascolto collettivo avveniva spesso usando gli apparecchi allinterno delle case del Fascio, delle scuole, delle caserme, mentre quello privato fu incrementato grazie alla vendita a prezzi agevolati di un modello di fabbricazione tedesca, il VE301.
Quando nel 1933 alle trasmissioni dellEIAR affiancarono quelle educative dellERR , rivolte agli studenti e ogni domenica agli agricoltori, fu messo sul mercato un nuovo apparecchio: si chiamava Radiorurale ed era decorata con due fasci littori tra spighe di grano. 
Il duce possedeva una potente radio nella sala del Mappamondo, a palazzo Venezia: al suo commesso chiedeva spesso di sintonizzarla su Radio Berlino e, quando questi non ci riusciva, si alzava dal tavolo, si inginocchiava vicino allapparecchio e faceva da solo. Mussolini amava ascoltare soprattutto musica, possibilmente classica o sinfonica, mentre non gradiva quella da ballo e quella leggera.
Mussolini fece un ampio uso del mezzo (proprio alla radio fu trasmesso lannuncio dellentrata in guerra dellItalia), anche se non ne comprese immediatamente tutte le sue potenzialit, privilegiando piuttosto, nei primi anni del regime, linformazione e la propaganda scritta. Solo verso la fine degli anni Venti si rese conto delle capacit di penetrazione del mezzo in un ambiente sociale come quello italiano, ancora colpito da alti tassi di analfabetismo e da una scarsa propensione alla lettura, a dispetto dei suoi sforzi per scolarizzare il Paese. 
Tuttavia, proprio come la radio serv per propagandare la figura di Mussolini e la sua dittatura, essa divenne pure il mezzo con cui i fuoriusciti politici italiani lanciavano proclami di libert dalle nazioni in cui avevano trovato rifugio; e, durante il secondo conflitto mondiale, permise di stabilire un contatto tra gli alleati e i partigiani.
63Cfr. documentario di Giuliano Montaldo, Le stagioni dellaquila, cit.

43. E LUCE FU!
Mussolini era un grande appassionato di cinema e a villa Torlonia possedeva due sale private di proiezione in cui assisteva alla visione dei film insieme alla sua famiglia, ad amici o invitati in occasione di qualche anteprima. Pur amando i documentari storici, soprattutto quelli che parlavano di Roma antica, prediligeva i cartoni animati e i film comici. Tra i suoi preferiti cerano gli americani Stan Laurel e Oliver Hardy (noti in Italia come Stanlio e Ollio) e amava scherzare sulla sua vecchia bombetta, dicendo che la portava a imitazione dei suoi due attori preferiti. 
In un Paese in cui lanalfabetismo era altissimo e la scuola tradizionale mostrava ancora tutti i suoi limiti, il giornalista economico Luciano De Feo cap che il cinema poteva educare la popolazione italiana, al di fuori delle aule scolastiche, con luso delle immagini. Benito Mussolini accolse immediatamente il suggerimento e decise di sfruttare la forza del cinema per diffondere il suo messaggio politico: compresane la potenzialit, afferm pubblicamente che sarebbe stato larma pi forte dello Stato. A questo scopo, nel 1924 fond una piccola impresa cinematografica dal nome Istituto LUCE che sar sempre, fino allultimo, alle sue dirette dipendenze e che non proietter mai alcuna immagine senza la supervisione e lapprovazione del duce. Lui stesso fisser nello statuto le finalit dellistituto, indirizzate alla diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibili e distribuite allo scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica. 
Il LUCE si mise subito al lavoro: documentari, cinegiornali e film, inizialmente muti, con mezzi tecnici allavanguardia per lepoca, che incontrarono il successo del pubblico. Grazie alle riprese delle partite di calcio e del Giro dItalia, lo sport si diffuse in tutta la penisola. Il LUCE ottenne anche lesclusiva mondiale per le riprese delle Olimpiadi di Amsterdam del 1928. 
Nel 1929 venne creato il Giornale LUCE, notiziario destinato a essere proiettato obbligatoriamente in tutte le sale cinematografiche italiane prima dellinizio dei film: a tutti gli effetti il vero precursore degli attuali telegiornali. Da questo momento gli italiani poterono vedere le immagini di tutti i pi importanti accadimenti politici e sociali anche internazionali, e soprattutto il duce in ogni sua espressione: mentre ballava, parlava o praticava sport. Il Giornale LUCE, riprendendolo durante i suoi bagni di folla in giro per lItalia, non fece altro che consolidare il mito del capo. Nacque una vera e propria scenografia per questi incontri con le piazze, con palchi sempre pi imponenti e folle in camicia nera. E chi non poteva assistere di persona doveva rivederne le immagini nel cinegiornale.
A differenza di quanto accadde in Germania sotto il nazismo, Mussolini non riusc ad assoggettare completamente il cinema italiano alla propaganda di regime, esercitando un controllo stretto soprattutto su documentari didattici e cinegiornali educativi. 
Destino volle che i pi grandi insuccessi cinematografici furono proprio tre film propagandistici del LUCE: Dux, del 1926, Scipione lAfricano, del 1936, e La marcia su Roma, girato in occasione del decennale. Il pubblico giudic pessima la recitazione degli attori e quando Mussolini venne a sapere quantera costata la pellicola, con un conseguente scandalo, fece licenziare tutti i vertici del LUCE.
Come gi accennato, fu il duce a volere fortemente la Mostra Internazionale dArte Cinematografica di Venezia, e diede il via alla ristrutturazione e costruzione di moderne sale cinematografiche, oltre che della famosa Cinecitt. Gli attori americani cominciarono a frequentare la Capitale, suscitando per una certa gelosia nel duce, che non voleva fossero troppo acclamati dalla folla, perch solo a lui spettava il plauso della gente. Quando seppe che Greta Garbo era in visita in Italia, ad esempio, fece telefonare al questore perch provvedesse a evitare leccessivo chiasso su quella donna64.
Linteresse che Mussolini aveva per il cinema culmin con lidea di lanciare come attrice la sorella della sua amante Claretta Petacci, Myriam. Le trov egli stesso il nome darte, Miria di San Servolo, e si occup di correggere personalmente il copione del suo primo film, Le vie del cuore, girato nel 1942. 
64Navarra Q., op. cit.

44. SCIPIONE L'AFRICANO
Quando Mussolini venne a conoscenza dellesistenza di una biografia di Publio Cornelio Scipione scritta dallo storico inglese sir Basil Henry Liddell Hart (1895-1970), ne ordin subito la traduzione e la pubblicazione, realizzata nel 1929 dalla casa editrice Le Monnier di Firenze. Nella versione italiana lautore inser la dedica: A BENITO MUSSOLINI, RESTAURATORE DI ROMA. Erano le uniche parole scritte in maiuscolo alla pagina V, prima della prefazione di Enrico Corradini che cos chiosava: In verit questa dedica interpreta il sentimento che gli stessi italiani hanno delluomo provvidenziale che li governa, sentimento non di vanteria, ma di pura aspirazione e di volont preparata a tutto fare per novamente vivere una nobile vita nel mondo. 
Nella prefazione dellautore, tradotta fedelmente dallinglese, si leggeva anche: Scipione pi di qualsiasi altro grande capitano comprese e seppe armonizzare tutte queste forze [militari, politiche ed economiche, n.d.a.], nella sua strategia, nonostante il modernissimo impedimento di essere un servitore di una repubblica e non un despota come Alessandro, Federico e Napoleone. La frase non fu censurata perch probabilmente Mussolini non si sentiva un despota. Anzi, grazie a questo libro, pubblicato nel nostro Paese con il titolo di Un uomo pi grande di Napoleone: Scipione lAfricano, gli italiani scoprirono il personaggio del condottiero romano. Non che prima fosse sconosciuto, ma non era certo considerato, come sosteneva Liddell Hart, il pi grande stratega della storia militare, superiore addirittura ad Alessandro Magno, Cesare e Napoleone. 
Lo storico inglese riteneva che Scipione, dal punto di vista strategico, fosse moderno anche ai suoi tempi, perch larte del comando non invecchia col tempo, e appunto perch le battaglie di Scipione sono pi ricche di stratagemmi e di trovate  molte delle quali ancora effettuabili oggid  che non in quelle di qualsiasi altro condottiero, ed esse costituiscono una sicura lezione obiettiva per un soldato. Labilit militare del comandante romano, il suo elevato senso politico e, soprattutto, la sua moderazione nei riguardi del nemico vinto, ne fecero un modello ideale da imitare in guerra. Mussolini promosse Scipione a simbolo dei valori morali e militari del Paese, considerandolo un fascista perfetto, ideale esempio delluomo nuovo che il regime cercava di creare.
Non meraviglia quindi che, una volta conclusa vittoriosamente la guerra dEtiopia, il duce decidesse di celebrare la proclamazione dellImpero anche con la realizzazione di un film sul generale romano: chi altri poteva rappresentare lesaltazione della romanit, dellimperium e della vittoria sugli africani, e tradurre in immagini lessenziale identit di spirito che unisce la Grande Roma della conquista africana alla Grande Roma della conquista etiopica, come disse il direttore generale per la cinematografia nazionale Luigi Freddi?
Il film, dallovvio titolo Scipione lAfricano, fu girato in bianco e nero nel 1937, negli studi di Cinecitt, con il duce che si recava spesso sul set e si divertiva ad appoggiare locchio dietro la macchina da presa, improvvisandosi operatore e regista. La direzione fu affidata a un professionista affermato, Carmine Gallone, e tra gli attori principali comparivano Annibale Ninchi, nei panni di Scipione, Fosco Giachetti, Isa Miranda e Camillo Pilotto. La pellicola non ebbe un grande successo di pubblico e fu stroncata dalla critica specializzata. Rappresent comunque il massimo sforzo cinematografico del fascismo, non solo per il suo costo proibitivo, ma anche per limpiego di migliaia di comparse nelle scene di massa. Per la ricostruzione della battaglia di Zama, girata nella piazza di Sabaudia, cittadina da poco costruita nel bonificato agro pontino, furono impiegati numerosi elefanti. La pellicola vinse la Coppa Mussolini come miglior film alla V Mostra Internazionale dArte Cinematografica di Venezia, grazie al voto politico della giuria e non certo per la sua qualit.
Alla proiezione esclusiva del film in una delle sale cinematografiche private di villa Torlonia, il duce apparve molto contento di poter finalmente assistere al lavoro finito. Eppure, mentre le immagini scorrevano, cominci a sbuffare nervosamente alla vista dei soldati romani abbigliati in maniera ridicola e goffi nelle loro corazze. In preda alla collera, esclam: Ma guardate come li hanno vestiti i legionari! Ho capito: qui la battaglia di Zama la vincono i Cartaginesi! 65. 
65Cit.

45. SULLE STRADE SI GUIDA A DESTRA!
Fermo a un semaforo, mentre era al volante di una delle sue Alfa Romeo, Mussolini si lasci andare a questo commento: Non capisco perch i colori di questi semafori debbano essere giallo, verde e rosso Deve essere una moda straniera. In Italia il semaforo deve essere bianco rosso e verde!66. 
La passione che il duce aveva per le automobili e la velocit, nonch la volont di motorizzare gli italiani con la diffusione della Topolino e della Balilla, automobili alla portata di tutte le tasche, secondo lopinione di Mussolini, lo spinsero a studiare un piano di modernizzazione della rete viaria nazionale e fondare nel 1928 lANAS, incaricata della costruzione e manutenzione delle strade.
Ma allinizio della sua avventura di governo il problema non era tanto quello delle condizioni delle vie, quanto decidere il senso di marcia in cui le automobili dovevano percorrerle! In Italia, agli inizi del Novecento, si sarebbe dovuto guidare lauto tenendo la sinistra, come facevano gli inglesi. In realt, gli italiani procedevano anche sulla corsia di destra e questo non a causa della propria discrezionalit o indisciplina, ma perch cos diceva un regio decreto del 28 luglio 1901: Ogni provincia  libera di imporre il proprio codice della strada e di decidere la direzione di marcia dei veicoli. Cambiando provincia o uscendo dalle grandi citt come Roma e Milano, in cui si teneva un senso di marcia, bisognava procedere spesso sul lato opposto. Unica possibilit per capire su quale lato della strada procedere, senza incorrere in contravvenzioni o provocare incidenti, era fare molta attenzione alla segnaletica, sempre che fosse visibile o collocata correttamente. Ma anche cos guidare lautomobile era pericolosissimo. Un giorno, lennesimo incidente tocc a un fascista della prima ora, amico del duce, che finito in ospedale gli scrisse scongiurandolo di prendere provvedimenti. Mussolini, informatosi dettagliatamente sulla questione, decise di imporre la mano unica, e cio un solo senso di marcia: il 23 dicembre 1923 sottopose alla firma del re un decreto che impose al Paese la guida, naturalmente, a destra, sia per le macchine che i tram, con proroga di due anni alle amministrazioni locali per approntare la nuova segnaletica stradale e riadattare le tramvie.
Mussolini non ammetteva le infrazioni al codice della strada e gli capitava spesso di segnare su di un foglietto il numero di targa di alcune auto che non si erano fermate in tempo ai semafori, per poi passarle a chi di competenza per dare corso alle contravvenzioni. Ma anche lui non guidava rispettando sempre il codice: una volta, a Faenza, ordin allautista di fermarsi davanti a un palazzo in costruzione, nonostante il cartello vietasse alle macchine di sostare in quel luogo. Quando il vigile si avvicin per compilare il verbale di contravvenzione e lo riconobbe, sbianc come un cadavere e si scus. Mussolini insistette per pagare la multa, ma lagente si rifiut: dopo un lungo tira e molla, il duce si infuri, pag la contravvenzione e si allontan in auto lasciando il vigile umiliato e deluso, ma impettito nel saluto romano.
Altro episodio accadde invece a Roma, in via XX Settembre, quando un agente ferm unAlfa Romeo da corsa che aveva superato il limite di velocit. Questa volta, visto che il poliziotto non lo aveva riconosciuto e insisteva nel fargli la contravvenzione, Mussolini ebbe uno scatto dira, si rifiut di pagare, ingran la marcia e scapp via. Fu lunica multa che non pag.
Mussolini odiava i ritardi, si presentava puntuale agli appuntamenti ed era suo desiderio che tutto il Paese fosse regolato come un cronometro. La famosa frase quando cera Mussolini i treni arrivavano in orario, per quanto non sia dato sapere se fosse veramente merito suo, potrebbe essere veritiera: sembra che effettivamente almeno i treni, in quel periodo, fossero puntuali. 
Durante il Ventennio la rete ferroviaria fu ampliata e completamente elettrificata, con la sostituzione di tutto il materiale rotabile, divenendo la pi attrezzata ed efficiente dEuropa. Vennero inaugurate, sempre alla presenza del duce, nuove linee come quella che collegava Roma a Viterbo o la direttissima Bologna-Firenze. Mussolini, inoltre, inaugur nel 1931 la monumentale stazione centrale di Milano e quella di Santa Maria Novella nel capoluogo toscano, e diede il via ai lavori della metropolitana di Roma. Suo fiore allocchiello davanti ad altri capi di Stato fu la Littorina, unautomotrice di concezione tutta italiana, che comp il viaggio di 12.000 chilometri Torino-Mosca-Leningrado-Mar Nero-Mosca-Torino. E dopo aver messo mano alla riforma del codice stradale, Mussolini cerc anche di cambiare il senso di marcia sulle rotaie, ma limpresa si rivel impossibile. Fu cos che i treni continuarono a viaggiare in orario, tenendo per la sinistra.
66Cit.

46. IL DUCE IN AUTO
A villa Torlonia era conservata la collezione di auto di Mussolini: molte gli erano state regalate, altre erano state comprate per cifre simboliche. Ma a parte la Bianchi tipo 15, avuta in dono dallOpera Scalda Rancio, le vetture erano tutte Alfa Romeo, come la Spider Zagato 1750, la Spider Touring, la ES, la 2300 GT spider, la spider-cabriolet Royal Touring e due berline C6 1500 con carrozzeria Weymann. Il primo incontro con Claretta Petacci avvenne sulla via del Mare, che da Roma porta a Ostia, proprio mentre il duce era alla guida di una sua Alfa rossa.
Un giorno del 1930 egli convoc a palazzo Venezia il senatore del regno Giovanni Agnelli, nonno del pi famoso avvocato e presidente della FIAT: lidea era di far progettare e costruire una piccola vettura economica che non superasse il costo di 5000 lire, perch era arrivato limprorogabile momento di motorizzare gli italiani67. Iniziava cos la storia di una delle vetture pi famose al mondo, la FIAT 500, popolarmente chiamata Topolino.
Giovanni Agnelli si rese subito conto che lincarico affidatogli era facile solo sulla carta e, rientrato a Torino, affid la risoluzione della questione ai suoi progettisti. Essi si divisero in due correnti di pensiero: una sosteneva la possibilit di realizzare il prototipo utilizzando tecnologie e schemi gi esistenti in FIAT, cercando per di risparmiare su dotazioni e materiali; laltra invece era convinta dellimpossibilit di costruire il prodotto richiesto in tempi brevi e che fosse il caso di affidare il progetto a un esterno, Oreste Lardone, esperto di vetture economiche. Questultimo fu assunto, ma la FIAT decise comunque di sperimentare tutte e due le soluzioni.
Nellestate del 1931 il prototipo di Lardone era pronto: la piccola automobile a quattro posti era mossa da un motore bicilindrico da 500 cm3 raffreddato ad aria, ed era dotata di trazione anteriore. Ma durante il primo tragitto, su una salita, una banale perdita di benzina provoc un incendio: Agnelli licenzi il progettista e viet la realizzazione di vetture a trazione anteriore da parte della FIAT. Lidea della 500 fu provvisoriamente accantonata, perch la casa torinese stava per immettere sul mercato la nuova FIAT 509, che diventer famosa con il nome di Balilla, nome voluto e assegnato ovviamente dal duce.
Durante una visita al Lingotto, lo stabilimento della FIAT a Torino, Mussolini ricord al senatore Agnelli limpegno preso. Il progetto fu affidato allora al giovane ingegnere Dante Giacosa: dopo lunghi mesi di febbrile lavoro, questi realizz una copia in dimensioni ridotte della Balilla, ma con un motore a quattro cilindri di 500 cm3. La vettura fu messa in vendita il 15 giugno 1936 con il nome di FIAT 500, ma fu subito ribattezzata dagli automobilisti Topolino, in parte per la somiglianza del frontale al muso di un roditore, ma soprattutto per il successo che stava avendo lomonimo personaggio della Disney. La 500 era di prestazioni modeste, ma ebbe comunque un buon successo. Venne prodotta dal 1936 al 1955 in pi di 500.000 esemplari, nelle versioni berlina, trasformabile, furgone, familiare, spider, coup e barchetta. Fu realizzata su licenza anche allestero, in Austria, Polonia, Germania, India e Francia.
Lidea di Mussolini di una vettura a basso costo per le persone meno abbienti ebbe un grosso impatto propagandistico, che piacque molto anche a Hitler. Il Fhrer, appena salito al potere, incaric Ferdinand Porsche di realizzare unauto che costasse meno di 1000 marchi. Limpresa venne portata a termine e, per soli 990 marchi  cinque volte lo stipendio di un operaio specializzato tedesco  fu messo in vendita il famoso Maggiolino della Volkswagen (letteralmente macchina del popolo). Invece la Topolino, che inizialmente doveva costare meno di 5000 lire, fu venduta alla fine a 8900, venti volte lo stipendio di un operaio italiano, e solo 2000 lire in meno della Balilla.
67De Felice R., Mussolini il duce. I. Gli anni del consenso (1929-1936), Einaudi, Torino 1995.

47. ORO ALLA PATRIA
Non vi  assedio che possa piegarci, n coalizione, per quanto numerosa, che possa illudersi di distoglierci dalle nostre mete. Questa fu la reazione di Mussolini di fronte alle sanzioni economiche della Societ delle Nazioni (SDN). Con una propaganda martellante, il duce proclam che tutta leconomia deve essere orientata verso questa suprema necessit: lautarchia. Bisognava produrre e consumare ogni cosa solo con quello che si trovava nel Paese, non importava se il caff non conteneva caff e i dolci, pur continuando a chiamarsi cos, non erano pi tali: alla radio e sui cinegiornali si insegnava alle italiane a cucinare torte senza latte, burro, uova e addirittura zucchero. Mussolini chiese persino di ridurre il consumo di carne, sebbene se ne mangiasse gi pochissima: Leccesso della alimentazione carnea  anche esso una moda straniera contraria alle esigenze del nostro clima. 
Ma non bastava, bisognava pure italianizzare i nomi stranieri, anche se questi erano di uso comune, come lo champagne, che divenne sciampagna, e lo sport, che si trasform in diporto. Ma gli italiani dovevano dare unulteriore prova del loro attaccamento alla patria per combattere le inique sanzioni. Ecco quindi lidea della giornata nazionale della fede, con cui il duce chiese che venissero donate alla patria le vere nuziali in oro, in cambio di un cerchietto dacciaio.
Se poi qualcuno voleva donare altri oggetti preziosi, come collanine, medagliette e braccialetti, meglio ancora: lItalia e Mussolini gli sarebbero stati grati. Il 18 dicembre 1935, sullAltare della Patria a Roma, di fronte al sacello del Milite Ignoto, la regina Elena consegn le sue fedi nuziali, seguita da Rachele, che deposit nel cratere la sua e quella di Benito. Fu poi la volta di Edda, applauditissima, e delle altre mogli dei gerarchi. 
E Mussolini? Il duce aveva lasciato la scena principale alle donne, quasi a sottolineare lesclusivit femminile del sacrificio. Quel giorno si trovava nellagro laziale appena bonificato, per inaugurare la citt di Pontinia. E intanto che cera, ne approfittava per raccogliere lui stesso un po doro per la patria. Fotografi e cineoperatori lo immortalarono mentre, in uniforme completamente nera con tanto di fez sormontato da unaquila dorata, raccoglieva le fedi dalle contadine usando come contenitore un elmetto di tipo Adrian. Le immagini fecero il giro del Paese, soprattutto quelle con il duce che, tenendo lelmetto con la mano sinistra, immergeva la destra tra gli anelli doro, rimestandoli con aria compiaciuta. Accanto a lui, unimmancabile signora anziana, con il capo coperto da un velo e il braccio destro teso in un impeccabile saluto romano. Limmagine della fiera vecchietta che offriva le tre medaglie doro dei figli morti in guerra divenne il simbolo di quel giorno. Gli anelli raccolti furono milioni e i parlamentari offrirono i propri vessilli. DAnnunzio si priv di tutte le sue decorazioni e Mussolini dei regali in metallo prezioso. La campagna Oro alla Patria rappresent il punto pi alto di mobilitazione collettiva e il culmine del consenso al regime. La maggioranza delle donne del popolo rispose sinceramente allappello e persino gli antifascisti come Luigi Albertini e Benedetto Croce contribuirono con la medaglia doro che accompagnava la nomina in Senato.
Eppure, nonostante il materiale raccolto, quellanno le risorse auree italiane scesero di oltre due miliardi di lire!

48. IL GALLO NEL POLLAIO
Donne fasciste, il regime potr sempre contare su di voi? Sulla vostra tenacia? Sulla vostra disciplina? Sulla vostra fede? Allora io vi dico che non ci saranno pi ostacoli nella marcia trionfale del popolo italiano!. Il 20 giugno 1937, durante ladunata a Roma, Benito Mussolini riceve promesse di eterna fedelt: sotto il balcone di palazzo Venezia migliaia di donne, impugnando i labari dei fasci femminili e vestite con i tradizionali costumi delle terre dorigine, urlano i loro s alle domande del duce. E poi in marcia sfilano in formazione militare per via dei Fori Imperiali, prima le Giovani italiane, poi le Massaie rurali e infine le Operaie e le Lavoranti a domicilio.
Per Mussolini il ruolo delle donne italiane era strumentale al suo piano di ristrutturazione del Paese. Il loro compito principale era quello di fare figli, valorizzare le virt domestiche rafforzando limmagine di angelo del focolare: La famiglia  un dovere, una disciplina. Solida la famiglia, solido il regime68 se anche volevano lavorare, peraltro pienamente tutelate dalle leggi, potevano solo scegliere impieghi di secondaria importanza, ma niente incarichi pubblici, e comunque dovevano sposarsi presto, perch una signorina che si avvicinava ai trentanni senza essere fidanzata veniva considerata una zitella e discriminata.
Altra storia nel privato, dove la donna doveva anche sopportare le corna, come fecero sempre la moglie Rachele e le sue numerose amanti fisse, che furono tradite in tante avventure occasionali. Lungi da lui tener nascosta la sua inguaribile fama di donnaiolo, Mussolini se ne vantava addirittura con la Petacci: Ci sono diverse qualit di uomini: poligami, come per esempio sono io, e monogami. Chi si contenta di una sola donna, e chi di molte. Io sono un sessuale, un uomo che non si lascia sfuggire una donna [] Sento la femmina come un cane. Decantava i suoi numerosi rapporti mercenari, ma allo stesso tempo, in pubblico, si assurgeva a paladino della famiglia, difensore della sacralit e indissolubilit del matrimonio.
Al duce non piacevano le donne magre: la femminilit fascista era caratterizzata da forme abbondanti, garanzia di fecondit, prestanza fisica e dinamismo. Ovviamente lattivit fisica non doveva essere tale da scolpire troppo i muscoli, per non rovinare le peculiarit femminili. 
Nel 1931 Mussolini lanci ufficialmente la campagna contro la donna crisi, vietando la pubblicazione delle immagini di donne dai fianchi snelli, il petto poco materno e i capelli alla maschietta: guarda caso, proprio il ritratto della figlia Edda.
Ma cosa pensavano le italiane di Mussolini? Due generazioni di donne vissero nel periodo del regime. La prima, costituita in parte dalle madri, sorelle, mogli o amanti di squadristi, divenne adulta quando Mussolini sal al potere. La seconda giunse alla maturit allapice della dittatura, sotto linfluenza della nuova cultura di massa. La maggioranza delle donne, negli anni Trenta, sostenne il duce, ma non ne fu succube: consegn alla patria loro, comprese le fedi nuziali, sacrificando i risparmi e i ricordi di famiglia alla ragion di Stato, ma quando arriv il momento, nonostante non avesse a disposizione canali ufficiali per esprimere il proprio malcontento, condann i programmi demografici del fascismo che riducevano la maternit al solo atto fisico di fare figli, si rifiut di rispettare le norme sul razionamento dei beni di prima necessit e di consegnare i figli alla leva, e si oppose alla deportazione dei propri uomini nei campi di lavoro forzato in Germania.
Insomma, Mussolini non fu certo un femminista; eppure, nel 1925 fu il primo politico italiano a concedere, con grande clamore, il voto alle donne nelle elezioni amministrative. Ma lanno dopo, prima che tale diritto potesse essere esercitato, abol quel tipo di consultazione elettorale, condannando le italiane a votare per la prima volta solo dopo la Liberazione.
68Le figlie del regime. Le donne di Mussolini, trasmissione RAI Correva lanno, giugno 2010.

49. Baionette per la patria
La Federazione dei fasci di Catanzaro saluta romanamente il romano virgulto, prova provata di una virilit che  monito ed esempio a tutti gli italiani. Questo telegramma, ricevuto da Mussolini in occasione della nascita del suo quartogenito Romano,  un segno del successo del duce nella sua battaglia demografica privata: come abbiamo visto nel sesto capitolo, aveva infatti pi di dieci figli fra legittimi e naturali. Ma la guerra contro il calo delle nascite che assillava il Paese era ancora lontana dallessere vinta e divenne una vera e propria ossessione per Mussolini e per il PNF. 
Nonostante le ingenti perdite di vite umane, soprattutto maschili, nella Grande Guerra, la cronica mancanza di lavoro spinse i pi poveri a emigrare allestero; le donne, che durante il conflitto erano subentrate agli uomini come manodopera nelle industrie e nei servizi, non intendevano tornare al vecchio ruolo di casalinghe e rinunciare alle loro rivendicazioni postbelliche: la famiglia, principale istituzione sociale dello Stato, entr in una profonda crisi, con una conseguente riduzione delle nascite. 
Per porre rimedio al problema, Mussolini fond nel 1925 lO pera Nazionale Maternit e Infanzia (OMNI). Le principali priorit dellente erano quelle di ridurre la mortalit infantile, prevenire labbandono dei bambini, incoraggiare lallattamento naturale e fare in modo che le nuove generazioni crescessero sane e robuste. Mussolini affermava che lOpera doveva aiutare le donne nel compimento del loro principale dovere, fare figli e assisterle in gravidanza, fornendo alle pi povere latte in polvere e corredino per il neonato, insegnando loro puericultura e gestendo gli asili69. Per Mussolini il numero era potenza: Una nazione dove le bare sono pi delle culle  una nazione sullorlo della decadenza. Meno romanticamente dir, riferendosi alla Libia: Dopo esserci fatti una colonia di sabbia, la nostra intenzione  di riempirla70. Il 26 maggio 1927 pronunci alla Camera dei deputati il cosiddetto discorso dellAscensione, con il quale diede il via alla battaglia demografica. Per incoraggiare gli italiani a fare figli utilizz tutte le armi a sua disposizione: politica, propaganda, aiuti alle famiglie, proibizione di ogni pratica contraccettiva, criminalizzazione dellaborto, assegni familiari, assicurazioni di maternit e assistenza sanitaria. Il provvedimento pi famoso che introdusse fu limposta sul celibato, per dare una frustata demografica alla nazione71. La tassa fu introdotta il 13 febbraio del 1927 e riguardava i celibi di et compresa fra i 25 e i 66 anni. Consisteva in un contributo fisso che variava a seconda dellet e del reddito del soggetto; limporto veniva devoluto allOMNI , che si occupava anche dellassistenza delle ragazze madri, sostenendole con aiuti di carattere economico e alimentare e garantendo loro un lavoro prima, durante e dopo il parto. Oltre i 66 anni si era esentati dal tributo. Limporto per lerario era in realt quasi simbolico, non superando ogni anno i cinquanta milioni di lire: Mussolini pens quindi di introdurre nel 1928 una tassa sui matrimoni senza figli, che in realt si concretizz come unesenzione fiscale per le famiglie numerose. Il LUCE mand in onda in un cinegiornale le immagini di un tale avvocato Martinoli e della sua famiglia composta da diciotto figli.
Il 24 dicembre 1933 il duce istitu la Giornata della Madre e del Fanciullo, durante la quale egli stesso assegnava un premio in denaro alle donne con pi figli, convenute a Roma per loccasione: chi ne aveva pi di sette riceveva un assegno di 5000 lire e una polizza dassicurazione. La festa era ovviamente intitolata alla madre Rosa e, svolgendosi la vigilia di Natale, era sottinteso un chiaro rimando alla Madonna, madre di Ges: non male per un ateo convinto! 
Il culto della maternit divenne pervasivo: nel doposcuola venivano prodotti corredini per le mogli degli emigranti che rientravano in patria per far nascere i loro figli. A scuola le allieve imparavano le storie delle eroiche madri dItalia: Cornelia, quella dei Gracchi, Adelaide Cairoli, quella dei famosi cinque eroi risorgimentali, Rosa Guitoni, quella di Garibaldi e, naturalmente, Rosa Maltoni.
Un altro importante provvedimento per invogliare gli uomini a sposarsi, e quindi a fare figli, fu quello di togliere le possibili distrazioni: per questo la prostituzione venne confinata in case di tolleranza controllate dallo Stato. Le prostitute vennero assoggettate a misure restrittive, schedate e private di molti diritti civili, con lunico vantaggio di ricevere controlli medici regolari, che diventarono a quel punto obbligatori. 
La battaglia demografica si protrasse fino allo scoppio della guerra vera, il 10 giugno 1940, e non fu certamente vinta. Non esistono statistiche che provino un incremento delle nascite tale da poter fornire al duce i milioni di baionette che si auspicava: lunico risultato tangibile fu quello di imporre un nuovo modo, sicuramente pi moderno, di occuparsi dei bambini e delle madri, perch per la prima volta venne dato spazio anche alla pediatria.
69Cit.
70Navarra Q., op. cit.
71Le figlie del regime. Le donne di Mussolini, cit.

50. CARO MAESTRO
Allindomani dellunificazione, nel 1861, lItalia aveva un tasso di analfabetismo media che si aggirava intorno al 78 per cento. Al termine del primo conflitto mondiale, nel 1918, la situazione non era di molto migliorata. 
Mussolini era particolarmente sensibile al problema delleducazione, non solo perch non desiderava governare un Paese di analfabeti: per via della sua formazione, non dimentic mai il suo primo mestiere, trasmessogli dallamata madre. 
Dedicava gran parte del suo tempo non solo a correggere le bozze dei propri discorsi e dei documenti ufficiali, ma anche a rivedere i testi e gli scritti che i suoi gerarchi o i suoi sottoposti pensavano di dare alle stampe. Li correggeva a margine con le matite colorate, come fossero i compiti dei suoi scolari. Gli archivi di Mussolini contengono un numero incredibile di bozze e manoscritti simili, in gran parte completamente riscritti per correggere i numerosi strafalcioni che contenevano. Probabilmente per lui era una sorta di divertimento, che appagava il suo ego di uomo colto messo a confronto con lignoranza dei propri uomini. Sotto la penna del maestro Mussolini caddero i Diari di Italo Balbo, cui corresse congiuntivi e consecutio temporum, e le memorie di Badoglio sulla guerra dEtiopia, piene di sottolineature rosse e blu; con Emilio De Bono fu ancora pi drastico, bollando un testo scritto dal quadrumviro per una rivista perch ritenuto impubblicabile. 
Insomma, la lotta contro lanalfabetismo fu presa molto sul serio da Mussolini, che la condusse in prima persona, a cominciare dalle persone che lo circondavano.
Il suo programma per creare luomo nuovo doveva passare attraverso leducazione culturale dellitaliano e non poteva prescindere dalla sua alfabetizzazione. Uno dei primi atti del governo Mussolini fu una radicale riforma scolastica, la cui attuazione fu affidata al filosofo Giovanni Gentile, uno dei massimi esponenti della corrente filosofica del neoidealismo, nominato ministro della Pubblica Istruzione nel 1923. 
Il suo piano scolastico, ritenuto da Mussolini la pi fascista delle riforme, era basato sullesaltazione della pedagogia, perch leducazione doveva essere intesa come un divenire dello spirito stesso, il quale realizzava cos la propria autonomia72. Linsegnante doveva possedere una vastissima cultura, che sarebbe stata sufficiente a espletare nel migliore dei modi linsegnamento. Con la riforma e con lintroduzione di un esame al termine del ciclo formativo completo, la scuola divenne molto severa. La nuova scuola era organizzata secondo un ordinamento gerarchico e centralistico, e divisa sostanzialmente in un indirizzo classico-umanistico per le future classi dirigenti dello Stato e in uno professionale per il popolo. 
La riforma, entrata in vigore nel 1923, gi dopo pochi anni sub importanti cambiamenti perch venne ritenuta troppo laica dal Vaticano e troppo borghese dallo stesso Mussolini, che laveva tanto esaltata durante la sua stesura. Ma Gentile ottenne comunque il risultato di ridurre di molto lanalfabetismo, e anche dopo la guerra la sua idea formativa  rimasta per lunghi anni alla base del sistema scolastico italiano.
Per quanto riguarda, invece, leducazione dei propri figli, il duce volle che frequentassero istituti pubblici e che fossero considerati dagli insegnanti alla stessa stregua degli altri alunni. Naturalmente ci non avvenne e, daltra parte, come sarebbe potuto andare diversamente? 
72AA.VV., Mussolini, cit.

51. I BIMBI DITALIA SI CHIAMAN BALILLA
Io credo nel sommo Duce, creatore delle camicie nere, e in Ges Cristo suo unico protettore. Il nostro salvatore fu concepito da buona maestra e da laborioso fabbro. Fu prode soldato, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabil lo Stato. Sal allalto ufficio. Siede alla destra del nostro sovrano. Di l ha da venire a giudicare il bolscevismo. Credo nelle savie leggi. La comunione dei cittadini. La remissione delle pene. La resurrezione dellItalia, la forza eterna, cos sia. 
Questa era la preghiera del balilla, per cui il duce rappresentava lesempio sublime del nuovo italiano e loggetto di un vero e proprio culto della personalit. Tuttavia, lorazione in questione suscit talmente tanto imbarazzo e stupore, sia negli ambienti cattolici che in quelli laici, da non essere praticamente mai recitata.
Nel suo proposito di fascistizzare gli italiani, Mussolini non si dedic soltanto alleducazione nelle scuole. Gi nel 1919 il futurista Filippo Tommaso Marinetti, fascista della prima ora, aveva proposto listituzione di scuole di coraggio fisico e patriottismo, ma fu solo nel 1926 che, una volta riformata la scuola, il duce si dedic a riorganizzare la giovent dal punto di vista morale e fisico. Lincarico fu dato al sottosegretario allIstruzione Renato Ricci, un ex ardito che, rifacendosi allesperienza dellideatore del movimento scout Baden-Powell, fond lOpera Nazionale Balilla (ONB). Il nome si ispirava a Giovan Battista Perasso detto Balilla, ragazzo genovese che aveva dato inizio alla rivolta di Portoria contro gli austriaci nel 1796. Il duce approv senza indugio e lanno dopo fece sciogliere tutte le associazioni scoutistiche presenti in Italia. 
LONB aveva come scopo principale quello di educare moralmente e fisicamente i giovani, ma anche di fornire loro unistruzione premilitare, ginnico-sportiva, tecnica e professionale, infondendo il senso della disciplina e rendendoli consapevoli della loro italianit e del loro ruolo di fascisti del domani73. 
Gli appartenenti allONB indossavano luniforme disegnata dal duce in persona: immancabile la camicia nera, portata su pantaloni corti grigioverdi, perch i giovani dovevano temprarsi alle avversit atmosferiche lasciando scoperte almeno le ginocchia. I balilla, oltre al fez nero, imbracciavano il moschetto 91, realizzato anche in versione giocattolo per i pi piccoli Figli della Lupa. Oltre alle esercitazioni dopo scuola, i giovani erano impegnati nei sabati fascisti, nei campi Dux, nelle adunate e nei raduni nazionali a cui Mussolini cercava di presenziare sempre. Moltissime foto lo ritraggono, sempre con luniforme della Milizia, mentre passa in rivista o parla ai balilla, ammaliandoli con i suoi discorsi marziali e patriottici. Il 20 ottobre 1934, in occasione dellinaugurazione di via del Circo Massimo a Roma, il duce arring uno schieramento di balilla rigidi sullattenti, in posizione di presentatarm: per fortuna parl solo pochi minuti e cos i poveri ragazzi riuscirono a resistere al peso dei loro moschetti, con tanto di baionetta inastata.
Oggi il termine Balilla viene subito associato alla giovent fascista, ma  interessante notare che anche linno di Mameli menziona il giovane eroe genovese del XVIII secolo, recitando nella quarta strofa: I bimbi dItalia si chiaman Balilla.
73Libro e moschetto. La cultura del regime, trasmissione RAI Correva lanno, novembre 2011.

52. IUS SANGUINIS
Che cosa direste al Duce se aveste la possibilit di parlargli? fu un sondaggio lanciato tra i lettori dal quotidiano Il Mattino dItalia: le 44.000 risposte, provenienti da tutto il mondo, raccontarono un Mussolini santo creatore di unItalia utopica, dove gli emigrati aspiravano a fare ritorno. Gli stessi esuli antifascisti, come Giuseppe Salvemini, dovettero riconoscerne labilit nel propagandare la propria immagine oltre frontiera, ottenendo il consenso dei connazionali allestero grazie al mito che riusc a creare intorno alla sua persona.
Mussolini nutriva grande interesse per le comunit italiane oltre confine, considerandole uno strumento fondamentale per la sua politica internazionale. Gi nel novembre del 1922 sottoline limportanza di dare inizio a una massiccia campagna per la promozione dellitalianit fuori dal Paese, rafforzando prima i vincoli degli emigrati con la madrepatria e passando poi allindottrinamento e alla politicizzazione delle nuove generazioni. Alcune sezioni del Partito fascista erano gi sorte allestero prima della marcia su Roma, su iniziativa di ex combattenti italiani emigrati dopo la fine della prima guerra mondiale. In un primo tempo, Mussolini pretendeva che apparissero solo come associazioni apolitiche di emigranti, per evitare che fossero sciolte dalle autorit locali. Ma gi nel 1923 cre nel pnf una segreteria dedicata ai fasci italiani allestero, per gestire le sezioni sempre pi numerose che stavano nascendo fuori dallItalia. 
I fasci doltreconfine adottarono come linee guida quelle di assistere gli immigrati italiani, dinformare, collegare, intervenire, se chiamati, in accordo con le autorit italiane, nelle vertenze fra italiani e italiani, tra stranieri e italiani, avendo anche il compito di aiutare, per quanto possibile e nelle forme che riterranno opportune, tutti i nostri connazionali, che a esse si rivolgono74. 
Ogni fascio allestero aveva un segretario: una figura ambigua che, pur essendo consentita dallordinamento giuridico italiano, non era riconosciuta dal diritto internazionale perch non aveva lo status diplomatico. Mussolini promosse anche la creazione di sottosezioni femminili per la propaganda culturale, in particolare la promozione di libri fascisti e di prodotti italici.
Il principale obiettivo di queste associazioni era quello di tenere gli immigrati legati alla madrepatria, sottoponendoli a una massiccia propaganda ed enfatizzando limportanza dellitalianit allestero. Forgiato dai nuovi valori fascisti, limmigrato doveva diventare una sorta di pubblicit vivente dellItalia, che attirasse le simpatie degli stranieri al regime. Venne enfatizzata la figura dellesploratore che, grazie al suo spirito avventuroso, aveva colonizzato e civilizzato le terre selvagge, tra cui il continente americano. Al fine di provare scientificamente le scoperte degli esploratori italiani, Mussolini fece istituire una societ americanista che potesse provare le origini di Cristoforo Colombo: nel 1925 arriv a dichiarare il 12 ottobre, il Columbus day, festa anche qui da noi. Lo stesso accadde con Giovanni Caboto, ritenuto lo scopritore del Canada.
Nel 1940 fece istituire la Giornata degli italiani nel mondo, anche se Mussolini non considerava compatrioti i dissidenti e i fuoriusciti, per lui una sorta di criminali, violenti e complici della struttura mafiosa che stava combattendo in Italia.
Il duce cont sempre sul consenso che i fascisti allestero diedero alla sua politica, e ne fu ampiamente ripagato: durante la guerra dEtiopia, il loro tangibile supporto si tramut in una mobilitazione per raccogliere oro e denaro, e molti di loro corsero ad arruolarsi nelle file dellesercito e della Milizia. In cambio, lui favor i viaggi per rientrare in Italia degli emigrati e delle loro famiglie, che si concludevano con la sua udienza e con una visita dal papa. Istitu per i figli degli emigrati addirittura alcune colonie estive, come la Fondazione Nazionale Figli del Littorio sul litorale toscano.
Liniziale simpatia di cui il duce godeva allestero presso gli emigrati, per, svan nella seconda met degli anni Trenta, quando fece pagare loro le conseguenze della sua politica imperialista. In molti Paesi le autorit locali reagirono contro gli italiani accusandoli di essere potenziali spie di Mussolini e mettendoli sotto controllo.
74Pretelli M., Il fascismo e gli italiani allestero, Clueb, Bologna 2010.

53. LA BEFANA FASCISTA
Il 6 gennaio 1928 Mussolini istitu la Befana fascista, il cui motto era a ogni bimbo un balocco, un dolce e un oggetto utile. Fu loccasione per risollevare una festivit quasi dimenticata elargendo doni ai figli delle famiglie meno agiate.
Mussolini si prodig per incrementare le feste pubbliche ma non sopport mai quelle comandate e la domenica, occasioni in cui era costretto a stare in famiglia. Odiava la Pasqua, durante la quale lavorava, e aborriva il Carnevale. Il giorno in cui lavorava con pi accanimento era il primo gennaio. Lunico Natale che riconosceva era quello di Roma, il 21 aprile, e linizio dellanno, secondo la nuova numerazione fascista, era diventato il 28 ottobre, ricorrenza della marcia. Achille Starace, convinto di fargli piacere, arriv a vietare le celebrazioni dellultimo dellanno e luso tradizionale dellalbero di Natale.
Il regime si appropri di ogni aspetto della vita sociale degli italiani e di conseguenza anche le festivit caddero sotto il suo controllo: quelle religiose rimasero immutate, mentre quelle civili subirono un notevole incremento. Mussolini ne fece introdurre alcune dedicate allagricoltura, come la festa del grano e quella delluva, e altre alla cultura, come quella del libro. Le ricorrenze divennero un modo per esaltare lorganizzazione e lapparato scenografico di partito, in particolar modo quando il duce vi prendeva parte in prima persona. 
Durante il Ventennio si tennero, soprattutto a Roma, celebrazioni di episodi legati alla storia dItalia, come gli anniversari della vittoria nella Grande Guerra o la traslazione della salma del milite ignoto allAltare della Patria. Le celebrazioni divennero un mezzo di propaganda per mostrare alla nazione, attraverso le riprese del LUCE, la massa di soldati e di camicie nere piene di medaglie.
Nel decennale della marcia su Roma, la folla radunata davanti a palazzo Venezia, sotto lo sguardo compiaciuto di Mussolini, fu quasi oceanica, e le manifestazioni si susseguirono in tutto il Paese. Mentre le celebrazioni previste per il ventennale, nel 1942, furono contenute perch lItalia era gi scesa in guerra.
La parata pi spettacolare di tutto il Ventennio si tenne a Roma il 9 maggio 1937, per festeggiare la costituzione dellImpero. Davanti alla famiglia reale e al duce, sfilarono in alta uniforme tutti i corpi delle forze armate italiane, dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ai soldati del Regio Corpo Truppe Coloniali: Meharisti sui cammelli, Penne di falco a cavallo, Savari, Zapti, Askari, Dubat marciarono orgogliosi nelle loro esotiche e variopinte uniformi sui sampietrini di via dei Fori Imperiali, tra le ovazioni dei romani.
Mussolini partecipava alle inaugurazioni dei grandi avvenimenti artistici e presiedeva alle celebrazioni dei Balilla, delle Giovani italiane, dei Moschettieri del duce, delle madri pi prolifiche. Presenziava a premiazioni sportive e a inaugurazioni di monumenti e edifici pubblici, sempre circondato da cineoperatori e fotografi: ogni occasione era buona per promuovere la propria immagine e quella della nuova Italia creata dal fascismo.

54. TUTTI AL MARE
Mussolini trascorreva le vacanze estive al mare, e i rotocalchi e i cinegiornali lo mostravano insieme alla famiglia in costume da bagno sulle spiagge prima della Liguria e poi dellamata Romagna. Il duce che si immergeva a petto nudo nelle acque del Tirreno e dellAdriatico fece da volano alla voglia di mare degli italiani, che affollarono con mogli, figli e amanti i litorali della penisola. Era limmagine di un nuovo benessere che sembrava alla portata di tutti: i lavoratori faticavano durante lanno ma avevano diritto alle vacanze proprio come il loro leader. 
La vacanza al mare divenne un fenomeno di massa, soprattutto sulle spiagge vicine alle grandi citt, dove gli italiani potevano prendersi anche solo una domenica di riposo e godersi il meritato bagno di sole. Ostia divenne la spiaggia di Roma, grazie alla via del Mare, fatta costruire espressamente da Mussolini nel 1932, che la univa al centro citt. 
La riviera romagnola divenne invece la spiaggia degli italiani e del duce: la sua famiglia alloggiava a Riccione, Claretta Petacci a Rimini, Arnaldo Mussolini a Cesenatico e Italo Balbo a Cattolica. Il 7 luglio 1934 Rachele compr Villa Monti a Riccione per farne la residenza estiva della famiglia. Non si sa se, per pagarla, us denaro derivato dalla vendita del podere di Predappio, o i soldi guadagnati dal marito con articoli scritti per la rivista americana Fortune e originariamente destinati allOpera Nazionale Balilla. Certo  che Mussolini fu sempre convinto di averla ricevuta in regalo dai riccionesi. 
Vedere Mussolini in costume da bagno, che dalla sua casa si dirigeva verso il mare, divenne uno spettacolo atteso ogni giorno da centinaia di turisti e abitanti di Riccione. Giunto sulla spiaggia attraverso una passerella di legno, saliva sul moscone guidato dal suo bagnino di fiducia (probabilmente un poliziotto) e prendeva il largo, per farsi in tutta calma una nuotata. Tuttintorno erano posizionati agenti della Presidenziale, pronti a impedire che qualche bagnante lo raggiungesse a nuoto. A volte, per allontanarsi il pi possibile dalla spiaggia, invece del pattino usava il motoscafo, lIrma, o addirittura lidrovolante. Presso Riccione Fontanelle, vicino al Rio Costa, il duce fece ripulire dalle sterpaglie un angolo di costa deserta, che divenne la sua spiaggia privata, con tanto di cabina e tenda da sole: qui, senza moglie e figli, poteva isolarsi o incontrare chi voleva, lontano da sguardi indiscreti. E a proposito di amanti, proprio Claretta Petacci trascorse le sue prime vacanze sullAdriatico per stare accanto al suo Benito, allalbergo Villa Rosa di Rimini. In seguito affitt una villetta nella zona della Stella Polare e, negli ultimi anni, fu ospite del Grand Hotel.
Mussolini quindi, dopo essersi occupato della riforma del lavoro e della scuola, si interess allorganizzazione del tempo libero di tutti gli italiani, dai pi giovani agli anziani. La regolamentazione del lavoro, stabilita dalla Carta del 1927, dava a operai e contadini non solo un salario regolare, ma anche del tempo per potersi dedicare ad altri interessi: il partito si preoccup di organizzarlo, creando strutture e associazioni che potessero avvicinarli al mondo della cultura e dello sport, perch il duce voleva che fossero arricchiti sia il corpo che la mente75. Lettura, cinema, radio, opera, concerti e manifestazioni sportive si diffusero grazie alla costruzione di stadi, piscine, campi di atletica, sale di proiezione e teatri. 
Anche le vacanze in montagna diventarono un fenomeno di moda e il Terminillo, non lontano da Roma, si trasform in una localit di villeggiatura molto rinomata, pubblicizzata dalle fotografie che riprendevano Mussolini, sempre a torso nudo, che inforcava un paio di sci o sedeva su uno slittino. In quelle immagini i sorrisi stampati sul viso di Mussolini, pronto a cimentarsi negli sport alpini, erano per solo a uso e consumo della macchina fotografica: pochi sapevano che non amava la montagna, soprattutto dinverno, perch non sopportava il freddo ed era continuamente colpito da terribili raffreddori. Ma lunica cosa di cui si accorsero i romani era che potevano sciare senza bisogno di raggiungere le pi famose localit alpine. 
Le stazioni termali offrivano agevolazioni alle classi meno abbienti e furono persino organizzate crociere di un solo weekend, abbordabili per tutti i lavoratori, che potevano cos provare lebbrezza di un ballo o di una cena su un grande nave. Anche i giovani usufruivano di strutture vacanziere, come le colonie estive e i campi organizzati dallOpera Nazionale Balilla. Le colonie rientravano perfettamente nelle politiche assistenziali di Mussolini, con una funzione sia terapeutica che propagandistica, nellambito delleducazione della giovent fascista. A Calambrone, sul litorale pisano, il duce fece costruire la colonia Rosa Maltoni Mussolini, in ricordo di sua madre, per i figli dei postelegrafonici e dei ferrovieri.
Lo scopo principale di queste colonie rimaneva quello di curare malattie endemiche che affliggevano la popolazione italiana e soprattutto i bambini, come la tubercolosi, ampiamente diffusa sia per carenze alimentari che per scarsa conoscenza delle norme igieniche. Fu intrapresa una vera e propria lotta contro questa patologia, con la costituzione di consorzi provinciali antitubercolari per la propaganda, la prevenzione e la cura, dalle scuole elementari fino ai posti di lavoro. Per quanto oggi possa sembrare incredibile, allora gli italiani usavano sputare per terra, e Mussolini fece promulgare una legge che vietava tale abitudine, per evitare la diffusione nellaria del bacillo di Koch, responsabile della malattia. 
75AA.VV, Atleti in camicia nera, Giovanni Volpe Editore, Roma 1983.

55. MUSSOLINI CAMPPIONE DI DECATHLON
Linfanzia del duce non fu caratterizzata dallattivit sportiva, sempre che non si voglia considerare uno sport correre per i campi della Romagna e fare la lotta tra amici. Il suo carattere litigioso e violento lo spinse per a frequentare con assiduit, a partire dal 1913, le pedane di scherma. La propensione alle risse, figlia del suo carattere irascibile e impulsivo, lo spinse a prendere lezioni in questa disciplina sportiva per tutti gli anni a venire. La figlia Edda raccontava che usciva presto di casa, indossando una camicia senza maniche chiamata in famiglia la camicia da duello, e rientrava segnato da ferite leggere, a volte vinto, a volte vincitore. Per allenarsi nei ritagli di tempo aveva fatto perfino allestire una stanza apposita nella sede de Il Popolo dItalia.
Come scrisse Giacomo Carboni in Memorie segrete 1935-40: La pedana di scherma  uno spietato rivelatore psichico. Mussolini sulla pedana non faceva mai della scherma netta, ma era invariabilmente alla ricerca del colpo proditorio o spettacolare, con azioni insidiose e scorrette. Irritato e come sgomento nelle parate, impulsivo e massiccio nel gioco schermistico, sempre pronto a negare la botta ricevuta. 
Quando doveva affrontare un duello, Mussolini usava dire alla moglie: Oggi si mangia spaghetti!. Affront ben cinque combattimenti, il pi famoso dei quali contro un suo compagno di fede politica, Francesco Ciccotti Scozzeze, fondatore del quotidiano Paese di Roma: lo scontro si tenne nellottobre del 1921 e si concluse fuori Livorno per una crisi cardiaca del suo avversario, dopo che i due furono costretti a girovagare per tutta la Lombardia e la Toscana alla ricerca di un posto tranquillo, inseguiti dai poliziotti che cercavano di impedire lo scontro. Il motivo del contendere non si  mai saputo.
Quando, nella seconda met degli anni Venti, lo sport entr nel disegno totalitario del fascismo e la propaganda lo trasform da divertimento elitario a passione collettiva, Mussolini ne fece un uso politico, esaltandone i protagonisti e i campioni, ma fino ad allora non era mai stato troppo interessato allargomento.
Leducazione fisica divenne un elemento fondamentale di tutto il processo pedagogico e lo strumento per garantire la salute fisica e psichica degli italiani. Perci il duce non poteva che dimostrarsi il pi sportivo dItalia. Lequitazione, in particolare, lo affascin fin dal 1922, tanto da diventare unabitudine quotidiana. Nonostante avesse un bravo maestro di equitazione, il signor Ridolfi, Mussolini non eccelse mai nello stile, perch tendeva a cavalcare in modo piuttosto rigido, soprattutto quando saltava gli ostacoli. Montava a cavallo con qualunque mise, dal tight alla redingote, in divisa fascista o in calzoncini e maglietta; una volta lo fece in maniche di camicia davanti a un folto gruppo di giornalisti stranieri. Amava tanto i cavalli che un giorno, rientrando a palazzo Venezia, disse al suo istruttore e al cameriere Navarra: Lamico delluomo non  il cane, ma il cavallo. Ne ricevette molti in regalo e a tutti diede nomi particolari: il suo celebre cavallo bianco si chiamava Aprile, il purosangue inglese Gombitor, il sauro Zibudoff. Con il suo purosangue irlandese, Ned, salt ostacoli per pi di due chilometri di fronte ai vincitori dei Littoriali senza spendere una goccia di sudore!, come enfaticamente riport un giornalista presente alla scena.
Fu anche vittima di incidenti poco gloriosi che lo ferirono profondamente nellorgoglio: durante una sgroppata mattutina, per esempio, il cavallo, rifiutandosi di saltare un ostacolo, lo fece cadere provocandogli numerosi graffi sul viso ed egli, pur di non mostrare le sue ferite cos poco eroiche, evit per tre giorni di incontrare chicchessia. I suoi tredici amati cavalli sparirono il giorno dopo il suo arresto, il 25 aprile del 1943, e di loro non si seppe pi nulla. 
Grande passione nutr anche per il tennis, che praticava nel campo privato di villa Torlonia con amici, familiari e soprattutto con lex calciatore Monzeglio, che lo lasciava vincere sempre. Durante gli anni della Repubblica sociale, il tennis gli manc cos tanto che, pur di riprendere a giocare con Monzeglio, si fece costruire un campo nei giardini del parco di villa Feltrinelli, spendendo la folle cifra, per lepoca, di centomila lire! 
Le sue imprese sportive furono immortalate in numerose foto, che egli stesso selezionava per la pubblicazione: abbondano le immagini di Mussolini nuotatore, disciplina che gli consentiva di mettere in mostra il suo fisico. Le fotografie lo riprendono anche in motocicletta e in bicicletta: insomma, non ci fu disciplina in cui non si volle cimentare, ma sempre a livelli amatoriali, senza ambizioni di primato. Amo tutti gli sport; guido con abilit lautomobile, ho fatto dei viaggi a grande velocit, che hanno sorpreso non solo gli amici, ma anche vecchi autisti pieni di esperienza. Amo laeroplano; ho volato un numero infinito di volte, raccontava nella sua autobiografia. 

56. NEL BLU DIPINTO DI BLU
Il duce si era appassionato al volo nel 1919, quando, diffusasi la notizia dellorganizzazione di un raid aeronautico Roma-Tokyo, chiese allAnsaldo un apparecchio per potervi partecipare come giornalista. A lezione di pilotaggio dal famoso aviatore Cesare Redaelli, dopo solo sei ore e mezza di volo prese i comandi dellaereo, perdendone il controllo a quaranta metri di altezza e provocando la distruzione del mezzo, il ferimento dellistruttore e rompendosi pure una gamba. Questo primo insuccesso comunque non gli imped di continuare a prendere lezioni, e di riuscire infine a ottenere il brevetto. Vanitoso ed egocentrico, tendeva a pubblicizzare le sue imprese aviatorie, e ogni volta che viaggiava in aereo pretendeva di pilotarlo. I suoi biografi hanno calcolato, sulla base dei comunicati stampa, che Mussolini avrebbe effettuato pi di diciassettemila ore di volo, cosa alquanto improbabile dato che solo un pilota professionista nel corso di tutta la sua carriera faceva allincirca lo stesso numero di ore. Gli uomini del suo entourage impallidivano ogni volta che lo vedevano avvicinarsi a un aeroplano con indosso la sua tenuta di volo bianca. Ma i loro timori non lo dissuadevano dal guidare e il massimo che poteva concedere loro era limitarsi a fungere da co-pilota. I responsabili della sicurezza, pur di garantire la sua incolumit, pensarono di far costruire uno speciale velivolo con doppi comandi e un pilota nascosto nel muso, ma lidea fu accantonata perch impossibile da realizzare.
Nei primi anni del suo governo, Mussolini trov il settore aeronautico in pessime condizioni: pur avendo ottenuto risultati soddisfacenti durante la guerra appena conclusa, laeronautica italiana era stata messa in seria difficolt dal successivo disarmo e dai relativi tagli agli investimenti dellindustria bellica. Anche se erano passati solo pochi anni dalle imprese di Francesco Baracca, lasso italiano che aveva abbattuto trentaquattro velivoli nemici, e dallo sva Ansaldo, considerato forse il miglior caccia utilizzato nel conflitto, i tempi erano decisamente cambiati. Lando Ferretti, presidente del CONI, raccontava che allarrivo della Targa Florio del 1920 la recinzione del traguardo era fatta, anzich coi soliti pali e il solito fil di ferro, con eliche di velivolo nuove di zecca, piantate in terra per qualche centinaio di metri76. 
Mussolini amava larma azzurra e impose programmi di rilancio e forti investimenti nel settore; i membri dellaeronautica contraccambiarono restandogli vicini fino alla sua caduta e, cosa pi importante, ottenendo record e vittorie in un crescendo impressionante. Fu in questi anni che larma, grazie al diretto interessamento del duce, fece passi da gigante, iniziando tra laltro la sperimentazione dei primi prototipi di elicotteri per studiare le applicazioni del volo a decollo verticale. LItalia primeggi nella costruzione degli idrovolanti, che consentivano di trasportare grossi carichi a lunga distanza ma anche di battere primati mondiali di velocit, altezza e durata. Il migliore mai realizzato fu senzaltro il Savoia Marchetti S.55X , con cui Italo Balbo comp le sue grandi trasvolate oceaniche.
Ed effettivamente lelenco delle imprese e dei primati dellaeronautica italiana dal 1924 al 1939 lascia a bocca aperta: alla vigilia della seconda guerra mondiale, deteneva 33 degli 84 record riconosciuti dalla Federazione Aeronautica Internazionale, che riguardavano primati di velocit, altezza, peso, circuito chiuso, media oraria, trasvolate, voli di gruppo, sia maschili che femminili, su idrovolanti e normali apparecchi. Piloti come De Pinedo, Passaleva, De Bernardi, Del Prete, Maddalena, Donati, Cecconi, Agello e la marchesa Carina Negroni sono ricordati ancora oggi per i loro straordinari successi. A Italo Balbo fu perfino dedicata una via a New York nel 1933, dopo la trasvolata oceanica a bordo dei suoi ventiquattro idrovolanti. 
Ma negli anni Venti il principale mezzo dedicato al trasporto aereo dei passeggeri rimaneva il dirigibile: grazie allimportante progettista Umberto Nobile, lItalia ne produsse diversi di tipo semirigido. Divenuto colonnello dellaeronautica, il 10 maggio del 1926 lingegnere decoll da Ciampino con il dirigibile Norge, vol sopra il Polo Nord e atterr in Alaska dopo una traversata senza scalo di 53.000 chilometri. 
Il successo dellimpresa fu unottima pubblicit per il regime nel Nord America e cos si decise di replicare: la nuova spedizione fu di carattere marcatamente scientifico e part da Milano il 15 aprile del 1928 sul dirigibile Italia, sempre progettato e comandato da Nobile. Laeronave raggiunse la verticale sul Polo Nord alle ore 00:24 del 28 maggio 1928, lanciando a terra una croce benedetta da papa Pio XI e una bandiera italiana. A causa delle avverse condizioni climatiche, per, il velivolo non pot atterrare sulla banchisa e fu costretto a intraprendere il viaggio di ritorno, ma durante una violenta tempesta si schiant sul ghiaccio polare: i superstiti, fra cui Nobile, costruirono con i rottami un rifugio divenuto celebre come la tenda rossa e furono tratti in salvo il 12 luglio dal rompighiaccio sovietico Krasin. Tramont cos in Italia lepopea del dirigibile, seppure con non troppo rammarico da parte di Mussolini, che preferiva di gran lunga gli aeroplani.
Bisogna per dire che questa ricerca di primati e record, pur rendendo orgoglioso il duce e dando lustro al Paese, fece passare in secondo piano una seria pianificazione bellica. Dir Ciano nel suo Diario: Pensavamo di essere allavanguardia del progresso costruttivo, mentre eravamo gi sorpassati. Dietro la brillante facciata si andava progressivamente creando il vuoto: al momento di entrare in guerra, dei 3006 aerei efficienti secondo il ministero dellAviazione, solo 982 erano realmente in grado di volare!. A partire dal 1940, il solo primato a cui i piloti italiani mirarono fu quello di cercare di sopravvivere ai combattimenti, mentre Mussolini fu obbligato a ridurre i suoi amati viaggi aerei per paura di essere abbattuto.
76Cfr. documentario Gli Atlantici: la leggendaria trasvolata del 1933, Istituto LUCE, Roma 2004.

MUSSOLINI IN GUERRA

57. SI VIS PACEM, PARA BELLUM?
Fin dai primi giorni di governo, Mussolini si trov preso suo malgrado in un vortice di convegni internazionali, ai quali cercava sempre di partecipare in prima persona. Come spiega lo storico Richard Lamb in Mussolini e gli inglesi (Corbaccio, Milano 1998):
Leggeva avidamente le relazioni che gli ambasciatori italiani gli inviavano dallestero ed era sempre perfettamente al corrente di quanto accadeva nel resto del mondo, nutriva una vera passione per la segretezza e lo spionaggio e amava portare alla luce le trame segrete che venivano intessute nelle ambasciate straniere. Negli ultimi anni di vita, per, perduta ogni capacit di giudizio, pareva vivere in un mondo tutto suo, manifestando la massima indifferenza per le tragedie che aveva inflitto alla nazione.
Nei primi tredici anni di governo, la politica estera gli fu ispirata dalla sua amante Margherita Sarfatti. Donna di grande cultura, di religione ebraica, con i suoi accorti consigli lo tenne lontano da idee espansionistiche e lo convinse della necessit di collaborare con Francia e Gran Bretagna. Non sembrerebbe quindi una coincidenza il fatto che, finita la relazione con la Sarfatti, Mussolini cominci a gravitare nellarea di influenza tedesca.
I convegni internazionali di quei fatidici ventanni  si trattasse di patti, trattati o conferenze  ebbero unimportanza strategica per la formazione delle alleanze che porteranno allo scoppio della seconda guerra mondiale, anche se lontani nel tempo o organizzati per garantire la pace in Europa. 
Il 27 gennaio 1924 Mussolini ottenne il suo primo successo in politica estera con il trattato di Roma, firmato tra Italia e Regno di Serbia, Croazia e Slovenia, con cui si sanciva la dissoluzione dello Stato Libero di Fiume e lannessione al Belpaese della citt istriana.
Nellottobre del 1925, su consiglio della Sarfatti, invi la delegazione italiana a partecipare ai lavori del Patto di Locarno, che fu ratificato a Londra il primo dicembre dello stesso anno. Era una serie di trattati e convenzioni tra le nazioni europee che sancivano i confini stabiliti a Versailles dopo la fine della prima guerra mondiale e favorivano lingresso della Germania nella Societ delle Nazioni.
La simpatia che Mussolini provava per il cancelliere Dollfuss lo spinse inoltre a firmare alcuni trattati di amicizia con lAustria a partire dal 1930. Ma fu il 7 giugno 1933 che, su iniziativa dello stesso duce, venne sancito a Roma il Patto a quattro tra Italia, Francia, Regno Unito e Germania, per il futuro mantenimento della pace in Europa secondo lo spirito della SND. Non contento, lanno dopo e sempre a Roma, Mussolini  tanto realista quanto incoerente  concluse un Patto a tre con Austria e Ungheria in funzione antitedesca e antifrancese.
Avvicinandosi allavventura abissina, Mussolini si trov invischiato in accordi con francesi e inglesi per la definizione dei rispettivi possessi in Somalia, e soprattutto nei tentativi della SND di risolvere gli attriti fra Italia ed Etiopia. 
Nellaprile del 1935, a Stresa, organizz una conferenza con Francia e Regno Unito per condannare congiuntamente le violazioni tedesche al trattato di Versailles. Il successo della conferenza legittim Mussolini a rivendicare una propria politica coloniale e a dichiarare guerra allEtiopia, ma egli sottovalut lostilit della Gran Bretagna, impersonata alla perfezione dal suo nuovo ministro degli Esteri, Anthony Eden.
Le sanzioni economiche nei confronti dellItalia, sancite dalla Societ delle Nazioni, avvicinarono Mussolini alla Germania nazista. A partire dal 1937, la politica estera del fascismo sub un forte mutamento: furono firmati un patto con Germania e Giappone in funzione anticomunista e un trattato di amicizia con il Siam (lattuale Thailandia) a Bangkok, dopo luscita dellItalia dalla SND. 
Il 1938 si rivel decisivo per la nuova politica internazionale di Mussolini: a settembre si tenne la conferenza di Monaco, tra Hitler, Mussolini, Daladier per la Francia e Chamberlain per il Regno Unito. Nelloccasione furono riconosciuti alla Germania la legittimit della sua politica estera e i suoi diritti sui Sudeti, regione di lingua tedesca facente parte della Cecoslovacchia: il conflitto tra le nazioni partecipanti fu scongiurato grazie al ruolo di mediatore del dittatore italiano. Addirittura il foglio di Boston Italian News chiese di assegnargli il premio Nobel per la pace! Ma pochi mesi dopo Hitler invase ugualmente la Cecoslovacchia e una delle ultime nazioni democratiche rimaste in Europa spar dalla carta geografica.
Ormai Mussolini aveva deciso con chi stare: il 22 maggio 1939 Galeazzo Ciano e Von Ribbentrop, ministri degli Esteri dei loro rispettivi Paesi, firmarono il Patto dAcciaio, con il quale veniva sancita unalleanza vincolante fra Italia e Germania. 
E a questo punto, una volta che il duce aveva deciso per la guerra, perch non far parte del Patto Tripartito con Germania e Giappone del 27 settembre 1940, per spartirsi il mondo? Quale migliore occasione per dichiarare guerra agli Stati Uniti dopo lattacco dellalleato giapponese a Pearl Harbour, il 7 dicembre del 1941?

58. I GRANDI DELLA TERRA
Sfortunatamente io non sono un uomo superiore come il signor Mussolini77, disse il Mahatma Gandhi prima di recarsi in visita a Roma, al ritorno da una tavola rotonda tenutasi a Londra nel dicembre del 1931.
Il leader indiano voleva innanzitutto incontrare il papa, che naturalmente non lo ricevette, ma fu comunque contento del colloquio di venti minuti che ottenne con il capo del governo italiano. Mussolini era entusiasta di ricevere luomo che guidava la lotta per lindipendenza contro limpero britannico, senza contare che desiderava instaurare buoni rapporti con le figure di spicco a livello internazionale, che legittimassero il fascismo e assecondassero le sue mire imperialistiche. In occasione dellincontro a palazzo Venezia con Gandhi, mand a chiamare un professore universitario di lingue orientali, a cui chiese la traduzione e la pronuncia di alcune parole in hindi. Certo, vedendo il suo ospite seminudo in pieno inverno, Mussolini non riusc a trattenere unespressione di meraviglia: Oh! Quellindiano mezzo nudo col buffo dhoti, seguito dalla capretta sui pavimenti di marmo!78. 
Alla visita ufficiale segu un concerto a villa Torlonia, organizzato appositamente per Gandhi, che si present sempre mezzo nudo, con capretta al seguito e il charka, la ruota per filare, simbolo dellindipendenza economica della futura India. E chiss se lautarchia italiana sar stata ispirata dal sommo politico indiano?
Ma quali furono i rapporti del duce italiano con altri grandi della sua epoca? Conobbe Lenin di sfuggita in Svizzera, quando ancora era un apprendista rivoluzionario, e forse al tempo Mussolini era molto pi estremista del russo. Sicuro  che successivamente Lenin non godette delle simpatie del duce. Nonostante lavversione per il bolscevismo, Mussolini, per mero opportunismo politico, fu comunque il primo in Europa a riconoscere la repubblica sovietica nata dalla rivoluzione russa, e subito propose accordi commerciali tra i due Paesi.
Con Francisco Franco, caudillo di Spagna, i rapporti furono piuttosto formali, nonostante questi fosse un dittatore di destra che doveva la vittoria nella guerra civile anche allaiuto militare che gli aveva accordato il duce, sebbene non apprezzasse il modo in cui lo spagnolo conduceva le operazioni militari: 
Ma insomma che attende Franco? Non bisogna dare tempo al vinto di riaversi, di avere la sensazione che pu ancora tentare Per penetrare ci vogliamo noi, che abbiamo salvato la situazione con lAviazione. S, bisogna dire che mi obbedisce, mi ha sempre obbedito, ha molta stima di me, mi considera e ha molta ammirazione. Fa tutto quello che gli dico. Gli dir di muoversi, di agire. Ma non posso fare come con De Bono. Franco non  un mio generale, posso fare fino a un certo punto. Se fosse stato in mio potere, a questora la Spagna era tutta presa.79
Per Mussolini il generalissimo era lento e titubante, troppo spagnolo: Questo Franco  un idiota. Ha preso una legnata a Turnel. Per forza, lui crede di aver vinto la guerra perch ha una vittoria diplomatica,  riconosciuto. Ma  ridicolo, perch ha il nemico in casa. Ci nonostante, la guerra fu vinta e i franchisti presero il potere in Spagna. 
I due dittatori si incontrarono una sola volta, a Bordighera il 12 febbraio 1941. Le poche foto li riprendono entrambi in uniforme, intenti a dialogare tra i viali di un giardino. Probabilmente Mussolini stava cercando di convincere Franco a entrare in guerra al suo fianco. Ma, pur sembrando un ottimo alleato, il caudillo non si riveler riconoscente e non entrer mai in guerra.
Come abbiamo gi accennato, a Dollfuss, cancelliere a capo di un governo di destra in Austria, il Duce fu invece legato da profonda amicizia, arrivando al punto di inviare le armate al Brennero per minacciare Hitler e impedirgli di annettersi lAustria. Quando il cancelliere fu pugnalato a morte, sua moglie e i figli si trovavano in vacanza a Riccione presso la famiglia Mussolini ed egli ebbe il triste incarico di comunicare loro la terribile notizia.
Nei confronti dei suoi illustri ospiti Mussolini si comportava a volte in maniera bizzarra, costringendoli a discutere di affari importanti subito dopo pranzo, perch si vantava di non avere bisogno di dormire appena mangiato. Quando Dollfuss venne a Riccione, lo trascin in automobile sotto il sole, appena dopo aver consumato il pasto, per discutere. Lo stesso fece con Hitler, portato in un boschetto fuori Venezia per iniziare i loro colloqui mentre il Fhrer stava ancora masticando lultimo boccone.
Lunico a resistergli fu il premier britannico Chamberlain, che, dopo mangiato, chiese con estrema cortesia di poter fare un riposino. A Mussolini non rimase che assecondarlo.
77Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.
78Navarra Q., op. cit.
79Petacci C., Mussolini segreto, cit.

59. SPRECHEN SIE DEUTSCH?
Come abbiamo gi accennato, i genitori di Mussolini parlavano tra di loro in dialetto romagnolo, ma non quando si rivolgevano al figlio, e cos Benito, tranne qualche rara volta in cui sfoggi il vernacolo con la moglie alla Rocca delle Caminate, parl sempre in italiano. Non solo, impar a farlo eliminando ogni tipo di inflessione regionale e anche i suoi figli, pur comprendendo il ruspante romagnolo che donna Rachele usava tra le mura domestiche, parlarono sempre e solo un perfetto italiano.
Il rapporto del duce con le altre lingue fu invece un po pi conflittuale. Fuggito in Svizzera, dovette apprendere il francese e il tedesco, e lambiente colto e internazionale dei fuoriusciti che frequentava lo aiut sicuramente a migliorare la sua pronuncia e il suo vocabolario, soprattutto per quel che riguardava la lingua dei cugini transalpini. La frequentazione poi della Kuliscioff e della Balabanoff gli permise di apprendere qualche rudimento di russo.
Tornato in Italia, si prepar allesame per linsegnamento del francese e del tedesco presso luniversit di Bologna, ma super solo il primo, come abbiamo visto. Dopo un breve periodo in cui insegn il francese presso il collegio Calvi di Oneglia, la decisione di emigrare in Trentino, allora territorio dellImpero austro-ungarico, gli offr di nuovo loccasione di approfondire il tedesco.
Una volta salito al potere, confidando nelle proprie capacit, non ebbe mai lumilt di ricorrere a un interprete quando incontrava politici o ospiti stranieri. A Mussolini piaceva fare la parte delluomo colto, che parlava di qualunque argomento con competenza e poteva farlo in tutte le lingue. Prese quindi qualche lezione privata di inglese, ma con discutibili risultati: ci non gli imped per di provare a parlarlo ogni volta che se ne presentava loccasione e di tenere una regolare corrispondenza con Winston Churchill. Per quanto riguarda lo spagnolo, non lo conosceva affatto ma, con una fenomenale faccia tosta, aggiungeva una esse alla fine della parole italiane, mischiandole a quelle spagnole imparate a suo tempo da qualche tango argentino ballato in balera.
Ma la lingua straniera che am pi di tutte fu il tedesco. Vi si applic molto, tanto che due o tre volte alla settimana riceveva a palazzo Venezia un insegnante madrelingua, tale Vickoler. Lo studio di tale idioma divenne per lui una vera ossessione, tanto che continu con regolarit queste ripetizioni fino a pochi giorni dalla sua fine.
Pur essendo in grado di sostenere una conversazione, la sua pronuncia fu sempre pessima, e ancora oggi ci si chiede quanto gli interlocutori capissero dei suoi discorsi. Era comunque un capo di governo e quindi mai nessuno si permise di manifestargli delle perplessit; e lui, convinto di parlarlo alla perfezione, non voleva sentire ragioni. Fin dal suo primo incontro con Hitler i due dialogarono apparentemente senza problemi, anche se a parlare era quasi sempre il Fhrer. Ogni volta che si recava in Germania, Mussolini era invitato a sostenere qualche discorso di fronte alle folle: naturalmente lo faceva con il suo tedesco approssimativo ma  potenza della propaganda e dellamicizia ostentata dal leader tedesco  otteneva lunghissimi applausi scroscianti.
Tale era la naturalezza che mostrava nellesprimersi in questa lingua che Hitler era convinto lo comprendesse alla perfezione. Daltra parte Mussolini non aveva il coraggio di far notare allamico quando non capiva qualche parola. In uno dei loro ultimi incontri, il Fhrer gli parl delle armi segrete tedesche, dilungandosi in doviziosi particolari tecnici che il duce, naturalmente, non comprese. A questo punto,  dobbligo chiedersi se, comprendendo meglio il tedesco, le cose sarebbero andate diversamente

60. UNA BUONA PAROLA PER TUTTI 
Ma s,  un simpaticone quel Mussolini, peccato che voglia far sempre la guerra80: ecco cosa sentiva dire dagli americani Vittorio Mussolini durante il suo viaggio negli Stati Uniti del 1938. Allepoca il divorzio era gi in atto, perch gli USA non avevano visto di buon occhio lintervento militare italiano in Spagna e, dopo la promulgazione delle leggi razziali, non tolleravano lantisemitismo di cui il fascismo si era fatto promotore. 
Una prima reazione fu quella di non distribuire pi le pellicole americane, nonostante Mussolini la facesse facile: Andranno a vedere film francesi, inglesi e tedeschi e produrremo pi film italiani. Comunque, a dispetto di quanto affermava, neanche lui fu contento dei nuovi rapporti che si erano delineati con gli Stati Uniti, una nazione in cui gli emigranti italiani erano tanti e, fino a quel momento, erano stati suoi fedeli sostenitori. Naturalmente da l in poi, come riporta la Petacci nei suoi diari, per Mussolini gli americani diventarono tutti porci [] buffoni, carogne, puah! Leggi qui hanno detto che ho avuto paura di Roosevelt. Tutti hanno un loro ebreo da difendere  inutile, ci sono troppi discendenti di schiavi.
Eppure il duce negli USA aveva goduto di buona stampa nei primi anni della sua dittatura. The life of Benito Mussolini, la biografia scritta da Margherita Sarfatti nel 1925 e stampata in prima edizione nei Paesi anglosassoni, fu un grande successo editoriale, grazie al quale il duce inizi una collaborazione molto ben retribuita con lagenzia dinformazione United Press, cui forn una serie di articoli sulla sua vita quotidiana in Italia, pubblicati nel 1927. In questi articoli si descriveva come lavoratore instancabile, eccellente sportivo, salutista, astemio: in un momento in cui gli Stati Uniti erano in pieno proibizionismo, la sua immagine piacque molto ai lettori, tanto da suscitare linteresse di molti editori, come William Randolph Hearst, sui giornali del quale apparvero, tra il 1931 e il 1934, decine di articoli firmati da Mussolini.
Affascinata dalla figura di self-made man anticomunista, la Columbia Pictures produsse e distribu il film documentario Musolini speaks (1933), campione dincassi negli USA con pi di un milione di dollari dellepoca.
Anche dopo la rottura, per, il dittatore pot depositare presso lo IOR, la banca vaticana, tre milioni di dollari da trasferire in un istituto di credito americano, mentre lItalia era gi in guerra contro gli Stati Uniti. Lammissione di una prossima sconfitta, quasi unassicurazione sulla vita dopo la disfatta!
Altra storia quella del rapporto del duce con i cugini transalpini. Non prov mai per i francesi la simpatia, almeno iniziale, che nutriva verso gli americani. Un sentimento comunque reciproco, tranne nel primissimo periodo in cui, abbracciate le posizione interventiste a favore della prima guerra mondiale, godette di buona stampa oltralpe: abbiamo gi visto che addirittura il giornale da lui fondato, Il Popolo dItalia, pare avesse ricevuto dei finanziamenti da parte del governo di Parigi. Finita la Grande Guerra e salito al potere, Mussolini mantenne con i francesi solo rapporti istituzionali necessari alla politica estera dellItalia, ma i suoi commenti su di loro furono sempre negativi. I diari di Claretta Petacci ne contengono numerosi: 
Senti questi schifosi di francesi. E gli italiani li amano. Li preferiscono ai tedeschi, questo popolo rosicchiato dallalcool e dalla sifilide. Trenta milioni di smidollati e vili.  un popolo che va distrutto. Bisogna che lo battiamo, abbasser la cresta. Non c possibilit di accordo. [] Questi idioti di francesi devono la loro decadenza e il loro cretinismo a tre elementi: la sifilide, lassenzio e la stampa libera. []  un popolo schifoso. Tutto ci che dicono contro di noi  pestilenziale. Ci odiano a morte. Il francese  un popolo di lazzaroni, unaccozzaglia di razze e di gentaglia, un rifugio di vigliacchi. [] I francesi non hanno figli. La Francia  destinataa morire, dovranno prendere truppe di colore.  una nazione arida, saranno popolati da mulatti. 
Il suo disprezzo aument quando i cugini inviarono aiuti militariai repubblicani in Spagna ed esplose a ridosso dellentrata in vigore delle leggi razziali: Un popolo che si rispetta non dovrebbe avere un capo di governo ebreo, e un presidente della Camera negro.Non olivastro, negro come linchiostro. Con i tedeschi, ovviamente, fu pi tenero:  un popolo difficile da tenere amico, ma temibile nemico. Sono leali, e poi hanno sentito la forza del regime fascista [] si sono resi conto che lItalia non scherza.  un bel popolo, sanno fare le cose in grande. C da dire, per, che non risparmi neanche i suoi connazionali: Vogliono invigliacchirsi, vogliono fare un poco i vili. Dicono: Ma quando te ne vai, che vogliamo ritornare a essere quei vigliacchi pezzenti che eravamo prima, che ci possiamo sedere con il culo pieno di paura e di comodo81.
80Pretelli M., op. cit.
81Petacci C., Mussolini segreto, cit.

61. LA PERFIDA ALBIONE
Un discorso a parte merita il complesso rapporto tra Mussolini e lInghilterra (come pure quello con Hitler, che affronteremo tra poco). Verso la fine di novembre del 1922, infatti, giunse in visita ufficiale a Londra, accolto trionfalmente e con un entusiasmo superiore a quello che ricever anni dopo in Germania. Sceso dal treno in Victoria Station, circondato dai fotografi, si fece largo a fatica tra la folla plaudente verso lufficiale che lo aspettava per porgergli il benvenuto di re Giorgio V. I commenti della stampa britannica furono entusiasti: Il suo occhio  suggestivo e scintillante, il profilo energico e volitivo (Times), un uomo di imponente figura, dal volto maschio, dal petto largo, come quello di Caruso (Daily Mail).
Una sera il direttore dellHotel Claridge, presso il quale alloggiava litaliano, chiese in sua presenza al figlio di cinque anni: Chi  luomo pi grande del mondo?, Mussolini rispose il piccolo. Commentando lepisodio con il suo segretario, egli esclam: Tutto rientra nelle regole dellospitalit inglese. Non si fidi degli anglosassoni: sono gli ipocriti pi educati del mondo82. Il rapporto di Mussolini con i britannici fu sempre bizzarro: lui non li amava, ma provava comunque per loro una certa ammirazione, dovuta anche al fatto che, nonostante i rappresentanti della perfida Albione non simpatizzassero con le dittature, lo ritenevano lunico uomo in grado di contrastare lavanzata del bolscevismo in Europa. Nel maggio del 1923, ad esempio, venne ricevuto da re Giorgio V, giunto in visita ufficiale a Roma. Ludienza fu privata e si tenne prima del ricevimento ufficiale. Il duce ne usc compiaciuto riferendo ai suoi collaboratori quanto il sovrano gli aveva comunicato: Gli inglesi mi vogliono bene. Bisogna proprio che mi provi a voler bene agli inglesi83. 
Come sua abitudine, per, il duce in privato li dipingeva cos con Claretta Petacci, che trascrisse meticolosamente tutto sul suo diario: 
Linglese  un popolo sporco e abbruttito, in decadenza. [] Non hanno mai potuto sopportare n soffrire gli uomini grandi perch loro non ne hanno mai avuti.  un popolo che pensa con il cazzo. Egoisti, ubriaconi, smidollati. [] Non bisogna dimenticare quel che fanno, che la loro politica  falsa e sporca.
[] Quella sfruttatrice [lInghilterra, n.d.a.] non fa che vivere alle spalle di 450 milioni di uomini che lavorano per 40 milioni di inglesi. [] Luomo pi grande che hanno avuto  stato un italiano, Disraeli. Il fondatore dellimpero britannico  stato italiano. Si dice sia stato anche lamante della regina Vittoria. Il resto sono tutti ebrei e commercianti, piccoli uomini. Quando nel continente sorge luomo nuovo, loro si erigono contro per combatterlo. 
Usava poi la storia per giustificare la crescente avversione verso di loro: Hanno contro di me lodio freddo e duro che avevano contro Napoleone. Vorrebbero poter fare a me tutto il male che fecero a lui. Mi detestano. Il destino di Napoleone era lisola: nato in unisola, esiliato in unisola, ha combattuto contro unisola,  morto in unisola. Miserabili.
Alla luce di quanto poi sostenuto da Ferdinando Petacci, nipote di Claretta, dopo la pubblicazione dei diari della zia, sembra che Mussolini fosse sempre stato circondato da agenti segreti inglesi, o quantomeno da chi faceva da tramite tra lui e il primo ministro britannico. La Petacci e suo fratello Marcello lavoravano quindi per il controspionaggio inglese? Lincontro tra Mussolini e Claretta sulla via del Mare fu casuale o era una trama intessuta in anticipo dai perfidi anglosassoni per spiarlo? Perch Claretta trascrisse minuziosamente ogni parola, ogni particolare, ogni fatto politico anche di minima importanza, senza mai esprimere un suo giudizio, una sua idea, senza lasciarsi andare a un commento o rivelare qualche intimo pensiero, come si fa, di solito, in un diario? Aveva in mente di dare alle stampe un bestseller che raccontasse le passioni amorose delluomo pi famoso dItalia o erano appunti da inviare a Winston Churchill?
Si tratta solo di fantapolitica? La morte dei fratelli Petacci a Dongo ci ha impedito di sapere se in queste suggestive teorie si celasse anche un minimo fondo di verit. 
82Navarra Q., op. cit.
83Cit.

62. DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO
Due grandi uomini politici non possono essere amici e non dovrebbero mai, neppure nel momento dei loro maggiori contrasti, essere nemici. Non possono permetterselo. Lamicizia e linimicizia offuscano il giudizio e sinterpongono come un velo tra lintelligenza e lazione. Lamicizia presuppone lealt, linimicizia  sorella dellodio. Ma un vero uomo di stato non ha il diritto n di essere leale n di odiare il suo avversario. Il potere  troppo importante per divenire ostaggio dei sentimenti. Pu accadere tuttavia che essi provino una reciproca simpatia. 
Questa lanalisi di Sergio Romano nellarticolo Winston Churchill e Benito Mussolini lattrazione discreta del nemico pubblicato su Il Corriere dell Sera il 13 agosto 2000. Ma quali rapporti  alla luce dellimportanza strategica delle relazioni tra Italia e Inghilterra  legarono davvero i due leader?
Mussolini incontr la prima volta Winston Churchill il 15 gennaio 1927 a palazzo Chigi. Il cancelliere britannico, appena giunto a Roma, aveva espresso il desiderio di vederlo immediatamente. Sua moglie Clemmie aveva avuto loccasione di conoscere il duce lanno prima, sempre a Roma, durante un t privato presso lambasciata inglese. La descrizione che ne aveva fatto al marito era stata entusiastica: Fa un certo effetto, molto naturale, semplice, dignitoso, ha un sorriso accattivante e penetranti occhi marrone-dorato. Ma non si riesce a sostenere il suo sguardo. Quando entr, tutti, anche le donne, si alzarono, come davanti a un re. [] Ti riempie di una sorta di piacevole timore. Immediatamente, senti che vorresti fare qualcosa per lui, eseguire velocemente i suoi desideri84.
Curioso di verificare di persona quanto la moglie gli aveva confidato, Churchill and allappuntamento senza il suo proverbiale sigaro, perch gli avevano detto che Mussolini non sopportava il fumo. La visita dur pi di unora e fu senza testimoni. Ovviamente non ci  dato sapere quel che si dissero, forse in francese, lingua che i due conoscevano bene. Lincontro fu comunque un successo. Anche se di estrazione sociale completamente diversa  linglese di famiglia nobile, litaliano di origine contadina  avevano molte cose in comune: entrambi indisciplinati e ribelli, si erano rivelati ottimi giornalisti e poi politici di successo. In quegli anni, Mussolini aveva bisogno dellappoggio di una potenza come la Gran Bretagna e Churchill, svisceratamente anticomunista, vedeva di buon occhio limpegno con il quale il duce si opponeva al bolscevismo.
Il giorno dopo il loro primo incontro, Il Popolo dItalia pubblic un articolo scritto dallo stesso Mussolini: Il signor Churchill ha una preparazione in grande stile, una poderosa conoscenza dei problemi di Stato e una sicura e agile visione di timoniere. [] Spirito battagliero, egli assume posizioni di lotta contro il comunismo. [] Noi italiani notiamo con favore la buona amicizia che il signor Churchill nutre per il nostro Paese e la stima verso il Primo ministro. 
Churchill, parlando con la stampa, rispose: Se fossi italiano sono sicuro che mi sarei schierato dalla vostra parte con tutto il cuore, dallinizio alla fine, nella vostra lotta contro i bestiali appetiti e le passioni del leninismo.  facile accorgersi che lunico suo pensiero [di Mussolini, n.d.a.]  il benessere duraturo del popolo italiano. Parole che procurarono al cancelliere inglese un contratto di collaborazione con il quotidiano fascista: quattordici articoli pubblicati in prima pagina a partire dal 12 febbraio 1927.
Da quel giorno i rapporti tra i due furono cordiali, anche quando Churchill venne allontanato dal governo. E nel 1932, durante un convegno antimarxista a Londra, questi si rivolse cos alla platea: Il genio romano impersonato da Mussolini [] ha mostrato a molte nazioni come si pu resistere allincalzare del socialismo e ha indicato la strada che una nazione pu seguire quando sia coraggiosamente condotta85.
Ma il suo atteggiamento mut non appena Mussolini decise di invadere lEtiopia, nel 1935. In parlamento Churchill cerc comunque di mediare lintransigente posizione britannica circa le sanzioni economiche nei riguardi dellItalia, ritenendole dure e inopportune da un punto di vista politico. Si era gi reso conto che il pericolo per la pace in Europa era piuttosto Hitler, e bisognava evitare di spingere il dittatore italiano tra le braccia di quello tedesco. Ci nonostante, Churchill rest fermo sulla condanna dellattacco al Paese africano. 
Dopo il 1936 Mussolini cerc di riallacciare i rapporti con la Gran Bretagna e il ritorno al potere di Churchill sembr favorire tale proposito, sebbene poi la situazione si andr evolvendo in tuttaltra direzione. Eppure i due continueranno a tenere unassidua corrispondenza. Pare che lultima lettera attribuita a Churchill fosse datata 31 marzo 1945, poco prima della fine della guerra e della morte del duce.  il famoso mistero del carteggio Mussolini Churchill e della borsa che avrebbe dovuto contenere tutta la documentazione, secondo molti compromettente per il primo ministro inglese. Una delle ipotesi che si diffuse fin da subito fu quella che il duce fosse stato ucciso da agenti segreti inglesi, proprio per fare sparire le lettere che i due si erano scambiati in tutti quegli anni e che Mussolini riteneva utili per poterlo scagionare durante un eventuale processo. Gli storici, da allora, si sono divisi in coloro che sostengono lesistenza di questo carteggio e in quelli, soprattutto inglesi, che la negano: una diatriba che probabilmente non avr mai fine.
Mussolini fu comunque buon profeta, quando, dopo il primo incontro con lo statista britannico, afferm: Coloro che si porranno il problema della resistenza dellimpero britannico, dovranno considerare la solidit di questa figura. Churchill, invece, si sbagli decisamente quando defin il duce il pi grande legislatore vivente86.
84Lamb R., Mussolini e gli inglesi, Corbaccio, Milano 1998.
85Cit.
86Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

63. CHE DAI NEMICI MI GUARDO IO
Quando si sfogava con Claretta Petacci, Mussolini lo chiamava pederasta ed ebreo. Era inglese, ma non si trattava di Winston Churchill. La vera spina nel fianco del duce, negli anni a ridosso e successivi alla guerra etiopica, fu infatti Anthony Eden. 
Eletto ministro degli Esteri del gabinetto britannico il 22 dicembre 1935, da subito Eden si applic perch la Societ delle Nazioni condannasse e sanzionasse lattacco italiano allEtiopia. Non aveva tutti i torti: in fondo Mussolini, capo del governo di uno Stato appartenente alla SND, aveva proditoriamente attaccato un altro Paese aderente alla stessa societ. Ma, a seguito della condanna politica ed economica dellItalia caldeggiata da Eden, il duce si sarebbe allontanato dal cosiddetto fronte di Stresa e si sarebbe avvicinato alla Germania. Stresa era una localit del Lago Maggiore dove, l11 aprile 1935, si era tenuta una conferenza tra Inghilterra, Francia e Italia per fare fronte comune contro il tentativo della Germania di militarizzare la Renania, nonostante il divieto sancito dal Trattato di Versailles del 1919.
I governi francese e inglese erano consapevoli del problema e lo stesso Mussolini, pur continuando la marcia verso Addis Abeba, cercava instancabilmente, attraverso Grandi, lambasciatore italiano a Londra, il riavvicinamento con le altre due nazioni. Le sanzioni economiche richieste da Eden, per, furono approvate da cinquanta Stati membri e, sebbene esse si rivelassero in gran parte inefficaci (gli Stati Uniti non le firmarono e continuarono a fornire allItalia le materie prime), mandarono Mussolini su tutte le furie. 
Vinta la guerra, il giorno della proclamazione dellimpero, il 5 maggio 1936, il duce concluse il suo discorso rivolgendosi, in forma indiretta, al ministro inglese: Debbo immediatamente aggiungere che noi siamo pronti a difendere la nostra folgorante vittoria con la stessa intrepida e inesorabile decisione con la quale labbiamo conquistata. Parole dure, che per non gli impedirono di continuare con i tentativi di riallacciare i rapporti con la Gran Bretagna, pur di aprire al pi presto un nuovo capitolo nella collaborazione87. Mussolini, poi, voleva a tutti i costi che lInghilterra riconoscesse limpero italiano, una cosa che arriv a ossessionarlo. Tempest Grandi di richieste perch si adoperasse in tal senso presso il re e i politici britannici, sfruttando anche il fatto che Sua Maest e il Parlamento, attraverso Churchill, sembravano quasi del parere di porre fine alle sanzioni economiche. 
Alla fine di maggio del 1936, il duce dichiar al Daily Telegraph: Il riavvicinamento anglo-italiano non  soltanto opportuno, bens anche necessario. Da parte mia far quanto  in mio potere per realizzarlo, lasciando per intendere che non dovevano farlo attendere troppo.
Eden fu irremovibile: In questo si avverte un tono ricattatorio e noi non siamo dellumore di farci ricattare dallItalia. Ci vorrebbe da parte sua un contributo costruttivo, di cui peraltro non si vede traccia. Se Mussolini pensa che gli basti strizzare locchio per indurci ad aprirgli le braccia, si sbaglia di grosso. A chi gli chiedeva da dove nascesse questo astio nei riguardi di Mussolini e dellItalia, rispondeva che da parte sua non cera niente di personale: era solo questione di ribadire lautorit della Societ delle Nazioni e ripristinare il diritto internazionale che il duce aveva violato. 
Eden arriv persino a dire nel 1936 al premier Chamberlain che un accordo con Hitler avrebbe potuto durare, mentre Mussolini  un vero gangster88. La politica di appeasement del governo britannico nei confronti del dittatore tedesco e di opposizione a Mussolini si rivel disastrosa. Al contrario di quanto aveva fatto per lItalia, Eden non ritenne necessario chiedere sanzioni economichenei riguardi della Germania per loccupazione militare della Renania.
Nel momento in cui sarebbe stato pi utile ricondurre Mussolini in seno al fronte di Stresa, il ministro degli Esteri britannico commise un grossolano errore di valutazione, come spiega sempre lo storico Richard Lamb in Mussolini e gli inglesi: LAbissinia e la guerra civile spagnola erano episodi secondari rispetto alla fanatica determinazione di Hitler di servirsi a fini aggressivi del proprio strapotere militare. Purtroppo Eden non se ne rese mai conto. 
Quando questi, ormai in disaccordo con Chamberlain, diede le dimissioni nel febbraio del 1938, il rapporto fra Regno Unito e Italia era ormai compromesso. Forse Mussolini sarebbe stato un alleato inaffidabile per gli inglesi, ma la sua disponibilit sarebbe stata indispensabile per la pace in Europa contro la minaccia nazista. 
87Lamb R., op. cit.
88Cit.

64. ISPIRATORE DI HITLER
Richiesta respinta fu la risposta scritta trasversalmente con la matita rossa da Mussolini su una lettera che gli era giunta dalla Germania. Il mittente era un suo fanatico estimatore, leader di un piccolo partito bavarese di estrema destra, e rispondeva al nome di Adolf Hitler: sarebbe stato onorato se il duce gli avesse fatto cortese dono di una foto con dedica, da collocare sulla sua scrivania. Era laprile del 1929 e da quel momento il futuro Fhrer dei tedeschi, dimostrando per il dittatore italiano unammirazione ai limiti dellidolatria, non perse occasione per tenersi informato su ogni sua mossa.
Mussolini non provava simpatia per Hitler e non ne fece segreto con parenti e collaboratori. Fino al 1933 i loro rapporti furono indiretti, perch un capo del governo non poteva intrattenere relazioni con il segretario di un partito di minoranza straniero. Il loro tramite fu il maggiore Giuseppe Renzetti, direttore della Camera di commercio italiana a Berlino: come una sorta di ambasciatoreombra del duce, riportava a Hitler i suoi consigli e gli dava suggerimenti per migliorare lorganizzazione del Partito nazista.
Mentre il tedesco dava la scalata al potere, continuava a fare pressioni su Renzetti perch gli organizzasse il tanto desiderato incontro con Mussolini (che a sua volta, trovava ogni scusa per rimandare). Quel suo ammiratore  un ometto risibile, a volte un po invasato89  continuava a stargli antipatico. Per ben tre volte lincontro fu rinviato, con Renzetti che dovette impegnarsi per trovare delle giustificazioni plausibili. Ci nonostante, Hitler non mostr mai la minima delusione, comprendendo le ragioni del suo idolo e rinviando il rendez-vous a tempi migliori. 
Quando il 30 gennaio 1933 il presidente tedesco Hindenburg lo nomin cancelliere del Reich, la prima cosa che Hitler fece fu convocare nel suo studio Renzetti, per ribadire la sua amicizia nei riguardi dellItalia e comunicargli il desiderio di incontrare il duce il prima possibile. Era persino pronto a salire immediatamente su un aeroplano per andare a Roma, anche in forma privata. A questo punto, Hitler occupava una carica istituzionale e Mussolini non poteva pi ignorarlo. E daltra parte il duce salut con palese soddisfazione la vittoria del nazismo in Germania: Un altro grande Paese europeo si ribella con milioni di voti al crollante mito della democrazia90. Decise di incontrarlo a Venezia, invece che a Roma, e impose al suo ammiratore di indossare gli abiti civili. Il 14 giugno 1934, mentre il cancelliere tedesco scendeva dalla scaletta dellaeroplano appena atterrato, Mussolini borbott: Quello non mi piace91. Il loro primo incontro fu freddo e pieno dimbarazzo: il duce indossava la grande uniforme di caporale della Milizia, mentre Hitler un impermeabile giallo di modesta fattura e un cappello di feltro. Mussolini lo tratt con superiorit, mostrando un atteggiamento paterno nei riguardi dellospite: mentre lo accompagnava verso lauto gli teneva una mano sulla spalla, quasi in segno di incoraggiamento, cosa che, ovviamente, Hitler non grad. Cos come non grad di essere relegato su un balcone laterale mentre Mussolini teneva il suo discorso alla folla radunata in piazza San Marco.
Segu poi un lungo colloquio privato senza interpreti, perch il duce parlava tedesco. Il contenuto di quellincontro  ancora sconosciuto, ma le urla e i colpi battuti sul tavolo, che rimbombavano fuori dalla stanza, non fecero presagire niente di buono. Le uniche indiscrezioni che Mussolini si fece sfuggire furono: Quello l, invece di parlarmi di problemi attuali, mi ha recitato fino alla saziet il suo Mein Kampf, un mattone di libro che non sono mai riuscito a leggere. Ho dato a Hitler dei buoni consigli: ora mi seguir dove voglio92. 
Solo Edda ebbe dal padre dettagli dellincontro: 
Senza preamboli, Hitler mi disse testualmente: Sto armando freneticamente la Germania e tra dieci anni sar una potenza mondiale. Se avr il Duce al mio fianco, lEuropa sar nostra. Al che io gli risposi: Signor Cancelliere, il Duce e lItalia hanno solo bisogno di pace e lei mi viene a prospettare una guerra come fosse un gioco in borsa Non faccia affidamento su di me. Alla mia risposta, Hitler divent livido in faccia e afferm con voce alterata: Se lItalia non sar al fianco della Germania, verr coinvolta in ogni caso. Io mi alzai in piedi e con tono di voce pi forte del suo dichiarai: Signor Cancelliere, le nostre conversazioni sono terminate, poi lo invitai a uscire dalla sala. Non ci salutammo e cos si concluse il nostro incontro. Hitler  di una antipatia che attira gli schiaffi, ma ha una determinazione ferrea. Ci dar del filo da torcere.93
Tornato in Germania, neanche quindici giorni dopo Hitler ordin di assassinare i vertici delle sa, Rhm compreso. Il bagno di sangue, passato alla storia come la Notte dei lunghi coltelli, impression molto Mussolini, che scrisse alla sorella Edvige: Quelluomo spiritato e feroce ha fatto ammazzare come cani i camerati che lo avevano aiutato a conquistare il potere.  come se io giungessi di mia mano a uccidere Balbo, Grandi, Bottai, tutti i miei squadristi! []  un degenerato sessuale che si mette il rossetto sulle guance, [] un fonografo a sette voci che ripete senza varianti lo stesso disco.
Il passo successivo fu lassassinio del cancelliere Dollfuss e la minaccia da parte di Hitler di annettere lAustria. A quel punto, Mussolini sinfuri e lanci il suo ordine: Quattro divisioni devono essere immediatamente inviate sul Brennero. Dimostreremo a quei signori che gli amici dItalia [riferito al defunto cancelliere austriaco, n.d.a.] non si toccano.
In privato, con la figlia Edda, sfog ulteriormente la sua rabbia: 
Se non si ferma quel pazzo in qualche modo, lEuropa si trover in una seconda guerra mondiale. Non  necessario essere delle aquile per capire la situazione. Spero che inglesi e francesi mi seguano94.
Hitler, sorpreso da una tale reazione da parte del duce, rimand lannessione dellAustria a tempi migliori. Ma linvasione italiana dellEtiopia avrebbe di nuovo cambiato gli equilibri.
89In Petacco A., Larchivio segreto di Mussolini, cit.
90Cit.
91AA.VV., Mussolini, cit.
92Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.
93Cit.
94Cit.

65. ITALIANI BRAVA GENTE?
Quattro scatti del fantomatico fotografo Vitullo  di cui non si conosce il nome ma solo lindirizzo del suo studio a Roma, in via della Stamperia 69  riprendono Benito Mussolini mentre assiste a esperimenti di guerra chimica nella campagna romana, il 18 maggio del 1935. Una foto precedente, fatta il 27 marzo 1934, lo mostra circondato da generali dellesercito, mentre indossa una maschera antigas sul monte Celio.
Queste immagini possono essere sufficienti per provare luso di gas da parte degli italiani nellimminente guerra dEtiopia o sono la semplice dimostrazione che lesercito italiano, come gli altri in Europa, teneva nel proprio arsenale armi chimiche a scopo precauzionale e difensivo, nonostante ci fosse vietato da una convenzione internazionale firmata nel 1925? Qualora fossero state usate, Mussolini ne era al corrente o furono i suoi generali a impiegarle a sua insaputa?
Spesso la storiografia italiana, anche dopo il Fascismo, ha rimosso la guerra chimica dalla memoria collettiva del Paese, almeno fino a quando qualche anno fa Angelo Del Boca non ha provato in Gli italiani in Africa Orientale. II. La conquista dellImpero (Laterza, Bari 1986) che laeronautica italiana faceva uso del gas iprite durante la campagna africana. Ne  nata una violenta polemica con i reduci di quella guerra (tra cui allepoca anche Indro Montanelli, che in Etiopia era stato ufficiale in un battaglione coloniale), che sostenevano di non essere mai venuti a conoscenza delluso di armi chimiche; trovandosi a combattere in prima linea senza maschere antigas, infatti, avrebbero dovuto esserne informati. Fatto sta che, contrariamente a quanto sostenevano i reduci, gli studi pi approfonditi di Del Boca hanno dimostrato luso di circa 500 tonnellate di agenti chimici letali lanciati dai bombardieri italiani sulle truppe etiopiche durante i sette mesi della campagna. Si tratt, pare, di una rappresaglia per le torture e gli eccidi che gli abissini avevano compiuto sui prigionieri e per limpiego di pallottole esplosive, anchesse vietate dalla convenzione di Ginevra. 
I telegrammi conservati nellarchivio del duce e con i quali Mussolini inviava le direttive a Badoglio e Graziani, comandanti rispettivamente del fronte occidentale e meridionale delle operazioni in Etiopia, sono chiari e pieni di cinico opportunismo: Sospenda limpiego dei gas sino alle riunioni ginevrine a meno che non sia reso necessario da supreme necessit offesa aut difesa. Le dar io ulteriori istruzioni a riguardo, scrisse rivolto a Badoglio. 
Mussolini in persona autorizz espressamente il maresciallo alluso dei gas tra il 28 dicembre 1935 e il 5 gennaio 1936, e ancora tra il 19 gennaio e il 10 aprile dello stesso anno. Unulteriore autorizzazione fu successivamente data per la repressione dei ribelli. Badoglio, tuttavia, aveva gi avviato luso delle armi chimiche sin dal 22 dicembre 1935 e non laveva interrotto nemmeno tra il 5 e il 19 gennaio 1936. Tra le suddette date furono lanciati sul fronte nord duemila quintali di bombe, per una parte rilevante caricate a gas tra cui liprite (solfuro di etile biclorurato).
Contravvenendo al Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925, sottoscritto anche dallItalia, allaviazione italiana fu quindi ordinato di utilizzare su larga scala il terribile gas che, irrorato dagli aerei in volo a bassa quota, sia sui soldati che sui civili, venne usato con la precisa finalit di terrorizzare la popolazione abissina e piegarne ogni resistenza.
Terminati i combattimenti ufficiali, continu la guerriglia, con durissime rappresaglie da parte degli italiani. Mussolini aveva gi telegrafato a Badoglio subito dopo il suo ingresso a Addis Abeba: 
Occupata Addis Abeba V.E. dar ordini perch: 1) siano fucilati sommariamente tutti coloro che in citt aut dintorni siano sorpresi colle armi alla mano; 2) siano fucilati sommariamente tutti i cosiddetti giovani etiopi, barbari crudeli e pretenziosi, autori morali dei saccheggi; 3) siano fucilati quanti abbiano partecipato a violenze, saccheggi incendi; 4) siano sommariamente fucilati quanti trascorse 24 ore non abbiano consegnato armi da fuoco e munizioni. Attendo una parola che confermi che questi ordini saranno  come sempre  eseguiti. 
E subito dopo lattentato a Graziani, nuovo governatore della colonia: Nessuno dei fermi gi effettuati e di quelli che si faranno dovr essere rilasciato senza mio ordine. Tutti i civili e religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi e senza indugi. Attendo conferma. Lo stesso Graziani, nellagosto del 1937, invi questo telegramma al generale Alessandro Pirzio Biroli: Nella giornata di oggi laviazione compia rappresaglia di gas asfissianti di qualsiasi natura su zona dalla quale presumesi Uondeossen abbia tratto armati senza distinzione fra sottomessi e non sottomessi. Tenga presente V.E. che agisco in perfetta identit di vedute con S.E. Capo Governo. 
A ogni modo, le rappresaglie compiute dagli italiani in quegli anni non si limitarono allAfrica orientale, ma furono precedute da esecuzioni e deportazioni delle popolazioni libiche e, durante la seconda guerra mondiale, di serbi, sloveni, montenegrini e greci. Il clima di Guerra fredda dopo la fine del conflitto mondiale imped che i responsabili italiani degli eccidi pagassero le loro colpe: Mussolini era morto e gli italiani dovevano essere considerati brava gente.

66. IL GIORNO PI BELLO 
Oggi, 5 maggio, alle ore 16:00, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba. Firmato Badoglio. Con queste scarne parole, inviate mediante un telegramma, Mussolini ricevette il 5 maggio del 1936 la notizia che la capitale etiope era stata conquistata e la guerra virtualmente finita. Dopo quarantanni, lumiliante sconfitta subita a Adua dagli italiani era stata vendicata e, in barba alle sanzioni economiche della Societ delle Nazioni, la vittoria era stata raggiunta, le perdite erano state contenute e, cosa pi importante, il consenso popolare era nei confronti del duce altissimo. Quello fu lapice del successo per il dittatore italiano, ed egli decise che andava celebrato con la massima solennit.
Lappuntamento con gli italiani fu fissato a piazza Venezia per le 22:00 di sabato 9 maggio, sotto il balcone dellomonimo palazzo. Chi non fosse potuto intervenire, avrebbe ascoltato il discorso di Mussolini in diretta alla radio o attraverso gli altoparlanti montati su veicoli speciali che percorrevano le strade dItalia e vi portavano la voce del duce. Cera tutto il tempo per prepararsi con calma, perch di sabato si lavorava solo mezza giornata. Numerose persone cominciarono a radunarsi in piazza fin dal primo pomeriggio, in un clima di festosa attesa, ma le celebrazioni erano gi iniziate il 5 maggio, subito dopo lannuncio della conquista di Addis Abeba, con lesposizione delle bandiere sui balconi, la chiusura delle scuole e la partecipazione di massa allorganizzazione della serata conclusiva.
Quella sera probabilmente in pochi ricordavano le sanzioni economiche e le privazioni cui erano stati sottoposti, compreso loro alla patria: mai una guerra era stata cos popolare e mai la partecipazione tanto numerosa. 
Quando infine il duce si affacci, illuminato dai proiettori, dal balcone di palazzo Venezia, lapplauso fu scrosciante. Di fronte alla folla oceanica assiepata sotto di lui tenne il suo breve discorso: Il popolo italiano ha creato col suo sangue lImpero. Lo feconder col suo lavoro e lo difender contro chiunque con le sue armi. In questa certezza suprema, levate in alto, o legionari, le insegne, il ferro e i cuori, a salutare, dopo quindici secoli, la riapparizione dellImpero sui colli fatali di Roma95.
Quel giorno Mussolini consegn nelle mani di Vittorio Emanuele III, re dItalia, il titolo di Imperatore dEtiopia. Tornato a villa Torlonia, rifer quanto successo a Rachele: Oggi ho visto anche il re. Era molto contento. Sfido io! Gli ho dato un Impero senza versare fiumi di sangue. Mi ha offerto il titolo di principe, per me e per i miei discendenti. Naturalmente ho rifiutato. Io voglio, sono e voglio essere solo Mussolini, gli ho risposto. Ma ci pensi? Principe Mussolini! E peggio ancora: principessa Rachele. Poi guardando il mazzo di fiori che la regina Elena aveva mandato alla moglie aggiunse: Credevo che casa Savoia fosse meno taccagna! Io per me non ho voluto nulla, ma mi aspettavo almeno un regalo pi degno per te.
A partire da quel momento, per, non furono pi solo rose e fiori. Anzi, le tante spine cominciarono a pungere. Il 9 maggio fu probabilmente il giorno pi bello della sua carriera. Sostiene sempre Arrigo Petacco ne Luomo della Provvidenza:
Se in quei giorni avesse indetto libere elezioni, ne sarebbe sortito un entusiastico plebiscito che avrebbe legalizzato la sua posizione e cancellato tutte le sue precedenti responsabilit. Avrebbe anche potuto liberarsi una volta per tutte, con un colpo di Stato indolore, dellingombrante sovrano e assumere i poteri assoluti. Non far n luna, n laltra cosa. [] Spinto quasi a forza fra le braccia di Hitler dalle potenze democratiche, Mussolini, che fino a quel momento aveva sempre giocato carte vincenti, gioc alla fine quella sbagliata.
Da quel momento, infatti, inizi la fase discendente della sua dittatura. Dopo quella notte di maggio, se avesse dato retta alla moglie e si fosse ritirato a Predappio ad allevare polli, come gli aveva suggerito Rachele, forse oggi la storia dItalia sarebbe stata ben diversa.
95Cit.

67. LA SPADA DELLISLAM
Mussolini and a Tripoli la prima volta quandera governatore Emilio De Bono, ma ricevette una fredda accoglienza. Negli anni che seguirono, i deserti della Tripolitania e della Cirenaica accolsero nel loro grembo le salme di centinaia di soldati italiani e di migliaia di rivoltosi libici che si combatterono senza tregua almeno fino al 1931, quando, sotto il vicegovernatore Graziani, la resistenza degli ultimi guerriglieri non fu sopraffatta, confiscando beni e terre, costruendo una barriera di filo spinato che correva lungo tutto il confine tra Libia ed Egitto, deportando pi di 100.000 persone e provocandone la morte, per stenti e malattie, di altre 10.000. La repressione fu talmente dura ed efficace che quando Italo Balbo fu esiliato come governatore in Libia, la colonia era completamente pacificata, e a partire dal 1934 i coloni italiani, da poche migliaia, arrivarono alla cifra di 120.000.
Era giunto il momento, per Mussolini, di tornare sul suolo africano, quello che lui chiamava la quarta sponda del Mediterraneo italiano, il Mare Nostrum. Questa volta laccoglienza di Balbo fu sontuosa e impeccabile e il Duce fu completamente soddisfatto. Appena arrivato, il 12 marzo del 1937, pass in rassegna una schieramento di Zapti libici, i carabinieri locali, avvolti nei loro sgargianti mantelli rossi, i burnous. Sorridente, si rivolse a Balbo dicendogli: Ti sei fatto anche tu i moschettieri e pi belli dei miei!96. Si trattava, per, di un viaggio di lavoro, e nonostante le feste e i ricevimenti che lo attendevano, la sera Mussolini si ritirava presto nella sua stanza per firmare documenti e consultare il proprio carteggio, suscitando lammirazione degli altri invitati.
Di giorno, invece, visitava la colonia, tenendo i suoi discorsi dai soliti balconi: lo scopo era quello di avvicinare il pi possibile la popolazione arabo-musulmana alla cultura italiana e legittimare quanto Balbo aveva gi fatto. Mussolini and oltre, presentandosi come punto di riferimento internazionale per le lite nazionalistiche arabe e come difensore politico e militare dellintero Islam. Davanti alla folla festante e osannante di Tripoli proclamava: LI- talia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane della Libia e dellEtiopia la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto delle leggi del Profeta97. E poi via, attraverso due ali di folla che urlava il suo nome, storpiato in Du-cio, Du-cio!, e alla quale, in mancanza di un interprete, esternava a gesti la propria soddisfazione per il tributo riservatogli.
Fu un viaggio trionfale, durato una decina di giorni, in cui ottenne un incredibile consenso da parte di tutta la popolazione libica. Lapoteosi fu raggiunta il 20 marzo a Tripoli: erto sulle staffe di uno splendido baio, Mussolini sguain una spada dallelsa dorata proclamandosi difensore e protettore della religione musulmana, tra i canti di guerra delle schiere di cavalieri arabi che lo circondavano. La spada dellIslam, cos fu battezzata larma che gli fu regalata dai capi berberi, ma che in realt era stata realizzata in Italia da un orafo fiorentino. 
Probabilmente i libici si sentirono pi sicuri  il loro Paese fu riconosciuto come parte integrante del territorio nazionale  eppure in cambio non ottennero mai la cittadinanza italiana.
96Chessa P., op. cit.
97Cit.

68. SUCCUBE DI HITLER 
Mai alcun monarca  stato ricevuto in Germania con tanto fasto98, ricorda lambasciatore francese Franois-Poncet.
 il 28 settembre 1937, quando Mussolini e Hitler arrivano a Berlino a bordo di due treni speciali che, negli ultimi chilometri, hanno corso fianco a fianco, come per simbolizzare il parallelismo delle due dittature. Nella capitale tedesca, per ascoltare litaliano, si radunano tre milioni di persone. Parla per primo Hitler: Mussolini  uno di quei rari uomini che non sono fatti dalla Storia, bens fanno la Storia; risponde Mussolini, in tedesco: Quando il Fascismo ha un amico marcia con lui sino in fondo. [] Le due pi grandi e autentiche democrazie che esistono oggi al mondo sono la Germania e lItalia.
La visita a Berlino fu la tappa fondamentale della nuova alleanza, lAsse Roma-Berlino, come il duce stesso la volle definire. In quei cinque giorni in Germania gli venne offerta la dimostrazione pi spettacolare della potenza e della disciplina tedesca in tutti i campi: industriale, tecnico e soprattutto militare. Questa superba efficienza bellica divent per Mussolini, al suo ritorno in patria, il termine di paragone costante con quanto si stava facendo in Italia, un modello che egli si sforzer di imitare nei futuri provvedimenti politici, militari e amministrativi.
Cosa aveva fatto cambiare idea a Mussolini sul dittatore tedesco? In realt, il duce lo considerava a capo di una banda di fanatici che, fino a pochi mesi prima, aveva cos apostrofato: Trenta secoli di storia ci consentono di guardare con sovrana piet talune dottrine doltralpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto99. Mussolini era diventato amico di Hitler per convenienza politica, dopo che Francia e Inghilterra avevano osteggiato la conquista italiana dellEtiopia, spingendo la Societ delle Nazioni a promulgare le sanzioni economiche, e si erano rifiutate di riconoscere ufficialmente lImpero che lui aveva proclamato. E inoltre criticavano pesantemente laiuto militare che il duce stava dando a Franco nella guerra civile spagnola. 
Solo la Germania di Hitler si era schierata a fianco di Mussolini (anche se i nazisti avevano continuato a vendere armi agli etiopi) e si era rifiutata di aderire alle sanzioni economiche, uscendo addirittura dalla SND. Il duce si trov sempre pi avvolto nella ragnatela intessuta da Hitler, soprattutto dopo la sua trionfale visita in Germania. In questottica, nel marzo del 1938 accolse serenamente lAnschluss, lannessione dellAustria da parte della Germania: questa volta non mand le divisioni al Brennero. Il Fhrer gli fece avere il seguente messaggio: Vi prego di dire a Mussolini che non dimenticher mai questo [] sono disposto ad andare con lui dovunque, nella buona e nella cattiva sorte100. Da quel momento, invece, fu il dittatore italiano che cominci ad andare dove voleva Hitler. Di fronte al mondo Mussolini apparve ancora come lago della bilancia della politica europea in occasione della Conferenza di Monaco, ma in realt il dittatore tedesco non gli prestava ascolto. Dopo la firma del Patto dAcciaio fra i due Paesi, nel 1939, lAsse si consolid anche sul piano militare, legando sempre pi inestricabilmente la politica fascista a quella nazista. 
Con un anno di ritardo, lItalia scese infine in campo al fianco della Germania, ottenendo subito risultati militari disastrosi. Il tentativo di condurre una guerra parallela a quella dei tedeschi and fallito dopo pochi mesi e il duce dovette subire lonta di vedere intervenire i nazisti in suo aiuto su tutti i fronti. 
E lo spettro dellimminente sconfitta rese Mussolini sempre pi diffidente nei riguardi di Hitler, che lo trattava ormai come un semplice subordinato.
98Cfr. documentario Hitler e Mussolini, cit.
99Cit.
100Bullock A., Hitler. Studio sulla tirannide, Mondadori, Milano 1955.

69. MUSSOLINI E LA QUESTIONE RAZZIALE
Naturalmente non esiste pi una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza a una nazione. [] Lantisemitismo non esiste in Italia e il razzismo  una stupidaggine. Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini e come soldati si sono battuti coraggiosamente. Questa fu la convinzione che Mussolini espresse il 4 aprile 1932, durante un colloquio con il giornalista tedesco Emil Ludwig.
La comunit ebraica presente allepoca in Italia era probabilmente la pi antica dEuropa, risalente al i secolo d.C., ma anche una delle meno numerose, soprattutto se paragonata a quelle che vivevano in Germania, Austria e Polonia. Gli ebrei italiani non conducevano una vita isolata allinterno della propria comunit, ma si erano completamente inseriti nel contesto pubblico, con matrimoni misti, partecipando alla vita politica, culturale e militare. Molti ebrei furono fascisti della prima ora e continuarono a sostenere Mussolini con convinzione ed entusiasmo. 
Una voce stonata era quella di Giovanni Preziosi, un prete spretato, che propagandava dalle pagine della sua rivista La vita italiana idee antisemite, attinte liberamente dalle argomentazioni naziste. Preziosi era un personaggio inviso al duce, che lo considerava pure uno iettatore, e alla stragrande maggioranza della stampa; tuttavia le sue pubblicazioni non cessarono, e chi ne chiedeva il motivo a Mussolini riceveva in risposta unalzata di spalle e la battuta: In una casa bene organizzata serve anche il secchio dellimmondizia101. Quando poi iniziarono le persecuzioni contro gli ebrei in Germania, Mussolini cerc di ammansire quellinvasato di Berlino, secondo quanto scrive Arrigo Petacco ne Luomo della Provvidenza. Eppure il 15 luglio 1938 Il Giornale dItalia pubblic in prima pagina una dichiarazione di un gruppo di scienziati, alcuni completamente sconosciuti e che conservarono per il momento lanonimato, dal titolo Il Fascismo e i problemi della razza. Era una sorta di manifesto, redatto sotto la supervisione del duce, in cui si affermava che: Gli italiani appartengono alla razza nordica, che sono integralmente ariani, mentre gli ebrei non sono della stessa razza degli italiani e la conclusione era:  tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti!.
Che cosa era successo perch Mussolini adottasse le idee del nazismo e le diffondesse anche in Italia? Fu una scelta ideologica o una forma di pragmatismo politico?
Il viaggio a Berlino del 1937, organizzato personalmente da Hitler, si risolse per Mussolini in un incredibile successo personale; in quella circostanza si rese conto del potenziale militare della nuova Germania e comprese lopportunit di stringere pi saldi rapporti con il recente alleato. Se avr il duce al mio fianco, lEuropa sar nostra, proclamava daltronde in continuazione Hitler. 
Cosa cera dunque di meglio, come pegno di fedelt verso i tedeschi una volta stipulata con loro lalleanza, se non applicare le leggi razziste anche in Italia? Lo stesso Mussolini confid alla sorella Edvige: Se si parla al Fhrer in gergo razzista, leffetto  sicuro!102. Fatto sta che, precedute dalluscita di una nuova rivista, La difesa della razza, il 10 novembre 1938 Mussolini promulg le leggi razziali, controfirmate da re Vittorio Emanuele iii , che si era sempre detto contrario. Il marchio dellinfamia colp non solo il regime, ma tutto il Paese. A sostenere lideologia contenuta nelle leggi furono soprattutto scienziati e intellettuali, nonch gerarchi come Bottai, Farinacci e Starace. Chi invece vi si oppose sempre fu Italo Balbo, blandamente appoggiato da De Bono e Badoglio.
E gli italiani? Ci fu chi le accett ma, soprattutto durante loccupazione nazista della penisola, una parte della popolazione cerc di aiutare gli ebrei, nascondendoli e agevolandone la fuga.
101Petacco A., Larchivio segreto di Mussolini, cit.
102Mussolini E., op. cit-

70. DALLA SPAGNA ALL'ALBANIA 
Gli italiani rideranno di me. Ogni volta che Hitler prende uno Stato, mi manda un messaggio, si sfogava Mussolini con il genero Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri del suo governo, indeciso se comunicare alla stampa la notizia dellinvasione tedesca della Cecoslovacchia e della conquista di Praga, a dispetto delle promesse di non intervento che il dittatore tedesco gli aveva fatto solo il settembre precedente.  il 15 marzo del 1939 e, per i nazisti, la questione dei Sudeti  definitivamente risolta: tutta la Cecoslovacchia, non solo quella di lingua tedesca,  diventata territorio del Terzo Reich. 
Con la pace di Monaco Mussolini si era sentito larbitro dei destini dEuropa. Ora, invece, sembrava avere perduto su Hitler quel controllo che, in realt, non aveva mai avuto. Cosa fare per rendere la pariglia allamico-rivale, ristabilendo il prestigio politico e militare del Paese? 
Alla fine, il duce decise che la soluzione poteva essere invadere una nazione, piccola, magari militarmente molto debole, sulla quale lItalia potesse rivendicare un qualche diritto. E quale miglior bersaglio dellAlbania, a pochi chilometri di distanza, sullaltra sponda dellAdriatico? Da anni i diplomatici italiani lavoravano sottobanco, corrompendo i funzionari albanesi, per mantenere il Paese sotto linfluenza nostrana. Il presidente Zog, eletto nel 1925, vide di buon occhio lalleanza con Mussolini in chiave soprattutto antijugoslava e, quando si proclam sovrano, intensific ulteriormente la loro intesa perch il duce fu lunico capo di stato a riconoscerne ufficialmente il regno. Il neomonarca arriv al punto di rendere obbligatorio nelle scuole linsegnamento dellitaliano e concesse lo sfruttamento di risorse e infrastrutture albanesi a societ di casa nostra.
Il casus belli fu creato alla fine di marzo del 1939, quando Mussolini propose a re Zog un nuovo trattato dalle clausole assolutamente inaccettabili per uno stato sovrano. Questi ovviamente rifiut e il 7 aprile le truppe italiane invasero lAlbania, quasi senza incontrare resistenza. Fu una vera fortuna, vista limpreparazione e la disorganizzazione delle nostre forze armate. Addirittura circolava una battuta: se re Zog avesse avuto un corpo di pompieri ben addestrato, linvasione sarebbe stata respinta. La conquista fu molto propagandata, ma lItalia non ne ricav un granch, anche perch il petrolio che fu trovato nel sottosuolo si rivel di una qualit scadente e prelevarlo assolutamente antieconomico. Mussolini raggiunse un solo risultato concreto: le democrazie capirono definitivamente che di lui non ci si poteva fidare. Ma almeno si era tolto la soddisfazione di comunicare a Hitler linvasione dellAlbania a cose gi fatte!
Una settimana esatta prima dellattacco al Paese delle aquile, si era conclusa vittoriosamente la sanguinosa guerra civile spagnola, nella quale il dittatore italiano aveva per quasi tre anni inviato contingenti di uomini e di armi sempre pi numerosi. Tutto era cominciato alla fine della guerra etiopica, quando nel duce era avvenuto uno straordinario mutamento, come raccont lo stesso Ciano nel suo Diario, 1937-1943: Egli aveva preso molto sul serio il titolo e gli attributi di fondatore dellImpero. Pi che mai ora si sentiva chiamato a un grande destino e a una missione storica. [] E quando esplose la guerra civile di Spagna, Mussolini vi si cacci dentro impetuosamente, scartando ogni obiettiva valutazione diplomatica.
Pur di fermare i repubblicani spagnoli e ribadire alla Gran Bretagna, che possedeva Malta, Gibilterra e Canale di Suez, il diritto della flotta italiana a dominare il Mediterraneo, il duce invi fin dallinizio delle ostilit gli aiuti militari a Franco. Senza la protezione dei bombardieri italiani sm 81, il generale spagnolo e le sue truppe non sarebbero riuscite a lasciare il Marocco e a sbarcare in patria. Allinizio forn solo qualche squadriglia di aerei, poi formazioni sempre pi numerose di volontari reclutati dallufficio oms (Oltre Mare Spagna) e dotati di divise speciali. Alla fine del 1937 i soldati italiani inviati nella penisola iberica erano quasi settantamila, con pi di mille cannoni e altrettanti aeroplani. Il costo di questa avventura incider sul bilancio per una cifra di 14 miliardi di lire dellepoca. 
Anche Hitler invi a Franco aiuti e un contingente militare, la legione Condor, ma solo per saggiare il livello di addestramento dei suoi uomini e per protrarre le ostilit, in modo che lItalia e tutte 
le altre potenze occidentali impegnate indirettamente nel conflitto sul fronte opposto ne rimanessero coinvolte il pi a lungo possibile mentre lui procedeva al riarmo.
Mussolini invece insistette sul fronte spagnolo, logorando definitivamente non solo le forze armate, ma anche lItalia intera. E intanto dal balcone di palazzo Venezia urlava: La parola dordine dei rossi era no pasarn. Siamo passati e vi dico: passeremo ancora!.

71. GUERRA E PACE
Parlando dei francesi, Mussolini confid alla figlia Edda nel 1940:
Ora che  troppo tardi, vengono a offrirci mari e monti. Perch non lhanno fatto in marzo e aprile? Il re mi ha informato di avere ricevuto in forma privatissima, tramite il Vaticano, tre messaggi di Daladier. Egli chiede al re di fare entrare al pi presto lItalia nel conflitto al fianco della Germania onde evitare la totale occupazione del paese da parte dei tedeschi. I nostri cari cugini ora ci chiedono di occuparli. Quanta ipocrisia! Diciotto mesi fa, a Monaco, Daladier non volle neppure incontrarmi, e pensare che avremmo potuto appianare le nostre divergenze. Ora comunque  tardi: il re mi chiede di stringere i tempi.103
Cosa intendeva dire il re con stringere i tempi? Possibile che Vittorio Emanuele iii avesse cambiato idea sulla guerra e ora, quando tutti erano pronti a scommettere sulla vittoria tedesca, anche lui era daccordo sulla partecipazione al conflitto a fianco dellodiato alleato nazista?
Di sicuro in quei primi giorni di giugno del 1940, con la Francia sullorlo del baratro, la convinzione che la Germania fosse veramente invincibile si era rapidamente diffusa tra gli italiani. Negli ambienti industriali si considerava un errore gravissimo perdere loccasione di condividere la vittoria di una guerra ormai praticamente gi in mano dei tedeschi. Il re borbottava in continuazione: Gli assenti hanno sempre torto104, e Mussolini scalpitava per rivalersi di tutto quello che Francia e Inghilterra gli avevano fatto ingoiare dopo la conquista dellEtiopia.
Eppure, quando il primo settembre 1939 i nazisti avevano invaso la Polonia, la decisione di Mussolini di non entrare in guerra era stata accolta con favore dal popolo italiano, e anche fra i gerarchi fascisti si era manifestata la tendenza a dissociarsi dalla politica di forza attuata dalla Germania. La borsa italiana aveva subto notevoli movimenti al rialzo, lattivit industriale sembrava in fase di ripresa e il commercio in espansione. Mussolini  nonostante il Patto dAcciaio stipulato nel maggio del 1939, che lo costringeva a entrare in guerra al fianco della Germania  aveva deciso per la non belligeranza; aveva pertanto informato Hitler che, non aspettandosi lattacco prima del 1942, lItalia non era pronta a scendere in campo prima di quella data. Dal momento che non era stato preavvisato dellinvasione della Polonia, non aveva nessuna intenzione di smentire gli accordi che, allinsaputa dei tedeschi, aveva firmato con Gran Bretagna e Francia per la fornitura di aerei da caccia e da addestramento.
Ricapitolando: Mussolini era alleato di Hitler, che era entrato in guerra senza dirgli niente, non rispettando quindi i patti; il duce non si era schierato con il Fhrer, nonostante il trattato esistente tra i due Paesi, e nel frattempo vendeva aerei ai nemici della Germania; Francia e Inghilterra continuavano a osteggiare la politica italiana, non riconoscendone limpero, ma ne compravano le armi e cercavano di convincerne il leader a non scendere in campo al fianco di Hitler. La Germania, pochi giorni prima dellattacco alla Polonia, aveva stretto un patto di non aggressione con latavico nemico sovietico, che si era preso cos laltra met della Polonia. Francia e Inghilterra avevano dichiarato guerra alla Germania perch aveva invaso il Paese, ma non alla Russia. Allo stesso tempo, siccome Francia e Inghilterra erano pi nemiche di Stalin di quanto non lo fossero di Hitler, quando alla fine del 1939 l urss aveva attaccato la Finlandia, Daladier e Churchill, come Hitler e Mussolini, si schierarono al fianco dei finnici inviando loro degli aiuti militari. Il duce poi non accettava lalleanza tra Hitler e Stalin e non tollerava che lInghilterra avesse posto lembargo alla Germania, impedendo che il carbone tedesco arrivasse anche in Italia, proprio mentre Churchill gli faceva pressioni per convincerlo a rimanere neutrale.
Intanto, sconfitta la Polonia, le operazioni militari si erano interrotte fino al marzo del 1940 e Mussolini, ancora incerto su quale decisione prendere, non riusciva a capire latteggiamento della Francia e dellInghilterra: nonostante fossero in guerra, non facevano nulla per combatterla.
Era sicuramente una situazione molto ingarbugliata e non sorprende quindi che Summer Welles, segretario di Stato americano, giunto a Roma nel febbraio del 1940 per cercare di convincere Mussolini a mantenersi neutrale, affermasse che in quei mesi dimostrava almeno quindici anni pi dei suoi cinquantasei. Inerte, massiccio, si muoveva come un elefante, come se ogni passo gli costasse uno sforzo.105
Alla fine, nonostante i dubbi e i timori, il 10 giugno del 1940, affascinato dai successi della blitzkrieg, la guerra-lampo tedesca, Mussolini dimentic i suoi propositi conciliatori e decise di giocare la carta della guerra. Da quel momento, come disse Giuseppe Bottai, luomo che aveva sempre ragione cominci ad avere sempre torto106.
103Lamb R., op. cit.
104AA.VV., Mussolini, cit.
105Welles S., The Time for Decision, Harpers, New York 1944.
106Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

72. VINCERE E VINCEREMO
Il popolo  una puttana e va con il maschio che vince107, confid Mussolini a Ciano, dopo avere letto gli ultimi rapporti dell OVRA, a met maggio del 1940. 
Gli italiani, contrari fino a quel momento allentrata in guerra del proprio Paese, di fronte allinarrestabile avanzata in Francia delle truppe naziste (che in meno di due mesi avevano conquistato anche Danimarca, Norvegia, Belgio e Olanda) e presi dal timore di arrivare troppo tardi, si erano improvvisamente scoperti interventisti, con la stessa enfasi con cui, nellagosto precedente, avevano applaudito alla non belligeranza.
Limprovviso crollo della Francia fu lultimo tassello che spinse definitivamente Mussolini nelle mani di Hitler. Legato al dittatore tedesco dal trattato-capestro firmato da Ciano a Berlino il 22 maggio 1939, il duce era riuscito in qualche modo a rimanere fuori dal conflitto. Il Patto dAcciaio era chiaro. Le due nazioni firmatarie avevano lobbligo di intervenire in aiuto luna dellaltra in caso di guerra, fosse questa difensiva o offensiva, e non era pi tempo di indugiare.
Il 26 maggio 1940 il duce convoc i marescialli Balbo e Badoglio e comunic loro con fare ispirato: Ieri ho mandato una dichiarazione scritta a Hitler per assicurarlo che, a partire dal 5 giugno, sar pronto a dichiarare la guerra allInghilterra. I due marescialli rimasero allibiti. Badoglio replic: Vostra Eccellenza  perfettamente al corrente della nostra assoluta impreparazione militare  un suicidio. Mussolini rimase calmo e rispose:   evidente che le manca la calma per unesatta valutazione della situazione odierna. Le affermo che in settembre tutto sar finito e che io ho bisogno di alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace quale belligerante. Fu a questo punto che Balbo ebbe il coraggio di rinfacciargli di avere venduto lItalia alla Germania e di condurre il Paese alla catastrofe108.
Strano modo di entrare in guerra: il duce lo fece per opportunismo e per non venire meno al patto con un uomo che di patti non ne rispett neanche uno. Vittorio Emanuele era contrario allinizio delle ostilit perch, oltre a conoscere lo stato reale dellesercito, era visceralmente antitedesco. Umberto, principe ereditario, non voleva la guerra e non provava simpatia per Hitler. Sua moglie Maria Jos era anche lei contraria e soprattutto antinazista. Il maresciallo Badoglio, capo di Stato maggiore, da sempre filofrancese, riteneva una pazzia partecipare al conflitto. Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, dopo il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, non si fidava pi dei tedeschi ed era anche lui contrario alla guerra. Anche Balbo, Grandi, Bottai, i generali, le forze armate e gran parte degli italiani optavano per la non belligeranza. 
Insomma, nessuno voleva la guerra, ma alla fine si fece: forse fu la paura di quello che il Fhrer avrebbe fatto allItalia se non avesse rispettato i patti, oltre alla convenienza del momento, a spingere Mussolini verso la fatale decisione. Come ebbe a confidare alla figlia Edda: 
Hitler comincia a dare segni di impazienza. Cosa sarebbe dellItalia se ci mettessimo contro la Germania? In due mesi saremmo invasi e diverremmo una sua colonia. Andando invece con i tedeschi, e vincendo la guerra, ne saremmo pi che ricompensati. Non devi credere che la mia scelta sia stata presa dimpulso. Ho studiato tutti i vantaggi e gli svantaggi dallinizio del conflitto a oggi e lago della bilancia si  spostato tutto verso la Germania. Se sar una guerra lampo sono sicuro della vittoria. Se invece la guerra dovesse dilungarsi nel tempo, avr puntato sul cavallo sbagliato.109
Cos fece, e il pomeriggio del 10 giugno 1940, dal balcone di palazzo Venezia, annunci alla folla che la dichiarazione di guerra era stata consegnata agli ambasciatori di Inghilterra e di Francia: 
Unora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. [] Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dellOccidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e, spesso, insidiato lesistenza stessa del popolo italiano. La nostra coscienza  assolutamente tranquilla. La parola dordine  una sola, categorica e impegnativa per tutti: vincere e vinceremo!
Parole diventate famose, che segnarono il definitivo ingresso dellItalia in guerra. La scena di Mussolini che parla affacciato al balcone di palazzo Venezia  stata trasmessa migliaia di volte e, nellimmaginario collettivo, sembra che tutti gli italiani abbiano assistito a quel discorso. Eppure la televisione non cera ancora e piazza Venezia non poteva contenere pi di qualche migliaio di spettatori.
107Ciano G., op. cit.
108Badoglio P., LItalia nella seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano 1946.
109Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

73. SPEZZEREMO LE RENI ALLA GRECIA
Questo  diventato nel tempo uno degli slogan associati allarroganza e al disprezzo che Mussolini aveva nei riguardi dei suoi avversari, in tal caso la penisola balcanica, considerata da lui e da Ciano una facile preda da conquistare. La frase  diventata talmente famosa da rimanere nella lingua italiana come espressione ironica per indicare qualcosa che si dovrebbe fare agevolmente, ma che non si riesce a portare a termine.
In realt, non fu questo lo spirito con cui il duce la pronunci, perch non lo fece prima di assaltare la Grecia. Le operazioni erano iniziate il 28 ottobre 1940, con un attacco massiccio delle forze armate italiane, convinte di sconfiggere subito lesercito greco. La sorpresa ci fu, ma solo per lalleato tedesco, cui era stato tenuto nascosto fino allultimo lattacco come vendetta per quello che i nazisti avevano lanciato segretamente contro la Polonia, nel 1939, e la Francia, nel maggio del 1940: Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo ripago con la stessa moneta: sapr dai giornali che ho occupato la Grecia110, disse Mussolini a Ciano quando apprese che i tedeschi si erano impadroniti anche della Romania. I greci invece avevano subodorato qualcosa, richiamando tutti i riservisti per rinforzare il loro esercito. 
Lavanzata italiana fu presto fermata e inizi la controffensiva ellenica. Quando giunsero a Roma le prime notizie cattive sulla campagna, Mussolini se la prese con i soldati: Un popolo che  stato per secoli incudine, non pu, in pochi anni, diventare martello. E ancora: Lo so che andiamo male, ma se Michelangelo avesse avuto a disposizione soltanto del burro, non gli sarebbe riuscito di fare le sue statue eterne 111.
Il 18 novembre, durante una riunione dello Stato maggiore, Mussolini, con una voce rassegnata, disse ai suoi gerarchi: Affermai cinque anni fa: spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia, in due o dodici mesi poco importa, la guerra  appena cominciata . Insomma, la famosa frase non fu frutto 112 dellarroganza, ma uno sfogo disperato quando le cose gi volgevano al peggio.
La guerra parallela voluta dal duce  condurre le operazioni militari al fianco della Germania, ma separatamente per quanto riguardava strategia e obiettivi  non andava affatto bene. Lattacco alla Francia, considerato dai transalpini una pugnalata alle spalle, non diede allItalia n vittorie sul campo, n guadagni territoriali dopo la firma dellarmistizio. Se Mussolini fosse rimasto fuori dalla guerra avrebbe forse ottenuto di pi che la sola Mentone e il territorio limitrofo. Non gli fu consegnata neppure la flotta francese, che rimase in mano ai francesi di Vichy.
Stessa cosa in Africa settentrionale: Balbo era stato abbattuto per sbaglio dalla contraerea italiana sui cieli di Tobruch e il nuovo comandante del settore, il maresciallo Graziani, invece di attaccare risolutamente lEgitto sfruttando la sua straripante superiorit numerica nei confronti degli inglesi, si era fermato a proteggere le effimere conquiste italiane ed era stato travolto dalla controffensiva britannica, arrivata a conquistare lintera Cirenaica.
Rimaneva lAfrica Orientale, dove il duca dAosta qualche iniziale successo lo aveva ottenuto, ma le forze del Commonwealth si stavano riorganizzando e si preparavano alloffensiva per la primavera successiva: anche l non cerano speranze di vittoria. Ora, anche lattacco alla Grecia, la cui occupazione non aveva nessun significato da un punto di vista strategico, si stava dimostrando un fallimento. Agli inizi del dicembre 1940 a Mussolini si present lo spettro di trattare la pace con gli ellenici e, sempre pi disperato, comunic la seguente decisione ai suoi collaboratori: Piuttosto che chiedere larmistizio alla Grecia  preferibile partire tutti per lAlbania e farci uccidere sul posto113. 
Furono naturalmente solo parole, perch a gennaio del 1941 loffensiva greca fu arrestata e, a partire dalla primavera di quellanno, i tedeschi intervennero a dare una mano a Mussolini nei Balcani e inviarono lAfrikakorps di Rommel in Africa settentrionale, mentre quella Orientale italiana era definitivamente perduta. 
Era finito il tempo della guerra parallela, ora bisognava combattere quella nazista.
110 Collier R., op. cit.
111Riportato nel settimanale Oggi, luglio 1947.
112De Felice R., Mussolini lalleato. I. LItalia in guerra (1940-1943), Einaudi, Torino 1995.
113Id., Breve storia del fascismo, Mondadori, Milano 2001.

74. LA DISFATTA DI EL ALAMEIN
Quando Mussolini ricevette dal suo capo di Stato Maggiore, generale Cavallero, la parola in codice Tevere  che stava a indicare lavanzata delle truppe italo-tedesche in Africa settentrionale  part immediatamente per entrare ad Alessandria dEgitto alla testa delle truppe vittoriose. Tenendone alloscuro anche gran parte del suo seguito, il 29 giugno del 1942 atterr a Tripoli e scese dal suo aereo, pilotato dal tenente colonnello Tondi, indossando una sahariana completa di bustina e stivali, con i gradi di primo maresciallo dellImpero. Ad accoglierlo nel piazzale dellaeroporto di Castel Benito vi erano il generale Bastico e lispettore del Partito fascista in Libia, Davide Fossa, che lo accompagnarono a villa Balbo, per una rapida colazione. Mussolini era allegro e sorridente, come da tempo non gli accadeva, e mangi con formidabile appetito, altra cosa per lui insolita: in fondo era alla vigilia della vittoria in Africa e lImpero si sarebbe allargato allEgitto e forse oltre, o cos almeno credeva.
I cinque aerei che componevano il convoglio decollarono da Tripoli nel pomeriggio, per arrivare a Derna, dove Mussolini avrebbe soggiornato in attesa di spostarsi al fronte. Questa volta si mise lui ai comandi del proprio apparecchio, che fece atterrare sulla pista polverosa con perizia degna di un asso dellaeronautica. Ma questo fu lultimo momento felice di quel viaggio: un attimo prima il suo guardaspalle-barbiere Sciaretta, appena sceso dal suo velivolo gi a terra, era stato travolto e ucciso da un altro aeroplano che stava planando, insieme a un altro agente della Presidenziale.
Mussolini fu sconvolto dalla notizia, non solo perch aveva perso luomo di fiducia che lo rasava ogni mattina, ma anche perch, superstizioso comera, cominci a pensare che il viaggio fosse iniziato sotto una cattiva luce. E non aveva torto: appena giunto al villaggio Berta, dove avrebbe soggiornato, ricevette la notizia che loffensiva inarrestabile di Rommel era stata bloccata dagli inglesi allaltezza di El Alamein e che quindi il suo Stato Maggiore, per questioni di sicurezza, gli impediva di raggiungere il fronte. Il cavallo bianco in sella al quale avrebbe dovuto entrare ad Alessandria sarebbe rimasto ad attendere in qualche stalla di Tripoli.
Fu cos che Mussolini, per venti lunghi giorni, girovag nel deserto in visita ai soldati nelle retrovie e negli ospedali, andando a caccia di pernici e incontrando casualmente colonne di prigionieri inglesi che, riconoscendolo, gli sfilavano davanti facendogli con le dita il gesto della V, che significava vittoria. Lumore del duce peggior rapidamente: non capiva perch Rommel si rifiutasse di venire a rapporto da lui (in realt, sembra che la Volpe del deserto avesse altro cui pensare, e poi riteneva che gli ufficiali italiani passassero agli inglesi i piani dellAfrikakorps), e si era ormai convinto che i suoi generali lo tenessero lontano dal fronte non per la sua incolumit, ma per la propria. Tuon infuriato: Qui si pensa troppo alla pelle! Credete che non abbia notato che la sede del quartier generale del comando italiano  a Barce e cio nientemeno che a milleduecento chilometri dal fronte? Vi ordino di spostare il comando in avanti, verso la linea del fuoco e soprattutto di non fasciarvi la testa prima di averla rotta!114. I generali ubbidirono e il quartier generale fu spostato immediatamente a ottocento chilometri dal fronte! Nel frattempo, si continuava a organizzare lingresso del duce nella citt egiziana, ma non pi con il famoso cavallo: lufficio di propaganda, che aveva mandato al seguito di Mussolini fotografi e cineoperatori per tutto il tragitto di quei giorni, riteneva che sarebbe stato pi scenografico farlo sfilare in piedi su un carro armato, mentre veniva suonato lInno di Alessandria, appena composto a Roma.
I giornali poi si sbizzarrirono descrivendolo mentre marciava al fianco delle truppe e dormiva in un accampamento in pieno deserto. In realt, nessuna tenda accolse le sue membra, n i soldati al fronte lo videro mai. Anzi, questi ultimi, notando che larrivo di Mussolini in Africa era coinciso con larresto della loro avanzata, cominciarono a mettere in giro la voce che portasse sfortuna: una vera ironia della sorte, per uno cos superstizioso! Era meglio rimettersi sulla via di casa. Durante il viaggio di ritorno gli aerei atterrarono per una breve sosta ad Atene, e mentre la sorvolava Mussolini si tolse una piccola soddisfazione e disse a Navarra, vedendo il Partenone:  molto pi piccolo del Campidoglio!115.
114Navarra Q., op. cit.
115Cit.

IL MUSSOLINI PRIVATO

75. CASA DOLCE CASA
Ascolta, Musselen, perch non ci ritiriamo ad allevare polli a Predappio? Ormai siamo vecchi, tu il tuo dovere lo hai fatto. Hai rimesso a posto lItalia, hai perfino fondato un impero. La fortuna  stata fin troppo buona con noi, non possiamo pretendere di pi, azzard Rachele la sera in cui fu proclamato lImpero, il 9 maggio 1936. Mussolini, facendosi serio, mormor: Forse sarebbe unottima idea. I polli non mi entusiasmano, ma potrei finalmente dedicarmi allo studio, al violino e a scrivere con calma le mie memorie116.
A volere essere precisi, Mussolini nacque a Varano dei Costa, vecchio casolare posto su unaltura nel villaggio di Dovia, frazione del comune di Predappio. Dovia stava per due vie, e oggi si chiama Predappio o Predappio nuova, mentre la Predappio di allora  detta Predappio alta. Si tratta di un borgo antico e scuro, sopra un cucuzzolo di montagna, dominato da una rocca. Ai tempi di Mussolini Dovia aveva un soprannome, Piscazia, cio pescaia, dalla gora del mulino dirimpetto al casolare di Varano, dove i ragazzi andavano a pescare rane. Luogo che non godeva di buona reputazione, perch vi era gente rissosa, ricordava con un certo orgoglio nella sua autobiografia, forse pensando al proprio carattere irascibile e sanguigno. 
Il rapporto che Mussolini ebbe con la Romagna e soprattutto con il suo paese natio non si interruppe mai, e and anzi consolidandosi con il passare degli anni, proprio perch lattivit politica lo obbligava a vivere lontano, a Roma. Dopo alcune estati passate con la famiglia in Liguria, una volta salito al potere decise di riavvicinarsi alla sua terra, eleggendola a meta preferita per le vacanze: Mussolini adorava il mare e Predappio era vicina a Riccione e Rimini, rinomate localit di villeggiatura della costa adriatica. 
Lui stesso volle fare di Dovia una cittadina moderna ed efficiente, innalzandola a capoluogo del comune e degradando Predappio alta a frazione. Il casolare dove era nato fu completamente ristrutturato e divenne un sontuoso palazzo comunale, venne costruita una monumentale Casa del Fascio e una chiesa grande quasi quanto una cattedrale. E non si limit a questo: un vecchio mobilificio fu trasformato in uno stabilimento dellAeronautica Caproni, dove venivano realizzati velivoli daddestramento. 
Per ringraziarlo del prestigio che aveva dato a quei luoghi, gli abitanti della provincia di Forl gli donarono una villa posta su di una rocca immersa nel verde e circondata da vigneti di Sangiovese, chiamata Rocca delle Caminate, dal nome di un oratorio che sorge nelle vicinanze. Anche se Mussolini beveva pochissimo e non poteva quindi apprezzare il noto vino romagnolo, quando tornava a Predappio per riposarsi faceva della Rocca il suo rifugio.
Ledificio era composto da due piani, con il pianterreno adibito a salotti e sala da pranzo e il primo piano occupato dalle camere da letto. Intorno vi era un piccolo bosco con alberi fatti piantare da lui stesso, cinque dei quali dedicati ai propri figli. Su di un lato si ergeva una torre, nella quale erano conservati ed esposti come in un museo gran parte dei regali ricevuti. Molti altri, quelli meno importanti e pretenziosi, erano invece stipati in casse e ammucchiati presso una casa di Dovia. Accanto alla Rocca delle Caminate si trovava una caserma dei carabinieri, triplicati ogni qualvolta era presente il duce. 
Nel 1934 Rachele acquist per la cifra di 163.000 lire dellepoca villa Margherita a Riccione, situata di fronte al mare in una delle pi belle localit della Perla Verde, e solo in seguito lo confess al marito, convinto che si trattasse di un regalo. I lavori di ristrutturazione e ampliamento furono eseguiti dallarchitetto svizzero Dario Pater, amico personale della famiglia. 
Oggi i luoghi cari a Mussolini si possono vistare e sono tutti in buone condizioni. Lunico in stato di abbandono  lo stabilimento aeronautico dove, nel secondo dopoguerra, due fratelli olandesi tentarono di avviare unattivit di avicoltura insieme ai pollicoltori predappiani. Proprio ci che aveva suggerito di fare al suo Benito donna Rachele, in quel fatidico giorno del 1936.
116Episodio raccontato in Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

76. LA MALIARDA E LA MADRE IGNOTA
Mia cara Leda, stasera vi ho aspettato dalle 9 e 55 alle 10 e 45. Cio 50 minuti. [] Sono rimasto inutilmente a fare il palo. Non  un esercizio molto piacevole Voi mi fate tornare ragazzo, cio ingenuo, cio idiota117. Cos scriveva Mussolini in un biglietto inviato a una donna di cui si era invaghito: Leda Rafanelli, conosciuta una sera di marzo del 1913 tra il pubblico presente a un suo discorso sulla Comune di Parigi. Socialista, anarchica e musulmana, cos almeno si dichiarava, la Rafanelli scrisse sul settimanale anarchico La libert: Mussolini  il socialista dei tempi eroici.  un artista rude e colossale. 
Iniziava cos quella strana relazione, nella quale lei lo accoglieva in una casa arredata in stile arabo e piena di incensiere e narghil, indossando solo una leggera veste egiziana, un turbante nero e grosse collane. Lui si lasciava trasportare da questa atmosfera da Mille e una notte, sognando di fuggire con la donna in Oriente per leggere insieme Nietzsche e il Corano, come ricordava in una delle quaranta lettere che si scrissero, poi pubblicate con il titolo di Una donna e Mussolini (Rizzoli, Milano 1946): 
Cara Leda, 
quando vorr portare una parentesi nella mia vita tumultuosa, congestionata e solitaria verr da voi. E mi sembrer di essere lontano mille chilometri da Milano, dal giornalismo, dalla politica, dallItalia, dallOccidente e dallEuropa. Il vostro salotto  stato per me una rivoluzione e una sorpresa. Non  come tutti gli altri. Mi avete dato lillusione delloriente meraviglioso con i suoi profumi, con i suoi sogni folli e fascinatori. Ve ne sono grato e vogliate scusarmi se vi sono apparso impacciato e poco comunicativo:  il mio temperamento. Desidero ardentemente tornare da voi e vivere con voi altre ore orientali 
Ma nonostante i suoi tentativi, il loro rapporto non and oltre uno spinto corteggiamento e le cose non migliorarono negli appuntamenti successivi. Fu solo alla sua maliarda che Mussolini confid le sue ambizioni di romanziere: Ho bisogno di essere qualcuno, capite? Non sono quello che sono. Ho bisogno di salire in alto, di fare un balzo in avanti. Da giovane volevo diventare un grande scrittore, ma compresi che sarei rimasto un mediocre. 
Cosa successe realmente tra i due? Leda confesser di non avere mai avuto rapporti intimi con il futuro duce, perch Mussolini parl della sua domestica trib, dicendo che doveva portarli al mare. Ed era mia idea non rovinare una famiglia. Lui invece si vanter della loro relazione, probabilmente perch non poteva ammettere di avere ricevuto un rifiuto da una donna. 
Se anche and in bianco con la Rafanelli, frequentava svariate altre donne a Milano in quegli anni. Tra le sue amanti di allora, la gi menzionata Balabanoff fu quella che introdusse Benitosha, come lo chiamava lei, negli ambienti della sinistra internazionale rivoluzionaria presentandogli Lenin. Quando Mussolini torn in Italia, dopo la parentesi svizzera, Angelica divenne viceredattricecapo dellAvanti!. Lei era ancora innamorata ma lui la liquid con queste poco gentili parole:  troppo brutta, ma con unanima nobile e generosa, tipico esemplare dellebrea russa dotata di molto ingegno e di una eloquenza inesauribile118 , confermando cos la descrizione che ne faceva la sua rivale Margherita Sarfatti in Dux: Piccola e deforme [] intelligentissima e istruitissima.
Nonostante il giudizio espresso da Mussolini, per, gli incontri intimi tra i due continuarono. Furono solo le idee politiche a dividerli: quando lui appoggi lintervento nella prima guerra mondiale dellItalia, Angelica smise di frequentarlo e si rifugi prima in Svizzera, poi a Parigi e infine a New York, dove divenne un simbolo dei socialdemocratici italiani. 
Salda nelle sue convinzioni, fu lunica amante di Mussolini che si lev dai piedi senza importunarlo pi, ma lui non le fu affatto riconoscente, anzi: Nel 1904 a Losanna traducevo dei libri con una russa, una certa Balabanoff. Anche la notte stavamo a scrivere bevendo caff, e io non lho mai toccata, mai. Questo ha provocato il suo odio tremendo, tanto che ancora scrive libri contro di me. S, era brutta, molto, repellente proprio119.
117Radius E., Vita di Mussolini, Ed. di Novissima, Roma 1965.
118Alessi R., Il giovane Mussolini, Ed. del Borghese, Roma 1970.
119Petacci C., Mussolini segreto, cit.

77. OCCHIO, MALOCCHIO
Anche se lo teneva nascosto e non lo ammetteva, Mussolini era superstizioso, credeva nel malocchio, nellastrologia e nella chiromanzia. Da virile maschio italiano evitava di portare amuleti per scacciare il malocchio, ma era vittima di alcuni rituali cui subordinava lorganizzazione delle sue giornate, come quella di partire soltanto di marted o di venerd, al contrario di quanto voleva la credenza popolare.
In presenza di un presunto iettatore, faceva tutti gli scongiuri del caso, anche i pi sconvenienti. Preferiva comunque affrontare i menagrami, invece di evitarli, perch era terrorizzato dalleventualit di recar loro la minima offesa. Quando qualcuno preceduto da una simile fama era in attesa di unudienza, Mussolini esclamava: Uno iettatore non ricevuto  una maledizione certa che ci si lascia dietro. Temo pi uno iettatore che un antifascista!120.
Un episodio curioso in tal senso fu quello dellincontro con il poeta indiano Rabindranath Tagore, che stranamente era rinomato in Italia per il fatto di portar sfortuna: finita la visita, Mussolini chiese di liberarsi di tutti i libri che aveva ricevuto in omaggio dal poeta, ma di non bruciarli!
Cos come credeva nei poteri degli iettatori, pensava, aiutato anche dalladulazione dei suoi ammiratori, di portare lui stesso fortuna. Se nera convinto perch, ad esempio, si recava alle pubbliche adunate mentre pioveva e poi, subito dopo la sua apparizione, spuntava il sole. E i giornali sfruttavano questi casi, pochi in realt, per trasformarli in vere leggi della meteorologia. E lui, da parte sua, si considerava comunque lo Stellone dItalia. Pur non portando addosso degli amuleti, aveva comunque i suoi portafortuna: uno di questi era Claretta Petacci, perch il loro amore era scoppiato durante la conquista dellImpero. La chiamava Mascottina, nome attribuito anche a un fuoribordo di sua propriet.
Ogni tanto Mussolini si faceva leggere la mano, ma evitava accuratamente di rivelare quello che gli era stato predetto. Ad ogni modo, al contrario del nazismo, il fascismo italiano non ebbe mai una connotazione esoterica, n si adoper per scoprire origini mitiche o progenitori divini. La cultura italiana fu sempre consapevole del proprio retaggio e della propria storia e Mussolini, invece di cercare eredit esoteriche, faceva riferimento alla gloria dellantica Roma per giustificare le origini del suo movimento politico. Anche il retroterra religioso, con la presenza del cattolicesimo che riuniva la nazione in un unico credo spirituale, contribuiva a evitare al movimento derive misticheggianti, se non quella legata al culto del capo. 
Molti gerarchi furono profondamente affascinati e attratti da tematiche di stampo esoterico, anche perch spesso appartenevano alla massoneria; tuttavia la loro cultura e la predisposizione spirituale non risultarono tali da poter dare vita a una vera e propria dimensione occulta del regime. Mussolini aveva pi volte sottolineato come quello fascista volesse presentarsi non solo come partito riformatore, ma anche di rinascita spirituale, basata su unideologia che passer alla storia come tradizionalismo pagano. 
120Navarra Q., op. cit.

78. SQUADRA E COMPASSO
Margherita Sarfatti, nella sua biografia Dux, racconta di come Mussolini si rabbuiasse ogni volta che entrava in una galleria o attraversava un tunnel, perch non sopportava il buio: Anche per questo mi ripugna la massoneria: non posso soffrire tutto quanto  ristretto, sotterraneo, e si svolge nelle grotte invece che alla luce del sole.
Mussolini non amava la massoneria perch, fin da giovane, nutriva unancestrale avversione per locculto, e per le sette in particolare. Ma una volta salito al potere, dovette fare i conti con il fatto che quasi tutte le persone che lo circondavano erano massoni e che le logge avevano favorito la sua carriera. I partecipanti alladunata di piazza San Sepolcro erano quasi tutti massoni, cos come i suoi quadrumviri, Balbo, De Vecchi, Bianchi e De Bono. Anche Grandi, numero due del regime, era iscritto, cos come i pi importanti avvocati, gerarchi, giornalisti e militari.
In Italia la massoneria si era scissa nel 1910, dividendosi in Grande Oriente dItalia, con sede a palazzo Giustiniani, e Serenissima Gran Loggia dItalia, conosciuta come Gran Loggia di piazza del Ges. I personaggi pi in vista della vita politica ed economica del Paese, fascisti compresi, erano iscritti alle logge: farne parte favoriva lopportunit di fare carriera e di ottenere promozioni e piaceri.
Per questo motivo Mussolini rimand per anni ogni azione persecutoria. Finch la massoneria fu disposta ad aiutarlo, non la respinse, n la perseguit. La Loggia di piazza del Ges, in particolare, fu apertamente favorevole al fascismo, sovvenzionando la marcia su Roma e impedendo allesercito di intervenire contro le camicie nere. Ma anche a palazzo Giustiniani lascesa di Mussolini non dispiacque.
Il tentativo di conciliare il potere occulto con quello ufficiale, per, non funzion. Durante la riunione del Gran Consiglio del 15 febbraio 1923, Mussolini fece approvare un ordine del giorno, votato quasi allunanimit (solo Balbo fu contrario), con cui ai fascisti fu inibita liscrizione alla massoneria. La Gran Loggia di piazza del Ges cerc di mediare e ammorbidire gli effetti della decisione, affermando che i massoni obbediscono devotamente alla gerarchia fascista e quindi possono continuare a servire la patria e lorganizzazione fascista, fedeli e disciplinati al supremo Duce Benito Mussolini e al suo governo121. Ci nonostante, il 19 maggio 1925, con lappoggio della Chiesa, che gi prevedeva la scomunica per i massoni, la Camera dei deputati vot il nuovo progetto di legge che organizzava la disciplina delle associazioni e aboliva le logge. 
Mussolini si illuse di aver vinto. Ma i membri massonici rimasero in gran parte dormienti. Solo i due Gran Maestri furono mandati al confino, nonostante fino allultimo fossero convinti di potere convivere in armonia con il fascismo.
Sar forse una coincidenza che il 25 luglio 1943, durante la riunione del Gran Consiglio del Fascismo che decret la caduta del duce, a votargli la sfiducia furono tutti uomini che erano stati o erano rimasti iscritti alla massoneria?
121Terzaghi M., Fascismo e massoneria, Editoriale Storica, Milano 1950.

79. IL POTERE DI MARGHERITA
Mussolini confid a Claretta su Margherita Sarfatti, quella tra le sue amanti che ebbe maggiore influenza su di lui:
Quella donna antipatica. Era pi grande di me di quattro anni. S, unintelligenza ebraica. La sopportavo, era noiosa e presuntuosa. Pensa che le ho preso delle donne davanti al naso. Per esempio la Ester Lombardo e anche la Tessa, s, le ho prese l allaperto e lei era l. Mi ha visto proprio nellatto, e si  contentata di gettare una manciata di sassolini contro il balcone. La tenevo perch mi faceva comodo.122
Proprio per la sua iniziale influenza sul marito, Rachele detest con tutte le sue forze la Sarfatti. E anche la Petacci sar sempre pi gelosa di Margherita che delle altre attempate amanti di sempre, riportando fedelmente sul suo diario tutti i commenti che Mussolini faceva su di lei, come fosse affascinata da un masochistico desiderio di conoscere i dettagli piccanti della vita sessuale dei due.
Benito conobbe la Sarfatti quando assunse la direzione del quotidiano socialista Avanti!, dove lei faceva il critico teatrale. La giudic subito molto bella, ma subdola e scaltra e lei, nonostante fosse sposata e con una figlia, si innamor di lui. La loro fu una relazione passionale, sebbene sembrerebbe che gli incontri intimi non fossero entusiasmanti, almeno secondo la descrizione che lui stesso ne far a Claretta: 
su ci che mi accadde la prima volta in quellalbergo [di Milano, n.d.a.] dove si sentiva lorologio della chiesa di San Gottardo che segnava tutte le ore e i quarti [] e io ero l a sfrugugliare senza riuscire a fare nulla. Tanto che dovetti smettere. Trovai una scusa l per l, un malore momentaneo, e cos uscimmo. Neanche la seconda volta riuscii. Non potevo per lodore, lodore terribile che hanno addosso [gli ebrei, n.d.a.]. Forse dipende dallalimentazione, o che so io. Comunque non riuscii a fare nulla. Macch amore,  stata una fanatica, come tutti gli ebrei. Diceva: Meglio essere lamante di un capo di governo che di un fesso qualunque. 
Ovviamente a parlare  il Mussolini che ha promosso le leggi razziali, non il socialista amante della Sarfatti, tant vero che i loro rapporti furono da subito molto stretti e lei lo segu a Il Popolo dItalia, diventando da quel momento la sua consigliera politica. Anche se i rispettivi coniugi erano a conoscenza di tutto, la loro relazione rimase ufficialmente segreta. Uscivano separatamente dalla redazione del giornale, per poi ritrovarsi in corso Venezia e raggiungere il loro nido damore.
Quando Mussolini si trasfer a Roma per ottemperare ai suoi compiti di primo ministro, anche lei and ad abitare nella capitale, per senza mai vivere insieme a lui.
In quegli anni, rimasta vedova, la Sarfatti fu per tutti la donna del Duce, al fianco del quale presenziava agli eventi ufficiali, girando con lui in auto scoperta per le vie della citt. Nel 1925 acquis fama mondiale grazie alla gi citata biografia di Mussolini, pubblicata in Inghilterra come The life of Benito Mussolini, e in italiano con il titolo di Dux. Il successo planetario  solo in Giappone ne furono vendute 300.000 copie  serv soprattutto a Mussolini per farsi conoscere meglio nei Paesi anglosassoni. 
Ma fu proprio a questo punto che le cose cominciarono a cambiare. Margherita stava invecchiando ed era ingrassata: non era pi attraente come un tempo, ma in compenso era sempre pi gelosa. E poi tendeva a riempire il duce di consigli sulla politica estera e manifestava un carattere sempre pi dispotico. Racconter lui, sempre alla Petacci, anni dopo:
Non permetto a nessuno di incaricarsi delle mie cose neanche al Padre Eterno, figurarsi un po. Questo  stato uno spunto di fine con la Sarfatti che capitava qui (in ufficio) alle otto di sera quando avevo terminato il mio pesante lavoro e avevo bisogno di uscire. Una volta lho presa per il braccio e lho quasi scaraventata fuori dicendole: Cara signora, io  da questa mattina che sono qui a logorarmi il cervello e i nervi, e voi venite sempre ad annoiarmi. Basta, andate, ho bisogno di fare il mio comodo.123
Mussolini doveva riconciliarsi con la Chiesa e sposare con rito religioso Rachele, perci la loro relazione, almeno quella sessuale, non poteva pi durare. Con la dichiarazione di guerra allEtiopia, che la Sarfatti osteggi, il duce la allontan definitivamente. Alla Petacci racconter solo cose negative della sua ex amante, chiamandola addirittura Rifatti, come se non ne ricordasse bene il cognome. La sua freddezza divenne ostilit, mentre si avvicinava il momento delle leggi razziali.
Quando fu chiesto a Quinto Navarra, commesso personale di Mussolini, qual era stato lordine pi ingrato che avesse mai dovuto eseguire, la sua risposta fu: Annunciare alla signora Margherita Sarfatti, dopo due ore di anticamera, che il duce non la avrebbe pi ricevuta124. 
Forse per lei fu una fortuna, perch Margherita, con linizio delle persecuzioni antisemite, emigr a Montevideo, e lasci alla nuova amante, Claretta, il compito di restare a fianco di Mussolini fino a Dongo.
122Petacci C., Mussolini segreto, cit.
123Cit.
124Navarra Q., op. cit.

80. UN INCONTRO SULLA VIA DEL MARE
Il 24 aprile 1932 unAlfa Romeo rossa sfreccia sulla via del Mare, strada da poco inaugurata che collega il centro di Roma con Ostia. Alla guida c Benito Mussolini. Ci sono poche auto in circolazione, ma una Balilla viene superata di slancio dalla spider. A bordo vi sono le sorelle Claretta e Myriam Petacci, Giuseppina Persichetti, mamma delle due, Riccardo Federici, ufficiale dellaeronautica e fidanzato della prima, e lautista. 
Claretta riconosce il duce e ordina al suo chauffeur di seguirne la macchina. Linseguimento finisce sulla spiaggia del litorale romano, dove i due finalmente si incontrano e parlano per la prima volta. Nonostante alla giovane tremino le gambe, e non per il freddo, con insolita intraprendenza chiede un appuntamento a Mussolini che, affascinato dalla bellezza dellammiratrice, glielo concede seduta stante. Tornato a palazzo Venezia, informer il suo cameriere che nel pomeriggio sarebbe venuta una certa signorina Petacci.125
Cos Claretta ricorda nel suo diario il primo incontro con il Duce, ma le versioni sono numerose e discordanti fra loro. Innanzitutto, la data: secondo la versione pi accreditata, la corsa in auto sulla via del Mare avvenne l8 settembre 1933, esattamente dieci anni prima dellaltro, fatidico 8 settembre. Ma alcuni storici sostengono che i due si sarebbero conosciuti nel dicembre 1932 al Terminillo, oppure nellagosto 1933 a Ostia, o nel 1934 a palazzo Venezia. Ma se vogliamo essere precisi, la prima volta che i due futuri amanti entrarono in contatto fu in occasione del fallito attentato subto da Mussolini a opera dellirlandese Violet Gibson, il 7 aprile 1926.
Fra i tanti telegrammi e missive che sommersero la scrivania del duce, infatti, vi era una lettera firmata da una tale Claretta Petacci (di anni 14), Lungotevere Cenci 10. Il tenore di quanto scritto colp piacevolmente il destinatario: 
Duce. Per la seconda volta hanno attentato vigliaccamente alla Tua persona. Una donna! Quale ignominia, quale vilt, quale obbrobrio! Ma  una straniera e tanto basta! Duce amato, perch hanno tentato unaltra volta di toglierti al nostro forte e sicuro amore? Duce, mio grandissimo Duce, nostra vita, nostra speranza, nostra gloria, come vi pu essere unanima cos empia che attenti ai fulgidi destini della nostra bella Italia? O, Duce, perch non vi ero? Perch non ho potuto strangolare quella donna assassina che ha ferito Te, divino essere? Amatissimo Duce, fedelt immortale Ti hanno giurato di nuovo tutte le Camicie Nere, e io, piccola, ma ardita fascista, col mio motto preferito comprendo tutto lamore che il mio cuore giovanile sente per te: Duce, la mia vita  per te! Il Duce  salvo! w il Duce!.126
Sulla lettera si appunt Risponderle e chiese informazioni sulla ragazzina, venendo a sapere che era figlia del dottor Francesco Petacci, archiatra pontificio.
La replica che Claretta ricevette fu la seguente: Gentile signorina, lespressione della sua giovanile e fervida devozione, ricca di tanta ingenua confidenza,  giunta gradita a S.E. il capo del governo. Egli, sensibile alla gentilezza della piccola fascista, mi ha incaricato di rendermi interprete dei suoi sentiti ringraziamenti. Fu linizio di una fitta corrispondenza con la segreteria personale di Mussolini. Le lettere si fecero sempre pi intime: Io Ti amo con tutte le forze del mio giovane cuore e se Tu mi dicessi: se ti tagli le vene, lItalia, la mia e la tua Patria, raggiunger lo scopo agognato da te e da tutto il popolo, io fremente di emozione sarei pronta a eseguire il Tuo comando, o Duce, perch tu sei tutto per me. La ragazza gli invi anche un pacchetto legato con un nastro rosso che conteneva una decina di poesie, tutte di questo tono: Ges conservalo centanni ancora / Al nostro amore forte e sicuro / Al tenue raggio del sol daurora / Al ciel sereno dazzurro puro127. 
Quando infine si incontrarono sulla spiaggia di Ostia, in fondo, si conoscevano gi, ma Claretta non era pi una ragazzina di quattordici anni. Come ricorder Mussolini, era diventata graziosa, con una testa ricciuta di capelli neri, corti, con chiari occhi fra il grigio e il verde, e denti piccini; ben fatta, di giusta statura, con un petto un po esuberante con belle gambe dritte; e una voce bassa, calda, un po roca; una di quelle voci che paiono cariche di promesse, di malinconica dedizione128. Quando si rec per la prima volta a palazzo Venezia, il pomeriggio fissato, entr dal portone principale, senza immaginare che sarebbe stata lunica volta, perch dallappuntamento successivo avrebbe avuto un ingresso riservato. La prima udienza fu fatale alla ragazza, che si sciolse davanti al duce. Anche lui ne fu rapito, tanto che le fece sistemare le stanze retrostanti del primo piano, da quel momento chiamate appartamento Cibo. Fino al 24 luglio 1943 sar la loro alcova. L si terranno i loro incontri quotidiani e l Claretta aspetter ogni pomeriggio che il suo amato Benito si liberi dai suoi gravosi impegni per dedicarle un po del suo tempo.
125Cit.
126Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.
127Cit.
128Monelli P., op cit.

81. FEDELE FINO ALLA MORTE 
27 giugno 1934. Nella basilica di San Marco a Roma, proprio sotto palazzo Venezia, il tenente dellaeronautica militare Riccardo Federici sposa la signorina Claretta Petacci. Celebra il matrimonio il cardinale Gasparri, uno dei firmatari dei Patti Lateranensi.
Il luogo probabilmente fu scelto non perch il Duce avesse benedetto il matrimonio della sua giovane amante, ma perch in quella chiesa era stata battezzata la madre della sposa, Giuseppina, e il celebrante era un amico del dottor Petacci.
Claretta allepoca era solo una delle tante favorite di Mussolini, e quindi decise di sposare comunque il suo fidanzato storico Riccardo. Dovette per fare una richiesta formale alle segreteria del duce affinch il giovane venisse trasferito da Brindisi a Roma e gli fosse concessa la proroga per maritarsi prima dei trentanni. 
Nel 1934 Mussolini frequentava la Petacci non pi di due, tre pomeriggi la settimana, ma quella prosperosa ragazza dal bel sorriso gli piaceva. E se proprio lei voleva sposarsi, avrebbe dovuto farlo secondo le regole: ecco perch prima rifiut il trasferimento del fidanzato e poi neg il suo consenso alle nozze anticipate. Rispondete alla signorina che i regolamenti vanno rispettati. Dopo il matrimonio, per, non si oppose al trasferimento della coppia a Orbetello, presso la base aerea dove era di stanza Federici, pilota di idrovolanti. 
Claretta continuava a scrivere al suo Benito, ma solo a partire dal 1937, dopo il suo rientro a Roma, i loro rapporti intimi diverranno quotidiani. Era finalmente sbocciato lamore e il tenente Federici, a quel punto, venne trasferito a Pechino, come ufficiale addetto presso lambasciata italiana. 
I diari della Petacci si riempirono di aneddoti e frasi dolci che Mussolini le sussurrava in continuazione al telefono o quando la incontrava; in parte erano sincere, e in parte servivano a fare accettare a Claretta le numerose scappatelle che luomo continuava ad avere, nonostante il sentimento che provava per la ragazza: 
Cara ti amo. Il mio amore  puro, purissimo, non  frutto di rimorso. [] No cara, ti amo, qui non centra la forza. Questo si fa quando si ama. Se non ti amassi, la forza non ci sarebbe. Non lavrei, questa forza, mi viene dallamore. Per nessuna lavrei.  vero che sono sensuale, ma con te ormai no, ci vuole altro, ormai  amore. []Ascolta cara, io ti amo come prima se non di pi. Giuro sulla mia dignit di uomo e la mia carica di capo, sul mio onore di fascista, sulla memoria dei miei morti, che non ho nessuna donna nuova. In modo assoluto, n in mente n in realt.129
Per converso, Mussolini ne era geloso, e soprattutto aveva bisogno dei complimenti di Claretta per sostenere la sua vanit di ultracinquantenne: 
Guardami, guarda il mio corpo che ti piace. Adoralo, un giorno sar disfatto. [] Guarda, guarda questo tuo gigante, toccalo, guarda questo petto grande e villoso, questo ragazzaccio cattivo. Ho detto che sono un chiavatore:  vero, lo ero. Non prendo pi donne, ora sono casto a confronto Ora sono casto: sono restate due donne, la Ruspi e la Pallottelli, che liquider definitivamente.130
Intanto le chiedeva di chiamarlo Ben. Anche gattone non  male, ma  meglio Ben.
Quelli, oltre che gli anni del nuovo amore, furono anche quelli della proclamazione dellImpero, lapoteosi per un uomo venuto dal nulla. Ma invece di essere felice, Mussolini piomb in uno stato di tristezza e prostrazione, e la colpa fu anche della Petacci che, posseduta da unirrefrenabile gelosia, voleva essere continuamente tranquillizzata: doveva telefonarle ogni mezzora, anche venti volte al giorno, compresa la notte, per provare che non era in compagnia di unaltra donna. 
Mussolini non riusc a sottrarsi a questa schiavit, anche se in quel momento ci sarebbero state ben altre cose cui pensare Ma, come ha spiegato il giornalista Mauro Suttora nel libro della Petacci Mussolini segreto, da lui curato: 
Claretta  unamante ossessiva, ossessionata e ossessionante. Usa la scrittura del diario come terapia, non avendo nullaltro da fare nelle sue giornate se non vivere per Mussolini. Non ha mai lavorato, ha lasciato la scuola dopo il ginnasio. Ma non ha ragioni per mentire, o per distorcere la realt. Almeno quella percepita dal suo cuore, appassionato fino allo spasimo, tanto da farsi uccidere col suo Benito nel 1945.
129Petacci C., Mussolini segreto, cit.
130Cit.

82. DIECI RAGAZZE PER ME POSSON BASTARE
Brambilla, Pallotelli, Ruspi, Fontanges, Brard: sembra quasi la formazione dattacco di una squadra di calcio italiana, con laggiunta di un paio di giocatori stranieri. Erano invece i cognomi di alcune delle pi assidue frequentatrici di Mussolini. E, daltra parte, proprio di una squadra di amanti, riserve comprese, aveva bisogno il duce. Il 12 maggio 1938, quando Claretta Petacci trov sul tappeto dello studio un passante di cinghia femminile, venne consolata con queste parole: 
Se tu non avessi tanto sofferto, non sarei riuscito a essere solo tuo. Il pensiero di essere soltanto di una donna mi era inconcepibile. C stato un periodo che avevo quattordici donne, e ne prendevo tre-quattro per sera, una dopo laltra. Una sera alle 8 la Rismondo, alle 9 la Sarfatti, alle 10 la Magda, e poi alluna una brasilera terribile che, se non ci fosse stato un uragano e tempesta che facevano cadere un pezzo di muro, quella sera mi rovinava. Questo ti d lidea della mia sessualit. Non ne amavo nessuna, le prendevo perch mi piacevano, mi andava. Se tu non avessi puntato i piedi e non avessi tanto sofferto, forse faresti il turno come prima, che pure ti amavo131
Promesse da marinaio, perch continu a tradire Claretta, con le vecchie amanti e con le nuove, senza contare le avventure di un pomeriggio. 
Ad esempio, la contessa Giulia Brambilla Carminati: laveva conosciuta nel 1922 e aveva iniziato unassidua frequentazione. Fascista convinta, la nobildonna lo riempiva di lettere per metterlo in guardia da quelli che lei considerava pericoli di ogni tipo. Quando nella vita del duce entr la Petacci, la Brambilla Carminati era gi sulla quarantina e Mussolini fu impietoso con la sua bellezza sfiorita: Non lho vista pi per dieci anni. Poi nel 33 ci siamo incontrati ancora. Non lho mai amata,  stata una cosa puramente fisica. Parole vane, anche perch Mussolini la incontrava per caso in tutte le occasioni pubbliche, e lei spediva missive pure alla Petacci per metterla in guardia sulle vere intenzioni del loro comune amante. Il dittatore riuscir solo nel 1938 a farla finalmente allontanare da Roma.
Altra rivale era la bellissima anglo-fiorentina Alice De Fonseca, coniugata Pallottelli, amante del duce negli anni Venti e madre di due bimbi che Mussolini considerava suoi: S, i suoi figli sono miei. La bimba  la pi bella di Roma, urla al telefono Benito a Claretta il 10 dicembre 1938, ieri sono andato dalla Pallottelli dalle due e un quarto alle due e cinquanta, ho veduto i bambini, quando li ho stretti fra le braccia mi sono commosso. Tu vuoi sapere tutto, e io te lo dico. [] Non c pi niente fra di noi. [] Amore, ti amo. Devessere avvilente per una donna vedersi respinta. Venire per darsi, offrirsi, e vedere che luomo non se ne accorge nemmeno. Tornare a casa e dire: non  accaduto nulla. Ma nonostante ci che asseriva, venne colto in flagrante da Claretta mentre la tradiva proprio con la Pallottelli: Va bene, ci sono andato. Non la vedevo da prima di Natale. Mi andava di vederla, credo di non aver commesso un delitto. Ci sono stato dodici minuti. Ventiquattro!, ribad la Petacci. Bene, ventiquattro allora, la cosa  stata rapida. Capirai,  una donna passata det. Dopo 17 anni non c entusiasmo,  come quando prendo mia moglie. Ma Claretta non riusc a fare allontanare la Pallottelli, perch i due bambini erano sempre malati, e la madre, senza pi una lira, fin per dipendere finanziariamente da Mussolini.
Pazienza per le vecchie amanti, conosciute prima di lei, ma quelle nuove no, soprattutto Romilda Ruspi, figlia di uno scalpellino, sposata, che verr ospitata con la sorella in un casotto di villa Torlonia, perch il figlio che Mussolini aveva avuto da lei necessitava di un lavoro sicuro. Il duce finir per comprargli una pompa di benzina a Littoria, lodierna Latina, e conceder un vitalizio alla madre. Ma di fronte a Claretta le parole erano sempre le stesse: 
Non lho mai amata, non le ho voluto bene. Posso giurarlo sui miei cinque figli, non ho mai provato amore per quella donna.  stata soltanto unattrazione puramente fisica, sessuale, e poi neanche eccessiva. Lo dimostra il fatto che avevo altre amanti, faceva il turno. Ogni tanto quando mi andava la prendevo. Per quanto mi interessava, ho preso delle altre donne davanti ai suoi occhi
Mussolini fu acceso dalla passione durante il matrimonio della figlia Edda, quando conobbe la pianista Magda Brard, figlia di un senatore radicalsocialista francese. Dalla loro relazione, durata anni, nacque una bambina di nome Vanna. Non si sa quanto lamore della francese fosse autentico, dato che nel 1945 la Brard si riveler una delle colonne della Resistenza: utilizz la sua amicizia con il duce per mettere in salvo numerosi partigiani.
Ma lui non sapeva essere fedele e dunque cera sempre spazio per un altro amore burrascoso, quello con Magda Fontanges, inviata del quotidiano Le Matin che, nel 1936, scrisse del dittatore italiano: I suoi occhi hanno uno splendore incomparabile, affascinantee io sfido chiunque ad affrontarli senza restarne profondamente turbato. In realt, era anche lei unagente dei servizi segreti francesi, e fu forse per questo che Mussolini la liquid con 15.000 lire e le parole: 
Con i giornalisti stranieri c sempre da attendersi qualche sorpresa. Come quella Magda che non volevo vedere. Era una di quelle solite corrotte che ti pongono lalternativa: o le prendi, o se non le prendi sono capaci di andare a scrivere che sei un invertito, un impotente. Allora la presi due volte. E questa spudorata and a raccontare tutto su una rivista. Come si svolse la cosa, disse che ero stato cos rapido che nella fretta ho tirato gi le mutandine, che si strapparono con un rumore strano. E poi che fui cos rapido che avevo finito senza che lei se ne fosse accorta. Raccontava tutto, comero fatto, tutto. Neanche una puttana avrebbe avuto questo coraggio e questa spudoratezza.
E ancora: Mi fidavo. Era una spia. Prese degli appunti. Erano giudizi che davo sul re, su casa Savoia, su certe personalit politiche. Fogli che fece pubblicare. Pazienza. 
Per il dolore della loro separazione, invece, Magda cerc di avvelenarsi, convinta di essere stata denunciata dallambasciatore francese a Roma. Per vendetta, nel 1937 avrebbe aspettato il connazionaledavanti casa, con una pistola in pugno, ferendolo lievemente. 
131Cit.

83. UN UOMO SOLO AL COMANDO 
Ogni giorno che passava, Mussolini si rendeva maggiormente conto dello smisurato potere di cui disponeva. Questa consapevolezza lo rendeva sempre pi sicuro di se stesso, pronto a prendere di petto le difficolt. Era solito dire ai suoi pi stretti collaboratori: Sono certo che se dormissi tutto il giorno, gli italiani non chiederebbero di meglio. Gli basterebbe sapere che esisto e potrei svegliarmi da un momento allaltro. Lammirazione e la paura sono sempre un po parenti132
Come tutte le persone che vivono attorno a un uomo di potere, i fedelissimi di Mussolini si affrettavano a ridere a qualunque sua battuta. Quanto ne fosse cosciente o se fosse infastidito da questa piaggeria non  dato saperlo: forse non se rendeva conto, e quindi ne era lusingato, o magari, non avendo alcun amico con cui conversare liberamente, sapeva di non potere pretendere altro da chi lo circondava. 
Questa mancanza di amicizie sincere, che dipendeva non tanto dal suo carattere autoritario e irascibile ma dalla consapevolezza di non potersi realmente fidare di nessuno, furono allorigine del suo amore per la solitudine. Pretendeva intorno a s il silenzio pi assoluto, tanto da arrivare a proibire luso dei clacson prima in centro e poi in tutta Roma. Fu probabilmente per vincere la solitudine che amava lavorare di giorno, sempre con la luce accesa. Quando era nel suo studio scriveva, studiava, suonava il violino, leggeva molti romanzi e, probabilmente, nutriva i suoi sogni di grandezza.
Mussolini era irascibile ma rimaneva in collera per poco: le tante persone che incontrava ogni giorno lo distraevano e gli facevano dimenticare presto i motivi per cui aveva perso la pazienza. Come uomo pubblico, era conscio che il suo fascino dipendeva anche dallaffabilit con cui si presentava agli altri, e non poteva quindi permettersi di apparire accigliato. Anche quando rispondeva negativamente a qualche richiesta, nel giro di poco tempo cambiava idea ed era pronto a soddisfarla. Tutti erano a conoscenza di questa sua debolezza, e ne approfittavano per cercare di ottenere tutto quello che volevano: parenti, gerarchi o sconosciuti che fossero.
Se qualcuno cadeva in disgrazia presso di lui, doveva solo aspettare un po di tempo, obbedendo nel frattempo a ogni ordine che gli veniva impartito, per poi ricevere una qualche ricompensa in cambio. Pi i suoi subalterni erano incapaci, pi li perdonava con estrema facilit, rinnovando loro la sua fiducia indipendentemente dagli errori commessi. Ecco quanto raccont un prefetto a proposito di unudienza con Mussolini, durante la quale era convinto di perdere il posto per uno sbaglio: 
Entro, percorro a rapidi passi il lungo pavimento lucidissimo e mi arresto a pochi passi dal tavolo col braccio teso nel saluto romano. Il Duce alza il capo e mi fissa con due occhi feroci. Io non batto ciglio. Capisco che la mia sorte  decisa. Il Duce continua a fissarmi senza dire una parola. Le sue vene sulle tempie sono gonfie e lira traspare da tutto il suo volto.
Nervosamente comincia a dondolarsi sulla poltrona, oscillando sulle gambe posteriori. Sta per dare sfogo alla sua collera, quando improvvisamente perde lequilibrio e cade allindietro. Non mi muovo. Capisco che qualunque gesto io faccia  inutile. Dun balzo Mussolini si alza e volgendosi dalla mia parte mi dice secco di andarmene. Rimasi cos prefetto.133
Un acceso attacco dira lo ebbe quando venne a conoscenza dello sfarzosissimo rinfresco che la contessa Pecci-Blum aveva organizzato a Lucca in occasione del fidanzamento della figlia con un principe romano e a cui erano stati invitati anche Edda e Galeazzo Ciano. Quando gli fu detto quanto era stato speso e che il marito della contessa, uno degli uomini pi ricchi dAmerica, era di origine ebraica, diede in escandescenze, ordinando alla figlia di non partecipare perch il ricevimento non era gradito al fascismo. Questa volta non ebbe alcun ripensamento e la festa non si tenne, aggiungendo spreco allo spreco, perch il cibo acquistato per loccasione and a male.
Eppure, i pochi che, lavorando accanto a lui per tutti gli anni in cui govern il Paese, ebbero la possibilit di conoscerlo a fondo, ritenevano che la sua severit e durezza servissero a mascherarne la timidezza E meno male!
132Navarra Q., op. cit.
133Cit.

84. UNA ESCORT PER IL DUCE
Amico mio caro,  molto che non ti vedo, ho bisogno di rinnovare il guardaroba, scriveva Cornelia Tanzi. Mussolini confidava sconsolato allamante di oggi, Claretta Petacci, della sua amante di ieri: La ricevevo, si metteva l come non fosse niente per lei, e in pochi minuti tutto compiuto, senza un gesto, una mossa, nulla avessi mai veduto vibrare questa donna, mostrare un qualsiasi interesse per me. Niente. E ancora, sconfortato, senza accorgersi della gelosia che montava negli occhi di Claretta: Che vuoi, avr avuto migliaia di donne. Molte le ho prese una sola volta e non ricordo neanche la loro fisionomia. La pi fredda, anzi direi glaciale, era Cornelia. Frigida, indifferente. Si metteva l, si spogliava distratta, apatica, faceva il suo servizio, si rivestiva e poi, ricordava il vero motivo della sua visita: farsi regalare qualche piccola somma per comprarsi un nuovo vestito o un gioiellino. 
Ma chi era Cornelia Tanzi, la donna che trattava Mussolini come lui trattava tutte le altre? Bruna, esile, alta, con le gambe lunghe, attraente ma non bellissima, figlia della proprietaria di una casa di piacere, di cui era socio anche lo zio: una mondana, ma dalto bordo, che non si faceva pagare a prestazione ma secondo il buon cuore dellamico di turno. 
Fu lei ad agganciarlo, inviandogli quotidianamente una poesia per molti giorni e il duce, incuriosito, la fece convocare a palazzo Venezia, dove subito consumarono il primo, veloce rapporto. Mussolini la soprannomin la poetessa, ma di poetico tra di loro, a parte le lettere, non vi fu altro. Lui aveva la sua mezzora di sesso, lei i suoi regali. Ma il duce non capiva come una donna potesse essere cos indifferente al suo fascino, cos insensibile davanti alla sua virilit. Arriv a pensare che avesse un altro amante, con il quale provasse amore e desiderio, e ne fu quasi contento: Chiss se adesso che ha lamico sar meno frigida e mi riuscir di farla scuotere. Niente,  stata pi fredda di sempre, pi indifferente e io pi di lei. Dopo ho provato disgusto. Avrei potuto bastonarla, lavrei buttata a terra.
Poi, il 14 febbraio 1936, lultimo incontro, sempre descritto alla Petacci: Lultima volta per me  stata una cosa laboriosa e faticosa, perch non mi andava. Poi, non so, aveva un profumo quel giorno, un odorino disgustoso. [] Scusa, ma sai come sono sensibile a queste cose. Ma anche se da allora non si videro pi, lui la faceva sorvegliare, intercettando le sue telefonate, e veniva informato dei suoi amanti, tra i quali il poeta Trilussa. Ma soprattutto raccontava ogni episodio intimo a Claretta, che, schiumante di rabbia, annotava i particolari sul suo diario. Poi non si  fatta pi viva, mai pi saputo nulla di lei, proprio come se fosse morta, aggiungeva Mussolini per evitare lo scatto di gelosia della Petacci, [] la prendevo e basta, il resto non mi interessava. No, non lho mai amata134.
Proprio morta non era, visto che raccontava agli amici episodi piccanti sul duce, che fu costretto a mandarla in esilio per tre anni in Piemonte. Tornata a Roma, la Tanzi apr un bordello per ufficiali tedeschi e, dopo la liberazione della Capitale da parte degli alleati, fu condannata a trentanni di carcere per collaborazionismo, pena che le fu condonata dallamnistia decretata il 2 giugno del 1946, giorno in cui gli italiani scelsero tra repubblica e monarchia. 
134Lepisodio  narrato in Petacci C., Mussolini segreto, cit.

85. GLI AMORI DI UN POMERIGGIO
Come abbiamo visto, le donne occuparono un grande spazio nella vita del duce, ma non influenzarono quasi mai le sue scelte e le sue decisioni politiche. Pensare a un Mussolini sconvolto dalla passione o morbosamente implicato in intrecci amorosi  qualcosa che non corrisponde alla realt. Se vogliamo credere alle parole del suo assistente personale Quinto Navarra in Memorie del cameriere di Mussolini, 
le faceva parlare, fingendo di ascoltarle, poi agiva come credeva. Rispetto alla donna, era veramente come il medio borghese italiano, quello che non d alcuna confidenza intellettuale alla propria moglie, che ama le avventure galanti rapide e non compromettenti e che, a una certa et, quando si sente arrivato, non pu fare a meno di prendersi unamante fissa e un appartamento fuori di casa. Questo fu Mussolini rispetto allamore: sintende, nella maniera in cui la sua particolarissima vita gli consentiva di esserlo. In fatto di donne era di bocca buona, con preferenza per quelle stagionate: non esigeva necessariamente donne belle, perch le sue avventure si inserivano tra una udienza ufficiale e laltra, a orari regolari e prestabiliti e ai quali non dedicava un minuto di pi di quello che riteneva necessario.
Durante tutto il Ventennio, ricevette quasi regolarmente una donna diversa al giorno, tranne qualche intervallo nella fase di Claretta. Riceveva quotidianamente numerose telefonate da donne conosciute e lettere da sconosciute. Queste ultime erano passate al vaglio dalla sua segreteria personale, catalogate e schedate dalla polizia, in modo che quando Mussolini, senza distinzione o previo esame fotografico, chiedeva che si fissasse un appuntamento a una delle sue ammiratrici, le forze dellordine sapevano gi se il soggetto era pericoloso da un punto di vista politico o no. 
Ma non era lunico modo in cui faceva conquiste: balli e occasioni pubbliche gli offrivano la possibilit di incontri galanti, grazie ai quali le donne aristocratiche riuscivano a strappargli unudienza privata, ma non fu mai particolarmente attratto dalla nobilt.
Riceveva sempre a pomeriggio inoltrato, nelle stesse sale in cui lavorava: a palazzo Venezia gli incontri avvenivano nella sala del Mappamondo, dove vi era solo un tavolo e due poltrone, la sua e quella destinata alla visitatrice. Un grande tappeto che sbucava da sotto la scrivania era destinato, pare, alle ospiti pi assidue, mentre alle nuove era riservato il sedile in pietra ricavato nel vano dei finestroni, ricoperto da un lungo cuscino. Non offriva loro mai nulla  caff, liquori, pasticcini, denaro come compenso  eppure non rifiutava un aiuto economico, facendo magari recapitare a casa della signora di turno un libro con una busta con dei contanti.
La maggior parte degli incontri quotidiani avveniva con donne che vedeva una volta sola, eccetto per una decina di loro che riuscirono a ottenere di pi. Gir la voce che anche la moglie di Dollfuss fosse stata sua amante, ma non vi sono prove al riguardo, cos come per la presunta relazione con lattrice Alida Valli. Eppure il duce non era infallibile: lui stesso raccont a Claretta che non riusc a raggiungere lerezione quando la principessa Maria Jos, moglie di Umberto ii , erede al trono, avrebbe cercato di sedurlo.
Non era geloso, anche se dai Diari della Petacci sembrerebbe il contrario, non aveva coscienza di cosa fosse il tradimento in amore e soprattutto non era romantico: non regal mai fiori e, quando li riceveva, li faceva subito portare via. Molti suoi gerarchi, speranzosi di imitare i suoi successi con le donne, si fecero anche loro rasare i capelli a zero, lanciando la moda  come la chiam Balbo  delle teste romane. 
Sempre Navarra raccontava: Ebbe un incontro galante al giorno fino al 24 luglio 1943: lunico appuntamento a essere rinviato fu quello del 25 luglio, quando, invece di ricevere la signora S. di Ferrara, si rec a villa Savoia dal re e fu arrestato.

86. COS FAN TUTTI
Ancora minorenne, Mussolini ebbe la sua prima esperienza mercenaria in un postribolo di Forl: Non mi cost che 50 centesimi. Uscii da quella casa a testa bassa e vacillante come un ubriaco, ma da quel momento ho cominciato a svestire con gli occhi ogni ragazza che incontravo135. E non si limitava solo a spogliarle con gli occhi, ma ricorreva alla violenza vera e propria. Ecco come descrisse lavventura con una tale Virginia B. quando aveva solo diciotto anni: Un bel giorno io la presi lungo le scale, la gettai in un angolo dietro una porta e la feci mia. Si rialz piangente e avvilita e fra le lacrime mi insultava. Diceva che le avevo rubato lonore. Non lo escludo. Ma di quale onore si parla?. Non fu certo un caso isolato: si comport sempre in maniera sbrigativa e frettolosa, buttando la donna in un angolo o sul pavimento senza alcun preliminare.136
Il regime, attraverso la figura e il comportamento del suo capo, impose quindi limmagine delluomo fascista maschio, virile, sempre pronto a lanciarsi sulla preda, come spiega il giornalista Silvio Bertoldi in Camicia Nera (Rizzoli, Milano 1994). Tutti i quadrumviri, i gerarchi e i generali tradivano le mogli, lasciate a casa a crescere la numerosa prole, i figli procreati per la patria. Amanti di passaggio o fisse, preferibilmente provenienti dallaristocrazia, accompagnavano, pi o meno velatamente, gli uomini importanti del Fascismo, gli industriali e gli intellettuali. Per ventanni Roma e le principali citt italiane furono attraversate da un vento di erotismo esagerato, e cos sarebbe stato fino al crollo della dittatura.
Ciano fece di tutto per non sfigurare davanti allillustre suocero: giovane, bello e ricchissimo, pass da unamante allaltra. Il suo harem era costituito dalle pi famose nobildonne romane, che venivano chiamate le contesse di Galeazzo. 
Italo Balbo fu pi fedele nei riguardi della sua amante, lattrice di teatro Laura Adani, di cui si innamor perdutamente, cos come accadde anche ad Achille Starace, prima con la contessa Confalonieri e poi con le soubrette Nanda Primavera e Negrita Negri. De Bono era anziano, ma la contessa Bianca Guidetta Conti, sua amante per quasi ventanni, gli rimase vicino fino alla morte. Il duce, che era a conoscenza di tutte le avventure amorose dei suoi uomini, non osteggiava le relazioni extraconiugali, anzi tendeva a incoraggiarle per usarle come oggetto di ricatto alla prima occasione utile.
Non avere lamante voleva dire non essere dei veri fascisti, ma non era comunque sufficiente per considerarsi tali. Le case di tolleranza e i saloni privati proliferavano e gli uomini politici, stranieri e non, si sentivano in obbligo di frequentarle. Le prostitute soddisfacevano i loro clienti, di qualsiasi ceto e classe sociale fossero, e li spiavano. S, perch l ovra comprese subito quanto importante fosse acquisire le confidenze che i maschi si lasciavano sfuggire fra le lenzuola di un casino, soprattutto se a farle era un politico o un diplomatico, non importa se di una nazione amica o nemica. Nulla sfuggiva allattento orecchio della polizia e ogni mattina Mussolini, appena arrivato in ufficio, leggeva i rapporti pi interessanti. Tale era lo scrupolo nello spiare i frequentatori delle case di tolleranza, che una volta il caporale della mvsn Norberto Placidi, tutto preso dalleccitazione di fronte alla procacit di una prostituta, si lasci sfuggire mo ti metto il Duce in villa Torlonia e fu subito arrestato per vilipendio del presidente del consiglio.
Mussolini, infine, non sopportava gli omosessuali, e durante tutto il regime essi non ebbero diritto ad alcuna tolleranza e furono perseguitati, tanto da essere messi al confino.
135Bertoldi S., op. cit.
136Monelli P., op. cit.

87. SIAMO UOMINI O CAPORALI?
Mussolini fu luomo che mise luniforme a tutti gli italiani, ma allinizio non era propriamente di questidea. Durante i primi anni di governo indossava spesso abiti civili, non di eccelsa fattura: quelli invernali erano di colore scuro, con preferenza per il grigio ferro, il marrone e il blu, quelli estivi bianchi, tutti accompagnati da cravatte poco vistose. Usava sempre le ghette, o quelle che portava quando si era recato dal re per ricevere lincarico governativo, o bianche, le stesse indossate nel 1922 a Cannes, dove aveva intervistato il primo ministro francese Aristide Briand. Poi un giorno, allimprovviso, smise di usarle. Sotto la giacca indossava sempre il panciotto, e i pantaloni li sosteneva sia con la cintura che con le bretelle. Durante le cerimonie ufficiali indossava la marsina o il frac. 
Per quanto riguarda i copricapo, Mussolini fu sempre abbastanza eccentrico: cilindro, cappello a tesa larga, borsalino, paglietta, basco e soprattutto una bombetta color fumo di Londra, che amava particolarmente. Non usava mai lombrello, perch riteneva lo rendesse ridicolo e perch  un cimelio borghese,  larma dei soldati del papa. Un popolo che porta lombrello non pu fondare un impero. Eppure era solito mettersi limpermeabile.
Portava la panciera, fino al 1925 le scarpe alte e in seguito quelle basse, le giarrettiere e le mutande lunghe, sostituite a un certo punto da quelle corte. Dormiva con il pigiama, la cui giacca era lultima cosa che si toglieva al mattino, indossandola sopra ai pantaloni finch il barbiere non aveva finito di raderlo. Al posto delle pantofole calzava sandali di tipo arabo.
Nel febbraio del 1923, quando un ufficiale gli regal una giubba da ardito con i gradi da caporale, un fez nero e un pugnale dargento, Mussolini si accorse che le divise gli slanciavano la figura: da quel momento cominci a indossare pantaloni e stivali da cavallerizzo sotto camicia, giacca borghese e bombetta. Gli abiti civili presero a sposarsi con quelli militari, fino a esserne totalmente sostituiti. Da quel momento si fece confezionare centinaia di uniformi che lui stesso ideava: a villa Torlonia disponeva di un enorme armadio nel quale le custodiva. Cerano quelle da caporale donore della milizia, da primo maresciallo dellImpero, da primo ministro, da ufficiale dellOrdine dello Speron doro, ununiforme nera di gala e una bianca estiva della milizia, un orbace, e poi sahariane e cappelli di ogni tipo, compreso un elmetto dacciaio, da abbinare alle divise, abbellite da medaglie, decorazioni e onorificenze. 
Nel periodo della Repubblica sociale indoss solo uniformi, ma senza fregi e nastrini. Anche la bustina che portava come copricapo era priva di qualsiasi ricamo. Al momento della cattura, nellaprile del 1945, sopra la solita uniforme indossava un cappotto e un elmetto da soldato tedesco, per non essere riconosciuto durante la fuga.
Mussolini ricevette un grandissimo numero di onorificenze: quelle italiane andavano dallordine supremo della Santissima Annunziata alla Gran Croce dellOrdine militare di Savoia, dallOrdine dei santi Maurizio e Lazzaro a quello della Corona dItalia, della Stella dItalia e dellAquila Romana. Fu insignito della Croce al Merito di Guerra, di numerose medaglie commemorative militari, della Croce dellOrdine sovrano militare di Malta e di vari altri cavalierati.
Ottenne anche molte onorificenze estere, tra cui la gran croce dellAquila germanica, lOrdine delle Frecce Rosse spagnolo, la pi alta onorificenza nipponica, lOrdine della Giada cinese, lOrdine dei Serafini dalla Svezia e quello della Stella di Romania.

88. A DIETA STRETTA
Nessun altro divertimento mi interessa. Non bevo, non fumo e non mi interessano le carte e altri giochi. Per quanto riguarda lamore per la buona tavola, non lo apprezzo. Non riesco a capirlo. Specialmente in questi ultimi anni i miei pasti sono sobri come quelli di un povero. In ogni ora della mia vita  lelemento spirituale che mi guida137, si vantava Mussolini, e la sua vita trascorse effettivamente sotto questi dettami, forse imposti pi dallapparenza che dalla spiritualit, almeno per quel che riguardava il fisico.
Si diede infatti sempre da fare per apparire vigoroso e resistente a tutte le intemperie: spesso si faceva ritrarre a petto nudo, anche in mezzo alla neve, e, tranne quando indossava luniforme, a capo scoperto, sempre ben rasato. Perennemente raffreddato, i viaggi in Germania erano per lui una vera sofferenza, anche perch i suoi discorsi si tenevano spesso sotto una fastidiosa pioggerella e, per non venire meno al suo personaggio, evitava di usare lombrello.
A parte lo stato quasi perenne di costipazione e alcuni problemi di stitichezza, il duce godeva di buona salute. Tuttavia il 15 febbraio del 1925 fu colpito da un attacco di ulcera duodenale con perdite di sangue che lo costrinse a letto per alcune settimane. I medici decisero di non operarlo e lui si riprese, ma senza lassistenza della moglie Rachele, che fu bloccata dalle autorit a Milano perch la sua presenza al capezzale del marito avrebbe potuto far pensare a una grave malattia e allarmare la popolazione. 
Sebbene lautopsia sul corpo di Mussolini non riscontrasse la presenza di ulcere gastriche, il duce soffr sempre dei sintomi tipici di questa malattia. I medici gli ordinarono una dieta severissima alla quale si sottopose con attenzione: gli piaceva molto il caff, ma dovette smettere di berlo. Al suo posto prese a bere il latte, che per non gradiva e che lo rendeva nervoso. La bevanda calda che gli divenne abituale fu la camomilla, mentre lacqua doveva essere minerale. Amava le spremute darancia, che si faceva portare gelate. Faceva anche uso di Magnesia San Pellegrino effervescente, che chiamava la porcheria, e di pastiglie Valda. Non beveva t, superalcolici, e solo raramente il vino: non aveva piatti preferiti e, di norma, non si interessava molto al cibo, limitandosi a quello necessario per la sopravvivenza. Anche durante i pranzi ufficiali si manteneva a stretta dieta. Amava per tutta la frutta, che mangiava con gola.
Non fumava: lunica volta che chiese, nervosissimo, una sigaretta, fu durante una partita di calcio tra Italia e Inghilterra, in un momento in cui le sorti della squadra nazionale erano in pericolo. Non fece mai uso di cocaina o di stupefacenti.
Dopo i quarantanni cominci a usare gli occhiali per leggere e scrivere, ma se li toglieva immediatamente quando qualcuno poteva vederlo. Limmagine del suo viso, ormai immortalata da foto e monumenti, non poteva essere deturpata dagli occhiali. Sorse cos un problema durante i discorsi pubblici, che di solito leggeva: la soluzione fu quella di realizzare una macchina da scrivere con le lettere tre volte pi grandi del normale.
137Petacci C., Mussolini segreto, cit.

89. UN DONO  PER SEMPRE
Durante il Ventennio, Mussolini ricevette migliaia di regali, alcuni offerti personalmente a lui, altri pi in onore al ruolo che ricopriva. Le armi, soprattutto pugnali, e gli animali selvatici erano i suoi doni preferiti. Quando abitava ancora in via Rasella, ricevette dal proprietario di un circo un cucciolo di leone, che teneva in una gabbia nel salotto del suo appartamento. Solo quando la belva crebbe decise di disfarsene, regalandolo allo zoo di Roma, ma torn spesso a trovarlo, entrando a salutarlo fin dentro alla gabbia e vantandosi, una volta uscito, di odorare di leone. Un altro esemplare, gi adulto, gli fu regalato nellaprile del 1931 dal ras Tafari.
Nel giugno 1933 ebbe in dono dai fascisti friulani unaquila impagliata, ad ali spiegate, montata su una pietra carsica di Doberd, luogo in cui il duce aveva combattuto durante la Grande Guerra. Luccello rimase a lungo esposto nella sala delle Vittorie, a palazzo Venezia, insieme a pietre, carbone, tessuti autarchici, pezzi di ferro, ingranaggi, provette piene di nuovi composti chimici: tutti oggetti che venivano quotidianamente regalati a Mussolini dalle pi svariate categorie professionali. Essi rimanevano per mesi riposti sul tavolo di lavoro, perch lui era restio a separarsene, anche se non ricordava pi di averli, fino a quando il suo cameriere personale non se ne disfaceva di soppiatto.
Alla Rocca delle Carminate, residenza di Mussolini a Predappio, cera una torre in cui venivano conservati gli strani, spesso monumentali, doni che riceveva. Esposti come in un museo, andavano da un Arco di Tito in miniatura a una colonna in pietra carsica ricevuta dal duca di Aosta. Lo scultore Ierace gli regal un busto raffigurante il sogno del duce (unala della vittoria che stringe il mondo tra due aquile imperiali!) e un industriale di Rimini un quadro del Seicento, sul quale riteneva fosse rappresentato lavvento del Fascismo. E la lista continuava: una biga in legno colorata da Filiberto di Savoia, il pallone della partita di calcio Italia-Svizzera, la statua in bronzo del muratorino costruttore, quella in legno raffigurante il milite confinario, il busto di Pietro il Grande, offertogli da Von Papen, un orologio atmosferico e una bandiera recante la data del 1630, anno della fondazione di Boston, donata dal sindaco della citt americana. Ce nerano anche di pi strani, come i trecento volumi con oltre due milioni di firme di ammiratori ungheresi, la traduzione della Divina Commedia in arabo, la Storia di Roma scritta in cinese, proiettili di artiglieria, bossoli estratti da cadaveri di eroi, spade cerimoniali, busti fatti con il bronzo fuso di corazzate affondate, statuette di lui a cavallo mentre presenziava a qualche cerimonia, e cos via.
Tra tanti oggetti inutili, per, ci furono alcuni regali veramente graditi: la Villa Lieta di Sanremo, che gli fu donata da Lady Ogle; uno stallone bianco mandatogli dallamico Dollfuss e Neander, un cavallo da corsa, pegno della citt di Hannover.

90. TURISTA PER CASO
I viaggi furono, per Mussolini, il mezzo di cui pi si valse per propagandare se stesso e per rinsaldare il proprio prestigio. Non rinunciava mai alle inaugurazioni, alle visite nelle fabbriche e negli uffici, agli incontri con i contadini e con i soldati. Dovette pertanto viaggiare in continuazione, e quella che inizialmente era solo una necessit politica divenne unirresistibile mania, di cui non riusc pi a fare a meno.
Il suo segretario personale sosteneva che il duce nel Ventennio avesse viaggiato per un numero di ore superiore a quello di qualsiasi altro capo di Stato. Raccontava una giornata tipo di Mussolini in viaggio: 
Il 24 luglio 1937 il Duce atterra alle sette e mezzo del mattino allaeroporto di Peretola; da l si porta a Firenze dove visita lAccademia aeronautica e quindi assiste a unesercitazione della Scuola Carabinieri; fatto ci, riparte in volo da Firenze e giunge a Pisa, dove presenzia il collaudo di un apparecchio da bombardamento, visitando poi il locale stabilimento di costruzioni aeronautiche; verso le undici del mattino riparte da Pisa in macchina e si dirige a Viareggio; strada facendo fa fermare la macchina e scende in un campo di trebbiatura, intrattenendosi con i contadini a torso nudo; risalito in auto, arriva a Viareggio, entra in uno stabilimento, affitta un costume e si getta in acqua, allontanandosi a nuoto tra la folla osannante che lo segue con le barche; ritornato a riva, visita sua figlia Edda, che si trovava a Viareggio, quindi riparte in macchina per Tirrenia; qui si incontra con lamico Gioacchino Forzano e presenzia una ripresa cinematografica; alle ore diciannove torna in volo a Roma, va a palazzo Venezia, riceve il rapporto della giornata, quindi va a cena a villa Torlonia; alle ore ventuno esce di nuovo dalla villa e va al concerto della basilica di Massenzio. 138.
Si spostava per terra e per mare, su treni, auto, motociclette, yacht, barche a vela, motosiluranti, incrociatori e corazzate. Poi cominci a viaggiare in aereo e, da quel momento, i trasferimenti via aria soppiantarono tutti gli altri. Quando si muoveva con la ferrovia, invece, usava il treno presidenziale, appositamente costruito per lui e composto da sei vetture: una adibita a studio e alloggio, una come cucina e ristorante e le altre per il seguito e i bagagli. Per i tragitti pi brevi gli fu messa a disposizione una doppia littorina. Dopo lo scoppio della guerra, ricevette in regalo da Hitler un treno blindato munito di due batterie contraeree.
Quando Mussolini si spostava in aereo creava sempre un problema allapparato di sicurezza: voleva essere lui a pilotare e non gli importava nulla dei pericoli che poteva correre. Con linseparabile tuta bianca da volo, e due fidati piloti al suo fianco, accumul pi ore in aria di tanti aviatori.
Oltre ad attraversare lItalia in lungo e in largo, comp numerosi viaggi allestero. Durante il secondo conflitto mondiale si rec in visita sul fronte greco-albanese, su quello russo e, alla vigilia della battaglia di El Alamein, in Africa settentrionale, come abbiamo visto. Ma questo fu uno dei suoi ultimi viaggi aerei: la possibilit di essere abbattuto durante le trasvolate lo convinsero a riprendere gli spostamenti via terra.
138Navarra Q., op. cit.

91. UNA GIORNATA A PALAZZO VENEZIA
Se viaggiava spesso, di solito cosa faceva il duce quandera a Roma? La mattina, sempre che fosse andato a dormire  cosa che non capitava mai dopo le sedute del Gran Consiglio  si alzava presto e provvedeva alla toletta, calzando un paio di sandali di foggia araba e tenendo fino allultimo la casacca del pigiama. A villa Torlonia viveva da solo nellappartamento del lato destro, composto di un salotto-studio, una camera con letto matrimoniale e un bagno. Una volta vestito, andava nel parco per la sua cavalcata mattutina, che poteva durare da un minimo di mezzora a un massimo di unora. Cambiatosi dabito, consumava una leggera colazione a base di frutta e poi, in attesa dellauto che lo avrebbe portato a palazzo Venezia, si esercitava suonando il violino. Quando il suo commesso Quinto Navarra arrivava, si faceva dare le ultime novit, gli elencava gli ordini del giorno e poi via, verso lufficio, scortato dalla Presidenziale.
Arrivava a piazza Venezia verso le nove e mezzo dinverno e verso le otto destate. La giornata di lavoro iniziava con la lettura del rapporto del segretario del Partito, pi o meno fino alle undici e mezzo. Poi riceveva, nellordine, il comandante dei Reali carabinieri, il Servizio speciale riservato, il capo della Pubblica sicurezza, il sottosegretario alla Presidenza, il ministro degli Affari Esteri, il ministro della Cultura Popolare, il segretario del Partito e il ministro degli Interni.
Dopo essersi occupato di ordine pubblico e di urgenze varie, iniziava le udienze, che duravano fino alle quattordici circa. Questi incontri, ogni giorno numerosissimi, avevano unimportanza strategica nella sua vita. Essendo il supremo e insindacabile capo dello Stato, era suo desiderio occuparsi personalmente di ogni minimo dettaglio riguardasse la nazione, anche il pi insignificante: La sua non era solo dittatura politica, ideologica e militare, ma era anche la dittatura sui motori a scoppio, sul borace, sui cerchioni delle biciclette, sulle traduzioni dal latino, sulle macchine fotografiche, sulle ghiacciaie, sulle lampadine elettriche, sulle fabbriche di gazzose, raccontava sempre nel suo libro Navarra, che apriva e chiudeva meccanicamente la porta dello studio, unudienza dopo laltra.
Verso lora di pranzo, tra le quattordici e le quindici, il duce rientrava a villa Torlonia ma mangiava da solo, perch a quellora i suoi familiari avevano gi finito. Non avendo bisogno del riposino pomeridiano, si faceva riportare subito a palazzo Venezia dove, dopo unaltra suonatina di violino, si dedicava alla sua razione quotidiana di sesso, con la sconosciuta di turno o con lamante del momento.
Se non aveva impegni ufficiali fuori sede, continuava con le udienze fino a sera inoltrata, quando era il momento di rientrare a casa. Sempre Navarra lo accompagnava allascensore, lo faceva entrare, richiudeva il cancelletto e poi si lanciava di corsa gi per le scale per aprire di nuovo la porta al piano terra, accompagnarlo allauto e consegnargli la borsa di cuoio gialla. 
Una sera Mussolini, meno assorto del solito nei suoi pensieri, gli chiese se per caso si servisse di un altro ascensore: quando seppe che il fido commesso si faceva di corsa le scale, da quel momento lo obblig ad accompagnarlo sempre nella cabina perch non voglio che si rompa una gamba per causa mia. 
Il suo studio si trovava nella sala del Mappamondo, da cui si apriva su piazza Venezia il balcone pi famoso dItalia. Volle che la sala rimanesse completamente vuota, con il tavolo di lavoro prima posizionato nellangolo a destra, dando le spalle al balcone, poi vicino alla finestra. A partire dalla fine del 1941, campeggiava nella stanza un busto a grandezza naturale del figlio Bruno, morto in un incidente aereo. Sulla scrivania teneva un calamaio di bronzo, un vasetto di porcellana nel quale poggiava le matite, un tagliacarte dargento, un asciugacarte, un abat-jour giallo e, durante la relazione con la Petacci, un oggetto sul quale era scritto: Una capanna e il tuo cuore. Tre telefoni occupavano parte del tavolo: uno collegato con il centralino della presidenza, uno per le telefonate interurbane e uno per quelle urbane. Questultimo serviva solo per le chiamate private e il numero era conosciuto esclusivamente dal suo segretario personale: se lapparecchio avesse squillato, non avrebbe potuto trattarsi che di uno sbaglio. 
Ecco perch un giorno Mussolini si sent chiedere da uno sconosciuto di essere svegliato la mattina dopo alle cinque

92. LE LORO MEMORIE
Su Benito Mussolini si  scritto di tutto e di pi, e si continua a farlo ancora, come se largomento fosse di stretta attualit. Amici, nemici e parenti, con lui ancora in vita o dopo la sua morte, si sono dedicati alla stesura di diari e memorie. In queste descrizioni Mussolini appare sempre diverso, a seconda del rapporto che lo legava con lautore di turno, e, di conseguenza, i testi sono spesso poco attendibili, privi dellimparzialit propria dello storico. Contengono comunque notizie interessanti soprattutto sulla vita privata di Mussolini, nonch rivelazioni e confessioni da lui fatte. 
Sappiamo che la sua prima biografia fu scritta nel 1925 da Margherita Sarfatti e pubblicata inizialmente da un editore inglese con il titolo The life of Benito Mussolini, per poi comparire anche in Italia lanno dopo come Dux. Il libro raggiunse le diciassette edizioni e fu tradotto in diciotto lingue, tra cui il giapponese e il turco. Ma il racconto si ferma ai primi anni di governo, quando il regime era solo agli inizi.
Altro grande successo editoriale fu lautobiografia che lo stesso Mussolini scrisse alla fine degli anni Venti. In realt, come abbiamo gi accennato, fu dettata dallo stesso autore, ma riordinata e trascritta da Arnaldo, come svel lo stesso Benito in un capitolo del volume che scrisse dopo la morte del fratello, nel 1932: 
Nella prima met del 1928, mister Child, gi ambasciatore degli Stati Uniti dAmerica a Roma, mi propose di scrivere la mia autobiografia da pubblicarsi in puntate prima sul Saturday Evening Post e quindi da raccogliersi in volume. Decidemmo con Arnaldo che io gli avrei dato la traccia, gli elementi e i documenti e che egli mi avrebbe alleggerito del compito di scriverla. La redazione della mia autobiografia appartiene a lui. Vi mise molto impegno, molta diligenza, vi impieg moltissimo tempo e tradusse gli eventi della mia vita in una prosa non ridondante, ma semplice e schietta, cos come gli americani desideravano. 
In verit, Arnaldo fu piuttosto veloce nella stesura, visto che le prime puntate uscirono sui giornali a partire dal maggio 1928 e che la prima edizione in volume fu pubblicata a Londra in settembre. Non solo agli americani, ma anche agli inglesi piacque molto, e sembra che i due fratelli Mussolini ne ricavarono un certo gruzzolo grazie alle royalty. Il libro fu editato in inglese, e tradotto in italiano solo nel 2003 con il titolo di La mia vita. Lo scopo dellautobiografia era quello di presentare agli americani il personaggio emergente di Mussolini come una sorta di eroe cinematografico, di cowboy che aveva sconfitto le orde selvagge dei bolscevichi. Lintento fu raggiunto, ma a scapito della verit storica, che fu presentata a uso e consumo del suo protagonista: nessun cenno al passato socialista, che nel 1928 era diventato imbarazzante, e nessuna responsabilit nel delitto Matteotti. Di interessante c il punto di vista strettamente personale con cui il Duce vedeva gli episodi pi o meno importanti della sua vita, e la descrizione dettagliata della marcia su Roma.
Di grande valore storico si sono invece rivelati i Diari, 1937-1943, redatti dal genero di Mussolini, che raccontano soprattutto della politica estera del fascismo negli anni in cui Galeazzo Ciano ne fu il ministro, e in particolare dei retroscena che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale. I Diari furono ritenuti molto compromettenti dallo stesso Hitler, che cerc di entrarne in possesso dopo che Ciano cadde in disgrazia e venne arrestato dai fascisti alla fine del 1943. Il tentativo and fallito, nonostante a Galeazzo si accompagnasse, negli ultimi mesi della sua vita, unavvenente spia tedesca incaricata di trovarli, e che divenne naturalmente uninnamoratissima amante. I Diari furono pubblicati nel secondo dopoguerra e sono ancora oggi fonti affidabili da cui gli storici possono attingere.
Tutti i familiari del duce hanno dato alle stampe la loro versione dei fatti: la moglie Rachele con La mia vita con Benito, Benito il mio uomo e Mussolini privato. La sorella Edvige, con cui lui si confidava anche su fatti di politica internazionale e con cui si lasciava andare a interessanti commenti sulla figura di Adolf Hitler, scrisse Mio fratello Benito. La figlia Edda pubblic La mia testimonianza, piena di amore e odio nei riguardi del padre che gli aveva fatto uccidere il marito, cos come odio e amore traspaiono in Quando nonno fece fucilare pap del nipote Fabrizio Ciano. Rimasto in silenzio fino agli anni finali della sua vita, Romano Mussolini, ultimogenito di Benito, scrisse Il Duce, mio padre e Ultimo atto: le verit nascoste sulla fine del Duce.
Nel 1932 furono pubblicati in Germania, dal noto giornalista tedesco Emil Ludwig, i Colloqui, sorta di intervista raccolta tra il 23 marzo e il 4 aprile dello stesso anno nello studio di palazzo Venezia. Quando Mussolini si rese conto dei contenuti un po troppo compromettenti e delle rivelazioni cui si era lasciato andare, ordin che la pubblicazione del libro fosse bloccata. Ma ormai la prima edizione era gi nei negozi: fu venduta a prezzi anche dieci volte superiori a quello di copertina e, naturalmente, and esaurita. 
Per quanto riguarda I diari di Mussolini (veri o presunti). 1935- 1939, la cui pubblicazione  iniziata da qualche anno, e che da tempo erano stati rifiutati da molte case editrici italiane e straniere perch ritenuti dei plagi, sono ancora oggi considerati da tutti gli storici ed esperti di Fascismo dei falsi. 
Conservati negli archivi di Stato e coperti da segreto per oltre settantanni, sono stati finalmente pubblicati da poco anche i Diari di Claretta Petacci, che ci raccontano il Mussolini intimo, di cui lautrice fu compagna e amante negli ultimi, drammatici anni della sua vita. Migliaia di lettere e di annotazioni personali ci svelano i retroscena della quotidianit pubblica e privata del dittatore, fornendone un ritratto dal quale lo studio del personaggio oggi non pu prescindere.

L'ULTIMO MUSSOLINI

93. LULTIMO INQUILINO 
Se oggi ci si imbarca ad Anzio sullaliscafo, si raggiunge in unora la bella isola di Ponza. Rinomato luogo di villeggiatura,  meta di turisti che vengono da tutta Italia. 
Ma alla fine di luglio del 1943 Mussolini, a bordo della nave che lo stava portando a Ponza, non era certo contento, nonostante fosse un amante del mare. Non stava andando in vacanza e allepoca lisola, cos come Ventotene, Ustica, Lipari, Pantelleria, Lampedusa e le Tremiti, non era sicuramente una localit di villeggiatura. Il 24 luglio, il Gran Consiglio del Fascismo si era riunito, dopo quasi quattro anni di inattivit, per discutere lordine del giorno preparato da uno dei moderati del regime, Dino Grandi. Gi da alcuni giorni Mussolini sapeva che era previsto un voto di fiducia, ma non era a conoscenza del piano del re e del generale Ambrosio, nuovo capo di Stato maggiore, che prevedeva il suo arresto per il giorno 26 e la nomina del maresciallo Pietro Badoglio a primo ministro. Dopo ore di discussione, il 25 mattina Mussolini, stranamente remissivo e come spaurito dalla situazione imprevista, fu messo in minoranza dai voti dei membri del Consiglio; tuttavia, rifiut la proposta di Farinacci di far arrestare gli oppositori e si rec a villa Savoia da Vittorio Emanuele per aggiornarlo sulla situazione. 
Il piano Ambrosio scatt cos con un giorno danticipo: Mussolini fu garbatamente costretto a consegnare le dimissioni da capo del governo e, uscito dalla sala, venne arrestato dai carabinieri, che lo portarono via su unambulanza. Sembrava ormai rassegnato alla sua sorte e non comprendeva perch Badoglio gli riservasse quel trattamento. Cosa temono? Io sono politicamente finito139, ripeteva agli addetti alla sua sorveglianza. 
Lex duce stava per arrivare nel luogo in cui avrebbe dovuto trascorre i giorni dellesilio, lo stesso in cui, per anni, aveva tenuto al confino molti suoi avversari politici. Listituto del confino non fu uninvenzione sua, ma dello stato liberale subito dopo lUnit dItalia, per neutralizzare gli avversari politici (anarchici, agenti borbonici e socialisti) che non potevano essere condannati per reati non contemplati dalle leggi allora vigenti. A causa delle misere condizioni di vita e dellalta percentuale di suicidi, listituto del confino era stato abolito nel 1921, e subito reintrodotto, due anni dopo, da Mussolini, diventando nel 1926 il principale strumento di repressione politica del regime.
Il duce spediva i suoi oppositori nel Mezzogiorno e nelle isole: al confino vennero messi uomini politici, scrittori e anonimi militanti provenienti da tutte le citt dItalia. Lui, confrontando il suo operato con quello di Hitler e Stalin, definiva il confino deportazione mite e umana140. Le localit di confino furono chiamate anche Siberia di fuoco, a causa del caldo che si soffriva durante il periodo estivo, ma di sicuro era meglio passeggiare su una spiaggia di Lampedusa, e magari farsi un bagno, che camminare tra la gelida neve della vera Siberia.
Nelle parole di Carlo Rosselli, il confino rimane comunque una grande cella senza mura, fatta di cielo e di mare, le cui pareti sono costituite da poliziotti invece che da pietre e calce. Il desiderio di saltare quelle mura diventa ossessivo141.
Lipari fu considerata da Emilio Lussu, leader del Partito sardo dazione, la migliore isola su cui furono deportati gli oppositori del regime142, ma quella considerata di massima sicurezza fu proprio Ponza, dove passarono, pi o meno a lungo, personaggi come Sandro Pertini, Pietro Secchia, Mauro Scoccimarro, Camilla Ravera, Umberto Terracini, Altiero Spinelli, Carlo Levi, Pietro Nenni, Giorgio Amendola, Tito Zaniboni e alcuni fascisti caduti in disgrazia.
I confinati potevano farsi raggiungere da famiglie e fidanzate e percepivano una paga simile a quella giornaliera di un operaio, circa dieci lire, ridotte a cinque durante la crisi economica del 29. Anche Mussolini, nel periodo in cui soggiorn sullisola, ricevette la sua tessera annonaria individuale per fruire dei generi alimentari, come latte, uova e pane. I nemici del regime pi fortunati, o raccomandati, invece di essere spediti su isole sperdute o presso sconosciuti comuni del Meridione, ottennero gli arresti domiciliari, scontando a volte la pena in rinomati luoghi di villeggiatura, come accadde a Curzio Malaparte, che fu confinato nella sua villa di Forte dei Marmi.
Ma torniamo a Mussolini: imbarcatosi la sera del 27 luglio 1943 sulla corvetta Persefone, attracc a Ponza la mattina dopo e, scortato da quattordici carabinieri a Santa Maria, fu confinato nella villa dove aveva soggiornato come prigioniero di guerra il ras Imer, uno dei capi trib etiopi fedeli allex imperatore Hail Selassi. 
La voce dellarrivo di Mussolini si sparse fra tutti gli altri deportati ospiti sullisola e tra la popolazione, ma lui rimase chiuso nel suo isolamento. I carabinieri della sua scorta raccontarono che appariva rassegnato e sembrava non rendersi conto di quello che gli stava accadendo. La camera dove alloggiava era spoglia, con solo un letto senza cuscino. Alla vigilia del suo sessantesimo compleanno, la sua gastrite era peggiorata e doveva limitarsi a unalimentazione a base di latte e frutta. Alla moglie di un carabiniere che gli preparava dei frugali pasti freddi, un giorno chiese come pranzo speciale due pesche.
Nel periodo del suo soggiorno, sullisola era presente anche lex amico Pietro Nenni, che non resistette alla voglia di osservarlo con il binocolo: 
Dalla finestra della mia stanza vidi distintamente Mussolini, anchegli in maniche di camicia, che si passava nervosamente il fazzoletto sulla fronte. Scherzi del destino. Trentanni fa eravamo in carcere insieme, legati da unamicizia che pareva sfidare il tempo e le tempeste della vita, basata comera sul comune disprezzo della societ borghese e della monarchia. Oggi eccoci entrambi confinati nella stessa isola: io per decisione sua, lui per decisione del re, delle camarille di corte, militari e finanziarie, che si sono servite di lui contro di noi e contro il popolo e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo.143
Benito Mussolini, ironia della sorte, fu lultimo inquilino a essere confinato sullisola di Ponza.
139Kirkpatrick I., op. cit.
140AA.VV., Mussolini, cit.
141Cit.
142Lussu E., Marcia su Roma e dintorni, Mondadori, Milano 2002.
143Nenni P., Venti anni di Fascismo, Ed. Avanti!, Milano 1965.

94. LA PRIGIONIA
Avrei preferito essere liberato dagli italiani, confess Mussolini al maresciallo dei carabinieri Osvaldo Antichi, responsabile della sua sorveglianza, mentre questi lo accompagnava verso laereo tedesco Cicogna, capace di decollare e atterrare nel raggio di pochissimi metri. Era stato appena liberato dai paracadutisti tedeschi comandati dal maggiore Harald Mors, scesi a bordo di alianti sul prato davanti allalbergo di Campo Imperatore. Dopo Ponza, infatti, era stato portato sullisola della Maddalena. Durante il trasferimento si trov in compagnia dellammiraglio Maugeri, che lo aggiorn su quanto stava accadendo e sul fatto che Hitler aveva ordinato di cercarlo e di liberarlo a ogni costo. Sentendo queste parole, il duce si inalber: Questa  la pi grande umiliazione che potrebbe essermi inflitta. Possono pensare davvero che io me ne andrei in Germania e cercherei di riafferrare le redini con laiuto dei tedeschi?144.
A distanza di pochi giorni fu nuovamente spostato in gran segreto sul Gran Sasso, nellalbergo-rifugio di Campo Imperatore, dove apprese dellarmistizio di Cassibile, firmato l8 settembre. Lispettore Giuseppe Gueli, incaricato di sorvegliare a vista il prigioniero, aveva anche lordine di ucciderlo nel caso tentassero di liberarlo ma, dopo la fuga del re e del governo da Roma, il comando di polizia gli consigli estrema prudenza. 
Loperazione Eiche (quercia) era stata elaborata dal generale Kurt Student su ordine diretto di Hitler, che voleva di nuovo accanto a s lamico Benito per vendicarsi del tradimento italiano dell8 settembre. Per evitare inconvenienti, pilotava il piccolo aeroplano lasso dellaviazione tedesca Heinrich Gerlach e partecipava allazione come osservatore anche il colonnello delle ss Otto Skorzeny. Per pura propaganda, questi si prender poi tutto il merito della liberazione di Mussolini, a cui si rivolger con una frase impacciata: Duce,  il Fhrer che mi invia. Siete libero145.
Lunico momento di panico si ebbe al momento del decollo, perch limponente Skorzeny volle salire a forza a bordo del Cicogna, sufficiente a portare solo il pilota e un passeggero. Laereo, appesantito, si alz in volo a fatica tra le esultanze dei paracadutisti e punt verso laeroporto di Pratica di Mare, prima tappa del viaggio di Mussolini verso la Germania. Erano le ore 15:00 del 12 settembre 1943.
Non un colpo fu sparato e Skorzeny port via incolume Mussolini che, adeguandosi subito alla nuova situazione, cos ringrazi: Ero convinto sin dal principio che il Fhrer mi avrebbe dato questa prova della sua amicizia. Lo ringrazio e con lui ringrazio voi e i vostri camerati che hanno con voi osato.
144AA.VV., Mussolini, cit.
145Cit.

95. LA REPUBBLICA SOCIALE
Camicie nere, italiani e italiane, dopo un lungo silenzio, ecco che nuovamente vi giunge la mia voce e sono sicuro che la riconoscerete:  la voce che vi ha chiamato a raccolta nei momenti difficili e che ha celebrato con voi le giornate trionfali della patria146. Dopo avere fatto ricadere la colpa del tradimento sulla monarchia, Mussolini annunciava la necessit di riprendere le armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati: soltanto il sangue pu cancellare una pagina cos obbrobriosa nella storia della Patria. La voce di Mussolini, allinizio bassa e incerta, ma poi via via pi energica e chiara, tornava nelle case degli italiani, il 18 settembre 1943, in un discorso diffuso dalla radio di Monaco (anche se molti dubitarono che, cos dimesso nel tono, fosse stato veramente lui a parlare). Il duce era ospite presso il castello di Hirschberg, presso Garmisch, insieme alla moglie Rachele, i figli Vittorio e Anna Maria e i nipotini. Fu qui che lo raggiunsero i gerarchi rimastigli fedeli, come Buffarini-Guidi e Farinacci, e il genero Ciano, convinto che nulla gli sarebbe accaduto.
Con questo discorso Benito Mussolini si trovava di nuovo in sella, pronto a iniziare una nuova avventura. L8 settembre, informato dellarmistizio, aveva cos commentato: Questo  un gran brutto giorno per lItalia, vedrete ora i tedeschi cosa faranno. Non tollereranno mai questo tradimento. Forse sarebbe stato meglio che il mio destino si compisse il 25 luglio147. Era un Mussolini disincantato, assente, estraneo a quello che gli accadeva intorno e cos rimase anche dopo la liberazione da parte dei tedeschi. Lincontro con Hitler a Rastenburg, lungi dal galvanizzarlo, lo incup maggiormente. Lidea di costituire una repubblica nel Nord Italia gli parve dunque il male minore? Si giustific spesso attribuendone la responsabilit alla minaccia tedesca: Non c altra scelta, bisogna salvare lItalia da maggiori disastri148.
I diciotto mesi di governo che seguirono portarono alla sanguinosa guerra civile tra repubblichini e partigiani. I tedeschi avevano bisogno di uno stato fantoccio per una questione di immagine politica, ma non si fidavano dei fascisti n come combattenti, n come alleati. Le divisioni italiane neocostituite furono equipaggiate e addestrate in Germania, dove rimasero fino a quasi tutto il 1944, mentre le varie formazioni armate repubblichine furono impiegate per operazioni di antiguerriglia contro i partigiani, ma mai in combattimento contro gli alleati angloamericani.
Una delle poche questioni in cui Mussolini riusc a imporsi sui tedeschi fu quella relativa alla definizione dei confini orientali della Repubblica sociale: fu un contenzioso che si apr con le autorit germaniche che, alla luce di una nuova politica filoslava, stavano pensando di integrare nel territorio del Reich tutto il Veneto e di cedere ai titini alcune zone del Friuli. Mussolini, allarmato, riusc a convincere il comando tedesco a spostare nella Venezia Giulia tutta la X MAS, comandata da Junio Valerio Borghese e forte di circa quindicimila uomini. La presenza di questi soldati e, sembra, un tacito accordo con gli inglesi e gli americani 149 che non volevano la presenza dei comunisti nellItalia settentrionale, riuscirono a scongiurare il pericolo.
In quei mesi, probabilmente Mussolini non nutr un vero desiderio di tornare alle origini sociali del fascismo, se non nella forma del nuovo Stato che Hitler gli aveva permesso di costituire: non era mai stato monarchico e la creazione di una repubblica era per lui un sogno che si realizzava, anche se nei tempi e nei modi sbagliati. 
146Cit.
147Cit.
148Kirkpatrick I., op. cit.
149Cfr. Monelli P., op cit.

96. NESSUNA PIET PER I TRADITORI
Era la mattina dell11 gennaio 1944 quando furono fucilati, presso il poligono di tiro di Verona, Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi e Luciano Gottardi. Tullio Cianetti sub la condanna a trentanni di reclusione, mentre altri tredici imputati, tra cui Dino Grandi e Cesare De Vecchi, furono condannati a morte in contumacia. Tutti e diciannove erano stati membri del disciolto Gran Consiglio del Fascismo, e tutti e diciannove avevano votato lordine del giorno che aveva sfiduciato Benito Mussolini e decretato la fine del Regime.
Dio mi perdoni. E lei dica ai miei figli che muoio senza odio verso nessuno. [] Verr presto anche lora di Mussolini150. Con queste parole, raccolte da monsignor Chiot mentre accompagnava i condannati sul luogo dellesecuzione, Galeazzo Ciano si conged da questo mondo.
Per i gerarchi rimasti fedeli lunica cosa che contava in quei giorni era vendicarsi dei traditori, primo fra tutti proprio Ciano, considerato doppiamente Giuda, in quanto anche parente diretto del duce. La morte del genero era voluta da molti: Hitler, perch interessato ai suoi diari, il cui contenuto riteneva fortemente compromettente; Rachele, perch aveva tradito la fiducia del marito, ma in verit perch lo aveva sempre detestato; Pavolini, che pur dovendo a Ciano tutta la sua fortuna, fu il suo pi accanito accusatore. Lunica tra i fedelissimi contraria alla sua morte era Claretta Petacci, fatto curioso perch da sempre osteggiata dal marito di Edda.
E Mussolini? In fondo si trattava di suo genero, il consorte della figlia prediletta, e suo probabile delfino: gli altri potevano anche morire, ma Galeazzo era il padre dei suoi nipoti. La sera prima dellesecuzione, il duce si confid con monsignor Giuseppe Chiot: Ero in attesa incosciente di eventi che dovevano emergere [] per fermare la corsa del destino. Quando mi annunciarono il fatto compiuto, divagai in discorsi vuoti per spiegare a me stesso la mia tragedia. Ma poi, appena rimasi solo, mi prese un pianto irrefrenabile sulle vittime, su me stesso, su tutti151. Avrebbe potuto alzare il telefono e dare un ordine e sicuramente nessuno avrebbe osato disobbedirgli. Ma invece di intervenire si estrani da tutta la faccenda, come se non lo riguardasse. Aveva capito che la condanna era gi stata emessa prima ancora che il processo fosse celebrato, perch tutti intorno a lui volevano la vendetta nei confronti di coloro che lo avevano pugnalato alla schiena e messo in pericolo lalleanza con i nazisti?
Per me Ciano  gi morto da un pezzo. Egli non potrebbe pi, in Italia, girare, farsi vedere, avere un nome. [] Chi ha votato lordine del giorno Grandi sar condannato152, disse Mussolini alla vigilia del processo che si tenne a Verona dall8 al 10 gennaio 1944. E subito dopo la sentenza cos si sfog, come a cercare un improbabile alibi: I veri colpevoli sono fuori! Se ho superato me stesso con questo atto estremo,  perch spero che esso sia utile, come mi hanno fatto capire da tutte le parti, al Paese. Io non ho mai avuto la libidine del sangue153. Fino allultimo, Edda cerc di convincere il padre a salvare il marito, a dimostrare un qualche spiraglio di umanit; arriv persino a minacciarlo di pubblicare i terribili segreti contenuti nei tanto ricercati diari se Ciano non fosse stato immediatamente liberato ed estradato con lei e i figli in Svizzera, ma Mussolini prefer macchiarsi dellennesima infamia. Quando poi cerc di mettersi in contatto con la figlia, ricevette questa risposta: Sar la moglie di un traditore, dun ladro. E ne sar straordinariamente fiera. Porto il nome di mio marito con orgoglio:  un onore per me. E questo valga per te, per i tuoi servi e per i tuoi padroni154.
Le domande di grazia firmate dai condannati non furono mai recapitate al duce, con la scusa di non turbare la sua coscienza, ma in realt con la paura che fossero accolte. Fu incaricato di respingerle un ufficiale della Guardia nazionale repubblicana, perch i gerarchi non si assunsero neppure questa responsabilit.
Le terribili immagini del filmato dellIstituto LUCE che mostrano la fucilazione dei condannati del processo di Verona inquadrano Ciano: qualche attimo prima della scarica, gira leggermente il capo per guardare in faccia il plotone desecuzione. Non si consider mai un traditore e non volle accettare di essere fucilato con una pallottola nella schiena. Ma la sorte non fu magnanima
con lui perch non mor immediatamente e dovette subire il colpo di grazia alla nuca.
150Ven G.F., Il processo di Verona, Mondadori, Milano, 1963.
151Cit.
152Dolfin G., Con Mussolini nella tragedia, Garzanti, Milano 1950.
153Ven G.F., op. cit.
154Pini G.  Susmel D., Mussolini: luomo e lopera, La Fenice, Firenze 1955.

97. IL RAGGIO DELLA MORTE
Il Fhrer mi ha assicurato che in breve tempo la Wehrmacht avr a disposizione armi capaci di capovolgere le sorti della guerra155, confidava Mussolini al figlio Vittorio, al ritorno dai colloqui di Rastenburg, del 14-17 settembre 1943. 
Nellaprile del 1944, durante un altro incontro con il dittatore tedesco presso Salisburgo, il duce ricevette garanzie dalla Germania di avere aeroplani a reazione, enormi carri armati e cannoni, sommergibili non intercettabili, sistemi di visione notturna, razzi di straordinaria potenza e, inoltre, una bomba che stupir il mondo intero156. Tutto questo, a detta del Fhrer, si stava accumulando nelle fabbriche sotterranee tedesche con una rapidit sorprendente. Nel luglio del 1944, al ritorno dal viaggio in cui avrebbe incontrato per lultima volta Hitler, appena scampato allattentato del 20 luglio, cos si confidava con la moglie Rachele: Le armi nuove ci sono. Le ho viste io in preparazione. Ho visto le officine della morte, come le chiamano lass: ho esaminato i disegni e i progetti; ho assistito a esperimenti. Andiamo verso una fase apocalittica della guerra157. 
Di fronte allimminente sconfitta, ci si attaccava cos al mito delle armi segrete, che cominci a circolare fra la popolazione, accolto con speranza dai sostenitori del regime e con un misto di apprensione e sarcasmo da parte degli oppositori. Peccato che Mussolini si fosse dimenticato di riferire quanto Hitler gli aveva detto sempre nel settembre del 1943, accennando alle nuove armi diaboliche: LItalia settentrionale dovr invidiare la sorte della Polonia, se voi non accettate di ridare valore allalleanza fra la Germania e lItalia. [] Sta a voi decidere se lesperimento di queste armi si debba fare su Londra oppure su Milano, Genova, Torino158.
Mussolini rientr a Gargnano scettico, di certo non del tutto risollevato dalle parole dellalleato, ma convinto che la lotta dovesse continuare per permettere ai tedeschi di completare queste fantomatiche armi. Quellestate del 1944, avvilito da un crescente pessimismo e sempre meno in contatto con la realt, si ricord con rammarico di una sperimentazione segreta italiana, il raggio della morte, fatta da Guglielmo Marconi negli anni Trenta.
Rachele Mussolini raccontava nella sua autobiografia La mia vita con Benito che, nellestate del 1936, mentre si recava in macchina con il suo autista a Ostia, la sua auto e tutte le altre nel raggio di duecento metri si fermarono senza alcun motivo. Le macchine rimasero immobili per circa mezzora, mentre gli autisti, perplessi, si aggiravano controllando motori e candele: Come per magia, alle 15:35 tutti i motori ripresero a funzionare. Rachele, la sera stessa, venne a sapere dal marito di essersi trovata nel mezzo di un esperimento segretissimo, frutto di uninvenzione di Marconi. Mussolini le avrebbe confidato che, se lo scienziato italiano avesse portato a compimento la sua opera, che gi molti chiamavano il raggio della morte, lItalia avrebbe goduto, in caso di guerra, di unarma invincibile. 
Dopo alcune settimane dallesperimento di Ostia, sembra che Marconi avesse condotto una prova ancora pi importante nel cielo di Orbetello, dove sarebbero stati bloccati in volo due aerei radiocomandati. Erano altri tempi, la guerra ancora lontana, eppure la notizia di questa prodigiosa invenzione aveva rapito il duce, allora ancora nel pieno delle sue forze. Di ufficiale ci fu solo la smentita di Marconi, ma in realt pare che esperimenti in questo senso furono effettivamente realizzati. Mussolini era convinto che lo scienziato avesse perfezionato il raggio della morte ma, contrario al suo sfruttamento per scopi militari, avesse deciso di non consegnarglielo. E poi, dopo essere stato convinto dal duce a tornare sui suoi passi, era morto improvvisamente il 20 luglio 1937, portandosi il segreto nella tomba.
LItalia e Mussolini erano rimasti cos senza arma segreta e dovevano ora sperare in quelle che Hitler si accingeva a mettere in campo. Alcune furono effettivamente realizzate, come il primo caccia a reazione, il Messerschmitt me262, e le bombe volanti V 1 e V 2, ma il loro numero e il loro impiego non riuscirono a dare al conflitto la svolta tanto attesa.
Rimaneva la misteriosa bomba capace di spazzare via unintera citt in pochi secondi, quella per cui il Fhrer avrebbe chiesto a Dio di perdonargli gli ultimi cinque minuti di guerra159. Gli storici discutono ancora oggi se si trattasse o meno di una bomba atomica, diversa o analoga a quella lanciata dagli americani su Hiroshima. Sicuramente gli scienziati nazisti lavorarono per anni allo sviluppo di unarma nucleare: se fossero lontani dalla sua realizzazione, o se lavessero quasi approntata, non  dato sapere. Quel che conta  che alle loro tante follie almeno non aggiunsero anche lolocausto nucleare.
155Mussolini R., op. cit.
156Cfr. documentario di Vania del Borgo, In missione per Mussolini, Istituto LUCE, Roma 2006.
157Mussolini R., op. cit.
158Kirkpatrick I., op. cit.
159De Felice R., Breve storia del fascismo, cit.

98. LULTIMA ORA
A Gargnano, un giorno del 1944, Mussolini si rivolse a Giulio Pancino, un giovane prete amico dinfanzia di Edda: Ascoltate, padre, sento vivissimo il desiderio di mettere pace e tranquillit nella mia anima, davanti a Dio Vi prego di conciliare lanimo mio con Dio.
Parole insolite per un ateo dichiarato fin dallet di sette anni, ma comprensibili per un uomo anziano che si era visto crollare il mondo addosso. 
Tutto era iniziato alle ore 14:00 del 25 luglio 1943, quando il duce era uscito in automobile dal portone di palazzo Venezia. Non vi sarebbe pi rientrato e non avrebbe pi rimesso piede nella Citt Eterna, con suo grande rammarico. Roma gli rimarr nel cuore fino agli ultimi giorni della sua vita. Ai suoi collaboratori chiedeva in continuazione che cosa i romani pensassero di lui e si consolava sentendosi rispondere che quelli ce lavevano solo con Hitler, anche se sospettava fosse una bugia. La mancanza di cibo che colpiva la Capitale era per lui fonte di angoscia e per questo motivo era in continuo contatto con il prefetto di Roma per avere informazioni sullarrivo dei camion di viveri che faceva inviare dal Nord. Quando poi gli giungeva notizia dei bombardamenti che la colpivano, si rattristava e si ritirava nel proprio studio: accolse con felicit la notizia che Roma era stata dichiarata citt aperta e che quindi non poteva pi essere bombardata. Io credo che Benito Mussolini sia morto il 4 giugno [1944, n.d.a.], quando gli alleati entrarono in Roma, disse Giorgio Almirante in unintervista a Il Corriere della Sera del 30 aprile 1972.
Dopo la sua liberazione, Mussolini fu inviato da Hitler sul lago di Garda, a villa Feltrinelli, circa un chilometro dal centro di Gargnano, dove abit per due anni insieme alla moglie Rachele, ai figli Romano e Anna Maria e a Gina Ruberti, vedova di Bruno. Non era certo villa Torlonia, soprattutto il parco, ma ci si poteva vivere tranquilli e donna Rachele prese subito il comando delle operazioni, con disciplina ancora pi ferrea di quella che usava a Roma. 
Mussolini cerc di riorganizzare la sua vita come se nulla fosse cambiato: fece costruire nel giardino un campo da tennis dove riprese a giocare e ogni giorno, al posto della consueta cavalcata, faceva una lunga passeggiata in compagnia del figlio Romano. 
La mattina si alzava verso le sette e mezzo, si vestiva e guardava dalla finestra quel lago che non amava, soprattutto dinverno. La monotonia occupava le sue giornate di lavoro presso il suo nuovo palazzo Venezia, situato nella villa delle Orsoline, affacciata su piazza della Vittoria, proprio al centro di Gargnano. Riceveva ogni giorno i ministri della Repubblica, che dovevano raggiungerlo dai paesi limitrofi in cui avevano sede i vari ministeri, rischiando ogni volta di essere colpiti dai mitragliamenti dei velivoli alleati. Poi dava il via alle solite, ma meno numerose, udienze. Anche villa delle Orsoline aveva il suo bel balcone che sporgeva sulla piazza principale e dal quale teneva qualche discorso, ma non era la stessa cosa: le dimensioni erano circa venti volte inferiori a quelle di piazza Venezia e gli spettatori erano per lo pi contadini e paesani, che comunque cercavano di non fargli mancare il loro affetto. 
Al rientro a casa, la sera, lo attendevano le beghe familiari, perch Rachele non sopportava la presenza in una villa vicina di Claretta Petacci, liberata da Hitler dal carcere di Novara e mandata a raggiungere Mussolini con lo scopo di scuoterlo dallapatia in cui era piombato. Lei non si rec mai a trovarlo alla villa delle Orsoline, come faceva a palazzo Venezia nei bei giorni passati: riuscivano a vedersi al massimo tre volte la settimana, perch il controllo della 
moglie si era fatto decisamente asfissiante. Un giorno si rec a casa di Claretta intimandole di partire immediatamente, lasciare subito Gargnano, non vivere pi alle spalle di Mussolini!. Ma la Petacci reag come una leonessa160, e rimase sul Garda: quella sera il Duce decise di non tornare a casa a dormire, preferendo passare la notte in una stanza attigua al suo ufficio.
Esiliato sul Garda, visto che le decisioni principali ormai erano prese da Hitler e dalle ss , Mussolini divenne sempre pi taciturno e solitario. Non si interessava neanche pi alla musica, che un tempo era stata una delle sue grandi passioni. Scavato nel volto, invecchiato nel fisico, ormai lontano dalla realt, abulico e depresso, aveva perso anche il gusto per le uniformi appariscenti. Negli anni di Gargnano indoss solo quella di caporale onorario della Milizia, ma senza gradi e decorazioni. Le uniche patacche che ancora apparivano sulle sue divise erano macchie di sporco e di unto, indice di una palese trascuratezza.
Agli inizi del 1945 la situazione croll anche dal punto di vista economico e la famiglia Mussolini dovette tagliare gli stipendi del personale di servizio e ridurre le spese. Ma pi che il denaro  in fondo aveva ancora qualcosa da parte in oro, banconote straniere e buoni del tesoro  gli mancava il clima di Roma, dove viveva senza incorrere nei continui raffreddori.
Don Pancino attese con pazienza la confessione del duce (si era persino fatto rilasciare un permesso speciale dal papa), ma Mussolini continu a rimandare: Aspettiamo, padre: c tempo, c tempo . Era il 17 marzo 1945 e fu lultima volta che si incontrarono 161. Era il 17 marzo 1945 e fu lultima volta che si incontrarono.
160Navarra Q., op. cit.
161Collier R., op. cit.

99. MUSSOLINI E I PARTIGIANI
Alla villa delle Orsoline, a Gargnano, un giorno del 1944, un funzionario fascista present il proprio figlio al duce. Questi gli chiese: Che cosa fai?. Sono partigiano, rispose spavaldo il giovane, senza preoccuparsi delle conseguenze cui sarebbe potuto andare incontro. Dopo un attimo di silenzio, Mussolini replic: Benissimo. Farei lo stesso anchio se avessi la tua et . Non sapremo 162 mai se fu una risposta sincera e che fine fece il ragazzo, ma conoscendo la personalit di Mussolini, sempre volta agli eccessi e ai paradossi, non meraviglia che possa aver detto davvero cos e che magari lo abbia lasciato andare. 
In quei giorni caotici e oscuri della Repubblica di Sal, ormai in contrasto con la maggior parte dei suoi gerarchi, con i quali non condivideva pi n idee politiche n speranze per il futuro, Mussolini riscopr un po della sua anima socialista e del rivoluzionario che cera stato in lui. Forse solo cos si pu giustificare latteggiamento tenuto quel giorno con il giovane partigiano: a chi gli chiedeva se gli sembrassero giuste le gravissime rappresaglie tedesche, come quella delle fosse Ardeatine, e le violenze delle varie formazioni autonome fasciste, rispondeva: 
Coi sistemi di forza non si governano mai i popoli e pensare quante volte mi sono recato dallambasciatore tedesco, quante volte lho chiamato presso di me, dicendogli che se non la smettevano con i sistemi delle rappresaglie mi sarei ritirato per non portare il peso delle responsabilit. Le rappresaglie fanno lo stesso effetto di una macchia dolio su una tovaglia, si stende e si allarga senza beneficio alcuno163.
Belle parole, che per non si tramutarono in fatti, lasciando anzi per due anni lItalia alla merc di una lotta intestina che fece decine di migliaia di morti, senza contare le vittime civili.
Oltre al giovane spavaldo, Mussolini conobbe di persona anche altri partigiani, ma solo durante le ultime ore della sua vita. Il primo fu Giuseppe Negri che, salito sul camion dove il duce si era nascosto con addosso un cappotto e un elmetto tedesco, lo riconobbe e chiam il suo comandante, il partigiano Bill, al secolo Urbano Lazzaro: Bill, gh chi el crapn, dove per crapn si intendeva il testone Mussolini. Bill sal sul camion, si avvicin al dittatore e gli intim: Cavaliere Benito Mussolini, in nome del popolo italiano la dichiaro in arresto, e lo consegn al Comitato di Liberazione nazionale.
Poi conobbe Pedro, il conte Bellini delle Stelle, che fu convinto da Claretta a portarla dal suo Benito e che la mattina dopo accolse il colonnello Valerio, il cui vero nome era Walter Audisio, consegnandogli i due prigionieri. Mussolini e la Petacci furono poi scortati da Guido e da Michele Moretti sul luogo dellesecuzione, a Giulino di Mezzegra, la mattina del 28 aprile 1945. E fu a questo punto che Valerio pronunci la sentenza di condanna a morte prima di premere il grilletto: Per ordine del Comando Volontari della Libert sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano164.
162 Kirkpatrick I., op. cit.
163Bandini F., Le ultime 95 ore di Mussolini, Mondadori, Milano 1968. 
164 Cit.

100. AMICI-NENICI
Il 28 aprile 1945 alla redazione romana del quotidiano Avanti! giunse la notizia delluccisone di Benito Mussolini. Il direttore del giornale era Pietro Nenni, massimo esponente del Partito socialista italiano, che, commosso, dett il titolo della prima pagina: Giustizia  fatta. 
Poche parole, che descrissero sinteticamente la fine di unepoca, ma non espressero fino in fondo quello che Nenni aveva nascosto in fondo al cuore: aveva perso un ex amico.
Anche Mussolini negli ultimi giorni di vita si ricord di Pietro Nenni, confidando al giornalista Carlo Vitali che quella con il leader socialista era stata forse lunica sincera amicizia della sua vita. 
I due si incontrarono  forse  meglio dire si scontrarono  la prima volta durante linaugurazione della Casa del popolo a Villafranca, nel 1910. Mussolini, socialista e con i baffi scuri, Nenni, repubblicano e biondino  tutti e due focosi romagnoli  fecero a cazzotti, ma poi, chiaritisi, si strinsero la mano.
Un anno dopo, sempre su posizioni politiche contrapposte, si trovarono in piazza a guidare le agitazioni popolari contro la guerra di Libia: furono arrestati, processati, condannati e rinchiusi in carcere insieme. Nacque cos una grande amicizia, che si allarg anche alle rispettive mogli, tanto che furono a vicenda padrini dei figli dellaltro. In cella i due ebbero il tempo per fraternizzare e per raccontarsi ognuno le proprie esperienze. Mussolini, pi anziano di otto anni, si comport come un fratello maggiore e Nenni rimase affascinato da quelluomo cos istruito e irruente. Fu in questo periodo che Mussolini riusc a imprimere le idee socialiste nella testa del giovane repubblicano, che ne fu completamente conquistato.
Fuori dal carcere li attendeva un altro caro amico del futuro duce, Nicola Bombacci, anche lui romagnolo, maestro e fanatico socialista. I tre consolidarono la loro amicizia e si frequentarono fino a tutto il 1914, tra manifestazioni, convegni, carceri e redazioni di giornali.
La stima che Mussolini provava per Bombacci era immensa, anche se non sopportava la folta barba che questultimo si era fatto crescere. La odiava e ogni volta che lo vedeva gli ripeteva ridendo: Nicolino, Nicolino, troppo pelo per un coglione solo165. Oltre che con il diminutivo, lo chiamava anche Kaiser di Modena, per il potere che Bombacci si era conquistato nella citt emiliana e, in seguito, il Lenin di Romagna.
I tre non si persero mai di vista fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando le loro strade presero indirizzi diversi. Bombacci rimase su posizioni pacifiste, mentre Mussolini e Nenni si schierarono per lintervento armato. Finita la guerra, Benito divenne fascista, Pietro socialista e Nicola uno dei fondatori del Partito comunista italiano al termine del congresso di Livorno del 1921. Erano anni di grandi trasformazioni e cambiamenti e i tre amici, anche se su posizioni ormai opposte, non potevano rimanere fermi in attesa degli eventi.
Quando Mussolini divenne presidente del consiglio e poi trasform il suo potere in una dittatura, i suoi due ex compagni non poterono condividere il suo successo: Nenni scelse la via dellesilio, mentre Bombacci, osteggiato dai fascisti perch comunista e caduto in disgrazia anche tra i suoi perch anticamente troppo intimo del duce, si ritrov, con moglie e tre figli, nella pi ristretta miseria.
Mussolini per non si dimentic dei suoi amici, forse perch inconsciamente si sentiva responsabile dei loro disagi. Intervenne presso Hitler per impedire che Nenni e la moglie, residenti a Parigi, fossero deportati in un campo di concentramento. I coniugi furono consegnati dalle ss ai carabinieri reali che, su ordine del duce, li scortarono al confino sullisola di Ponza.
Bombacci invece ricevette da lui un aiuto economico, e sovvenzion anche le cure del figlio minore, pagandogli le spese ospedaliere. Inoltre gli permise di pubblicare una rivista comunista, La Verit, che raggiunse le cinquantamila copie: sembra che lo stesso Mussolini leggesse le bozze degli articoli, correggendoli e spesso riscrivendoli completamente. Bombacci ottenne cos un lavoro remunerato e Mussolini diffuse allestero limmagine di unItalia pi liberale in cui cera spazio per idee di contenuto proletario e fascista. Poi lamico lo segu addirittura a Sal e gli rimase accanto fino alla morte: considerato un traditore dalla sinistra italiana, il fondatore del Partito comunista finir fucilato a Dongo e a testa in gi a piazzale Loreto.
165Petacco A., Luomo della Provvidenza, cit.

101. FINE DEI GIOCHI
Dopo la macabra esposizione a piazzale Loreto, il 29 aprile 1945, e unattenta autopsia, la salma di Mussolini fu seppellita nel cimitero Maggiore di Milano, senza alcun nome che la indicasse, se non il numero 384 inciso sul tumulo. Esattamente un anno pi tardi, tre fascisti la trafugarono, per poi consegnarla al convento Angelicum di Milano, dove rimase nascosta fino a quando, grazie allinteressamento di Alcide De Gasperi e dello stesso papa, fu restituita al questore di Milano. Nel 1957 fu riconsegnata alla famiglia, che la fece seppellire nel cimitero di Predappio. La tomba monumentale  posta davanti allingresso, per attirare linteresse dei visitatori. Accanto, pi modesto, vi  il sepolcro di Adone Zoli, membro della Resistenza, condannato a morte dai nazisti, liberato dai partigiani, ministro nel primo governo De Gasperi e presidente del Consiglio. Fu lui, originario a sua volta di Predappio, a volere che la salma di Mussolini fosse inumata accanto a quella dei genitori. Oggi i due, nemici in vita, giacciono vicini nella morte.
A differenza di Hitler, Mussolini non ebbe mai paura della sua fine e non se ne preoccup mai, anche quando cap che era arrivato il momento. Si  scritto e detto tanto su quanto accadde in quei giorni del 27 e 28 aprile 1945, quando lui, dopo avere concordato invano con il cardinale Schuster le condizioni della resa, cerc di raggiungere con i suoi ultimi fedelissimi la Svizzera, passando per il lago di Como.  risaputo che sal su un camion tedesco indossando un cappotto e un elmetto della Luftwaffe, ma che, riconosciuto dal partigiano Bill, fu arrestato. Si  speculato a lungo sul contenuto della borsa di cuoio rossa nella quale erano contenuti chiss quali documenti compromettenti e, forse, il carteggio segreto con Winston Churchill. Ancora oggi si discute su chi fosse il vero mandante della sua esecuzione, se lo stesso statista inglese, gli americani, il Comitato di liberazione nazionale, il Partito comunista italiano o i singoli partigiani che lo catturarono. Ma la verit definitiva non  ancora venuta completamente a galla, n forse lo far mai. Quello che  certo  che la notte tra il 27 e il 28 aprile fu lultima, e forse lunica, che Benito e Claretta trascorsero insieme, in una stanzetta di Bonzanigo, uno sperduto paesino del comasco, frazione di Mezzegra. Il mattino dopo furono prelevati dal colonnello Valerio e fucilati davanti al cancello di una villa di Giulino di Mezzegra, per essere poi ignominiosamente esposti, insieme ai corpi degli altri gerarchi fascisti catturati con loro e del fratello della Petacci, in piazzale Loreto a Milano.
Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo, me scomparso, avr bisogno ancora dellidea che  stata e sar la pi audace, la pi originale e la pi mediterranea ed europea delle idee. La storia mi dar ragione. Queste parole potrebbero sembrare un epitaffio o un testamento spirituale pronunciato in punto di morte, ma si trattava invece di una massima scritta pi di quindici anni prima, nella sua autobiografia La mia vita.
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FINE.
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CRONOLOGIA ESSENZIALE DELLA VITA DI BENITO MUSSOLINI.
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1883. Il 29 luglio Benito Mussolini nasce a Dovia, frazione di Predappio (Forl), da Alessandro e Rosa Maltoni.
1901. Si diploma maestro elementare.
1902. Insegna alle scuole elementari per un breve periodo. Si trasferisce in Svizzera. Inizia la carriera giornalistica collaborando con Lavvenire del lavoratore.
1904. Rientra in Italia, dove svolge il servizio militare come bersagliere.
1905. Muore la madre Rosa Maltoni.
1906. Ottiene un posto di maestro in una frazione del comune di Tolmezzo (Udine).
1909. Si trasferisce a Trento, dove assume la carica di segretario della Camera del Lavoro. Collabora con Il Popolo di Cesare Battisti. Espulso dal Trentino, torna a Forl, dove dirige il nucleo locale del Partito socialista e conosce Rachele Guidi.
1910. Muore il padre Alessandro. Dalla convivenza con Rachele, il primo settembre nasce la primogenita Edda.
1911. Insieme a Pietro Nenni guida in Romagna le manifestazioni contro la guerra di Libia. Viene arrestato e condannato a dodici mesi di carcere.
1912. Entra a far parte della direzione nazionale del Partito socialista e viene nominato direttore dellAvanti!.
1913. Si presenta alle elezioni come candidato socialista di Forl, ma non viene eletto.
1914. Lascia la direzione dellAvanti! e fonda il quotidiano Il Popolo dItalia. Si dichiara favorevole allintervento in guerra dellItalia e il 24 novembre viene espulso dal Partito socialista italiano.
1915. Richiamato alle armi, durante una convalescenza per un attacco di febbre tifoide sposa, con rito civile, Rachele, dalla quale avr altri quattro figli.
1917. Rimane ferito gravemente durante unesercitazione e, dopo una lunga convalescenza, viene congedato. Riprende la direzione de Il Popolo dItalia, appoggiando lo sforzo bellico del Paese.
1919. Il 23 marzo fonda a Milano i Fasci di combattimento. In novembre viene sconfitto alle elezioni.
1921. Trasformazione dei Fasci di combattimento in Partito nazionale fascista. In maggio viene eletto deputato.
1922. Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre, re Vittorio Emanuele iii gli affida lincarico di formare il nuovo governo.
1923. Il 12 gennaio viene costituito il Gran Consiglio del Fascismo.
1924. I fascisti vincono le elezioni politiche sulla base di una nuova legge elettorale maggioritaria. A maggio viene rapito il deputato socialista Matteotti, poi assassinato.
1925. Il 3 gennaio Mussolini si assume la responsabilit politica dellomicidio Matteotti e, con il discorso davanti alla Camera dei deputati, apre la fase dittatoriale del regime, con la soppressione dei partiti politici e dei giornali di opposizione.
1926. Viene abolito il diritto di sciopero. Dopo essere scampato a un attentato, inasprisce ulteriormente le leggi.
1928. Viene varata una nuova legge elettorale a lista fissa.
1929. L11 febbraio sottoscrive i Patti Lateranensi con la Santa Sede. Stravince le nuove elezioni politiche e si insedia a palazzo Venezia.
1931. Muore per un infarto il fratello Arnaldo, direttore de Il Popolo dItalia.
1933. Firma del Patto a quattro tra Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia. 
1934. Nuove elezioni plebiscitarie. Primo incontro con Hitler, neocancelliere tedesco e suo grande ammiratore. In estate Mussolini si oppone allannessione nazista dellAustria. 
1935. Conferenza di Stresa tra Gran Bretagna, Francia e Italia. Il 3 ottobre Mussolini d il via allinvasione dellEtiopia.
1936 Vinta la guerra, il 9 maggio proclama la nascita dellImpero. A ottobre viene stipulato lAsse Roma-Berlino, e a fine anno Mussolini invia truppe in Spagna a sostegno del generale Franco contro il Governo repubblicano.
1937. LItalia esce dalla Societ delle nazioni.
1938. Vengono promulgate in Italia le leggi razziali e inizia la politica antisemita del regime.
1939. Fine della guerra civile spagnola; annessione tedesca della Cecoslovacchia. Il 7 aprile lItalia occupa lAlbania. Il 22 maggio Mussolini firma il Patto dAcciaio con la Germania. Il primo settembre le armate tedesche invadono la Polonia e il 3 Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra a Hitler.
1940. La Germania invade la Francia; il 10 giugno lItalia entra in guerra al fianco dellalleato tedesco. Armistizio italo-francese firmato il 24 giugno. Invasione italiana della Grecia e della Somalia britannica. Loffensiva italiana in Africa settentrionale viene respinta.
1941. Caduta dellAfrica Orientale Italiana. In giugno Hitler attacca la Russia. Dopo lattacco giapponese a Pearl Harbour del 7 dicembre, Italia e Germania dichiarano guerra agli Stati Uniti.
1942. Le truppe dellAsse vengono sconfitte in Africa settentrionale, a El Alamein. Inizia la battaglia di Stalingrado.
1943. Sconfitta tedesca a Stalingrado: inizia la ritirata di Russia. Anche il Nord Africa  perduto e a luglio gli Alleati sbarcano in Sicilia. Il 25 luglio Mussolini viene messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo. Dimissionato dal re, viene arrestato e mandato al confino. L8 settembre lItalia firma larmistizio con gli Alleati ed entra in guerra contro la Germania nazista. Mussolini viene liberato dai tedeschi e, con lappoggio di Hitler, d vita alla Repubblica sociale nellItalia settentrionale. 
1944. Il 10 gennaio vengono fucilati a Verona Galeazzo Ciano e gli altri membri del Gran Consiglio che avevano votato contro Mussolini il 25 luglio dellanno prima. Il 16 dicembre Mussolini compare per lultima volta in pubblico a Milano.
1945. Il 27 aprile, mentre cerca di fuggire verso la Valtellina,  catturato dai partigiani presso Dongo. Il giorno dopo viene fucilato insieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra. I loro corpi, insieme a quelli di altri gerarchi fascisti, vengono esposti a Milano, in piazzale Loreto.
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BIBLIOGRAFIA.
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Come il lettore potr immaginare, le opere su Benito Mussolini sono numerosissime, sia di autori italiani che stranieri, pertanto ci siamo limitati a segnalare qui solo quelle utilizzate per la stesura del presente volume.
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Indice.
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Introduzione.
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LA FAMIGLIA MUSSOLINI
1. Sotto il segno del Leone
2. Benito e gli altri fratelli Mussolini
3. Il monello
4. Chi non lavora non fa lamore
5. La first lady
6. Rampolli e bastardi
7. Un matrimonio poco consumato
8. La Mussolina
9. Liste di nozze
10. Parenti serpenti
IL MUSSOLINI POLITICO
11. Basta la parola?
12. La dura vita dellemigrante
13. Il pacifista
14. e linterventista
15. Armiamoci e partite
16. Ho visto la tragedia
17. Gangster storyO
18. Mamano o non mamano?
19. Il duce e il Vate
20. O Roma o morte
21. Voleva essere Napoleone, diventer Nerone
22. I due marescialli
23. Lonorevole deve morire
24. I-taliani!
25. Non solo nero
26. La battaglia del grano
27. Infortuni sul lavoro
28. Silenzio, il nemico ci ascolta
29. Sei uno zero
30. Il prefetto di ferro
31. Notti in bianco
32. I gerarchi? Tutti fessi
33. Quelli della Presidenziale
34. Che Dio mi fulmini
MUSSOLINI E LA CULTURA, LA SOCIET, LO SPORT
35. Tra un articolo e un feuilleton
36. Scienziati, filosofi e navigatori
37. La pubblicit  lanima del commercio
38. Se lo dice lui
39. Alla ricerca del tempio perduto
40. Quanto sei bella Roma
41. Musica, maestro!
42. La radio in ogni casa
43. E LUCE fu!
44. Scipione lAfricano
45. Sulle strade si guida a destra!
46. Il duce in auto
47. Oro alla patria
48. Il gallo nel pollaio
49. Baionette per la patria
50. Caro maestro
51. I bimbi dItalia si chiaman Balilla
52. Ius sanguinis
53. La Befana fascista
54. Tutti al mare
55. Mussolini campione di decathlon
56. Nel blu dipinto di blu
MUSSOLINI IN GUERRA
57. Si vis pacem, para bellum?
58. I grandi della Terra
59. Sprechen Sie deutsch?
60. Una buona parola per tutti
61. La perfida Albione
62. Dagli amici mi guardi Iddio
63. che dai nemici mi guardo io
64. Ispiratore di Hitler
65. Italiani brava gente?
66. Il giorno pi bello
67. La spada dellIslam
68. Succube di Hitler
69. Mussolini e la questione razziale
70. Dalla Spagna allAlbania
71. Guerra e pace
72. Vincere e vinceremo
73. Spezzeremo le reni alla Grecia
74. La disfatta di El Alamein
IL MUSSOLINI PRIVATO
75. Casa dolce casa
76. La maliarda e la madre ignota
77. Occhio, malocchio
78. Squadra e compasso
79. Il potere di Margherita
80. Un incontro sulla via del Mare
81. Fedele fino alla morte
82. Dieci ragazze per me posson bastare
83. Un uomo solo al comando
84. Una escort per il duce
85. Gli amori di un pomeriggio
86. Cos fan tutti
87. Siamo uomini o caporali?
88. A dieta stretta
89. Un dono  per sempre
90. Turista non per caso
91. Una giornata a palazzo Venezia
92. Le loro memorie
L'ULTIMO MUSSOLINI
93. Lultimo inquilin
94. La prigionia
95. La Repubblica sociale
96. Nessuna piet per i traditori
97. Il raggio della morte
98. Lultima dimora
99. Mussolini e i partigiani
100. Amici-nemici
101. Fine dei giochi
Cronologia essenziale della vita di Benito Mussolini 
Bibliografia.
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FINE Indice.
...
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FINE.